{"id":30759,"date":"2017-04-18T18:47:03","date_gmt":"2017-04-18T17:47:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30759"},"modified":"2017-04-18T18:47:03","modified_gmt":"2017-04-18T17:47:03","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-scarpette-di-carola-maselli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30759","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Scarpette&#8221; di Carola Maselli"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 sola sul palco, sola dentro gli occhi del suo pubblico. Mentre cammina verso il centro, sotto le piante dei piedi sente i gemiti delle assi di legno, e quelli le entrano dentro, salgono lungo le sue gambe, le fanno stridere il respiro. Chiss\u00e0 se gli altri li sentono, il cigolio e il suo fiato. Cammina seguendo il loro ritmo. Tanto sono uguali. Quando si ferma, cade il silenzio. Dura un secondo, il tempo di battere le ciglia, il tempo di pensare che con quel suo tut\u00f9 e quelle sue scarpette \u00e8 un\u2019eresia in quel posto, una blasfemia. Il pianoforte inizia a suonare subito dopo.<\/p>\n<p>Sotto la gonna di tulle, sente le gambe nude, sente la pelle a diretto contatto con l\u2019aria, quella che la accarezza ad ogni movimento. O forse \u00e8 lei che si lascia toccare, si lascia sedurre, non si scosta pi\u00f9, non scaccia gli sguardi n\u00e9 le mani che si protendono verso di lei, non ha pi\u00f9 paura di farsi vedere. Si lascia mangiare dai clienti del \u201cMinuit\u201d, che si accorgono subito che non indossa i collant.<\/p>\n<p>Le note seguono un ritmo sinuoso, la melodia striscia dal pianoforte, le vibrazioni si insinuano dappertutto, raggiungono le punte delle sue scarpette. Devono muoversi, il piede destro deve scivolare in avanti, in diagonale, e subito dopo lo stesso deve fare il sinistro. Eseguono con un secondo di ritardo, il massimo che Emilie pu\u00f2 concedere loro. E ora il braccio deve sollevarsi lentamente, avendo cura che la mano sfiori il corpetto, dall\u2019ombelico fino al collo, lentamente, per poi ruotare, cercare l\u2019aria, catturarla, afferrare la sua carezza che si unisce alla propria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>-Hai il fisico giusto per fare la ballerina.<\/p>\n<p>-Lo ero. Non ho i soldi per pagare le lezioni.<\/p>\n<p>-Allora lavora per me, entra a far parte del corpo di ballo del \u201cMinuit\u201d. Gratis. In cambio delle lezioni.<\/p>\n<p>-Ma no, in fondo non amo cos\u00ec tanto la danza.<\/p>\n<p>-Se una cosa ti manca, vuol dire che almeno un po\u2019 la ami.<\/p>\n<p>Certo che amava la danza, la amava cos\u00ec tanto che la faceva diventare gelosa. Aveva capito che amare \u00e8 difficile, perch\u00e8 significa ricevere, ma soprattutto dare. Emilie non aveva intenzione di dare nulla di s\u00e9. Aveva volteggiato sulle punte solo per se stessa, guardando se stessa, rimanendo chiusa in se stessa, indifferente a sguardi, a palpiti e ad applausi. Con gli oggetti, per\u00f2, era diverso. Con le scarpette era diverso. Bastava metterle via perch\u00e9 non poteva pi\u00f9 andare a lezione, chiuderle in una scatola, dimenticarle per un paio di giorni, poi andare a trovarle, come si farebbe con un\u2019amica. Aprire la scatola, estrarle, spolverarle, saggiarle un attimo, solo un secondo, o forse pi\u00f9. Ma s\u00ec, un minuto, solo un minuto. E tornare a metterle via, ricominciare a dimenticarle, ricordarsi di averne nostalgia, far durare quel groppo in gola solo un minuto. Ma s\u00ec, due minuti, solo due minuti.<\/p>\n<p>Non sapeva nulla del \u201cMinuit\u201d, n\u00e9 del suo corpo di ballo e non aveva mai sentito parlare di Mme Therese, che insegnava una danza per la quale le scarpette non servivano affatto. Servivano i tacchi. I passi che le venivano mostrati tutti i giorni davanti ad uno specchio graffiato, su un pavimento con mucchietti di polvere negli angoli, sotto un soffitto annerito dalla muffa, erano diversi da quelli che le erano stati insegnati quando era piccola. Quella danza, con le sue gonne pi\u00f9 corte avanti, con le sue piume, con i suoi sorrisi smaglianti e con le sue gambe sempre alte, diceva allo spettatore di guardare, di godere della bellezza che veniva esposta sotto i suoi occhi, perch\u00e8 i bordi delle gonne si sollevavano per lui, gli sguardi maliziosi lo cercavano per renderlo partecipe della follia del palco, i tacchi scandivano sulle assi di legno il ritmo di una musica che gli doveva entrare nelle vene. Con quella danza Emilie doveva consegnare nel modo pi\u00f9 spontaneo, generoso e anche spudorato possibile, la sua bellezza, quella della quale era tanto gelosa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ora deve girare su se stessa e con la punta del piede steso deve disegnare un cerchio intorno al suo corpo, una circonferenza perfetta, senza sbavature, ma non troppo chiusa. Le dita delle mani si agitano, sfarfallano nell\u2019aria, si rivolgono ai clienti del \u201cMinuit\u201d, li invitano a solcare quella linea tonda, accogliente e seducente. Per questo gli occhi di Emilie devono fermarsi sui tavolini, devono arpionare i volti che fluttuano sulle fiammelle arancioni, devono andare a caccia di luci. Perch\u00e9 gli occhi si accendono, lei lo sa, lei che \u00e8 la miccia. Deve catturare quegli occhi, prima di sputare dentro le loro iridi la verit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>-I pesci grossi mangiano i pesci piccoli perch\u00e9 le loro carni sono tenere. Per questo ci sono uomini cos\u00ec, per questo Gerard Fillon mi ha chiesto di farti ballare un assolo. Ha deciso lui cosa farai e come ti vestirai. Vuole che tu sia la protagonista della serata e averti tutta per s\u00e9. Capisci cosa intendo? \u00c8 il nostro cliente pi\u00f9 affezionato, si deve fare tutto quello che vuole.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 tanto legno al \u201cMinuit\u201d, scuro, pesante, opprimente, occupa le pareti, forma il bancone all\u2019ingresso, si arrotonda sui tavolini, diventa un palco basso in fondo alla sala. La prima volta che Emilie vi entr\u00f2, si sent\u00ec in trappola, col respiro mozzo, e non era per il corpetto stretto, ne\u2019 per l\u2019agitazione prima dello spettacolo, e nemmeno per l\u2019imbarazzo che le provocava quella gonna che svelava le sue cosce ad ogni passo. Era l\u2019improvvisa verit\u00e0 che le si rivelava sotto gli occhi, a mano a mano che i clienti arrivavano, mentre attendevano voraci l\u2019apertura del sipario.<\/p>\n<p>Emilie tent\u00f2 la fuga, sussurr\u00f2 quasi per sbaglio che non si sentiva bene. In risposta Mme Therese le strinse un gomito, le rimase accanto, con una mano dietro la schiena fino a che non sal\u00ec sul palco con le altre.<\/p>\n<p>Era brutto ballare al \u201cMinuit\u201d. Poteva trattenere la gonna, poteva alzare meno la gamba, evitare di sorridere, ma gli occhi degli avventori di quel locale notturno avevano mani che toccavano da lontano e respiri che si incollavano addosso. L\u2019unica fuga poteva essere mentale, poteva avvenire vicino al tavolino pi\u00f9 isolato, nell\u2019angolo pi\u00f9 buio, inchiodata alla parete di legno. Emilie guardava verso quel punto vuoto e immaginava che al suo posto sul palco ci fosse la stessa cosa: nero e marrone nulla.<\/p>\n<p>Distinse solo diverse sere dopo uno sguardo oscillante rintanato nel suo rifugio, uno sguardo che la incastr\u00f2, la avvinse a s\u00e9, stringendola mentre ballava. Le diceva che gli occhi possono accendersi, disgustoso e sorprendente al tempo stesso, cambiano forma e la trasformano in iride e obiettivo. Fissarsi in Gerard Fillon significava un po\u2019 dimenticarsi. Era annullarsi nei sogni perversi di quell\u2019uomo, ma al tempo stesso stare al chiuso l\u00e0 dentro, in quell\u2019angolo dimenticato da tutti, buio e isolato. Diventando pesce piccolo in agonia sulla lingua del pesce grande.<\/p>\n<p>Ama le piccole cose Gerard, i piccoli bicchieri, i piccoli sigari, i piccoli baffi, le foglie dell\u2019insalata tagliate piccole. E le ballerine piccole. Ama la loro ingenuit\u00e0 che si corrompe sotto il suo sguardo, la loro infanzia che marcisce sotto i tacchi, le loro movenze che hanno ancora qualcosa delle bambine che sono state, quelle che provavano i primi passetti nelle punte e nei tut\u00f9, ordinate nei loro chignon, precise accanto alla sbarra. Ha sempre voluto questo da Emilie. Lei lo ha percepito fin dal primo sguardo, quello dal quale non \u00e8 mai pi\u00f9 riuscita a liberarsi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Deve sorridere, deve stendere le labbra, le guance devono sollevarsi, gli occhi devono ammiccare. Il suo corpo deve ondeggiare, deve insinuarsi tra i tavoli rimanendo in bilico sul palco, deve affiancare ognuno di quegli uomini imbambolati, privi di dignit\u00e0, pieni di perversioni. Ma non ci riesce. Continua a sentire il cigolio delle assi di legno, ne sente le vibrazioni sotto la suola rasoterra, e non lo pu\u00f2 accettare. Non pu\u00f2 accettare tutti quegli sguardi addosso, avvinghiati alla sua pelle nuda mentre le sfilano via tutti i suoi 14 anni e le rubano la bellezza del suo tut\u00f9, quello che Gerard ha voluto che indossasse. Sente che lo strappano via a brandelli e smussano le punte delle sue amate scarpette, quelle che le hanno rivelato il suo amore. Non pu\u00f2 realizzare i sogni di Gerard, disegnarli nei \u00a0passi di quella commistione di ingenuit\u00e0 e seduzione, di movimento e fissit\u00e0, di ballo e prostituzione. Sacro e profano.<\/p>\n<p>L\u2019espressione del volto d\u2019un tratto si irrigidisce. Il suo corpo prosegue in automatico, continua ad eseguire quella coreografia che le \u00e8 stata montata addosso, cucita sopra il corpetto e il tulle, ma il viso dice qualcosa di diverso da quello che cerca di esprimere con braccia e gambe. \u00c8 una censura fisica. Perch\u00e9 quando incrocia lo sguardo di Gerard si vede e non si riconosce. Si vede proiettata dalla luce dei suoi occhi e per la prima volta ha schifo dell\u2019immagine di s\u00e9 nelle sue scarpette. \u00c8 solo cos\u00ec che la verit\u00e0 pu\u00f2 essere svelata.<\/p>\n<p>Con le lacrime che le bagnano la faccia, con la mascella irrigidita, con le labbra che fanno vedere i denti digrignati, Emilie, danzando, ora riesce a dare qualcosa, l\u2019odio per quel che hanno fatto di lei, della sua passione, del suo linguaggio, della sua arte, del suo amore. Coglie degli sguardi sconvolti, coglie quello di Gerard Fillon, soprattutto, che appare destabilizzato, strabico quasi, instupidito ma al tempo stesso ferito. Perch\u00e9 sulla faccia di Emilie l\u2019accusa \u00e8 scritta per tutti, anche per l\u2019ombra di Mme Therese, vicina al bancone, immobile con un bicchiere tra le dita.<\/p>\n<p><em>\u00c8 colpa vostra quello che sono diventata.<\/em><\/p>\n<p>Finisce col fiatone e con l\u2019impressione di aver trattenuto il respiro per tutto il tempo dell\u2019esibizione. \u00c8 andata in apnea. Ora riemerge, si accorge della luce addosso, del sudore che le cola lungo la fronte e sul collo, facendo risaltare le clavicole. Sente i capelli schiacciati sulla fronte, percepisce un dolore al fianco destro e uno forte al centro del torace, la fatica che fanno i polmoni a caccia di aria. Per\u00f2 fa un passo avanti, si drizza comunque sulla schiena, preparandosi per l\u2019inchino. Non vuole sistemarsi la frangetta, non tira su le spalle del corpetto, scivolate durante l\u2019esibizione, non si asciuga il sudore dal volto. Col petto che a stento trattiene il cuore che potrebbe esploderle, si prepara a tagliare l\u2019aria, a dividerla in due, come a spezzare il silenzio surreale che si consuma sui volti attoniti e rosseggianti nelle lampade ad olio che fanno da centrotavola. Eccolo, il suo pubblico. Ora che \u00e8 tutto finito, Emilie pu\u00f2 guardarlo davvero, pu\u00f2 osservarlo, ispezionarne i volti ad uno ad uno, tenendo la testa alta, il mento appuntito e sollevato come la prua di una nave. Ha solcato tutti i loro lineamenti sconvolti, li ha cercati nella semioscurit\u00e0 del \u201cMinuit\u201d e ha ritrovato se stessa in quel pazzo naufragio, assieme alla speranza di sopravvivere alle onde.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_30759\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"30759\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 sola sul palco, sola dentro gli occhi del suo pubblico. 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