{"id":30657,"date":"2017-04-12T11:22:16","date_gmt":"2017-04-12T10:22:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30657"},"modified":"2017-04-12T11:22:16","modified_gmt":"2017-04-12T10:22:16","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-i-figli-del-fiume-di-lucia-finelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30657","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;I figli del fiume&#8221; di Lucia Finelli"},"content":{"rendered":"<p>Quella mattina la Capitale si era risvegliata sotto un fantastico mantello bianco! L\u2019imponente palazzo della Cassazione, un po\u2019 meno \u201cPalazzaccio\u201d, sembrava un vecchio burbero travestito da Babbo Natale; la neve aveva livellato i marciapiedi dissestati, nascosto cartacce e sporcizia ed aveva restituito dignit\u00e0 ai rami secchi del rione Prati, meglio che in primavera, quando gli alberi si ricoprono timidamente di fiorellini rosa o bianchi.<br \/>\n\u201cBuongiorno sora Pia\u201d disse Svetlana con il suo inconfondibile accento slavo, rivolgendosi alla custode dell\u2019elegante palazzo di Piazza Cavour.<br \/>\n\u201cBuongiorno cara! Hanno banchettato i tuoi signori!\u201d rispose ammiccante la paffuta signora Pia, facendo cenno ai sacchi di spazzatura di lei. Moriva dal desiderio di conoscere il nome degli ospiti della sera prima. Ma con quella Svetlana non si riusciva a cavare un ragno dal buco! Era la domestica pi\u00f9 segreta che avesse conosciuto o forse, in realt\u00e0, era una spia. In ogni caso, nascondeva qualcosa!<br \/>\nAl solito Svetlana pass\u00f2 dritta borbottando fra i denti: \u201cCuriosona! Non saprai nulla da me!\u201d, non senza aver prima accarezzato il tenero Romeo, il persiano acciambellato sulla mensola della guardiola. \u201cFortuna che c\u2019hai sto\u2019 micio qui!\u201d grid\u00f2 Svetlana alla signora Pia, uscendo dal portone. Si divertiva a fulminarla con i suoi bellissimi occhi verdi, profondi ed impenetrabili, ancor pi\u00f9 in risalto nel viso ovale per via dei capelli legati indietro in una strettissima treccia arrotolata sulla nuca a forma di chiocciola. Bassa di statura e smilza di corporatura, Svetlana camminava leggiadra nonostante la sua durezza; non era vanitosa, ma indossava sempre vestitini eleganti, omaggio della signora Dora, per la quale lavorava da una vita.<br \/>\nCos\u00ec abbigliata, nonostante la neve, Svetlana si avvi\u00f2 ai bidoni della spazzatura, procedendo meticolosamente alla seccante distribuzione dei rifiuti. Era esigente con s\u00e9 stessa e con gli altri!<br \/>\n\u201cEhi tu, signore, non buttare umido in carta e plastica in umido!\u201d disse con rabbia al vecchietto del quarto piano.<br \/>\n\u201cTorna al tuo paese, donna! Vuoi insegnare l\u2019educazione a me? Ignorante che non sei altro!\u201d replic\u00f2 lui con un gesto poco signorile della mano destra.<br \/>\nLei, disgustata, lo ignor\u00f2. Quell\u2019uomo era brutto, dentro e fuori!<br \/>\nIn generale, la cattiveria umana l\u2019addolorava e la lasciava esterrefatta. Le lacrime le solcarono le guance, parallele come i binari di un treno. Le gambe cedettero sotto un peso che non era il suo. Svetlana si lasci\u00f2 cadere sulla neve candida dell\u2019aiuola. Era cos\u00ec morbida! Si ricord\u00f2 di un\u2019altra neve e prese a fare l\u2019angelo come da bambina. Si abbandon\u00f2 al ricordo di quel piacere antico, chiudendo gli occhi. Si sent\u00ec chiamare: \u201cSvetlana, tesoro, vieni via dalla neve, ti bagnerai! Vieni a fare colazione o farai tardi a danza!\u201d e poi ancora: \u201cLascia perdere tua madre! Ora vengo e facciamo un bel pupazzo col tut\u00f9. Oggi non si balla!\u201d Distinse poi la propria voce: \u201cS\u00ec, dai, pap\u00e0, vieni a giocare con me, ora, domani e dopodomani. Ti prego, non partire di nuovo! Ho bisogno di te!\u201d E poi, all\u2019improvviso: \u201cBom!\u201d Una nuvola rosso nera aveva avvolto la sua casa frantumata in cielo in mille pezzi. Vide fluttuare il comodo lettino costruito dal padre, il grande tavolo di legno e tutti i pranzi e cene consumati intorno ad esso, il calore del caminetto ancora acceso. La bambola di pezza con la treccia nera e le lentiggini era finita accanto a lei, orfana. La piccola Svetlana era rimasta immobile sulla neve per alcuni istanti eterni; quando si riprese, strinse forte a s\u00e9 la bambola e pianse, e poi rise: non aveva visto i suoi genitori volare con gli oggetti della casa. Quindi loro erano ancora vivi da qualche parte!<br \/>\nEra solo uno sprazzo di labile memoria! Evidentemente si era addormentata, quando sent\u00ec qualcosa di umido sulla guancia. Un pelosissimo cane bianco la stava annusando con insistenza. Svetlana adorava gli animali e li considerava pi\u00f9 sinceri degli umani. Cos\u00ec gli parl\u00f2: \u201cEhi cucciolino, ti sei perso?&gt; Quello, naturalmente, non rispose, ma cominci\u00f2 a scodinzolare nervosamente, ruotando su s\u00e9 stesso e poi correndo avanti e indietro. Lei comprese subito i desideri del suo principe azzurro! Si alz\u00f2, si aggiust\u00f2 il vestito, strofin\u00f2 le mani, soffiandoci dentro per farsi calore e lo segu\u00ec.<br \/>\n\u201cBravo il furbacchione! Vuoi andare al parco dei cani per ritrovare l\u2019innamorata!\u201d gli disse con tono affettuoso. Ma il cucciolo, dopo avere leccato l\u2019acqua congelata del nasone, super\u00f2 la discesa al parco e si avvi\u00f2 verso Castel Sant\u2019Angelo. Svetlana, come fosse la prima volta, si arrest\u00f2 di fronte al panorama mozzafiato: a sinistra, attraverso gli alberi, l\u2019infinito, la foce del Tevere; a destra, la fortezza di Castel Sant\u2019Angelo, quell\u2019enorme damigiana custodita dall\u2019Angelo con la spada, proteso in avanti in posizione di difesa e, in lontananza, il Cupolone della Basilica di San Pietro, entrambi luoghi di misteri!<br \/>\nIl cane, nel frattempo, era scomparso, confondendosi con la nebbiolina del mattino.<br \/>\n\u201cAmico mio, dove sei finito?\u201d lo chiam\u00f2 Svetlana, raggiungendo il muretto che costeggia il Lungotevere Castello e si affaccia sul fiume. Vi si appoggi\u00f2, affondando le braccia nella neve ancora pulita e si incant\u00f2 a guardare gi\u00f9 il quotidiano spettacolo: risveglio lungo il Tevere nel silenzio della sponda rotto solo dal suono delle ambulanze. A terra, sotto il ponte, stanno distesi ed inerti i figli del fiume: lei vorrebbe muoversi, lui si \u00e8 ributtato sotto la coperta di lana grezza. Un altro fagotto giace l\u00ec accanto un po\u2019 distante. Lei vorrebbe il caff\u00e8, ma lui non l\u2019ascolta, lui vorrebbe soltanto andare via per sempre, invece non muore mai! Starebbe ancora disteso, ma deve alzarsi sopraffatto dai bisogni, schiavo di s\u00e9 stesso. I gabbiani, ad ali spiegate, danno il buongiorno con voce stridula, fanno il bagno in acque poco chiare, ma si accontentano; prendono al volo cibo fortuito, scarto degli scarti e, ogni tanto, giocano alla guerra, bersagliando uomini e cose. Anatre incoronate di smeraldi si dirigono veloci dai propri sposi, seguite dagli strascichi degli abiti disegnati sull\u2019acqua, fanno verticali e disegnano cerchi.<br \/>\nNon era un film, ma la cruda realt\u00e0! Svetlana provava un senso di appagamento nel portare un po\u2019 di calore a quelle persone. Si sentiva speciale, pur non facendo niente di grandioso: li salutava, gli dava del cibo, si faceva raccontare qualcosa della loro vita, se lo desideravano, e rimboccava le coperte a chi volesse ancora dormire. Anche sua madre compiva questo gesto dandole il bacio della buonanotte e lei si sentiva piacevolmente coccolata ed amata. Era un rito propiziatorio, affinch\u00e9 dormisse tranquilla facendo bei sogni!<br \/>\nScese quindi per le ripide scale che conducono alla riva, sia pure con grande difficolt\u00e0 a causa della neve e con la solita circospezione. Era sempre sul chi va l\u00e0!<br \/>\nIn effetti, qualcuno la stava aspettando!<br \/>\n\u201cBuongiorno Principessa delle Nevi! Finalmente ti ho trovato!\u201d disse con voce commossa un tale che si piazz\u00f2 dritto di fronte a lei ai piedi della scalinata.<br \/>\nAnche Svetlana, nel sentire la voce di quell\u2019uomo, ebbe dei brividi che le attraversarono il corpo fino alla radice dei capelli. Rimase zitta, squadrandolo da capo a piedi: era alto, con capelli e barba lunghi di colore rossiccio, occhi celesti ed un viso solcato da svariate rughe. Non si trattava di un giovanotto! Era vestito in maniera trasandata, ma non era sporco n\u00e9 maleodorante.<br \/>\nLui l\u2019anticip\u00f2: \u201cIl mio nome \u00e9 Ivan, sono russo, ma per ora vivo a Parigi, lungo la Senna. La mia casa \u00e8 una chiatta\u201d.<br \/>\n\u201cUna chiatta? Mi prendi in giro?\u201d lo interruppe bruscamente Svetlana.<br \/>\n\u201cSi, una chiatta, \u00e8 una barca\u201d rispose lui ridendo. \u201cSono uno spirito libero, non mi piace avere fissa dimora.\u201d Poi continu\u00f2: \u201cPuoi anche non credermi, ma sono venuto fin qui per te, per portarti via con me. Non ti lascer\u00f2 pi\u00f9!\u201d Mentre parlava le porse una foto della propria casa sul fiume: una barca deliziosa, in legno a righe rosse e blu, con delle finestre piccine, ornate con tendine colorate e fiori di ogni variet\u00e0; a poppa, un barboncino se ne stava accomodato sopra una sedia a dondolo imbottita di cuscini ed accanto un tavolino pieno di libri. Svetlana sogn\u00f2 ad occhi aperti, immaginando la propria vita in quella casetta con un uomo al fianco tutto per s\u00e9. Solo un sogno!<br \/>\n\u201cSei venuto qui per me? Certo che non ti credo! Perch\u00e9 dovrei venire via con te? Anch\u2019io sono una creatura libera e tu potresti essere mio padre!\u201d disse sarcastica Svetlana. Poi, le scapp\u00f2 una lacrima. C\u2019era qualcosa in quell\u2019uomo che la turbava profondamente. Avrebbe dovuto fare delle indagini, ma non c\u2019era tempo.<br \/>\n\u201cDobbiamo andare via immediatamente. Ti spiegher\u00f2 tutto una volta arrivati in Francia. Fidati di me! Non te ne pentirai tesoro!\u201d aveva appena detto lui.<br \/>\nMentre Svetlana si lambiccava il cervello sul da farsi, un assordante colpo di arma da fuoco la fece sobbalzare e svenne. I lontani rintocchi delle campane la fecero rinvenire: Ivan era sparito; ai propri piedi scorse un piccolo diario e il cagnolino di prima, scodinzolante. Lo accarezz\u00f2 e lesse quel diario, di filato, ma con estrema attenzione; quando ebbe finito, prov\u00f2 svariati sentimenti alla velocit\u00e0 della luce: incredulit\u00e0, dispiacere, rabbia, odio, rancore, delusione, orrore, sensi di colpa. In ultimo, per\u00f2, si sent\u00ec pi\u00f9 leggera! In quel diario c\u2019era la storia del suo passato o meglio della sua famiglia. E se fosse stato solo lo scherzo di un sadico scrittore? Certo, c\u2019erano moltissime coincidenze, ma Svetlana volle lasciare aperto uno spiraglio al dubbio. In ogni caso, non era colpa sua se i propri genitori erano dei criminali di guerra, non li aveva scelti lei! Inoltre, aveva passato con loro soltanto i primi tredici anni della sua vita. Il resto era tutto merito proprio, nel bene e nel male!<br \/>\nSi rialz\u00f2 frastornata, lanci\u00f2 il diario nel fiume e si diresse al solito bar per prendere caff\u00e8 e cornetti da offrire agli amici del Tevere. In fondo era quella la sua vita e valeva la pena viverla cos\u00ec com\u2019era!<br \/>\n\u201cVieni con me, bello! Non credo che il tuo padrone torner\u00e0.\u201d disse al cucciolo, che la segu\u00ec fiducioso.<br \/>\nIl sole, che allora iniziava a fare capolino tra le nuvole, illumin\u00f2 il viso di Svetlana di una luce nuova. Lei si strapp\u00f2 l\u2019elastico dalla testa e sciolse la treccia, rastrellando i capelli con le esili dita. Aveva finalmente liberato i suoi lunghissimi capelli biondi!<br \/>\n\u201cEhi! Mi senti?\u201d url\u00f2 una donna dalla riva opposta, gesticolando e sbracciandosi per attirare l\u2019attenzione di Svetlana.<br \/>\n\u201cArrivo! Un attimo!\u201d rispose lei, dando calci alla neve che ostacolava la sua corsa. Aveva appena trovato il senso della vita ed aveva anche pi\u00f9 chiaro il significato di quella parola, \u201cinvitto\u201d, che dava il titolo al racconto preferito della signora Dora!<br \/>\n\u201cAnch\u2019io sar\u00f2 invitta!\u201d disse spavalda, rivolta al suo nuovo amico a quattro zampe, andando dritta alla meta.<br \/>\nQuella giornata fu sicuramente memorabile per la citt\u00e0 eterna incappucciata di bianco e, di certo, lo fu per la misteriosa donna del fiume di nome Svetlana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_30657\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"30657\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella mattina la Capitale si era risvegliata sotto un fantastico mantello bianco! 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