{"id":30300,"date":"2017-03-17T11:39:01","date_gmt":"2017-03-17T10:39:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30300"},"modified":"2017-03-17T11:39:01","modified_gmt":"2017-03-17T10:39:01","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-le-avventure-del-signor-g-di-andrea-proietti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30300","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Le avventure del signor G. &#8220;di Andrea Proietti"},"content":{"rendered":"<p>Per giudicare un uomo bisogna almeno conoscere il segreto del suo pensiero, delle sue sventure, delle sue emozioni.<\/p>\n<p>[Honor\u00e9 de Balzac]<br \/>\nI<\/p>\n<p>Era la sera del 15 maggio, mancavano tre settimane esatte alle elezioni.<br \/>\n\u00abQuesta sera, signori, ho capito perch\u00e9 le sue cene sono diventate leggendarie. \u00c8 la prima volta che partecipo, finalmente, e ammetto che Giampiero \u00e8 davvero un mito!\u00bb, esord\u00ec il Sindaco del capoluogo tra gli applausi divertiti degli oltre duecento commensali. L\u2019atmosfera era perfetta, come il padrone di casa l\u2019aveva studiata durante i lunghi giorni di gestazione e ripassata durante i brevi sonni notturni.<br \/>\n\u00abCi troviamo di fronte \u2013 prosegu\u00ec il Sindaco, ammiccando i presenti con il bicchiere in mano \u2013all&#8217;unico territorio in Europa dove ancora oggi si batte moneta: il Gregorelli d&#8217;oro\u00bb. E gi\u00f9 risate e applausi, che di l\u00ec a pochi giorni si sarebbero trasformati certamente in voti, vittorie, successi.<br \/>\nGregorelli, il gran cerimoniere, teso al punto giusto, con un sorriso frenato dalla concentrazione, abbracci\u00f2 il Sindaco e forse, per un attimo, pens\u00f2 che s\u00ec, una moneta con la sua effige vi sarebbe stata proprio bene. Era per\u00f2 il momento di andare avanti. Doveva ancora presentare gli altri protagonisti del banchetto: il presidente della Provincia, di nuovo in corsa, del resto aveva fatto molto bene durante il suo primo mandato, i sindaci da riconfermare, poi ascoltare il saluto del direttore, del senatore, di questa e di quest\u2019altra autorit\u00e0, tutto secondo un ordine prestabilito nei minimi dettagli. Ognuno era seduto a tavola, si muoveva, interagiva secondo un copione che Gregorelli aveva scritto e ora dirigeva con la consueta, assoluta maestria: \u00abCome sono bravi, che gioco di squadra\u00bb \u2013 pensava tra s\u00e9, asciugandosi il viso sudato con un fazzoletto bianco come un allenatore a bordo campo. Nello stesso istante, il Senatore, stimato professionista, persona schiva e concreta, quel che si dice un gentiluomo, guardandolo all\u2019opera, frugava invano fra i suoi ricordi per sapere quando e come tutto questo aveva potuto cominciare. La risposta che si diede fu laconica, quasi rassegnata: \u00abera sempre esistito quel sottobosco umido e fertile della democrazia dove nasce, cresce e si rafforza l\u2019Homo gregorellius\u00bb.<br \/>\nUn giovane avvocato, non proprio nuovo dell\u2019ambiente, seduto accanto a sua moglie, un po\u2019 impacciato ma \u00abassai perspicace\u00bb, credeva lei, spiegava alla sua sposa, tutt\u2019altro che timida e forse \u00abnon molto perspicace\u00bb, credeva lui, la disposizione dei commensali nel grande salone rettangolare. Nella stanza rettangolare, allestita con due file di tavoli paralleli alle pareti pi\u00f9 lunghe, unite in fondo a formare una U, l\u2019ordine rispettava una severa scala gerarchica, come i santi e i beati nella rosa celeste. All\u2019ingresso, un po\u2019 smarriti e con lo sguardo spesso rivolto di traverso verso le posizioni che contano, sedevano i semplici elettori, tra cui diverse famiglie al completo. A seguire avevano trovato posto gli elettori, divisi per categorie professionali: sanit\u00e0, trasporti, pubblica amministrazione. Nel terzo restante della mensa, preceduti dai cosiddetti grandi elettori, persone dotate di una individualit\u00e0 e soprattutto di una cifra politica autonoma, in maggioranza medici, c\u2019erano i politici: prima quelli con incarichi in Enti di secondo livello, poi quelli titolari di seggi elettivi, poi gli assessori, e, infine, in fondo, nel lato corto della U, in vetrina, gli uomini del comando e tra loro, naturalmente, Gregorelli.<br \/>\n\u00ab\u00c8 visibilmente emozionato, raramente l\u2019avevo visto cos\u00ec in simili circostanze, per\u00f2 \u00e8 in forma, a parte l\u2019oratoria\u00bb \u2013 comment\u00f2 il portaborse del\u2026 o il portavoce del vicepresidente, dopo che l\u2019uomo, nel suo discorso introduttivo aveva affermato che \u00abQuesto non \u00e8 un comizio, questa non \u00e8 una cena elettorale. \u00c8 un incontro tra amici. Ora cedo la parola al candidato Garofano e al candidato Mozzarella, ricordando che nel nostro collegio si vota Ferrucci alle provinciali. Saluto, infine, il sindaco Monacelli, che, vedo, sta arrivando proprio adesso. Lo prego di raggiungerci al tavolo\u00bb. E gi\u00f9 applausi!<br \/>\n\u00abChe tempismo questo sindaco \u2013 godeva Gregorelli \u2013, che scena perfetta di fronte ai miei\u00bb.<br \/>\nLui era solito descrivere cos\u00ec i cosiddetti suoi: \u00abSono i miei amici, i miei elettori, gente che si fida di me, la fiducia dei quali ho conquistato con un favore, un posto di lavoro, un aiuto per risalire la corrente in un periodo di difficolt\u00e0. Io sacrificherei la mia vita per ciascuno di loro, perch\u00e9 sono loro la mia forza\u00bb.<br \/>\n\u00abHo i voti \u2013 ammoniva con sicumera se provocato \u2013 per eleggere un Consigliere comunale e mezzo nel Comune capoluogo e uno abbondante negli altri tre Comuni del comprensorio\u00bb. Sempre a suo modo coerente e schietto, a detta degli altri, non disdegnava l\u2019arma del ricatto quando percepiva di essere escluso dalle decisioni importanti: \u00abBisogna fare i conti con Gregorelli, \u00e8 chiaro? altrimenti qualcuno sbatte il muso\u00bb \u2013 ripeteva allora accipigliandosi rosso in viso.<br \/>\nFrasi che, dirette come frecce incendiarie contro il bersaglio di turno, accompagnavano regolarmente qualunque appuntamento elettorale, dal consiglio di circoscrizione al Parlamento.<br \/>\nGregorelli \u00e8 un uomo dall\u2019esistenza comune: la famiglia, il lavoro, gli amici, pochi svaghi, lo stadio la domenica pomeriggio, meno donne di quelle millantate. L\u2019aspetto da funzionario pubblico d.o.c., a ben guardarlo, ricordava un po&#8217; l&#8217;orso Yoghi, un po&#8217; il tenero Bub\u00f9. Aveva il fisico caratteristico di quei maschi italiani che furono bambini nei tempi dell\u2019orbace e dei telefoni bianchi, che ora stavano invecchiando bene: le gambe corte e proporzionate al corpo, come le braccia, dalle quali pendevano due belle mani carnose eppur eleganti, una prominente pancia del benessere portata con agilit\u00e0, il viso ovale e tornito su un collo appena accennato, i capelli ondulati e corti di un improbabile colore castano, misto rame, con un\u2019antica frangia ribelle adagiata sulla fronte, gli occhi, marroni e lucenti, spiccavano rispetto ad un naso largo e tondeggiante, le guance morbide, pronunciate, racchiudevano una grande bocca dall&#8217;espressione allegra.<br \/>\nL&#8217;abito era d&#8217;ordinanza.<br \/>\nVestito scuro e cravatta Regimental di seta, su camicia azzurra, per la rappresentanza ufficiale; abito spezzato, con camicia color pastello o maglietta polo gialla o rosa, nelle occasioni meno impegnative. Le uniche due varianti erano l\u2019inseparabile Loden verde bottiglia, che come le castagne compariva ai primi freddi, e la giacca, che a volte poteva scomparire nell\u2019afa estiva. Le sole concessioni al lusso, ma non al gusto, rilevavano gli osservatori pi\u00f9 attenti, erano un orologio tipo rolex al polso sinistro, un pesante bracciale d&#8217;oro nell\u2019altro e una catenina, sempre d\u2019oro, al collo, oltre al pezzo forte, il suo vanto: la berlina blu dirigenziale superaccessoriata.<br \/>\nMolte persone, pur criticandolo, mostravano di ammirare quest\u2019uomo. Uno sempre lontano dalle prime pagine dei giornali e dai riflettori delle televisioni locali, sebbene la sua ascesa fu continua e il potere crescente: a sedici anni apprendista tuttofare nel commercio, a diciotto tuttofare nel commercio, a venti il salto a tuttofare in un\u2019azienda pubblica. E continu\u00f2 a farne di strada quel ragazzo! S\u2019aprirono per lui dapprima le porte del sindacato, poi quelle della politica, e allora s\u00ec che Gregorelli inizi\u00f2 a costruire il suo piccolo regno, arrivando in piena maturit\u00e0 ad occupare contemporaneamente l\u2019incarico di dirigente (tuttofare) nella stessa azienda, di consigliere comunale e di amministratore in vari enti di secondo livello. Scaltro, furbo, disponibile con la gente e accondiscendente con il potentato in auge, non conobbe ostacoli al suo cammino. Ora per\u00f2 qualcosa stava per accadere.<br \/>\nLa marcia di avvicinamento verso la Domenica cruciale s\u2019era svolta secondo le aspettative, Gregorelli si apprestava ad assaporare un altro successo. Le casse con i fuochi d\u2019artificio, anticip\u00f2 a pochi fidati amici (cos\u00ec almeno sussurrava all\u2019orecchio di ciascuno di quelli cui andava rivelando il segreto, s\u2019ignorano i due o tre che alla fine ne restarono all\u2019oscuro) erano gi\u00e0 pronte nel suo garage.<br \/>\nConclusa l\u2019ennesima giornata di lavoro elettorale, ripassata sulla carta la definitiva mappa territoriale dei suoi voti, i frutti di in un lavoro quotidiano iniziato il giorno successivo le precedenti elezioni e raccolti nelle settimane di campagna elettorale, l\u2019uomo, nel suo letto, era caduto in un sonno profondo.<\/p>\n<p>II<\/p>\n<p>Nella notte gi\u00e0 fredda di quella fine estate fresca e ventosa, il rumore sordo e ripetuto di una porta che sbatteva, lo svegliarono di colpo. L\u2019alba era ancora lontana, sua moglie dormiva su un fianco. Massimiliano si alz\u00f2 dal letto e avanz\u00f2 impacciato nell\u2019oscurit\u00e0. Chiuse la finestra e riapr\u00ec la porta ora socchiusa. Un silenzio assoluto dominava l\u2019interno e l\u2019esterno della casa, anche il vento era cessato.<br \/>\nUsc\u00ec in terrazza, infreddolito, e accese un Garibaldi rimasto sul tavolo dalla sera prima. Quel brusco risveglio aveva ridestato la sua inquietudine e il suo malessere interiore. Aveva di nuovo fatto quel sogno. Lo stesso sogno che lo tormentava da anni. La storia, il racconto che forse voleva scrivere e non aveva mai scritto e che l\u2019accompagnava quasi costantemente ogni notte oppure pagine oscure di un passato lontano e perduto?<br \/>\n\u00abMaledetto!\u00bb \u2013 grid\u00f2 senza rompere il silenzio che l\u2019avvolgeva.<br \/>\n\u00abStavolta riuscir\u00f2 a liberarmi di quest\u2019incubo\u00bb \u2013 pens\u00f2, mentre lo schermo del suo computer restava fisso su quelle poche righe: \u00abEra la sera del 15 maggio, mancavano tre settimane esatte alle elezioni\u2026\u00bb.<br \/>\nNon riusc\u00ec ad aggiungere neppure una parola. \u00abSono uno scrittore o cos\u2019altro?, forse sono davvero uno scrittore, ma se \u00e8 cos\u00ec perch\u00e9 appena mi siedo alla tastiera non riesco a trasformare questo sogno, che fino ad un momento fa appariva tanto vivido e ricco di particolari, in frasi compiute\u00bb.<br \/>\nSi sentiva condannato, incapace, impotente. Doveva farlo. Doveva scrivere quel sogno per esorcizzarlo. Non conosceva il motivo per cui gli toccasse farlo, ma doveva liberarsi di quel fardello. Nulla era chiaro nella sua mente offuscata. Solo quel sogno, ancora, sempre quel maledetto sogno.<br \/>\nCominci\u00f2 a sudare, l\u2019ansia cresceva galoppante, come i battiti del suo cuore. Prese in mano il tubetto di pillole ansiolitiche che teneva sul tavolo di lavoro, ne ingoi\u00f2 alcune. La luce dell\u2019alba prendeva a disegnare i contorni delle cose. S\u2019addorment\u00f2 con la testa sul tavolo, il computer acceso, le solite poche frasi confuse.<br \/>\nIII<\/p>\n<p>La mattina del 6 giugno Gregorelli usc\u00ec di casa.<br \/>\n\u00abSono gi\u00e0 le otto mezzo, eppure questo non chiama. La prossima volta lo sgancio, tanto impegno per nulla. Lo sgan-cio! Non mi conviene\u00bb. Trascorse un attimo fra questi pensieri e il successivo squillo di uno dei suoi telefoni cellulari. Chiuse rapidamente il finestrino con un tocco leggero sul pulsante alza cristalli, infilo gli occhiali che gli pendevano sul petto, guard\u00f2 il numero, accenn\u00f2 un sorriso, meno bello ma altrettanto enigmatico e intrigante di quello della Gioconda, poi rispose. \u00abCi vediamo alle nove sulla strada della Vignaria, ci aspettano tre famiglia alle quali avevo promesso una nostra visita. Abbiamo gi\u00e0 fatto una brutta figura ieri non presentandoci. Sono dieci voti che strappiamo sotto il naso al tuo compagno. Dieci voti in pi\u00f9, ma la prossima volta vedi di essere puntuale, io non sono abituato a prendere in giro la gente \u00e8 chiaro?\u00bb<br \/>\n\u00abDai, stai calmo, si vota oggi e domani, siamo ancora in tempo. Vedrai andr\u00e0 tutto bene. Sei un grande!\u00bb, rispose il povero candidato stanco e preoccupato per l\u2019esito del voto. Si giocava non solo l\u2019elezione nel Consiglio provinciale, ma anche un probabile Assessorato.<br \/>\nLe elezioni andarono secondo le previsioni. Il successo, per quella gioiosa macchina da guerra del partito di Gregorelli, super\u00f2 addirittura le aspettative. Tutti si lodavano ora di aver fornito un contributo decisivo, di essere indispensabili per l\u2019affermazione di uno o dell\u2019altro candidato. E lui, Gregorelli, il pi\u00f9 indispensabile tra gli indispensabili. Era giunto il momento dei festeggiamenti. La sera del sabato successivo le elezioni era in programma, alle ore otto in punto, un banchetto e a seguire lo spettacolo pirotecnico, ovviamente offerti da Gregorelli<br \/>\nLoredana, pi\u00f9 di una sorella per lui, viso che esprimeva la ricchezza e i buoni sapori della gastronomia mediterranea, era l\u2019indiscussa dea coronata della cucina. Erano le quattro del pomeriggio e il caldo quasi estivo illudeva persino qualche distratta cicala. All\u2019improvviso, un\u2019esplosione secca, un solo nitido scoppio, poi l\u2019inferno. Una serie di botti sempre pi\u00f9 forti che si moltiplicavano, due, quattro, otto, fino a diventare un&#8217;unica grande bufera di fischioni, petardi, bombarde, razzi, girandole. La scena, che ricordava il finale di Zabriskie Point, immortalata da un vicino di casa, che proprio in quel momento fotografava fiero il suo bel gelsomino fiorito, occup\u00f2 nei giorni seguenti le pagine di tutti i giornali, anche nazionali. Arriv\u00f2 persino la televisione, non tanto i telegiornali, quanto le trasmissioni nazional popolari di intrattenimento mattutino e pomeridiano, di cronaca spettacolo, il meglio della TV pubblica e privata.<br \/>\nSalvo per miracolo, giacch\u00e9 era stato lui stesso a provocare, seppur inavvertitamente, la scintilla che aveva innescato il grande botto fuori programma, Gregorelli fu trovato svenuto per la paura, sdraiato supino fra i cocomeri del suo orticello, con il viso coperto da brandelli di porchetta disintegrata dal violento urto dell\u2019esplosione. Non aveva un graffio. Il danno maggiore arriv\u00f2 dalle mosche e gli altri insetti attratti a frotte dall\u2019unto gustoso di quel corpo giacente imporchettato.<br \/>\nLe conseguenze dell\u2019incidente, in un secondo momento, si dimostrarono ben pi\u00f9 gravi. Gregorelli aveva perso la memoria: molti lo costatarono di persona, nella stanza d\u2019ospedale dov\u2019era stato trasportato, durante la sequela di visite, allorquando, ripresa conoscenza, non riconobbe n\u00e9 i medici, n\u00e9, ancor pi\u00f9 impensabile, i sindaci, i presidenti e persino i due parlamentari del collegio. Non ricordava pi\u00f9 nulla e il danno, dissero poi gli specialisti, era certamente temporaneo.<br \/>\nIV<\/p>\n<p>Il telefonino appoggiato sul comodino suon\u00f2 la sveglia. L\u2019uomo la spense con un gesto meccanico e come nulla fosse s\u2019abbandon\u00f2 di nuovo al sonno sull\u2019altro lato del letto. La sua Maria era gi\u00e0 uscita, nessuno lo disturbava. Sonno, sogno, incubo, Gregorelli: ricomparve la sua condanna, perch\u00e9?<br \/>\nDorm\u00ec agitato quasi altre due ore, fin quando qualcuno scampanell\u00f2 all\u2019uscio di casa. Al quarto o quinto squillo si dest\u00f2, pigramente. Insonnolito e arruffato, stanco pi\u00f9 di prima, in mutande, apr\u00ec la porta. Si trattava del postino che gli consegn\u00f2 in mano una busta bianca, che a vista pareva contenere diversi fogli. Stampigliato sul retro, il mittente: una nota testata giornalistica. Il destinatario, cos\u00ec verific\u00f2 dopo aver chiuso la porta, doveva essere proprio lui, infatti, scritto a chiare lettere con inchiostro di china nero, si leggeva Massimiliano Guerra, Via Garibaldi 59\u2026 \u00abSono io!\u00bb, sussurr\u00f2 con enfasi mista a spavento.<br \/>\nPrima di aprire la busta esit\u00f2, immerso in quella nebbia che da troppo tempo aveva sostituito i suoi ricordi. Rammentava solo di aver perso la memoria, lo riscopriva ogni giorno, perch\u00e9 la sua mente non solo aveva cancellato il passato, ma non era pi\u00f9 in grado di creare una nuova memoria. Ogni giorno, Massimiliano Guerra rinasceva, la sua testa era una tabula rasa, un palinsesto da riempire e cancellare nello spazio di una giornata.<br \/>\n\u00abUna serie di articoli di giornale, con la mia firma: 14 giugno, Tremenda esplosione di fuochi d\u2019artificio. Ferito il consigliere Gregorelli; 15 giugno, Il centrosinistra dedica la vittoria elettorale a G. Gregorelli ancora in ospedale; 16 giugno, Gregorelli, dicono i medici, sta meglio, ma ha perso la memoria; 17 giugno, Gregorelli perde la memoria; 21 giugno, Dimesso il concigliere Gregorelli. L\u2019esplosione non ha lasciato conseguenze, anche la memoria sta tornando a posto; 14 luglio, Gregorelli racconta al nostro giornale la sua terribile esperienza, fortunatamente finita bene\u00bb.<br \/>\n\u00abSono dunque un giornalista, certamente lo sono stato, dieci anni fa ho scritto io questi articoli. Ecco dunque l\u2019origine dei miei incubi! Ma perch\u00e9 ora mi inviano dal giornale questi ritagli? e chi \u00e8 questo Gregorelli?\u00bb.<br \/>\nContinu\u00f2 ad andare avanti e indietro, cercando di ricordare, tentando di illuminare la sua mente, fino a che, esausto, sprofond\u00f2 vinto fra i morbidi cuscini del grande divano.<br \/>\nGregorelli nello stesso istante, magari un po\u2019 invecchiato e appesantito, ma sempre uguale a se stesso, e sempre nel posto giusto al momento giusto, eccetto forse quella volta dei fuochi in garage, assisteva dall\u2019esterno alla scena, sbirciando dalla finestra socchiusa del salone e scrutando le reazioni di Massimiliano. Quasi ne guidava i movimenti con gli occhi: il contenuto di quella busta era stata, naturalmente, una sua idea. L\u2019ennesimo tentativo, dopo tanti anni, di offrire a Massimiliano un\u2019occasione, una scintilla per riaccendere la sua memoria spenta, anche se i medici ne escludevano ogni possibilit\u00e0. Tutti, a dire il vero, s\u2019erano da lungo tempo arresi alla sorte del giornalista, anche la povera moglie Maria e il fratello Guerriero. Solo Gregorelli, instancabile ottimista, non si dava per vinto. Fu l\u2019unico a non disarmarsi delle buone volont\u00e0, a non accettare quel destino per uno dei \u201csuoi\u201d amici pi\u00f9 cari, e Massimiliano era forse il pi\u00f9 caro: sarebbe stato pronto a tutto, anche a misurarsi con le leggi della natura, a vendere l\u2019anima al diavolo se necessario, come aveva sempre fatto. Ne rest\u00f2 convinto per tutta la vita Gregorelli e se ne and\u00f2 senz\u2019arrendersi, anche se per Massimiliano lui continu\u00f2 a vivere solo negli incubi notturni, in cui fotogrammi di passato riportavano alla luce quella storia che poi puntualmente svaniva, come ogni altra cosa, alla luce di un\u2019esistenza quotidiana totalmente priva di memoria.<br \/>\nRacconta chi talvolta va a fargli visita nella sua nuova residenza senile a Villa Chiara, tra l\u2019ombrosit\u00e0 dei lecci e il fischiar dei merli, che Massimiliano, seduto nel cortile con le gambe riparate da una pesante coperta, tormenta ogni giorno il quasi centenario, e per sua fortuna pressoch\u00e9 sordo, avvocato Mannini con quella maledetta storia. E, sar\u00e0 una leggenda o forse no, sta a noi crederlo, \u00e8 una storia che oggi il vecchio Massimiliano tenta ancora di scrivere.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_30300\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"30300\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per giudicare un uomo bisogna almeno conoscere il segreto del suo pensiero, delle sue sventure, delle sue emozioni. [Honor\u00e9 de Balzac] I Era la sera del 15 maggio, mancavano tre settimane esatte alle elezioni. \u00abQuesta sera, signori, ho capito perch\u00e9 le sue cene sono diventate leggendarie. \u00c8 la prima volta che partecipo, finalmente, e ammetto [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_30300\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"30300\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":12150,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[398],"tags":[350,355,429,427,45,426,428,430],"class_list":["post-30300","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2017","tag-luccautori","tag-raccontinellarete","tag-costume","tag-politica","tag-racconto","tag-satira","tag-societa","tag-umorismo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30300"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/12150"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=30300"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30300\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":30327,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30300\/revisions\/30327"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=30300"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=30300"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=30300"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}