{"id":30524,"date":"2017-04-07T16:27:16","date_gmt":"2017-04-07T15:27:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30524"},"modified":"2017-04-07T16:27:16","modified_gmt":"2017-04-07T15:27:16","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-la-pesca-miracolosa-di-ivana-librici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30524","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;La pesca miracolosa&#8221; di Ivana Librici"},"content":{"rendered":"<p>Nicola era arrivato al molo di cemento e stava sistemando le canne. Ne aveva gi\u00e0 piazzate due e scrut\u00f2 il cielo per decidere se mettere la terza. Il tempo era incerto, nuvoloso. Ma forse non avrebbe piovuto. Eppure sul molo c&#8217;era solo lui a pescare. Il mare ruggiva irrequieto e gli schizzi delle onde che si infrangevano sugli scogli gli bagnavano la faccia e le mani.<\/p>\n<p>A Nicola non importava molto se pescava da solo o in compagnia. Se c&#8217;era qualche altro pescatore scambiava quattro chiacchiere volentieri, se era da solo si godeva la vicinanza del mare, di quella massa d&#8217;acqua in perenne moto, eternamente indecisa, che balzava furiosamente avanti e indietro e che, a volte, si calmava all&#8217;improvviso secondo indecifrabili sbalzi di umore. Anche il cielo seguiva simili leggi misteriose ed era solcato da movimenti imprevedibili. L&#8217;uomo, sul molo con le sue canne, si trovava a met\u00e0 strada tra quelle due forze, il mare e il cielo, tra quei due colossi. Catturava da l\u00ec, quando ci riusciva, i piccoli abitanti del mare, e si misurava, inerme, con il temperamento mutevole dei due elementi.<\/p>\n<p>Quella sera il tempo era particolarmente indeciso, sembrava covare una tempesta e al contempo sprigionava una strana quiete. Il mare, invece, era decisamente agitato. Questo aveva probabilmente scoraggiato gli altri pescatori che, in altre serate, affollavano il molo.<\/p>\n<p>Nicola non mont\u00f2 la terza canna e si limit\u00f2 a sostituire l&#8217;esca delle altre che il mare aveva strappato via. Forse non era serata. Apr\u00ec il suo seggiolino e si sedette. Ormai era l\u00ec e sarebbe rimasto un po&#8217; anche senza pescare niente, giusto per il piacere di stare all&#8217;aria aperta e per staccarsi dal quotidiano, il lavoro, la moglie, i figli, le grane. Faceva un po&#8217; freddo anche se era gi\u00e0 primavera, ma era piacevole lo stesso.<\/p>\n<p>Nicola amava quel posto anche se non era particolarmente bello. Dietro al molo, sotto il quale scorreva il torrente soffocato dal cemento, c&#8217;era un quartiere di case squadrate e tozze, di epoca fascista, da cui arrivavano luci e rumori attutiti. La citt\u00e0, con i suoi abitanti diligentemente al loro posto, nelle case o nelle vie, tutti nei loro spazi antropizzati, si affacciava comunque su quella massa d&#8217;acqua viva, su quella natura che, per quanto l&#8217;uomo tentasse di umanizzare con la sua presenza, resisteva indomita e indomabile.<\/p>\n<p>Nicola pescava, s\u00ec, ma soprattutto sintonizzava la sua canna e il suo essere su quelle due masse di potenza, il mare e il cielo e, come un rabdomante, ne captava gli umori. Sua moglie non capiva cosa ci trovasse nel rubare ore al sonno e al riposo per un&#8217;attivit\u00e0 che le sembrava noiosa. In realt\u00e0 neanche Nicola lo capiva davvero, n\u00e9 tanto meno sapeva spiegarlo.<\/p>\n<p>Eppure il mare di notte sprigionava una forza e un mistero che di giorno era impossibile sentire. Anche sua moglie amava il mare ma lo sentiva come una presenza addomesticata. In spiaggia, di giorno, con i loro bambini che giocavano sulla riva, quell&#8217;andirivieni delle onde era un movimento tranquillo, quasi sempre prevedibile. L&#8217;onda indietreggiava e la risacca la respingeva sempre pi\u00f9 o meno sullo stesso punto. La sua variabilit\u00e0 era minima. Al massimo una di quelle onde, che comunque erano tutte diverse una dall&#8217;altra, uniche e irripetibili, riusciva a bagnare un angolo dell&#8217;asciugamano dove lei si stendeva. Faceva il bagno tranquilla e poi tornava a sedersi e a osservare quella mole d&#8217;acqua, splendente sotto il sole caldo. Quei colori intensi, brillanti, di notte sparivano come quell&#8217;illusione di cui erano fatti. Il mare \u00e8 blu solo perch\u00e9 come uno specchio riflette il colore del cielo. Di notte quella belva addormentata, che nelle calde giornate d&#8217;estate si tinge di azzurro e di indaco e si offre allo sguardo come una bellezza innocua, diventa nera e instabile, il suo profumo un odore forte e pungente. Anche dalla riva appare come un animale terribile, fatto di paura e di mistero insondabile, lo stesso che sentono i marinai in mare aperto. Avvicinarsi alla riva \u00e8 il preludio a quell&#8217;abbandono agli elementi che conosce solo chi ha navigato.<\/p>\n<p>Qualcosa abbocc\u00f2 a una canna. Nicola gir\u00f2 il mulinello e prese il salaio perch\u00e9 gli sembr\u00f2 un pesce grosso. Era un cefalo. Lo afferr\u00f2 con delicatezza per slamarlo. Nel frattempo sent\u00ec arrivare qualcuno al molo. Era il marocchino che viveva sulla spiaggia. Nicola lo conosceva, faceva parte anche lui delle presenze che a vario titolo popolavano quel posto di notte. Dormiva in una tenda sulla spiaggia accanto al molo. A volte c&#8217;era anche un suo amico con lui, un suo connazionale, forse un marocchino o un tunisino. Non si sapeva bene da dove venissero perch\u00e9 erano di poche parole. Si avvicin\u00f2 per il cefalo. Nicola aveva sperato di prendere un&#8217;ombrina o un&#8217;orata, ma tenne comunque il cefalo nel secchio. Il marocchino glielo chiese. Nicola disse:<\/p>\n<p>&#8211; Sei sicuro di volerlo mangiare? Il cefalo \u00e8 un pesce che non vive in mare aperto e mangia di tutto.<\/p>\n<p>&#8211; \u00c8 buono. &#8211; rispose lui.<\/p>\n<p>Lo prese e and\u00f2 alla tenda a preparare il fuoco. Cuoceva su una griglia i pesci che gli regalavano e quelli che pescava lui con una canna rudimentale fatta con un bastone e un filo.<\/p>\n<p>Pass\u00f2 un&#8217;oretta in cui non abbocc\u00f2 pi\u00f9 niente. Nicola osservava tranquillo le sue canne e ogni tanto dava un&#8217;occhiata al marocchino che mangiava il pesce seduto di fronte al mare. Infine si alz\u00f2 e scese sulla spiaggia. Si avvicin\u00f2 al marocchino. Stava seduto accanto alle braci ancora ardenti con il viso rivolto all&#8217;orizzonte. Guard\u00f2 Nicola e disse:<\/p>\n<p>&#8211; Stasera ho un appuntamento con una ragazza. \u00c8 bella, ha diciotto anni.<\/p>\n<p>Nicola stentava a credergli, il marocchino dimostrava pi\u00f9 di quarant&#8217;anni, forse cinquanta, e non era certo una bellezza. Il fuoco ancora acceso gli illuminava in parte il volto e intravvide lo sfavillio del suo sguardo. Il bianco degli occhi faceva risaltare di pi\u00f9 l&#8217;oscurit\u00e0 di pupille e iride. Sembrava aver voglia di chiacchierare. Nicola mise insieme mentalmente i tasselli dell&#8217;esistenza di quell&#8217;uomo e ne compose un quadro. Viveva in quella tenda in estate e nelle stagioni non troppo fredde. Nicola domand\u00f2:<\/p>\n<p>&#8211; Dove vivi in inverno? Torni nel tuo paese?<\/p>\n<p>&#8211; No, resto qui. Quando fa troppo freddo mi ospita un amico a casa sua. Quando vuole, anch&#8217;io lo ospito qui.<\/p>\n<p>&#8211; Ma come fai a vivere qui? Lavori?<\/p>\n<p>&#8211; Mi arrangio. Non mi interessa il lavoro. E poi qui \u00e8 bellissimo. Vivere all&#8217;aria aperta di fronte al mare.<\/p>\n<p>In qualche modo Nicola concordava.<\/p>\n<p>Era la libert\u00e0 totale.<\/p>\n<p>Di notte quella spiaggia era una distesa grigia, uniforme. I detriti che il mare restituiva, pezzi di plastica, legnetti, immondizia varia, si distribuivano armoniosamente formando delle strisce sinuose. Quella che di giorno era una spiaggia di citt\u00e0, fatta di minuscoli sassolini che imitano la sabbia e di sporcizia e incuria al posto di sdraio e ombrelloni, era in quel momento un pezzo di terra selvaggia e un luogo di salvezza e riparo.<\/p>\n<p>&#8211; \u00c8 davvero bello qui. &#8211; disse Nicola. E aggiunse: &#8211; Da dove vieni?<\/p>\n<p>&#8211; Dall&#8217;Iraq.<\/p>\n<p>La risposta risuon\u00f2 a lungo nell&#8217;aria e nella mente di Nicola, ultimo tassello della vita ricostruita del marocchino. Finch\u00e9 comparve un&#8217;esile figurina. Era davvero la ragazza che aspettava. Nicola la osserv\u00f2 solo un istante. Sembrava una ragazzina, dimostrava meno di diciotto anni. Infine si ritir\u00f2 mentre i due entravano nella tenda. Torn\u00f2 al molo e alle sue canne.<\/p>\n<p>Il cielo era rimasto incerto per tutto il tempo, covava una lunga indecisione, quiete e tempesta. Il mare continuava il suo moto agitato, le onde non smettevano di spruzzare la loro schiuma bianca sul molo. La natura sa essere indecisa a lungo. Nicola si allung\u00f2 a terra per riposare. Appoggi\u00f2 la testa su un tronco e si appisol\u00f2 sotto lo spettacolo della volta celeste. Qua e l\u00e0 si intravvedeva anche qualche stella tra le nuvole mentre la tenda proteggeva dagli sguardi quell&#8217;insolito incontro furtivo.<\/p>\n<p>Quando Nicola si tir\u00f2 su c&#8217;era del movimento davanti alla tenda. L&#8217;uomo e la ragazzina, lui in mutande e lei in mutandine e reggiseno, si avvicinavano un po&#8217; incerti al mare. Incuranti dei cavalloni si buttarono in acqua, prima lui e poi lei.<\/p>\n<p>Nicola rimase a lungo a guardare i due corpi in balia delle onde. Vedeva ora uno ora l&#8217;altra sparire e riemergere a intermittenza dall&#8217;acqua. Si preoccup\u00f2 per quel bagno che gli parve infinito. Finch\u00e9 il mare stesso li respinse indietro e, uno dopo l&#8217;altra, carponi, tornarono a riva.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_30524\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"30524\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nicola era arrivato al molo di cemento e stava sistemando le canne. 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