{"id":30176,"date":"2017-03-07T19:15:27","date_gmt":"2017-03-07T18:15:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30176"},"modified":"2017-03-07T19:15:27","modified_gmt":"2017-03-07T18:15:27","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-piove-blues-di-pierpaolo-grezzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30176","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Piove blues&#8221; di Pierpaolo Grezzi"},"content":{"rendered":"<p><em>Quaderno di Rocco B., quello con la copertina verde<\/em><br \/>\nLa cosa pi\u00f9 difficile \u00e8 la normalit\u00e0. A volte \u00e8 insostenibile, con il suo peso lieve. Ho pensato che un giorno scriver\u00f2 un libro, l\u2019elogio della normalit\u00e0. La mia generazione ne ha avuto sempre un concetto negativo, io per primo. Sono sempre fuggito, sono sempre andato alla ricerca di qualcosa di straordinario, lontano, anomalo.<br \/>\nMa ora, qui, mentre guardo la pioggia sul lago, dal mio balconcino, e fumo una sigaretta, mi dico che la cosa pi\u00f9 difficile da imparare \u00e8 amare il peso della normalit\u00e0. Del presente. Dell\u2019essere qui e basta. Senza seguire in continuazione quell\u2019inquietudine in superficie, che costringe a fuggire. Seguire invece ci\u00f2 che si \u00e8 nelle profondit\u00e0.<br \/>\n\u00c8 come il blues. \u00c8 come quando s\u2019ascolta il blues di certi posti di New Orleans. Che poi io, a New Orleans, neanche ci volevo andare. \u00c8 successo tutto per caso, e molto rapidamente. Ero a Memphis, in Tennessee. E Sally era andata a Seattle, io volevo raggiungerla, il prima possibile, ma avevo un contratto al Roma Restaurant, su Monroe Avenue. E non potevo lasciare Rino da un giorno all\u2019altro. Il Roma era un posto piccolissimo, ma con un\u2019atmosfera speciale ed era uno dei posti pi\u00f9 ricercati di Memphis, uno di quelli dove si mangia davvero italiano. Quando Rino aveva assaggiato i miei gnocchetti verdi alici, spinaci e menta era rimasto sbalordito.<br \/>\n\u00abMr. Rocco! Tu da qui non te ne vai!\u00bb, aveva intimato, scoppiando in quella sua risata grassa e sguaiata.<br \/>\nM\u2019aveva fatto una proposta che non potevo proprio rifiutare e ci eravamo accordati per tre mesi. Mi dissi che lavorare l\u00ec m\u2019avrebbe fatto bene, l\u2019ambiente era festoso e mi ricordava certe trattorie romane. E poi avrei avuto i soldi per starmene tranquillo con Sally per un bel po\u2019. La chiamavo ogni volta che avevo un attimo. Avevo perso la testa per lei, o almeno cos\u00ec mi sembrava.<br \/>\nTra i camerieri c\u2019era un ragazzo nero, Benjamin Reed, di Chicago. Era un pianista, si era formato sulla strada e ogni tanto suonava il vecchio Hammond che Rino aveva messo in sala. Era veramente straordinario quello che riusciva a fare quel ragazzo ricciolino quando si sedeva davanti a un organo. Ogni volta che ci metteva le mani, magari quando c\u2019era meno gente e si poteva prendere cinque minuti, tutto si fermava e si rimaneva immobili, stupefatti, a sentire Benny Reed. Suonava blues. Un blues tutto suo, diceva. Quando suoni tu, piove blues, gli dicevo io.<br \/>\nAveva una sensibilit\u00e0 speciale, sia sull\u2019organo che nella vita. Parlavamo molto e mi port\u00f2 in giro, nei migliori locali in cui si suonava blues. Con lui parlai di tutto. Forse \u00e8 stata una delle poche persone con cui mi sono aperto veramente. La gente del suo giro lo rispettava e una sera mi fece conoscere Tommy Gray, un nero grasso, con un assurdo cappello azzurrino, vestito da cowboy di lusso. Tommy Gray era il proprietario di alberghi, ristoranti e locali notturni a New Orleans e pare che fosse anche una specie di discografico. Cio\u00e8, registrava alla meglio i concerti nei suoi locali, ne faceva dei dischi e li vendeva, sempre nei suoi locali. Questo era un bel business, diceva. E in effetti alcuni talenti che aveva scoperto, poi, erano diventati famosi, cos\u00ec diceva Benny. Insomma, gli propose un contratto per il Black Cat, uno dei suoi locali, che era anche uno dei migliori locali blues di New Orleans. E Benny non stava nella pelle: \u00abPer\u00f2 vengo se viene anche lui\u00bb, disse. \u00abE lui chi \u00e8?\u00bb, gli fece Tommy. \u00abIl pi\u00f9 grande chef italiano vivente!\u00bb \u00abMa veramente?\u00bb \u00abS\u00ec, veramente. Se vuoi ti fa assaggiare gli gnocchi verdi alici, broccoli e menta!\u00bb \u00abSpinaci, non broccoli\u2026\u00bb, dissi io, senza rendermi neanche conto.<br \/>\nTommy ci guard\u00f2 come due matti. Prese un tiro dal suo sigaro e disse che, se ero veramente cos\u00ec bravo, si poteva fare. E cos\u00ec, dopo una settimana, io e Benny ci trovammo a New Orleans.<br \/>\nLa vita l\u00ec era un vortice. Si lavorava, si ascoltava blues, si beveva qualcosa, si lavorava, si conosceva gente, si lavorava, si parlava con la gente, si beveva qualcosa, si lavorava, si ascoltava blues. E sempre cos\u00ec. Furono mesi colmi di vita.<br \/>\nIn quel vortice, non avevo molto tempo per chiamare Sally. C\u2019era troppo blues.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">I<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\u00abOh Alf\u00f2! Entra, entra\u00bb<br \/>\n\u00abScusa R\u00f2, forse ti ho disturbato\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abMacch\u00e9! Vieni vi\u00e8!\u00bb<br \/>\n\u00abTi ho portato la sbriciolata\u00bb<br \/>\n\u00abAlf\u00f2, non devi portare niente, lo sai!\u00bb<br \/>\n\u00abS\u00ec, lo so, lo so\u2026 Ma questa \u00e8 buona, l\u2019ha fatta mamma\u00bb<br \/>\n\u00abCome stanno i tuoi?\u00bb<br \/>\n\u00abEh, insomma. I soliti problemi\u00bb<br \/>\n\u00abMi dispiace\u00bb<br \/>\nAlfonso chin\u00f2 il capo di lato, rassegnato. \u00abSicuro che non ti ho disturbato? Stavi facendo qualcosa?\u00bb<br \/>\n\u00abStavo ascoltando musica\u00bb<br \/>\n\u00abChi \u00e8?\u00bb<br \/>\n\u00abBenny Reed. Ti piace?\u00bb<br \/>\n\u00abNon lo conosco\u00bb<br \/>\nRocco B. s\u2019avvicin\u00f2 allo stereo e abbass\u00f2 il volume, mentre faceva segno ad Alfonso di mettersi a sedere su uno degli sgabelli alti, di fronte l\u2019isola di legno della cucina. Era pomeriggio inoltrato e fuori cominciava a piovere.<br \/>\n\u00abL\u2019assaggiamo subito la torta di cumm\u00e0 Ninetta!\u00bb, disse Rocco in modo leggero e percep\u00ec l\u2019impercepibile sorriso di Alfonso. \u00abE sai che ci beviamo? Un goccio di questo passito\u00bb<br \/>\nMentre Rocco metteva i bicchierini sul pianale, fece quel suo movimento della testa, come a chiedere \u201callora?\u201d<br \/>\n\u00abE niente, tutto cos\u00ec\u00bb, rispose Alfonso.<br \/>\n\u00abCos\u00ec come?\u00bb<br \/>\n\u00ab\u2019A solit\u00bb<br \/>\nPresero i bicchieri e brindarono, solo con un cenno del viso.<br \/>\n\u00ab\u00c8 buono\u00bb, disse Alfonso.<br \/>\n\u00abTi\u00e8, pigliatene n\u2019altro\u00bb<br \/>\nIl liquido giallastro intenso si pos\u00f2 con un glu pesante nel bicchiere di Alfonso e poi, con lo stesso rumore aritmico, in quello di Rocco.<br \/>\n\u00abGrazie\u00bb<br \/>\nCi fu un altro silenzio. Si sentiva il vento che s\u2019alzava sul lago e, in sottofondo, l\u2019organo calloso di Benny Reed. Rocco B. pens\u00f2 che quel loop gliel\u2019aveva sentito suonare migliaia di volte. Alfonso portava il tempo con l\u2019indice della mano sinistra, quella che non teneva il bicchiere.<br \/>\nRocco B. tagli\u00f2 due pezzi di torta.<br \/>\n\u00abA me un po\u2019 di meno, s\u00ec, cos\u00ec va bene\u00bb, disse Alfonso.<br \/>\nRocco gli pass\u00f2 il piattino di ceramica, i piattini che aveva comprato sua madre chiss\u00e0 quanti anni prima, eppure ancora lucidamente perfetti.<br \/>\nUn altro lungo silenzio. Benny Reed era passato a un vecchio ripetitivo struggente pesante blues.<br \/>\n\u00abVuoi na sigaretta, Alf\u00f2?\u00bb<br \/>\n\u00abChe sono?\u00bb<br \/>\n\u00abMalboro rosse\u00bb<br \/>\n\u00abNo, grazie, troppo pesanti\u00bb<br \/>\n\u00abSe vuoi te ne faccio una col tabacco\u00bb<br \/>\n\u00abLascia sta\u2019 R\u00f2. Grazie\u00bb<br \/>\nRocco B. conosceva Alfonso da che erano ragazzi. Si era laureato in ingegneria civile a Potenza. Ci aveva messo molto di pi\u00f9 del tempo necessario, ma Alfonso era sempre stato un ragazzo difficile. Introverso, riflessivo, che ponderava ogni cosa per un tempo indefinito. Sensibile. D\u2019una sensibilit\u00e0 ultraterrena. L\u2019esatto opposto di quello che chiede la societ\u00e0, soprattutto a un ingegnere. Naturalmente aveva studiato ingegneria solo perch\u00e9 gliel\u2019avevano imposto i suoi. Lui avrebbe fatto altro, chiss\u00e0 cosa. E ora era disoccupato, ai margini di tutto. Ma, in fin dei conti, ai margini si sentiva a suo agio.<br \/>\nRocco B. amava quella sua timidezza indifesa, quel suo essere cos\u00ec \u201cfuori\u201d, un estraneo del mondo. Ci vedeva qualcosa di se stesso.<br \/>\nAlfonso lo andava a trovare ogni tanto, quando aveva bisogno di staccare, di confidarsi. E quello era il suo modo di confidarsi. Stare l\u00ec e basta. Gli faceva bene, almeno cos\u00ec sembrava.<br \/>\n\u00abSi mette a piovere\u00bb, disse Rocco B., guardando la finestra sul lago.<br \/>\n\u00abSta gi\u00e0 piovendo un po\u2019\u00bb<br \/>\nSilenzio.<br \/>\n\u00abVuoi n\u2019altro bicchierino?\u00bb<br \/>\n\u00abNo no, devo guidare\u00bb<br \/>\n\u00abA Lagonegro che si dice?\u00bb<br \/>\n\u00abMah, le solite cose\u00bb<br \/>\nUn silenzio pi\u00f9 lungo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">II<\/p>\n<p>\u00abHo fatto domanda all\u2019Anas\u00bb, disse Alfonso, con aria distratta.<br \/>\n\u00abDavvero?\u00bb<br \/>\n\u00abS\u00ec\u00bb<br \/>\n\u00abHai fatto bene!\u00bb<br \/>\n\u00abTanto non mi chiamano\u00bb<br \/>\n\u00abE che ne sai?\u00bb<br \/>\n\u00abLo so\u00bb<br \/>\n\u00abAlf\u00f2!\u00bb<br \/>\n\u00abAgnesina, la moglie di Tonino, il tecnico del comune\u2026 mia madre ci ha parlato, per vedere se Tonino poteva fare qualcosa, ma dice che il posto \u00e8 gi\u00e0 assegnato. Se lo piglia Gianni Forastieri\u00bb<br \/>\n\u00abGianni? Il figlio di Mariuccio?\u00bb<br \/>\n\u00abS\u00ec\u00bb<br \/>\n\u00abMa non faceva il meccanico col padre?\u00bb<br \/>\n\u00abS\u00ec, poi s\u2019\u00e8 preso un diploma da geometra, da privatista. Mariuccio ha sempre aggiustato la macchina gratis a Enzo Longo, il consigliere regionale, e quindi\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abMo\u2019 Enzo deve pagare il conto\u00bb<br \/>\n\u00abEh\u2026\u00bb<br \/>\nRocco B. fin\u00ec l\u2019ultimo pezzo di sbriciolata, butt\u00f2 gi\u00f9 il passito, si riemp\u00ec di nuovo il bicchierino e butt\u00f2 gi\u00f9 pure quello, tutto d\u2019un fiato.<br \/>\nAlfonso non aveva quasi toccato la torta, la smuoveva con la forchettina e la guardava distrattamente.<br \/>\n\u00abTi pesa?\u00bb, chiese Rocco mentre accendeva una sigaretta.<br \/>\nAlfonso alz\u00f2 le spalle, in un gesto di sconfitta.<br \/>\n\u00abNon ti fa schifo tutto questo?\u00bb, lo incalz\u00f2 Rocco.<br \/>\nAlfonso alz\u00f2 di nuovo le spalle, senza spostare lo sguardo dal pezzo di torta.<br \/>\n\u00abQuesto \u00e8 uno dei tanti motivi per cui me ne sono andato\u00bb<br \/>\nAlfonso alz\u00f2 lo sguardo dalla torta e lo guard\u00f2: \u00abPer\u00f2 alla fine sei tornato\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Quaderno di Rocco B., quello con la copertina verde<\/em><br \/>\nOra che ho molto tempo, voglio scrivere un libro. Forse una specie di romanzo, oppure no. Comunque un libro sulla normalit\u00e0. E voglio raccontare quanto valore si possa trovare anche nella sconfitta. La sconfitta, di solito, ha grandi lezioni da insegnare. Benny Reed non \u00e8 diventato un bluesman famoso come desiderava, fa ancora il cameriere e adesso si \u00e8 spostato a St. Luois, e prima o poi verr\u00e0 a trovarmi, ha detto. Alfonso ci ha messo una vita per laurearsi, con immense fatiche, e alla fine ha smesso di cercare qualunque tipo di lavoro. E io, che dopo aver viaggiato per anni, dopo aver conosciuto centinaia di persone, dopo esser stato ovunque, mi ritrovo qui, come un sergente a riposo. Un soldatino in licenza, che non sa se ci vuole davvero tornare al fronte. E che continua a chiedersi cosa abbia pi\u00f9 valore, la guerra o la pace?<br \/>\nSto imparando che \u00e8 molto pi\u00f9 difficile vivere in pace. Ci vuole un\u2019abilit\u00e0 specifica, una capacit\u00e0 di apprezzare i dettagli, la lentezza, i silenzi, un\u2019abilit\u00e0 che io non ho mai avuto. Il rumore ci protegge, ci fa illudere. Ci fa illudere di qualunque cosa. La guerra fa rumore e d\u00e0 l\u2019illusione che poi, quando si sar\u00e0 vinto, tutto sar\u00e0 perfetto. Nel silenzio della pace, invece, sei nudo. Nudo da illusioni. E la nudit\u00e0 ha un peso insopportabile, a volte.<br \/>\nEcco, voglio scrivere un libro sulla nudit\u00e0 di cui c\u2019\u00e8 bisogno per vivere davvero la vita.<br \/>\nHa smesso di piovere e c\u2019\u00e8 un pezzo di luna. Non la vedo, ma ne riconosco il riflesso sul lago. Ora tutto sembra immobile. Non passa una macchina, non passa nessuno.<br \/>\nContinuo a chiedermi se, tornando qui, mi sono perso o mi sia ritrovato. Mi chiedo che fine abbia fatto il vigoroso e folle Rocco B. di appena qualche anno fa, quel Rocco B. che saliva su un vecchio bus, su un treno o su un aereo e, in un attimo, ricominciava la vita daccapo, come se nulla fosse, immerso in un flusso di esistenza costante, un Rocco B. che non sembrava aver paura di nulla. Quel Rocco B. che fino a stamattina non s\u2019era mai chiesto che fine avesse fatto Sally, la ragazza di Seattle. Non mi sono mai chiesto se avesse sofferto per la mia sparizione nel nulla, non mi sono chiesto che vita faccia, se si \u00e8 sposata, se ha avuto dei figli, se sta bene o no.<br \/>\nE allora mi chiedo se, in realt\u00e0, in tutti questi anni non abbia fatto altro che perdermi, mentre pensavo che mi stessi trovando. E mi chiedo se questo stato, che considero una sconfitta, questa stanchezza, questa immobilit\u00e0, questo silenzio di adesso, in fondo, non siano altro che una delle mie pochissime vittorie.<br \/>\nPerch\u00e9, in fondo, la cosa pi\u00f9 difficile \u00e8 proprio la normalit\u00e0.<br \/>\nSolo la normalit\u00e0 permette di sentire questa leggera pioggia di blues sul corpo nudo. E fumare l\u2019ultima sigaretta in una pace surreale, senza desiderare pi\u00f9 la guerra.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_30176\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"30176\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quaderno di Rocco B., quello con la copertina verde La cosa pi\u00f9 difficile \u00e8 la normalit\u00e0. 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