{"id":30406,"date":"2017-03-30T17:40:58","date_gmt":"2017-03-30T16:40:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30406"},"modified":"2017-03-30T17:40:58","modified_gmt":"2017-03-30T16:40:58","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-il-silenzio-della-chitarra-di-lorenzo-garzarelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30406","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Il silenzio della chitarra&#8221; di Lorenzo Garzarelli"},"content":{"rendered":"<p>Un guaito storpio di SI bemolle e poi il conforto del silenzio.<\/p>\n<p>&#8211; Ti aspettavo.<\/p>\n<p>&#8211; Credevi di avermi seminato?<\/p>\n<p>Il tamburo della rivoltella frulla tra i polpastrelli ruvidi del Vecchio. Il palmo tremante ne blocca d\u2019improvviso la corsa; il pollice inserisce una ad una le pallottole nei fori del caricatore; la mano scende a tarare la tacca di mira con l\u2019aiuto di un cacciavite.<\/p>\n<p>Il Chitarrista indugia a voltarsi, avvertendo l\u2019occhio metallico dell\u2019arma squadrargli impenitente la colonna vertebrale.<\/p>\n<p>&#8211; Al contrario, penso che al fato non si sfugga. Mi concedi un ultimo assolo?<\/p>\n<p>&#8211; Cos\u00ec sia. The Reaper dei Blue Oyster Cult, che ne dici?<\/p>\n<p>Il Vecchio sfila l\u2019impermeabile graffiato dalla pioggia una manica alla volta per mantenere a tiro l\u2019interlocutore.<\/p>\n<p>&#8211; The Reaper dei Blue Oyster Cult -, ricalca compiaciuto il giovane &#8211; Olivia aveva ragione, sei un intenditore.<\/p>\n<p>Il Chitarrista brandisce la Gibson Les Paul e prende a pizzicarne le corde con il tatto del timido adolescente che azzarda una carezza sulla guancia dell\u2019amata; un sinistro arpeggio affiora dal passato per irrompere con insistenza nel presente, imprevedibile e tentacolare come l\u2019abbraccio della malinconia.<\/p>\n<p>&#8211; Non girarti e continua a suonare. &#8211; La canna della pistola preme contro i boccoli corvini del Chitarrista, che si attorcigliano e contorcono sul bavero della giubba come serpi scure.<\/p>\n<p>&#8211; A volte la musica \u00e8 pi\u00f9 perfida del destino -, mugugna il Vecchio accigliato. &#8211; Prendi il testo di questa canzone: non ti pare che racconti la storia di mia figlia? Immagina la camera di un motel fuori porta ed Olivia, la nostra Olivia, riversa sul pavimento. La stretta del laccio emostatico intorpidisce l\u2019avambraccio; una siringa ancora tiepida poggia sugli scarabocchi di una carta da lettere che ostenta un frettoloso addio: <em>Arte \u00e8 ricerca e condanna. Devo seguire la musica, me ne vado. Senza rancore piccola<\/em>.<\/p>\n<p>Il Chitarrista scarica sulla sei corde pennate sonanti di estro che l\u2019amplificatore mastica, ingurgita ed assimila nel suo stomaco elettrico, per poi risputare in lunghi filamenti di semicrome intrecciati nelle trame di virtuosismi barocchi. Lo strumento sembra dibattersi e dimenarsi, ondulare, far danzare le fiammelle intrappolate nelle lucerne ad olio che sonnecchiano sulla logora mobilia. Ed i corpi vibrano impazziti, salici nel libeccio, le menti si ottundono, <em>lo<\/em> <em>Star Man attende nel cielo<\/em>: nasce la Musica.<\/p>\n<p>Parole del Vecchio e melodia si fondono con precisione, le une naturale evoluzione dell\u2019altra:<\/p>\n<p>&#8211; d&#8217;un tratto Olivia adocchia una gigantesca ombra di uomo lambirle le spalle, affilata e scheletrica come un veliero nero sul mare della pacchiana moquette. \u201cNon temere il Mietitore &#8211; le sussurra il forestiero nell\u2019orecchio -; il vento, il sole, la pioggia non lo fanno. Potremo essere come loro. Se vuoi ti insegner\u00f2 a volare. Andiamo Tesoro, tendimi la mano e non temere il Mietitore\u201d.<\/p>\n<p>Il pezzo cavalca il picco massimo del suo angosciante crescendo. Sottili dita affusolate balzellano come grilli sul prato legnoso della tastiera, mentre il plettro stilla con sapienza note vivide, aggrovigliate, gemelle siamesi, allineandole in complesse scale armoniche, addomesticandole in vertiginose variazioni di ritmo ed offrendole in pasto al distorsore, quasi a simulare un inconsolabile pianto.<\/p>\n<p>Il tono di voce del Vecchio aumenta di volume per sovrastare il ruggito della chitarra: &#8211; Lei non teme il Mietitore: vuol smettere di soffrire; lei non teme il Mietitore: sogna di rincorrere vento, sole e pioggia; lei non teme il Mietitore: pretende di volare. Frastornata nel baleno di un sospiro, Olivia si ritrova a cavalcioni del parapetto, balza dal terrazzo, fissa la sagoma dello sconosciuto planarle vicino e piomba nelle spire di un abisso che non pu\u00f2 far male.<\/p>\n<p>Cala di colpo il buio pesto dell\u2019ineluttabile, sia dentro che fuori la stamberga cadente. Il motivo si interrompe bruscamente ed i suoni si volatilizzano svelti tra i cardini delle finestre, affidando la topaia alle avvolgenti braccia di una quiete spettrale. Sgarbato e senza invito, l\u2019accecante saettare del lampo prelude al sordo boato del tuono, amplificato dalla rabbia del vento che divarica le cosce ai battenti anneriti e ne deflora a raffiche il putrido compensato.<\/p>\n<p>&#8211; Dove l\u2019avete seppellita?<\/p>\n<p>&#8211; Riposa a Pittsburgh, nella cappella di famiglia.<\/p>\n<p>&#8211; E tu sei venuto per pareggiare i conti con il marito, per punire la bestia che l\u2019ha spinta gi\u00f9 da quel balcone. Un\u2019anima in cambio di un\u2019anima -, incalza il Chitarrista con i riccioli gonfi di corrente.<\/p>\n<p>Il Vecchio, corrucciato e torbido in volto, non accenna a rispondere. Tergiversa e temporeggia trascinandosi in direzione dello sgabello della batteria, ormeggiato nella pozzanghera di luce con cui l\u2019unico riflettore innaffia l\u2019abbozzo di palcoscenico. Se non fosse per la Smith &amp; Wesson che ammicca tra il bronzo dei piatti, chioma selvaggia e seduta impettita porterebbero alla mente un\u2019attempata controfigura dello scavezzacollo di John Bonham, quello di Black Dog, capannelli di groupies eccitate e stadi gremiti da ipnotizzare con le bacchette.<\/p>\n<p>&#8211; Facciamola finita e spara, ne hai tutte le ragioni -, rompe gli indugi il Chitarrista.<\/p>\n<p>Il Vecchio si alza di soprassalto ed afferra il ragazzo per la collottola vomitandogli in faccia un grido baritonale, rauco da infiammare la faringe: &#8211; Sbagli idiota! Sono qui per dirti che ti perdono.<\/p>\n<p>Il Chitarrista tace, attonito ed incredulo. Osservando l\u2019altro che strizza gli occhi per arginare le lacrime, si domanda cosa spinga un padre ad un simile gesto di indulgenza. La fede? La coscienza? O semplicemente la pazzia? Forse la consapevolezza che talvolta risparmiare una vita equivale a costringerla nelle catene della dannazione. Gi\u00e0, deve trattarsi della vendetta: il peso del senso di colpa che gli soffoca il respiro ne fornisce prova tangibile.<\/p>\n<p>&#8211; Ti devo un favore -, riprende.<\/p>\n<p>&#8211; Non mi sei debitore.<\/p>\n<p>&#8211; Posso fare qualcosa?<\/p>\n<p>&#8211; Se proprio vuoi, non mi dispiacerebbe ascoltare Tears in Heaven. Slowhand compose il brano in occasione della scomparsa del figlio.<\/p>\n<p>&#8211; Come preferisci.<\/p>\n<p>Il Chitarrista ruba ad uno stipetto la nota torbata di un malto scozzese e ne versa un assaggio nella tazza che adopera per trinciare il tabacco. Inspira ed espira profondamente cercando di smorzare il batticuore, si siede a gambe accavallate e comincia a sorseggiare il whiskey a boccate piccole, simili a impercettibili pause che cadenzano la metrica di un brioso riff jazz. Il persistente retrogusto di cenere e catrame gli solletica piacevolmente il palato secco, restituendo l\u2019illusione di una calma piatta prossima ad esplodere nel frastuono dell\u2019inevitabile.<\/p>\n<p>Intanto la burrasca ha rabbonito il suo impeto, ormai circoscritto nel girotondo di spartiti strappati e mozziconi che un isolato mulinello d\u2019aria alimenta stancamente. Pare che assieme a quella lieve brezza i condotti di ventilazione aspirino anche l\u2019ultimo pulviscolo di speranza che girovaga spaesato per la stanza.<\/p>\n<p>&#8211; Forza figliolo, non perdiamo altro tempo -, biascica il Vecchio con lo sguardo che galleggia vuoto tra i petali di palpebre avvizzite; nella destra stringe la misericordia del piombo, nella sinistra la Polaroid ingiallita di una famiglia serena sullo sfondo del grano maturo.<\/p>\n<p>Clack.<\/p>\n<p>Dalla pancia di una custodia bislunga sbuca la chitarra acustica. Il Chitarrista rovista in uno spinoso cespuglio di fili e collega lo strumento a delle casse in betulla.<\/p>\n<p>Click.<\/p>\n<p>I versi di Eric Clapton grondano copiosi dagli altoparlanti, penetranti, sfumati e disinteressati come un quartetto di archi che si cimenta in un improvvisato Inno alla Gioia.<\/p>\n<p><em>Would you know my name, if I saw you in Heaven?<\/em><\/p>\n<p>La Polaroid scivola dalla mano callosa, svolazza inconsistente e libera, si posa sulle frange sporche di un tappeto dozzinale. Ha la grazia del mantello di rugiada che copre un campo ispido di ortica.<\/p>\n<p><em>Would it be the same, if I saw you in Heaven?<\/em><\/p>\n<p>Le labbra del revolver inumidiscono la tempia del Vecchio, nell\u2019attesa che il grilletto le esorti a schioccare un ferale bacio di morte.<\/p>\n<p><em>Beyond the door there&#8217;s peace I&#8217;m sure.<\/em><\/p>\n<p>I primi, violacei palpiti dell\u2019alba irradiano il largo sorriso sbocciato tra la lanugine della barba.<\/p>\n<p><em>And I know there&#8217;ll be no more tears in heaven<\/em>.<\/p>\n<p>Un guaito storpio di SI bemolle e poi il conforto del silenzio.<\/p>\n<p>BANG.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_30406\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"30406\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un guaito storpio di SI bemolle e poi il conforto del silenzio. &#8211; Ti aspettavo. &#8211; Credevi di avermi seminato? 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