{"id":30316,"date":"2017-03-16T18:27:04","date_gmt":"2017-03-16T17:27:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30316"},"modified":"2017-03-16T18:27:04","modified_gmt":"2017-03-16T17:27:04","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-un-caffe-al-soul-di-monia-politi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30316","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Un caff\u00e8 al Soul&#8221; di Monia Politi"},"content":{"rendered":"<p>Pioveva.<br \/>\nIl manto stradale di pietra creava strani giochi di colori, mescolando le luci dei lampioni con l\u2019acqua\u2026era come se tutta la citt\u00e0 avesse deciso di specchiarsi nelle pozzanghere, mostrando i suoi preziosi segreti, nascosti tra le mura dei nobili palazzi. Si sentiva nell\u2019aria quel tipico odore del fumo dei camini, a ricordare che la primavera era ancora lontana.<br \/>\nI negozi stavano per abbassare le serrande e i commessi e le commesse si affrettavano a mettere ordine nei vari locali, desiderosi di ritornare a casa.<br \/>\nAlla fine del vicolo, il caff\u00e8 \u201cSoul\u201d era aperto e dalla sua porta a vetri filtrava un\u2019atmosfera accogliente.<br \/>\nIl pavimento del locale era uno splendido mosaico a motivo floreale, come quello delle case di una volta, piccole candele bianche erano accese sui tavolini di legno nudo e tremolavano ogni volta che qualcuno entrava nel locale.<br \/>\nPietro, il gestore del bar dai tempi della sua prima apertura, era un uomo corpulento con oramai pochi capelli grigi in testa , compensati da un gran bel paio di baffi che dominavano il suo viso sempre sorridente.<br \/>\nPietro indossava un grembiule bianco i cui lacci facevano fatica a rigirarsi sulla sua pancia e con orgoglio continuava da anni a sfoggiare la sua maestria nel preparare tanti caff\u00e8 contemporaneamente, con una macchina che risaliva ai primi del Novecento e che nella penombra del locale brillava impeccabile di ottone e rame ancora lucenti.<br \/>\nI suoni che accompagnavano quella preparazione erano sempre gli stessi. Pietro batteva sull\u2019asta di legno nel cassetto delle pose di caff\u00e8, avviava la macinazione (quale silenzioso aroma si sprigionava da quei chicchi in quel momento!) dava due colpi alla leva per far scendere la polvere e avviava la macchina: lentamente veniva gi\u00f9 quel filo di caff\u00e8, tra marrone e giallo per via della schiuma, si sentiva il suono profumato delle dense gocce di caff\u00e8 che cominciavano a macchiare le tazzine immacolate e rigorosamente tenute al caldo, fino a che erano riempite sino a met\u00e0.<br \/>\nPietro amava ripetere che il caff\u00e8 racchiudeva in s\u00e9 la forza dei quattro elementi: l\u2019acqua che permetteva l\u2019estrazione della bevanda dai chicchi macinati con maestria, la terra che era stata la culla dei semi di caff\u00e8 in luoghi spesso lontani e per questo magici e il caff\u00e8 ne ricordava il colore intenso, il fuoco che permetteva con la sua energia di sprigionare i profumi corposi e l\u2019aria che ne permetteva la diffusione: era sempre affascinante ascoltare dalla bocca di Pietro questa sorta di favola del caff\u00e8!<br \/>\nQuella sera, indaffarato dietro il bancone, Pietro era invece preso malvolentieri dalle chiacchiere di una vecchia signora, che indossava uno sgargiante vestito di seta rosso e col viso goffamente truccato, illusa di poter nascondere le sue rughe solcanti sotto il pesante strato di cerone: era l\u00ec a raccontare le sue giovani avventure amorose, quando le giornate di pioggia come quella erano la scusa per rinchiudersi in qualche casa e abbandonarsi sotto le bianche lenzuola di lino nelle braccia di qualche bel giovanotto. Non sapeva essere scortese, Pietro, pertanto continu\u00f2 ad ascoltare quel triste racconto, tentando di intervenire con qualche simpatica battuta.<br \/>\nAi tavoli era seduta poca gente, c\u2019era un brusio di voci che non era fastidioso e riempiva piacevolmente gli spazi immensi del soffitto a botte. La musica di sottofondo del locale, sempre a basso volume, proveniva da una vecchia radio in radica di noce che era il vanto di Pietro, perch\u00e9, nonostante la sua veneranda et\u00e0, funzionava ancora bene. Sulle mensole alte di legno erano esposti in bella mostra tanti oggetti appartenenti al mondo del caff\u00e8: vecchie pentole per tostare i chicchi al fuoco, la storica caffettiera napoletana in alluminio, il macina caff\u00e8 in ceramica bianca e una serie infinita di tazze di ogni epoca e provenienza geografica.<br \/>\nAi muri erano appese senza cornice alcune locandine coloratissime dei film di Tot\u00f2, grande cultore del caff\u00e8 che lo aveva raccontato, tra risate e lacrime, in tanti suoi film, e alcune tavolette di legno sulle quali erano incise frasi celebri su questa leggendaria bevanda: \u201dA riempire una stanza, basta una caffettiera sul fuoco\u201d, \u201cQuando io morir\u00f2, tu portami il caff\u00e8, e vedrai che io resuscito come Lazzaro\u201d, \u201cHo misurato la mia vita a cucchiaini di caff\u00e8\u201d.<br \/>\nIn fondo alla sala, in una nicchia scavata nelle pareti bianche a calce, c\u2019erano pochi ripiani nei quali alcuni libri, di vario genere letterario, e in realt\u00e0 poco noti, sfoggiavano il loro dorso: non si trattava di un semplice elemento decorativo, che doveva dare un tono al locale, ma spesso accadeva che chi frequentava il bar, si sedesse ai tavolino con una tazza di caff\u00e8 e uno di quei libri. Quelle pagine facevano compagnia, aprivano la mente a vite diverse, oppure raccontavano di emozioni e sensazioni nelle quali il casuale lettore si riconosceva e tutto questo trapelava dal volto: c\u2019era attenzione nello sfogliare quelle pagine profumate di caff\u00e8 e dell\u2019odore di tante vite che su di esse si erano soffermate.<br \/>\nDalle tazze di caff\u00e8 veniva su un fumo corposo di vapore che sembrava quasi cancellare i contorni delle cose e delle persone. Era come se tutto divenisse a un tratto incontenibile, come nelle tele dei pittori impressionisti, e oggetti e persone potessero confondersi nella loro indeterminatezza.<br \/>\nC\u2019erano modi diversi di bere il caff\u00e8: chi lo assaporava senza zucchero, chi invece ne addolciva il sapore con quei bianchi cristalli, lo mescolava e poi c\u2019era chi riponeva il cucchiaino sul piattino e chi invece, con la goccia rimasta sul cucchiaino, sporcava il bordo della tazzina, quasi per avvinarla. C\u2019era chi lo sorseggiava, assaporandolo goccia a goccia e chi invece lo beveva in un sol colpo: tutti per\u00f2 erano soddisfatti di quella bevanda e, uscendo, non si dimenticavano mai di dire a Pietro che quello del Soul era il miglior caff\u00e8 della citt\u00e0.<br \/>\nElena entr\u00f2 infreddolita, aveva preso in pieno la pioggia, perch\u00e9, come al solito, aveva dimenticato in macchina l\u2019ombrello. Salut\u00f2 con un gesto affettuoso della mano Pietro e fece segno che andava ad accomodarsi.<br \/>\nSi sedette al solito tavolino, vicino alla finestra con le tendine bianche ricamate, dalla quale era possibile osservare la stanco passeggiare della gente per la via. Si guard\u00f2 intorno e, come sempre le accadeva quando era in quel locale, si sent\u00ec a casa, accolta da quelle mura che nel corso di tanti anni avevano assorbito i racconti e le vite di tanti avventori. Era come se ci fosse memoria viva in quei mattoni, presenza umana che continuava a trasudare e che rendeva quel piccolo locale un luogo avvolgente.<br \/>\nGuard\u00f2 l\u2019orologio\u2026Erano gi\u00e0 le otto e Marco non era ancora arrivato\u2026.<br \/>\n\u201dIl solito ritardatario\u201d disse fra s\u00e9 e s\u00e9, ma la cosa non la infastidiva perch\u00e9 approfittava sempre di questi momenti di attesa per fare ordine nei suoi pensieri: in quell\u2019angolo di mondo, il tempo si dilatava, era possibile riacquistare il ritmo naturale della propria vita e svuotare la mente dal superfluo.<br \/>\nPoco dopo, la porta del locale si apr\u00ec: era Marco che si guard\u00f2 intorno e scorse Elena al solito posto, ordin\u00f2 due caff\u00e8 a Pietro e si avvicin\u00f2 al tavolino.<br \/>\n\u201cCiao ben trovata. Come va?\u201d Disse rivolgendosi a Elena baciandola sulle guance.<br \/>\n\u201cBene grazie!\u201d Rispose lei con un dolce sorriso.<br \/>\nErano seduti l\u2019uno di fronte all\u2019altra, arrivarono i due caff\u00e8 e cominciarono a sorseggiarli scaldandosi le mani fredde sulle tazzine bollenti.<br \/>\nQuella di bere un caff\u00e8 al Soul era una vecchia abitudine di Elena e Marco, che risaliva ai tempi dell\u2019Universit\u00e0: da allora molte cose erano cambiate, i loro visi, il loro fisico ma, come i muri di quel vecchio locale, qualcosa in loro era rimasto intatto.<br \/>\nEsistono luoghi del nostro essere che non risentono del passaggio del tempo, poich\u00e9 nessuna relazione funzionale li lega al \u201cPotente Signore\u201d: sono luoghi dove la polvere del trascorrere delle stagioni non pu\u00f2 penetrare e rimangono cos\u00ec fuori dalla linea del tempo, e l\u00ec tutto accade istantaneamente, senza memoria, senza ricordo, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 solo presente.<br \/>\nEcco l\u00ec, in quel cassetto del cuore, tutto era rimasto uguale a se stesso, nel corso degli anni il caff\u00e8 con i suoi profumi intensi, il suo sapore forte aveva accompagnato le lunghe chiacchierate di Elena e Marco, aveva scandito con la sua presenza tanti momenti della loro bella amicizia, ma, inspiegabilmente, ogni volta, era sempre un nuovo incontro, un nuovo momento.<br \/>\nAvevano deciso di dare un nome a questi incontri: il caff\u00e8 evolutivo, perch\u00e9 quella bevanda calda rappresentava una scusa piacevole per incontrarsi e parlare della loro vita, che \u00e8 un continuo cambiamento ed evoluzione dell\u2019 essere umano alla scoperta di se stesso.<br \/>\nLe loro voci erano sempre molto morbide, le parole non casuali, accoglienti e invitavano all\u2019ascolto: a volte la loro riflessione prendeva spunto da qualche frase catturata sulla pagina di un libro ed era divertente osservare come un pensiero scritto da un perfetto estraneo trovasse poi un comodo spazio nelle loro vite&#8230;<br \/>\nEntrati in quel posto, era come se a quel posto appartenessero, come una pietra preziosa appartiene al suo scrigno: ogni tanto guardavano le loro tazze, come se cercassero in esse lo spunto per il dialogo, e quelle tazze erano sempre in grado di ispirarli.<br \/>\nQuella di Marco ed Elena era una storia come tante: si erano conosciuti all\u2019Universit\u00e0 , erano stati compagni di corso a medicina e tutti e due avevano studiato e lavorato duramente per raggiungere l\u2019agognata laurea, ma non per questo avevano rinunciato a qualche pausa, ritagliandosi degli spazi tra una lezione e l\u2019altra e tra un esame e l\u2019altro per godersi un po\u2019 la vita: questi momenti erano fatti di semplici cose: una passeggiata, un film al cinema, ma soprattutto un caff\u00e8 al bar. Quella bevanda era entrata a fare parte della loro vita, come accade spesso per gli studenti, per esigenze di studio notturno, era stato un aiuto per rimanere svegli.<br \/>\nNel corso degli anni aveva per\u00f2 piano piano assunto un ruolo diverso nella loro vita: era divenuto piacere del gusto e dell\u2019olfatto, ospite e testimone sempre gradito delle loro chiacchierate, rappresentandone il motivo conduttore.<br \/>\nIn quella bevanda c\u2019era vita, storia, era quasi una pozione magica grazie alla quale l\u2019anima delle persone riaffiorava e si sedeva comodamente a quei tavolini per ricordare che la vita non \u00e8 rincorrere il tempo per tentare di bloccarne l\u2019inesorabile avanzamento, ma \u00e8 seguirne il fluire senza accelerazioni.<br \/>\nMarco ed Elena non erano mai stati insieme, se non come amici, non era scattata la molla dell\u2019amore, ma avevano condiviso e continuavano a condividere momenti delle loro vite, nel naturale trascorrere delle loro esistenze. Quello del caff\u00e8 da Pietro era uno degli appuntamenti a cui non rinunciavano mai. Non sapevano spiegarsi il perch\u00e9, ma in quel posto, con quelle luci e quei sapori e profumi discreti, si erano sempre trovati a loro agio per parlare.<br \/>\nQuei momenti al \u201cSoul\u201d erano uno spazio quasi sacro per Marco ed Elena, era una tranquilla parentesi di tempo durante il quale si poteva parlare, dando alle parole il tempo giusto per essere formulate e per essere comprese.<br \/>\nI due rimanevano l\u00ec per un paio d\u2019ore ogni sera prima di ritornare a casa, e quel modo di stare insieme li rendeva felici: a quel tavolino, il caff\u00e8 fluidificava le loro vite, snodava le situazioni ingarbugliate, eliminava gli attriti.<br \/>\nQuando le campane della vicina chiesa suonarono le dieci, Marco ed Elena si alzarono dal tavolo e si incamminarono verso l\u2019uscita.<br \/>\nQuella sera aveva smesso di piovere \u2026<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_30316\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"30316\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pioveva. 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