{"id":30147,"date":"2017-03-02T12:21:28","date_gmt":"2017-03-02T11:21:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30147"},"modified":"2017-03-02T12:21:28","modified_gmt":"2017-03-02T11:21:28","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-un-pericoloso-molestatore-di-giorgio-pontuale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30147","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Un pericoloso molestatore&#8221; di Giorgio Pontuale"},"content":{"rendered":"<p class=\"western\" align=\"justify\">Nascosto nella grande chiesa, dietro ad una delle grandi colonne rivestite di marmo grigio, con il cuore in gola e attento a non farmi vedere come fossi l\u2019ultimo dei delinquenti, seguivo con lo sguardo il pretino, che con andatura veloce attraversava la navata centrale, fermandosi ogni tre o quattro passi e guardandosi intorno, per cercare insistentemente qualcuno. Alla fine, dopo essersi voltato l&#8217;ultima volta, punt\u00f2 decisamente verso l\u2019uscita e usc\u00ec dal grande portone d\u2019ingresso attraverso il quale la luce si scaraventava dentro, sparendo finalmente ai miei occhi.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Tirai un sospiro di sollievo. Sicuramente in quel momento il solerte pretino stava pensando che il proprio tempestivo intervento aveva scovato e messo in fuga un pericoloso molestatore dei numerosi fanciulli, che ogni pomeriggio frequentano l\u2019oratorio della Basilica di Don Bosco, nel quartiere Tuscolano, e a pensarci bene non aveva tutti i torti.<br \/>\nMa andiamo con ordine. Quel pomeriggio di un\u2019estate calda era iniziato in un vagone della metropolitana della linea A, al ritorno da un impegno di lavoro. Le varie fermate correvano davanti ai miei occhi come le stazioni che sfilavano via, quasi a ripercorrere le tappe di una adolescenza trascorsa per le strade di quel quartiere a tirare calci a un pallone o stravaccato sulle panchine nei giardinetti spelacchiati simile a un vecchio cane con la rogna o sulle seggiole di un bar all&#8217;angolo, covo di spacciatori e cravattari.<br \/>\nColli Albani, Arco di Travertino, Numidio Quadrato: gente che sale e scende, accalcando i marciapiedi di Via Tuscolana pieni di bancarelle ambulanti e davanti alle vetrine dei negozi, che tante volte avevano riflesso la noia di alcuni miei pomeriggi antichi. Gente che va e che viene, che si rintana nei palazzoni alti e grigi, pieni di variegata umanit\u00e0 pulsante di vita dentro quelle case, all&#8217;interno di una delle quali anch\u2019io, un ragazzino magro come uno stecco e con il cuore in allarme, ero cresciuto tanti anni fa.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Al centro del quartiere Don Bosco troneggia l\u2019omonima Basilica, alta e imponente, quasi a voler imporre con la propria mole una supremazia su quelle anime agitate, come ne avevo conosciute tante, perennemente in cerca di un po\u2019 di sollievo dalle proprie esistenze,. Nell\u2019oratorio, un grande piazzale di cemento grigio con un ampio porticato su due lati, il campo di calcio al centro con le porte in metallo senza reti, dove generazioni di ragazzini avevano tirato calci sognando di diventare campioni.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Numidio Quadrato, Lucio Sestio; fui assalito dalla nostalgia, da un crampo allo stomaco e il desiderio di riassaporare per un breve istante i ricordi e le sensazioni lontane. Stazione Giulio Agricola: mi trovai fuori dalla metro senza volerlo; uscii in superficie e rimanendo un attimo fermo, sperduto, mi guardai intorno: la luce accecante del sole basso pomeridiano illuminava il solito caos, il brulicare di persone frettolose e indifferenti l\u2019una dell\u2019altra, i palazzi dagli intonaci rabberciati, le auto puzzolenti. Qualche bancarella di frutta e verdura o di cianfrusaglie ingombrava i marciapiedi sporchi e quella leggera brezza che, incanalandosi nei viali tra i palazzi grigi, mi asciugava il sudore, allo stesso modo in cui mitigava la calura dei lunghi pomeriggi estivi trascorsi tanti anni fa a ciondolare nei bar con un ghiacciolo in mano. Poche centinaia di metri mi dividevano dalla chiesa. Di lato, rispetto all\u2019ingresso principale, aperta su quello che allora era un viale alberato ora divorato da un parcheggio, ritrovai la piccola porta in legno dell\u2019oratorio. La oltrepassai con passo un po\u2019 incerto, quasi fosse l&#8217;ingresso di una macchina del tempo, e mi ritrovai direttamente sotto uno dei portici che fanno da cornice al piazzale soleggiato. Mi guardai intorno sorpreso di quanto tutto sembrasse rimasto immodificato: il largo porticato di peperino grigio, che circonda il piazzale in cemento, le porte metalliche da calcio e i canestri da basket scrostati, le righe bianche in terra scolorite. Tutto intorno, qualche ragazzino intento a correre dietro ad un pallone, altri intenti a scambiarsi l&#8217;ultima \u201capp\u201d sullo smartphone di ultima generazione.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Mi fermai l\u00ec a guardare, appesantito da quello spasmo doloroso nelle viscere che si chiama nostalgia, e mi sembr\u00f2 per un attimo di risentire l\u2019odore delle partite di pallone in quei pomeriggi interminabili delle luminose giornate lontane, in bocca il sapore di crostatine all\u2019albicocca comprate allo spaccio per 50 lire, negli occhi non i pochi giovinetti intenti a \u201cmessaggiare\u201d convulsamente, ma i volti degli amici di un tempo. Le voci, i suoni e le grida antiche si spintonavano dentro i timpani, si accavallavano le une sulle altre. Cosa avrei dato per rivivere anche solo un minuto di quei giorni lontani, quando il cuore era leggero, senza il pesante fardello accumulatosi negli anni, strato dopo strato, quando l\u2019entusiasmo per il futuro era ancora tutto intatto come un forziere pieno di gioie luccicanti, prima che le mani rapaci e senza scrupoli della vita potessero farne scempio, lasciando al loro posto patacche senza valore. Cosa darei- pensai- per guardare il mondo che mi circonda con gli occhi di quel ragazzino che ero, riscoprire la vita con aspirazioni affamate di misteri e di sapori ancora sconosciuti. Risentire i suoni, le voci familiari dei compagni di avventure, i richiami antichi delle persone il cui ricordo, inesorabilmente, sbiadisce ogni giorno di pi\u00f9. Su tutte, il richiamo dolce di mia madre nei pomeriggi estivi quando, all\u2019ora di cena, fuori era ancora chiaro e di tornare a casa non avevo voglia.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Guardavo, assorto, il centro del piazzale, i nervi tesi nel tentativo di riacciuffare per un attimo l\u2019intera sinfonia di quei giorni felici, riuscendo invece a mettere insieme solo brandelli di note sparse, a mo\u2019 di un disco difettoso che salta impazzito. Sprofondato nei miei pensieri, fissavo il piazzale con sguardo perso dietro ad un pallone, che, nella mia mente, rotolava inseguito, da giovani gambe, parecchi anni fa.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Fu cos\u00ec che, all&#8217;improvviso e un po&#8217; bruscamente, una voce leggermente stridula alle mie spalle mi riport\u00f2 alla realt\u00e0:<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">&#8211; Cerca qualcuno? &#8211; Sorpreso, mi voltai, trovandomi davanti un tipetto magro vestito di scuro, sicuramente un giovane prete, lo sguardo vagamente indagatore dietro sottili occhialetti di metallo, incuriosito dalla mia espressione che doveva apparire evidentemente sospetta agli occhi di un osservatore esterno, ignaro ed incapace di capire quanto lontano fosse in realt\u00e0 il viaggio nel tempo che la mia mente stava percorrendo. Avrei allora dovuto rispondere che no, non cercavo nessuno, che ero l\u00e0 solo per rivedere luoghi familiari alla mia giovent\u00f9; ma un leggero sentimento di fastidio verso quella che al momento mi sembr\u00f2 un\u2019inopportuna intrusione mi spinse a rispondere incautamente: &#8211; Stavo cercando un ragazzino\u2026- Mi rammaricai subito per quelle parole imprudenti ma in fondo vere. Gli occhi piccoli del mio interlocutore si fecero ancor pi\u00f9 sospettosi e vi scorsi il celato compiacimento di chi crede di aver intuito chiss\u00e0 quale torbido affare. Assunse allora il tono di una persona che, senza darlo a vedere, cerca di indagare su un crimine abilmente fiutato.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">-Sta forse cercando suo figlio? &#8211; chiese.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">&#8211; No- risposi.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">&#8211; Un suo parente, allora? -. Il gioco era ormai cominciato, non potevo, o non volevo, tornare indietro.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">&#8211; In un certo senso\u2026- dissi, provando comunque un sottile piacere nel prendermi gioco di lui. &#8211; Non sar\u00e0 certo andato lontano! &#8211; aggiunse, con tono tra il mellifluo e lo stizzito.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">&#8211; Lei non immagina nemmeno quanto lui sia lontano\u2026- risposi vagamente dispiaciuto.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">L\u2019interlocutore non pot\u00e9 pi\u00f9 celare un tono di stupore e dispetto &#8211; Perch\u00e9 allora lo cerca qui? &#8211; &#8211; Perch\u00e9 lei non immagina nemmeno quanto sia vicino\u2026-<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">La situazione mi stava sfuggendo di mano quando una sonora quanto provvidenziale pallonata rimbalz\u00f2 rumorosamente sul muro a meno di un palmo da noi, facendo trasalire l\u2019ometto che, come una molla, accenn\u00f2 a rincorrere sbraitando un gruppetto di ragazzi.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">-Vi ho detto mille volte di stare pi\u00f9 attenti, teppisti!!- Tanto bast\u00f2 a me, in quel suo attimo di disattenzione, per infilare un portoncino di legno scuro aperto l\u00ec a due passi, attraversare un buio corridoio e salire velocemente una breve scalinata, alla fine della quale una seconda porta di legno, molto pi\u00f9 grande della prima, immetteva direttamente all\u2019interno della basilica. Entrai dopo aver scostato un pesante drappo color porpora, feci qualche passo e restai l\u00ec, immobile ad aspettare, acquattato dietro una larga colonna di marmo quadrata. E non passarono che pochi secondi quando, dalla medesima porta, sbuc\u00f2 il pretino trafelato. Si ferm\u00f2 un attimo guardandosi intorno, puntando poi velocemente verso la grande porta di ingresso spalancata, attraverso la navata centrale, in direzione opposta a quella dov\u2019ero io. Pochi secondi e la luce che entrava dal grande portone di ingresso lo inghiott\u00ec, scomparendo finalmente dalla mia vista.<\/p>\n<p class=\"western\">Sospirai allora per lo scampato pericolo, e rimasi ancora a lungo nascosto l\u00ec, a bearmi del silenzio e del fresco della grande chiesa. Sorrisi al pensiero di quale terribile pericolo quel giorno un ragazzino di circa tredici anni aveva corso, quello di essere molestato da un ultracinquantenne disilluso malato di nostalgia. Quel giorno per\u00f2 per un attimo, solo per un attimo, i miei occhi avevano incrociato quelli di un fanciullo spensierato, con il mondo ancora in tasca. Pensai allora che forse aveva ragione il pretino: era giunto il momento di lasciare andare quel ragazzo, indisturbato, lasciarlo libero di correre dietro a un pallone, sottraendolo ancora un po&#8217; al fardello che, inesorabilmente, lo attendeva appostato fuori dalle mura di un oratorio.<br \/>\nChe vada allora, che corra, che ami, che viva&#8230;&#8230;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_30147\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"30147\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 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