{"id":30030,"date":"2017-02-21T12:43:35","date_gmt":"2017-02-21T11:43:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30030"},"modified":"2017-02-21T12:43:35","modified_gmt":"2017-02-21T11:43:35","slug":"premio-racconti-per-corti-2017-riempi-la-bocca-stai-zitta-di-serena-barsottelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30030","title":{"rendered":"Premio Racconti per Corti 2017 &#8220;Riempi la bocca. Stai zitta&#8221; di Serena Barsottelli"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 una mattina d&#8217;inverno come tante, come troppe.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il quartiere \u00e8 avvolto dal freddo e dal silenzio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ancora dorme nel suo letto di legno e di colore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dorme, mentre il mondo attorno a lei non smette di ruotare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il suo volto assopito non trasmette calma, ma un profondo senso di vertigine e sgomento. Il suo sonno non \u00e8: smorfie e tremori. Forse per gli incubi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I suoi occhi glaciali si spalancano e continuano ad aprirsi, sempre pi\u00f9, mentre il corpo sobbalza seduto, come posseduto da un demone.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come una bambina troppo stanca, ma che teme di lasciarsi vincere dai demoni del sonno, si strofina con i pugni le palpebre degli occhi, forse per cacciare l&#8217;ultima immagine dell&#8217;incubo ancora proiettata di fronte ai suoi occhi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Poi, passo dopo passo, trascinando al di qua del grigiore invernale i piedi nudi, si dirige ciondolando nella stanza da bagno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le mattonelle fredde, gelide come ghiaccio, fanno sobbalzare la giovane donna. L&#8217;acqua fredda, gettata senza rispetto su un volto gi\u00e0 stanco, lo percuote e lo schiaffeggia fino a farlo arrossare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;inclemente asciugamano rivela il volto allo specchio, mentre le luci del regista rendono il viso ancora pi\u00f9 bianco, evanescente, etereo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come un automa, si veste di fronte alla piccola finestra sopra il letto. Da l\u00ec \u00e8 vista e protetta, da l\u00ec osserva ed \u00e8 separata dal resto del mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La scena si ripete frenetica, mentre una mattina indossa i guanti, la sciarpa e il cappello azzurri, poi verdi, poi rosa, poi viola, poi rossi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Esce di casa e come un viandante inizia il suo pellegrinaggio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ogni giorno, invece, si trova di fronte alla stessa serie di villette e a bussare alla solita porta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di nuovo frenetica, afferra con il guanto oggi azzurro, poi verde, poi rosa, poi viola e poi rosso il batacchio e lentamente, con solennit\u00e0 e rispetto, quasi fosse innanzi a un luogo sacro, batte il primo colpo al portone.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si vede una lunga veste bianca, che lascia appena scoperte le caviglie e i piedi nudi, scendere di gran lena le antiche scale in legno, leggiadra, quasi stesse volando o fosse lo spirito di una casa infestata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ancora si ripetono, a tempo, i timidi colpi alla porta. La giovane donna chiede d&#8217;entrare e alza gli occhi a osservare l&#8217;imponenza e l&#8217;aspetto dell&#8217;elegante villetta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come all&#8217;arrivo di un ospite a lungo atteso, si spalanca la porta, senza che dall&#8217;esterno si possa intravedere la figura della padrona di casa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La giovane donna entra, lasciando che la porta si chiuda oltre le sue spalle e avanza ora nell&#8217;atrio, ora nel grande e ricco salone di marmo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La giovane donna \u00e8 stordita e ipnotizzata dai fiori freschi e profumati nel vaso di cristallo, dal ricco tappeto in tinta unita e dalle eleganti poltrone monocromate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il fuoco accesso leva sorde urla al cielo: risalgono dalla cappa, fin sopra il tetto e rendono l&#8217;aria della cittadina pi\u00f9 grigia, quasi pi\u00f9 nera.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Eccola avvicinarsi e osservare meglio quel fuoco cos\u00ec caldo e innocente, cos\u00ec freddo e malvagio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Poi, distratta, alza lo sguardo e, riflessa nel grande specchio, c&#8217;\u00e8 la matrona che, maestosa e impaziente, le fa cenno di seguirla.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La sala che si apre intorno a lei ha una tavola al centro, finemente apparecchiata: tovaglie linde, bicchieri in cristallo, argenteria e finissime porcellane.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le sue sorelle ancelle, vestali immacolate, siedono intorno a lei: la circondano della loro potente e inebriante bellezza, mentre divorano, anche con le mani, le leccornie che la matrona ha servito per loro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La giovane accarezza la forchetta, gioca con il coltello, sminuzza il cibo, sentendosi in colpa e provando vergogna, sperando che le sue compagne non si accorgano di niente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Parlano, ridono, intorno s&#8217;abbuffano, mentre la testa gira e la stanza con lei, lasciando intravedere, barlume di lucidit\u00e0 tra attimi di follia, che i piatti splendenti e i vassoi succulenti sono in realt\u00e0 vuoti di cibo e pieni di fame, mentre la giovane donna stringe tra i denti, disperata, la forchetta fredda e vuota.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con uno scatto s&#8217;alza e lascia cadere a terra la poltrona rovinata e dall&#8217;alto schienale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il vetro delle finestre \u00e8 infranto, i fiori sono appassiti, l&#8217;acqua \u00e8 putrida, marcia, come i residui delle vivande che un tempo avevano imbandito la tavola.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La sale \u00e8 buia, fredda e in decadenza e tutto sembra girare vorticosamente, come buchi neri nella testa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le gambe procedono leste sopra le scale di legno malandate e cigolanti, mentre la giovane donna si regge alle pareti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Segue il corridoio malandato e apre la porta in legno dall&#8217;altra parte del palazzo: \u00e8 l&#8217;unica chiusa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il cuore batte all&#8217;impazzata, mentre un urlo cos\u00ec forte da frastornare il suo stomaco e le sue orecchie la depriva, con il suo silenzio forzato, di ogni altra sensazione: la matrona giace, con il suo abito bianco ingiallito dal tempo, in stato avanzato di decomposizione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 inverno e il paese ancora dorme.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;alba impietosa si \u00e8 appena affacciata alla finestra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con un sobbalzo si sveglia la giovane donna nel suo letto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ancora con gli occhi saldamente chiusi, afferra con le braccia le sue ginocchia e, come ballerina di un carillon maledetto, inizia a dondolarsi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con gli occhi ancora serrati.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_30030\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"30030\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" 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