{"id":30170,"date":"2017-03-07T19:13:36","date_gmt":"2017-03-07T18:13:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30170"},"modified":"2017-03-07T19:13:36","modified_gmt":"2017-03-07T18:13:36","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-il-dolore-di-sarajei-di-teresa-averta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30170","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Il dolore di Sarajei&#8221; di Teresa Averta"},"content":{"rendered":"<p><em>Si pu\u00f2 chiamare amore un qualcosa che spezza vite e infrange sogni? <\/em><\/p>\n<p><strong>Londra, 1997. <\/strong><\/p>\n<p>Era una giornata di autunno. Il sole era nascosto tra le nuvole.<\/p>\n<p>Che tristezza! Tutto appariva cos\u00ec grigio, cos\u00ec cupo.<\/p>\n<p>Il vento spazzava via le foglie, e le chiome degli alberi del vicino teatro culturale, sembravano come imprigionate da un incantesimo che m\u2019impediva di vederne i colori.<\/p>\n<p>Il mio stato d\u2019animo era sereno e gioioso perch\u00e9, di l\u00ec a poco, avrebbe avuto inizio la presentazione del mio Libro nell&#8217;auditorio del teatro, in periferia della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Puntualmente inizi\u00f2 la conferenza.<\/p>\n<p>C\u2019era musica di sottofondo mentre parlavo del mio ultimo romanzo <strong>\u201cIl dolore di Sarajei<\/strong>\u201d e ne spiegavo la sua straordinaria imperfezione.<\/p>\n<p>Tra il pubblico c\u2019era lei. Una giovane signora minuta, di bell\u2019aspetto, seduta in prima fila, mi fissava come se mi conoscesse o volesse dirmi qualcosa<strong>. <\/strong><\/p>\n<p>Poco dopo, quando tutti si furono allontanati, rimanemmo sole, io e lei.<\/p>\n<p>Mi allung\u00f2 la copia del mio romanzo e mentre io le firmavo un autografo, tutto di un fiato mi disse: \u201c ho una storia da raccontare e mi piacerebbe che fosse lei a farlo \u2026\u201d.<br \/>\nL\u2019ho fissata con timore perch\u00e9 i suoi occhi mi stavano gi\u00e0 raccontando tutto.<\/p>\n<p>\u201cDi cosa parla questa storia? Perch\u00e9 dovrei raccontarla? \u201d -le chiesi &#8211;<\/p>\n<p>\u201cSono stata sequestrata e stuprata da mio fratello per sei lunghi anni \u2026 ero solo una bambina!\u201d<\/p>\n<p>I volti di centinaia di donne mi sono passati davanti&#8230;<\/p>\n<p>C\u2019erano le loro grida, i loro lividi, le loro richieste di aiuto cadute nel vuoto.<\/p>\n<p>Poi c\u2019era lei. Esile e concreta.<\/p>\n<p>Lei e la sua verit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 arrivata cos\u00ec&#8230; come un tuffo da un altissimo scoglio.<\/p>\n<p>La storia di ognuno di noi. Quella da cui dobbiamo difenderci, quella in cui non dobbiamo e non possiamo cadere, quella che non dobbiamo smettere di raccontare.<\/p>\n<p>Poche ore dopo, ero seduta in auto. Molti chilometri mi separavano da casa e l\u2019indomani mattina altrettanti mi avrebbero diviso da lei.<\/p>\n<p>Ho lasciato i miei pensieri e le sue parole lungo tutto quell\u2019asfalto, nel parcheggio, nel cielo buio che sovrastava quella triste notte, lungo le scale e sul pavimento di casa. Lei era ancora con me. Non riuscivo a distaccarmene. Presi il telefono e la chiamai.<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 io?\u201d -le domandai &#8211; \u201cSono una scrittrice alle prime armi!\u201d<\/p>\n<p>\u201cPer la sua ostinata educazione \u2026\u201d &#8211; mi rispose &#8211;<\/p>\n<p>Era l\u00ec davanti a me: la pi\u00f9 grande paura di ogni donna e di ogni autrice.<\/p>\n<p>Come si racconta la violenza? Come si pu\u00f2 entrare nella vita di una vittima quando quella vita \u00e8 la cosa che ti spaventa di pi\u00f9 al mondo? Come si affronta la dignit\u00e0 di chi \u00e8 umiliato? E la paura?<\/p>\n<p>Bastava dire di no, allontanarmi da lei, confessare di non essere pronta per mettermi in salvo. Sarebbe stato un attimo e lei lo avrebbe compreso. Non ci sono riuscita. Non facevo la scrittrice solo per inventare storie, potevo raccontare qualcosa di vero e profondo un\u2019altra volta. Dovevo almeno provarci ma per farlo avevo ancora bisogno di Sarajei, la donna del racconto.<\/p>\n<p>Cos\u00ec qualche settimana dopo sono tornata l\u00e0. Ho condiviso il tempo con lei. Un\u2019intera settimana fianco a fianco e ho lasciato che riuscisse a raccontarmi tutto, senza mai farmi sopraffare dal pregiudizio o da qualsiasi dubbio.<\/p>\n<p>Erano passati sedici anni dal giorno in cui, calandosi da una finestra, era riuscita a portarsi in salvo. La guardavo preparare il caff\u00e8 mentre mi spiegava la sua vita come se fosse la trama di un film, spalancare le finestre dicendomi che da quando era libera, odiava vederle chiuse; la osservavo sorridere per la strada anche a chi non conosceva, perch\u00e9 la libert\u00e0 per una donna \u00e8 un concetto molto pi\u00f9 importante di quello che ti vogliono far credere.<\/p>\n<p>Prima di ripartire mi mise il suo diario tra le mani.<br \/>\n\u201cQuesto l\u2019ho scritto per gli avvocati, prima che l\u2019incubo fosse finito&#8221;. Ti servir\u00e0 per ricostruire i fatti \u2026 custodiscilo e gettalo nelle fiamme, quando non ti servir\u00e0 pi\u00f9. La mia vita \u00e8 tutta davanti a me ora \u2026<\/p>\n<p>Cominciai a leggere avidamente il suo diario segreto. Le parole del dolore.\u00a0 Scritte su fogli consunti, raccontavano le violenze subite nel corpo e nell\u2019anima. Di stupri sopportati per anni. Le consonanti e le vocali erano ricalcate tanto rabbiosamente da provocare piccole sbavature d\u2019inchiostro. Testimoniavano il disagio interiore, il sordo rancore, la voglia di ribellarsi di una quindicenne dall\u2019adolescenza rubata. Per un decennio la scrittura \u00e8 stata l\u2019unico rifugio di questa creatura sfregiata.<\/p>\n<p>\u201cHo la sensazione di essere tornata bambina\u201d &#8211; leggevo- quando dondolavo sull\u2019altalena nel giardino. Non riesco a vedere bene. Mi sembra di sentire il vento sulla faccia. Ha un odore strano. Un odore di violenza e di sangue.<\/p>\n<p>Guardo meglio. E, improvvisamente metto a fuoco. Mi vedo l\u00ec. Appesa ai miei sogni infranti. I miei bei capelli neri, lisci, lucidi, sporchi di sudore estraneo e la mia pelle profumata di rosa, indurita dal sangue raggrumato dei lividi.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, l\u2019ho scritta &#8230; questa storia! Ho versato lacrime e mi sono infuriata cos\u00ec che avrei lanciato il computer dalla finestra. Era la rabbia che solo la violenza di qualsiasi genere sia, ti fa crescere dentro. La rabbia che solo le donne possono comprendere perch\u00e9 anche quelle che non hanno mai portato a casa un livido, sanno esattamente di cosa sto parlando.<\/p>\n<p>Prima che finisse nelle mani del mio editore, sono tornata da Sarajei con una copia del manoscritto.<\/p>\n<p>\u201cSe non te la senti pi\u00f9, la buttiamo nella spazzatura&#8221;. Io non faccio un solo passo se tu non sei d\u2019accordo \u2026\u201d Non sarei mai andata avanti senza saperla dalla mia parte&#8221;.<\/p>\n<p>Il giorno dopo arriv\u00f2 la sua telefonata.<\/p>\n<p>\u201cQuesta storia pu\u00f2 aiutare altre donne, servir\u00e0 a far luce su qualcosa che le vittime spesso non possono pi\u00f9 raccontare\u201d.<\/p>\n<p>La voce di Sarajei tremava nel vivo del suo racconto, si pu\u00f2 capire cosa abbia provato in quei momenti, precedenti alla violenza, ma non si pu\u00f2 certo immaginare cosa avvenga dopo a livello fisico e mentale in una persona<strong> vittima di stupro.<\/strong><strong>\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p>\u201dSarajei era da poco uscita dall\u2019infanzia&#8221;.<\/p>\n<p>Era una signorinella di circa nove anni e passava le giornate tra le mura domestiche, in una grande casa che la faceva sentire protetta dai pericoli esterni. La sua famiglia non le aveva fatto mancare nulla e lei si preparava a crescere, cullata dai suoi sogni di ragazza e distratta dalle piccole responsabilit\u00e0 che via, via, andava assumendo.<\/p>\n<p><strong>Sarajei<\/strong> non pensava che il pericolo maggiore, per la sua esistenza, si potesse trovare all\u2019interno delle mura domestiche. Il suo fratellastro, molto pi\u00f9 grande di lei, inizi\u00f2 a gettarle occhiate invasive sin da quando era ragazza. Un disagio la coglieva in sua presenza, un modo di fare che tuttavia non sapeva nominare. Davanti a lui si sentiva imbarazzata. La casa, dove la famiglia abitava, era tuttavia abbastanza ampia da evitare di incontrarlo troppo di sovente e lui era spesso fuori. Poi suo fratello si ammal\u00f2. Non era chiaro quale fosse la fonte della sua malattia. Rimaneva a letto rifiutando il cibo per lunghi giorni. In una di quelle occasioni il padre le ordin\u00f2 di prendersi cura di lui. Lo stupro avvenne nella stanza da letto, mentre la ragazzina gli porgeva il cibo. Lui la afferr\u00f2, le mise una mano sulla bocca, la tenne ben ferma sotto di s\u00e9, sul letto, mentre abusava di lei. Pochi minuti che a lei sembrarono mille anni. Poi, subito dopo lo stupro, lui la scacci\u00f2 pieno di odio, disgusto, e disprezzo&#8230; lei si ritrov\u00f2 fuori dalla stanza, nel lungo corridoio della casa, insanguinata e sola. Fu un gesto istintivo quello che la port\u00f2 a strapparsi i vestiti, mentre correva urlando. Lui le ordin\u00f2 di tacere, di non dare scandalo. Non bisognava rovinare il buon nome della famiglia. Le intim\u00f2 di non gridare altrimenti l\u2019avrebbe uccisa o sfigurata con il coltello. Piangeva soffocata dai suoi singhiozzi, dalla vergogna. Era sola senza nessuno che potesse aiutarla. Non sapeva come liberarsi da lui, era talmente spaventata che ora capisco perch\u00e9 tante di quelle donne che subiscono un abuso, tengono per s\u00e9 quel poco di forza rimasta per fuggire e trovarsi una via di fuga. Era terribile, l\u2019aveva in pugno, e la teneva prigioniera.<\/p>\n<p>La paura era diventata spirito di sopravvivenza. Lui continu\u00f2 a stuprarla per giorni e giorni, e non finiva di saziare il suo appetito sessuale. Povera e sfortunata creatura, era pronta a scattar via, a fuggire da quella maledetta e assurda gabbia disumana&#8230; si sentiva come un uccello spaurito pronto a esalare l\u2019ultimo respiro. Il mostro la minacciava dicendo che se avesse sporto denuncia le avrebbe reso la vita impossibile. Sarajei era in completo stato di choc.<\/p>\n<p>Uno choc che le ha impedito per molto tempo di parlarne con chiunque. Trascorreva notti insonni, fra rabbia, paura e vergogna, e chiudeva in se questo raccapricciante evento, fino a quando la migliore amica e vicina di casa si accorse di qualcosa, notando che le sue abitudini e il suo carattere, avevano avuto un drastico mutamento. Come il suo peso.<\/p>\n<p>Da qualche tempo aveva perso anche l\u2019appetito. Sarajei era una ragazza solare, allegra, con la voglia dei suoi anni di divertirsi. Non usciva pi\u00f9, se non per andare a scuola.<\/p>\n<p>Quando finalmente ha deciso di sfogarsi con lei, ha spiegato il motivo del suo silenzio. Era diventata un\u2019altra persona.<\/p>\n<p>La meravigliosa Sarajei non esisteva pi\u00f9. Era come una pianta morta. Inizi\u00f2 a soffrire di attacchi di panico, e crescendo ad aver paura di qualunque uomo la avvicinasse, tanto che gli amici la prendevano per matta. Aveva deciso di buttarsi tutto alle spalle, ma a quanto pare non era possibile. Gli attacchi di panico ne erano la conferma. Si confid\u00f2 quindi con la migliore amica.<\/p>\n<p>Era stata lei ad accompagnarla presso l&#8217;Associazione della Tutela ai diritti delle donne e dei minori. Grazie all\u2019aiuto delle operatrici e della psicologa \u00e8 riuscita a venirne fuori.<\/p>\n<p>E superare una violenza sessuale non \u00e8 una questione da poco. Per ogni donna si tratta di accettare ci\u00f2 che \u00e8 accaduto eliminando il senso di colpa che la attanaglia. Pur essendo vittime, le donne, pensano di essersi meritate quella violenza. E, come rivela ancora Sarajei, perdonarsi \u00e8 stato il compito pi\u00f9 difficile.<\/p>\n<p>Nei suoi incontri avvenuti presso l\u2019associazione a difesa delle donne, ha imparato ad avvicinarsi anche al dolore delle altre, in quello ha riconosciuto il suo. Da l\u00ec ha iniziato a perdonarsi e a trovare la voglia veramente di guardare avanti, diventando una donna consapevole, forte, che sapeva quello che voleva. E fu lei a sostenere le altre, di l\u00ec a poco, attraverso la realt\u00e0 \u201dCasa Amica\u201d di cui fu fondatrice e responsabile, in un Centro di Ascolto e Supporto per donne in difficolt\u00e0&#8230;<\/p>\n<p>\u201cCasa Amica\u201d, oltre che dimora di accoglienza per tutte le donne sfortunate del mondo, divenne un movimento mondiale di tutela dei diritti alle donne, nel quale Sarajei si dimostr\u00f2 una grande donna di resistenza, di lotta, di rispetto per l\u2019umanit\u00e0; fu una beniamina della storia, perch\u00e9 difese la dignit\u00e0 della donna fino alla fine. Purtroppo, muore molto giovane, a soli quaranta anni, ma lascia al mondo, alle donne, ai bambini, una grande eredit\u00e0: il suo cuore, che \u00e8 divenuto un seme, un seme che rinasce in tutti gli uomini e le donne.<\/p>\n<p>Un seme che rinascer\u00e0 nelle persone, che seguono il suo percorso di resistenza e lotta per valori preziosi come la vita di una donna. La donna, non figlia di un dio minore, ma figlia di Dio, colei che \u00e8 madre della vita e la dona al mondo.<\/p>\n<p>Un grido soffocato, una storia che sarebbe rimasta sommersa, imprigionata nell\u2019invisibilit\u00e0 delle mura domestiche se non avesse trovato ospitalit\u00e0 nel racconto di una scrittrice. Spezzare un rapporto di vittima e carnefice non \u00e8 per nulla semplice, lo sappiamo bene.<\/p>\n<p>E non \u00e8 certo con un libro, con un documento o un racconto che si pu\u00f2 sanare un modo relazionale malato e violento. Con un libro, per\u00f2, si pu\u00f2 educare a un\u2019affettivit\u00e0 sana e costruttiva, questo s\u00ec.<\/p>\n<p>L\u2019arma pi\u00f9 potente per contrastare fenomeni socio-culturali disfunzionali e pericolosi; \u00e8 proprio l\u2019educazione che bisogna impartire alle nuove generazioni.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 ci\u00f2 che ogni donna pu\u00f2 imparare \u00e8 che la conclusione della propria storia, il finale della propria vita, non deve essere scontato, non \u00e8 uno solo, non \u00e8 \u2013 soprattutto \u2013 gi\u00e0 deciso da qualcun altro.<\/p>\n<p>La felicit\u00e0 non consiste necessariamente nel trovare il principe azzurro, ma nel guadagnarsi la propria strada e il proprio posto nel mondo. Se vogliamo combattere quest\u2019ottusa mentalit\u00e0, questa visione della donna percepita come una propriet\u00e0, un destino prestabilito che non pu\u00f2 sottrarsi ai propri compiti e alla volont\u00e0 del compagno, dobbiamo schierarci contro tutti i tipi di stereotipi di genere. Educarci ad accettare la libert\u00e0 di autodeterminazione che ciascuna persona possiede. \u00c8 urgente liberarsi dalle proprie gabbie mentali che impediscono alla persona perch\u00e9 tale, di esprimere la vera umanit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 stato difficile trovare un linguaggio distaccato, equilibrato, ma anche carico d\u2019indignazione per raccontare delle storie di violenza che facilmente potevano farmi cadere nel patetico o nel superficiale. Volevo una storia lucida, molto simile alla realt\u00e0, che avesse uno stile tenero, sobrio e delicato senza disturbare, senza farsi troppo sentire. Non so se ci sono riuscita, ma queste sono state le preoccupazioni principali nello scriverle.<\/p>\n<p>Un racconto terribile ma forse utile \u2013 \u00e8 questa la mia speranza \u2013 per contribuire a una sensibilizzazione finalizzata al supporto reciproco \u201caffinch\u00e9 tutte le violenze che stanno affogando il nostro pianeta e il genere umano, possano essere debellate dal nostro sistema e il diritto di ogni essere umano a non essere la vittima di nessuno, sia davvero salvaguardato\u201d.<\/p>\n<p>Teresa Averta<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_30170\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"30170\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si pu\u00f2 chiamare amore un qualcosa che spezza vite e infrange sogni? 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