{"id":30164,"date":"2017-03-07T19:11:28","date_gmt":"2017-03-07T18:11:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30164"},"modified":"2017-03-07T19:11:28","modified_gmt":"2017-03-07T18:11:28","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-un-poster-un-tramonto-dietro-i-fili-del-tram-e-un-cielo-di-marmo-rosso-di-davide-mattioli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30164","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Un poster, un tramonto dietro i fili del tram e un cielo di marmo rosso&#8221; di Davide Mattioli"},"content":{"rendered":"<h6><em>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Ad alcune delle pi\u00f9 belle canzoni <\/em><\/h6>\n<h6><em>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0di Claudio Baglioni <\/em><\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Annod\u00f2 la sciarpa attorno al collo e con gesto deciso, alzando un po\u2019 la testa e socchiudendo dolcemente gli occhi, estrasse i lunghi capelli castani dal nodo e li fece cadere lungo le spalle, sul cappotto. Preferiva non mettere un berrettino di lana, al massimo si sarebbe tirata su il bavero: le piaceva tanto sentirsi il vento tra i capelli! Il vento, quell\u2019espressione cos\u00ec fantastica della natura che le faceva venire in mente grandi spazi, lunghi viaggi, il mare in tempesta, le onde contro gli scogli, l\u2019erba dei prati che ondeggia, le nuvole che corrono via in cieli immensi che si fanno sempre pi\u00f9 sereni. E che poteva regalare tramonti da sogno, incantevoli e indimenticabili. Lo aveva sempre amato, anche da bambina quando la mamma le diceva di coprirsi bene andando a scuola. Faceva ancora freddo, ma si era all\u2019inizio della primavera o meglio alla fine dell\u2019inverno e il pomeriggio di quel sabato di marzo romano era bello e limpido, anche se una gelida tramontana si incuneava per le strade e sferzava i ponti sul Tevere. Era il colpo di coda dell\u2019inverno, quando un vecchio canuto e malfermo gioca l\u2019ultima carta per spazzare via una fanciullina leggera e indifesa, ma questa lo lascia fare perch\u00e9 sa che il vecchio sta per morire. Giorgia si guard\u00f2 un\u2019ultima volta allo specchio, si ravviv\u00f2 i lunghi capelli, sempre mossi, sempre in disordine, e pens\u00f2 che non era poi tanto male. No, il trucco non se l\u2019era dato perch\u00e9 a lui non piaceva e perch\u00e9 l\u2019aveva conosciuta cos\u00ec, un anno fa, in un altro pomeriggio di tramontana che sferzava gelida sui ponti del Tevere.<\/p>\n<p>Com\u2019era stata felice quel pomeriggio! Era un sabato anche allora e per un paio di giorni non avrebbe pi\u00f9 pensato alla scuola. Ma era proprio a scuola che l\u2019aveva visto la prima volta. Lui la guardava spesso, seduto sul motorino con quel giubbotto nero che sembrava un aviatore quando sta per salire sul suo aereo, coi capelli un po\u2019 scompigliati e la faccia da schiaffi. E proprio su un aereo Giorgia si era sognata quella notte di stare con lui. Da lass\u00f9, in sogno, urlando per il rumore assordante dell\u2019elica, avevano visto Roma in basso, sempre pi\u00f9 lontana e laggi\u00f9, oltre Monte Mario, il tramonto romano: un cielo blu cobalto cambiava cento volte colore, dall\u2019azzurro, al viola e al rosso fino all\u2019orizzonte dove il sole si era appena tuffato nella pianura lontana. Quel cielo di Roma che sembrava finto, quasi di marmo, un cielo di marmo rosso.<\/p>\n<p>Anche Giorgia lo guardava spesso quel ragazzo e finalmente lui si era deciso a darle un passaggio in motorino e lei non seppe, non volle, dirgli di no. Mentre sfrecciavano per le strade di Roma lo stringeva forte fino a che lui, arrivati davanti a casa, le aveva chiesto di uscire quel pomeriggio, un ventoso sabato di marzo. E questa volta videro insieme il tramonto dal Pincio: il cielo si faceva di mille colori tra i rami ondeggianti degli alberi fino al disco rosso del sole e fino a che la tramontana non li convinse a rifugiarsi felici in un bar per un t\u00e8. Erano le giornate che Giorgia preferiva quelle, fredde, ventose, limpide e con i colori fantastici della Roma invernale.<\/p>\n<p>I mesi erano passati felici, la primavera, i baci sotto i rami degli alberi del Lungotevere carichi di foglie, l\u00ec sul greto, lungo il fiume che andava lento lento e poi i pantaloni bianchi da tirare fuori che era gi\u00e0 estate; una granita al chiosco, una fetta di cocomero o un semplice legnetto di cremino da succhiare quando non vedi l\u2019ora che arrivi il tramonto per godere il sollievo del ponentino. Gi\u00e0, ancora una volta il tramonto, con quei colori impossibili: blu, azzurro, viola, rosso, arancione, giallo\u2026 L\u2019estate, il mare, correre felici a perdifiato sulla spiaggia e se c\u2019era vento perdersi nella schiuma di cavalloni pazzi e il bagno a rotolarsi nelle onde. Poi era arrivato l\u2019autunno, con le foglie gialle per terra lungo i viali che il vento di novembre alza e porta via lontano facendole danzare prima di morire per sempre, ma Giorgia era felice, come quando da bambina arrivava Natale, con l\u2019albero ed i regali da scartare. Roma era bellissima a Natale: le strade si popolavano ancora di pi\u00f9 di gente infreddolita, di colori, di mille lucine, del vociare allegro della gente, di tanti altri suoni ma lei non voleva perdersi lo spettacolo del tramonto con lui, dal Pincio, dall\u2019Aventino, da qualunque posto, anche se avesse dovuto guardare il cielo e veder scomparire il sole dietro un muro, diceva. E le mani che lui le teneva, le scaldava\u2026 Ora ricordava tutti questi momenti vissuti con lui, come se stesse sfogliando un album di fotografie rilegato in pelle, le fotografie del loro amore, i colori e le emozioni del loro amore.<\/p>\n<p>Usc\u00ec dal portone ed una sferzata di vento gelido la invest\u00ec in pieno convincendola ad alzare il bavero e a sistemarsi meglio la sciarpa; si rannicchi\u00f2 un po\u2019 dentro al palt\u00f2 socchiudendo gli occhi, mani nelle tasche, mentre i capelli erano liberi e volavano via indietro sospinti dal vento. Sentiva il loro frusciare nelle orecchie e questo le metteva molta allegria. Era felice: lo avrebbe rivisto ancora e in un pomeriggio cos\u00ec il tramonto sarebbe stato meraviglioso, stretta tra le sue braccia fino a che la tramontana non gli avesse suggerito di rifugiarsi in un bar. Guard\u00f2 l\u2019orologio: oddio, se non mi sbrigo mezzora non baster\u00e0 per arrivare in centro! E s\u2019affrett\u00f2. Entr\u00f2 alla solita fermata della metro, poi gi\u00f9 dalla scala mobile; la gente aspettava in un lento camminare avanti e indietro sulla banchina. In arrivo: 2 minuti. C\u2019era un po\u2019 pi\u00f9 di tepore l\u00ec e si stava quasi bene. Fra poco lo avrebbe rivisto e forse lui l\u2019avrebbe portata di nuovo davanti ad un tramonto. In arrivo: 1 minuto. Non stava nella pelle: ma non arrivava pi\u00f9 quella metro? Gli occhi le caddero distratti sul muro della banchina e fra i tanti cartelli pubblicitari ne vide uno: era il poster di una foto scattata chiss\u00e0 dove e chiss\u00e0 quando, ma si vedeva un cielo al tramonto con la linea scura della citt\u00e0 che si stagliava contro il rosso fuoco del cielo. Un cielo di marmo rosso, pens\u00f2 Giorgia. Poi un vento tiepido le annunci\u00f2 l\u2019arrivo della metro. Scese alla fermata, sal\u00ec la scala mobile e percep\u00ec dall\u2019altoparlante le note di una celebre ma triste canzone che parlava di un addio, di due ragazzi che si lasciano prendendo un t\u00e8 in un bar e si dicono le ultime cose ed un po\u2019 di tristezza le scese nel cuore. Si scosse e nel freddo della strada piena di gente si aggiust\u00f2 la sciarpa mettendosi controvento per spingere indietro i capelli. Si abbotton\u00f2 il palt\u00f2 per bene: le andava leggermente largo; bisogna che mangi un po\u2019 di pi\u00f9, le diceva sempre lui; sei tutt\u2019ossa\u2026 Poi si guard\u00f2 intorno per cercarlo.<\/p>\n<p>Il freddo ed il vento ormai erano quasi insopportabili, ma che importava pi\u00f9? Dio che freddo su quel ponte e che vento! Era meglio che se lo fosse messo il berrettino di lana! Si annod\u00f2 meglio la sciarpa mentre tirava su col naso ma non sapeva se per il freddo o per le lacrime che bussavano violentemente ai suoi occhi. Il suo cuore che aveva sempre ascoltato le diceva piangi, piangi! Ma lei non voleva, cercava di resistere con tutte le forze che le restavano a quell\u2019assedio di tristezza e di dolore. Guardava in giro per distrarsi, per cacciare indietro anche il sapore di quel t\u00e8 che le era andato per traverso. Una lacrima le era anche caduta sullo scontrino! Camminava sul selciato che ad ogni passo era pi\u00f9 duro e pi\u00f9 freddo e sembrava ricordarle che lui non la voleva pi\u00f9. L\u2019addio era stato triste, inaspettato, come uno schiaffo della tramontana su un ponte. Oddio che odiosi erano quei sampietrini: sentiva i suoi passi su quel selciato duro e sconnesso che le rimbombavano nella mente, le gambe pesanti; guardava in basso e continuava a tirare su col naso in vari tentativi senza successo di ricacciare indietro il fiume di lacrime. Il sole andava gi\u00f9 ed il cielo si preparava alla battaglia di colori lucidati dal vento che stavolta per lei si confondevano tutti in un grigio fumoso ed inutile. S\u00ec, inutile! Inutile come quella tramontana fredda che regala quei maledetti tramonti pieni di colori, come quella odiosa felicit\u00e0 dell\u2019altra gente, come i suoi passi su quel selciato, come quello schifoso sabato pomeriggio di un maledetto marzo romano! Come tutta la sua vita! Vita che ora senza di lui non le importava pi\u00f9! Aveva freddo e lui non ci sarebbe pi\u00f9 stato a scaldarle il cuore mentre guardavano insieme il tramonto: l\u2019aveva delusa, tradita, ingannata\u2026 eppure sentiva che lo amava ancora\u2026 ma forse non lo aveva amato mai abbastanza. Le sembrava gi\u00e0 che non poteva pi\u00f9 farne a meno mentre ingoiava anche questo addio. Si sentiva il cuore rovesciato come tasche vuote: che avrebbe fatto domani e dopo e poi nei prossimi vent\u2019anni? Si ripar\u00f2 per un minuto in un negozio pieno di gente e di luce e sent\u00ec le note di una canzone che parlava di fotografie\u2026 di foglie arrugginite\u2026 di un cielo di marmo rosso\u2026<\/p>\n<p>Ormai il sole stava tramontando e Giorgia non ce la fece a non alzare gli occhi e attraverso l\u2019umido delle lacrime vide s\u00ec il tramonto, ma stavolta dietro anonimi fili neri del tram che lo tagliavano lugubri come a voler distruggere l\u2019incanto di quello spettacolo che ormai non era pi\u00f9 suo. Giorgia sentiva solo i suoi passi, pesantissimi, il vuoto dentro e fuori di s\u00e9. Camminava e a testa bassa cercava di tornarsene a casa, gli occhi che tendevano a chiudersi appesantiti dai tristi ricordi di una felicit\u00e0 che non le apparteneva pi\u00f9.<\/p>\n<p>Si sedette sulla panchina fredda chiusa nel suo palt\u00f2, la testa bassa. Sulla banchina della metro c\u2019era il solito lento movimento della gente in attesa. Alla parete ancora quel poster con i colori del tramonto dietro lo <em>skyline<\/em> di case nere della citt\u00e0. Dall\u2019altoparlante uscivano le note di un\u2019altra canzone, tristissima\u2026 <em>dirgli tutto quanto\u2026 davanti ad un tramonto\u2026 i passi sul selciato ti fanno compagnia\u2026<\/em><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_30164\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"30164\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 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