{"id":30346,"date":"2017-03-20T11:37:38","date_gmt":"2017-03-20T10:37:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30346"},"modified":"2017-03-20T11:37:38","modified_gmt":"2017-03-20T10:37:38","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-il-volo-di-giuseppe-leone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30346","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Il volo&#8221; di Giuseppe Leone"},"content":{"rendered":"<p>La stanza era buia e spoglia, solo una luce debole passava attraverso una feritoia sopra la porta in ferro. Sentiva in lontananza voci concitate, persone che urlavano, ma non riusciva a capire cosa dicessero. Aveva segni di lacci su entrambi i polsi, la lingua impastata, un dolore lancinante alla tempia. Nella stanza solo un vecchio materasso adagiato per terra.<\/p>\n<p>Alberto prov\u00f2 a tornare con la memoria alle ultime ore che ricordava. Era arrivato con grande ritardo al piccolo aeroporto della cittadina francese. Il volo stava per partire. Era entrato trafelato nell&#8217;area partenze. &#8220;IL SIG. DE ANGELIS E&#8217; ATTESO AL GATE 4 PER IMBARCO IMMEDIATO&#8221; gracchiavano gli altoparlanti.<\/p>\n<p>Si era precipitato ai controlli di sicurezza e poi al gate. Tutti gli altri passeggeri si erano gi\u00e0 imbarcati, attendevano solo lui. L&#8217;addetto al gate lo aveva accolto bruscamente. &#8220;Sig. De Angelis si affretti, \u00e8 in forte ritardo, l&#8217;aereo non pu\u00f2 attendere lei&#8230; Deve uscire dalla porta a vetri ed andare a piedi verso l&#8217;aereo, seguendo le linee blu che trover\u00e0 per terra&#8221;.<\/p>\n<p>Varcata la porta a vetri, si era ritrovato all&#8217;aperto, e si era incamminato rapido seguendo il percorso tracciato. Il freddo era pungente, ed una fitta nebbia cominciava ad avvolgere l&#8217;aeroporto. Si era diretto verso l&#8217;aereo con le luci accese ed i motori gi\u00e0 avviati.<\/p>\n<p>Salita la scaletta, si era avviato verso il suo posto, ma lo aveva trovato occupato da una donna con il capo coperto ed i tratti mediorientali, che in un inglese stentato gli aveva detto: &#8220;Questo posto \u00e8 mio. Guardi, c&#8217;\u00e8 scritto sul biglietto&#8221;. Era troppo stanco per discutere, c&#8217;erano altri posti liberi e ne aveva scelto uno. Aveva sistemato nella cappelliera il suo trolley di pelle rossa.<\/p>\n<p>L&#8217;unico pensiero che lo confortava era che in un paio d&#8217;ore sarebbe rientrato a casa, a Roma. Si era lasciato cadere sulla poltrona, e quasi istantaneamente era immerso in un profondo sonno.<\/p>\n<p>L&#8217;aveva svegliato di soprassalto il tonfo in atterraggio. Aveva sollevato la tendina del finestrino e guardato distrattamente le luci dell&#8217;aeroporto. L&#8217;aereo si stava lentamente avvicinando al terminal. Pigramente ed ancora assonnato aveva iniziato a mettere a fuoco la scritta sull&#8217;edificio che si faceva sempre pi\u00f9 grande e nitida. Ebbe un soprassalto: AEROPORTO INTERNAZIONALE DI MARRAKECH. Era rimasto come pietrificato per qualche interminabile secondo. Poi aveva detto a s\u00e8 stesso: &#8220;Non ci posso credere, l&#8217;ho fatto davvero. Fottuta nebbia. Fottuta fretta. Fottuti francesi&#8221;.<\/p>\n<p>L&#8217;aereo si era fermato davanti al finger. Aveva afferrato il suo trolley e si era precipitato il prima possibile verso il tunnel di uscita. Non riusciva a capacitarsi di quanto era stato stupido. Aveva passato il pi\u00f9 velocemente possibile il controllo passaporti e si era diretto verso l&#8217;ufficio informazioni. &#8220;Quando parte il primo aereo per Roma?&#8221; aveva chiesto alla signora dietro il banco. Il suo stato era un mix di agitazione e rabbia. La donna lo aveva guardato con circospezione. &#8220;Il primo volo per Roma \u00e8 domani mattina alle 12. Per acquistare il biglietto dovr\u00e0 tornare domani, la biglietteria \u00e8 chiusa&#8221;. &#8220;Come posso trovare un hotel per stanotte?&#8221; aveva chiesto Alberto. &#8220;Esca dall&#8217;aeroporto e si rivolga all&#8217;ufficio Turismo che trover\u00e0 di fronte&#8221;.<\/p>\n<p>Si era subito diretto all&#8217;ufficio Turismo. Appena uscito dall&#8217;aeroporto due uomini con abiti scuri e camicia nera gli si erano parati di fronte. &#8220;Monsieur Girard?&#8221; &#8220;No, sono&#8230;&#8221; Non gli avevano lasciato il tempo di rispondere, lo avevano afferrato da entrambe le braccia, trascinato con decisione verso un SUV nero parcheggiato di fronte e scaraventato all&#8217;interno. Una terza persona nell&#8217;auto lo aveva colpito violentemente alla testa e gli aveva coperto la bocca con una garza umida, infine legato i polsi. Poi, il buio.<\/p>\n<p>Le voci fuori dalla stanza si facevano sempre pi\u00f9 vicine. La porta si apr\u00ec. Una persona con una tuta nera ed il volto coperto da un passamontagna varc\u00f2 la soglia con un borsone in una mano ed una pistola nell&#8217;altra. Ma subito si blocc\u00f2 ed indietreggi\u00f2. &#8220;Dio mio, non sei tu!&#8221; Una voce femminile. Si tolse il passamontagna. Una cascata di capelli corvini incorniciava un volto duro, spigoloso, ma di una bellezza folgorante. Due grandi occhi verde smeraldo lo fissavano.<\/p>\n<p>&#8220;Presto, alzati. Dobbiamo uscire di qui ed allontanarci il pi\u00f9 possibile&#8221; disse la donna.<br \/>\n&#8220;Ma perch\u00e8?&#8221; prov\u00f2 a protestare Alberto &#8220;cosa sta succedendo? Perch\u00e8 sono qui? C&#8217;\u00e8 un errore!&#8221;.<br \/>\n&#8220;Ci tieni a vivere? Allora smetti di fare domande e seguimi&#8221;.<\/p>\n<p>Uscirono su un corridoio stretto e buio. Corsero verso la porta e si ritrovarono in un piccolo cortile chiuso sui tre lati da un recinto in ferro. Gli altri si erano accorti della fuga ed urlavano, aizzando cani che abbaiavano furiosi. &#8220;Presto, scavalca il recinto, se non vuoi che ti ammazzi subito&#8221;. Alberto non se lo fece ripetere e salt\u00f2. La donna lanci\u00f2 dall&#8217;altra parte il borsone e scavalc\u00f2 anche lei.<\/p>\n<p>Si diressero verso la casbah. Corsero a perdifiato per i vicoli stretti ed affollati. Infine, stremati, aprirono la porta di una moschea ed entrarono.<br \/>\n&#8220;Come ti chiami?&#8221; chiese Alberto.<br \/>\n&#8220;Karima. E tu?&#8221;<br \/>\n&#8220;Alberto. Cosa succede? Chi sei tu? Perch\u00e8 sono qui?&#8221;<br \/>\n&#8220;Faccio parte di un&#8217;organizzazione antimonarchica. Avevamo un contatto in Europa per la fornitura di armi, un francese di nome Girard. Abbiamo ricevuto la soffiata di un informatore: Girard \u00e8 un doppiogiochista, vende a noi le armi, ma collabora anche con il nostro governo. La stessa fonte ci ha anche informato che sarebbe arrivato oggi a Marrakech per incontrare funzionari del governo. Abbiamo deciso di sequestrarlo e trattare con il nostro governo e quello francese per la sua liberazione.&#8221;<br \/>\n&#8220;Ed io cosa c&#8217;entro con tutto questo?&#8221;<br \/>\n&#8220;Per non insospettire Girard, abbiamo mandato in aeroporto persone che non lo hanno mai incontrato prima e che non lo conoscono di persona. Sapevano solo che sarebbe arrivato con il volo da Nantes delle 18, che era un europeo, ed aveva una valigia rossa&#8230; Ti hanno confuso con lui.&#8221;<br \/>\n&#8220;Continuo a non capire&#8230; Perch\u00e8 sei fuggita con me?&#8221;<br \/>\n&#8220;L&#8217;organizzazione sta cambiando, sta diventando sempre pi\u00f9 legata agli estremisti religiosi, sempre pi\u00f9 violenta e distante dalla gente. Non mi ci riconosco pi\u00f9. E mi fa paura. Ma non ti puoi svegliare un giorno e dire: ehi, ho cambiato idea, vado via. Questo \u00e8 un tradimento, e si paga con la vita. Posso solo cercare di fuggire, lontano da Marrakech, lontano dal Marocco. Nel borsone ci sono soldi dell&#8217;organizzazione, mi basteranno per organizzare la fuga e sopravvivere.&#8221;<br \/>\n&#8220;Ma perch\u00e8 hai trascinato me? Potevi lasciarmi l\u00ec, potevo spiegare, non \u00e8 me che cercavano&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Forse non ti \u00e8 chiaro in che guaio ti trovi&#8230; Hai visto quelle persone in faccia, hai visto il luogo in cui ti hanno rinchiuso, e soprattutto non gli servi. Sei un condannato a morte. Ma servi a me. Siamo in Marocco, una donna che gira da sola in piena notte, che va da sola a dormire in albergo, non passa inosservata, suscita sospetti, e mi ritroverei subito la polizia alle calcagna. Adesso ti dico cosa faremo. Andremo in un piccolo hotel qui vicino, un posto discreto, non faranno domande se ci vedono insieme. Domani mattina andremo in aeroporto con un taxi, ci aspetta una persona con un aereo privato, una parte di questi soldi sono per lui. Ci aiuter\u00e0 ad arrivare sulla pista senza passare i controlli di sicurezza. Ci porter\u00e0 in Spagna, a Malaga. E l\u00ec le nostre strade si divideranno. Credimi, \u00e8 l&#8217;unica speranza di salvezza per me e per te.&#8221;<\/p>\n<p>Alberto era stordito, gli sembrava tutto cos\u00ec incredibile, ma capiva di non avere scelta. Uscirono dalla moschea e si diressero verso l&#8217;hotel. Chiesero una stanza al primo piano e con affaccio sulla strada, sarebbe stato pi\u00f9 facile fuggire in caso di necessit\u00e0.<br \/>\nLa stanza era piccola ma pulita. Karima ripose il borsone nell&#8217;armadio e lo chiuse a chiave. Poi si tolse i vestiti e la biancheria intima: &#8220;vado a fare una doccia&#8221; disse &#8220;ti lascio la pistola sul comodino, tieni gli occhi aperti&#8221;. Alberto la seguiva con lo sguardo, ammirava le sue forme perfette, le sue movenze felpate, la sua pelle liscia e lucida. Era stata una giornata massacrante, ma l&#8217;adrenalina e l&#8217;eccitazione lo tenevano sveglio.<\/p>\n<p>Karima usc\u00ec dal bagno avvolta da un asciugamano e con i capelli raccolti. Si sdrai\u00f2 sul letto accanto a lui. Senza lasciargli il tempo di dire una parola, gli pass\u00f2 una mano dietro la nuca, lo avvicin\u00f2 a s\u00e8 e lo baci\u00f2. La finestra era aperta, all&#8217;esterno ormai non si sentivano pi\u00f9 voci n\u00e8 rumori. Nel silenzio della stanza si sentivano solo i loro respiri ed i movimenti dei loro corpi. Dopo tanti, troppi anni, Alberto si sentiva travolto dalla passione. Dopo tanti, troppi anni, si sentiva vivo.<\/p>\n<p>Karima alla fine si abbandon\u00f2 con dolcezza sul suo corpo, e con il viso appoggiato sulla sua spalla si addorment\u00f2. Alberto ripercorse con la mente quella giornata pazzesca. Era consapevole del pericolo che incombeva sulla sua vita, ma nello stesso tempo era pervaso da una calma surreale. Dopo pochi secondi si addorment\u00f2 anche lui, serenamente.<br \/>\nFu svegliato bruscamente da una voce squillante e un po&#8217; metallica: &#8220;Stiamo iniziando la discesa verso l&#8217;aeroporto di Roma Fiumicino, dove atterreremo tra dieci minuti circa&#8230;&#8221; Rimase per qualche secondo paralizzato ed un po&#8217; inebetito. Marrakech, la stanza buia, Karima, l&#8217;hotel&#8230; sembrava tutto cos\u00ec reale&#8230;<\/p>\n<p>L&#8217;aereo atterr\u00f2 con un leggero ritardo. Prese il suo trolley rosso (cominciava a piacergli), usc\u00ec dall&#8217;aeromobile e si avvi\u00f2 verso l&#8217;area di parcheggio dove aveva lasciato la sua auto. Camminava stanco e perplesso, come se si trovasse nel posto sbagliato. Accese il cellulare, che dopo pochi secondi squill\u00f2. Lesse il display, era Elena, sua moglie.<br \/>\n&#8220;Ciao Elena&#8221;<br \/>\n&#8220;Alberto ma che fine hai fatto? Aspettavo la tua telefonata&#8221;<br \/>\n&#8220;Sono appena atterrato, l&#8217;aereo ha fatto ritardo&#8221;<br \/>\n&#8220;Hai dimenticato che stasera siamo a cena dai miei? Lo sai che ci vogliono puntuali alle nove. Ricordati di prendere al duty free quelle bottiglie che ti ho chiesto, mio padre ne va matto. Ah, domani mattina mi devi accompagnare all&#8217;Ikea, devo assolutamente comprare quelle sedie per il giardino&#8221;<br \/>\n&#8220;Ma Elena domani mattina&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Non cominciare a trovare scuse, non voglio fare sempre tutto da sola. Tra l&#8217;altro dobbiamo fare la spesa per domani sera, Claudio e Francesca hanno confermato che verranno a cena. Verranno anche Giovanna e Fabio, sai che allegria&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Domani sera volevo andare al teatro&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Che palle &#8216;sto teatro! Piuttosto, hai prenotato l&#8217;agriturismo per domenica? Se non ti sbrighi non troveremo pi\u00f9 posto&#8221;<br \/>\n&#8220;Elena devo chiudere, sto prendendo la macchina&#8221; e senza attendere risposta Alberto chiuse la telefonata.<\/p>\n<p>Imbocc\u00f2 il corridoio che portava al parcheggio interrato. Pass\u00f2 davanti alla biglietteria (era ancora aperta). Si ferm\u00f2, poi torn\u00f2 indietro, entr\u00f2 nella biglietteria. Una ragazza gentile e sorridente lo accolse.<br \/>\n&#8220;Buonasera signore&#8221;<br \/>\n&#8220;Buonasera. Per favore, quando parte il primo volo per Marrakech?&#8221;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_30346\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"30346\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La stanza era buia e spoglia, solo una luce debole passava attraverso una feritoia sopra la porta in ferro. 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