{"id":29967,"date":"2017-02-13T19:50:52","date_gmt":"2017-02-13T18:50:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=29967"},"modified":"2017-02-15T12:19:09","modified_gmt":"2017-02-15T11:19:09","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-la-nostalgia-del-cinghiale-di-silvia-bove","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=29967","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;La nostalgia del cinghiale&#8221; di Silvia Bove"},"content":{"rendered":"<p>Mancavano tre ore alla fine del turno. Quella giornata di lavoro sembrava interminabile: le mani spedite che assecondavano le procedure automatiche e il latte e il caff\u00e8, metti, togli, servi, pulisci; le gambe morbide e allenate saltellavano da una parte all\u2019altra, i piedi ben fissi a terra, le scarpe lucide e la divisa pulita. La vita di un barista dell\u2019Autogrill aveva qualcosa di affascinante, lo aveva sempre saputo. Per quasi seicento euro al mese aveva la possibilit\u00e0 di osservare centinaia di volti stranieri che entravano stanchi e spigolosi ed uscivano trasfigurati, pervasi da un sorriso inebetito, tutto interno. I cappuccini e le spremute che di continuo preparava e i toast che riscaldava contribuivano a rendere le persone pi\u00f9 felici. Il mondo era un posto migliore anche grazie a quei suoi piccoli gesti d\u2019amore. Di questo era certo. Di questo andava fiero. Questa certezza gli bastava, non aveva bisogno di altro. Tuttavia ogni giorno e ogni notte sperava che qualcosa d\u2019imprevedibile e molto rischioso accadesse in quel piccolo bar della stazione di servizio: forse un urlo di troppo da parte di un suo collega, forse un cane affamato latrasse fino allo sfinimento, forse una rapina. Qualsiasi imprevisto sarebbe andato bene. E invece no, tutto procedeva lento e sempre uguale: Mario l\u2019ubriacane beveva seduto sull\u2019ultimo gradino del bar, i camionisti ordinavano il solito hamburger, i turisti si fermavano per un caff\u00e8 e per andare al bagno. Ogni tanto una folla di bambini e studenti spezzava l\u2019incantesimo di quella routine silenziosa, entravano e uscivano in una fila indiana disordinata con in mano i loro dolci e caramelle colorate. \u00a0Nel vederli cos\u00ec contenti, il ragazzo trepidava d\u2019eccitazione. Ma poi tutti se ne andavano e a lui non rimanevano che potenti punture di nostalgia.<br \/>\nTutto procedeva lento e sempre uguale, un giorno dopo l\u2019altro, un caff\u00e8 dopo l\u2019altro, uno scontrino ogni tanto. Perci\u00f2 quando una sera di febbraio quella ragazza spettinata entr\u00f2 di colpo con i pugni ben chiusi e i passi indecisi e pesanti, il ragazzo riconobbe subito l\u2019occasione della sua vita. Distese un sorriso insicuro ma brillante e poi, avvicinandosi al bancone dei dolci, esord\u00ec: \u201cCome posso aiutarti? Ciambelle al limone appena sfornate!\u201d<br \/>\nLa ragazza aveva due occhi gentili ma confusi e arrossati.<br \/>\n\u201cDove posso attaccare il caricabatteria?\u201d Domand\u00f2 la ragazza con voce spezzata.<br \/>\nIl ragazzo, indicando un punto indefinito, rispose: \u201cIn fondo a destra, accanto ai TUC, li vedi?\u201d<br \/>\nLa ragazza strizz\u00f2 gli occhi. Poi, raddoppiando la foga, continu\u00f2: \u201cNo, il caricabatteria, dove posso attaccarlo? Dove posso attaccarlo? Dimmi dove posso attaccarlo!\u201d<\/p>\n<p>\u201cVieni, ti accompagno\u201d le disse l\u2019uomo uscendo dal retro del bar.<br \/>\nLa ragazza lo segu\u00ec, si chin\u00f2 e attacc\u00f2 la batteria alla presa. Poi lo ringrazi\u00f2 e ordin\u00f2 una camomilla. \u201cSubito!\u201d Fece il ragazzo che non aspettava altro che una sua ordinazione.<br \/>\nLa ragazza pos\u00f2 lo sguardo sugli hamburger. Doveva aver fame, pens\u00f2 il barista. Una ciambella al limone appena sfornata?\u201d Os\u00f2 aggiungere. \u201cSono squisite, io ne ho appena mangiata una&#8230;\u201d<br \/>\nMa quella, non badando alle sue parole, lo interruppe: \u00a0\u201cQuanto manca per Firenze?\u201d.<br \/>\nAnnaspava. \u201cPer Firenze, quanto manca?\u201d<\/p>\n<p>\u201cDipende\u201d Fece il ragazzo alzando il mento e sfoderando un\u2019espressione contrita e spavalda come aveva visto fare centinaia di volte a Clint Eastwood nel film <em>Per qualche dollaro in pi\u00f9<\/em>, l\u2019attimo prima del duello finale: \u201cDipende&#8230; Vai veloce?\u201d<\/p>\n<p>\u201dSi.\u201d<\/p>\n<p>\u201cUhm&#8230;\u201d Disse il ragazzo torturandosi due peli sul mento. \u201cSei una tosta, si vede\u2026\u201dHai pianto, vero?\u201d<\/p>\n<p>&#8220;Quanto manca per Firenze?\u201d<br \/>\n\u201c Te lo dico, ma prima..\u201d<br \/>\n\u201c Dimmelo, o me ne vado\u201d<br \/>\n\u201cStai calma. Sei sicura di star bene?\u201d<br \/>\n\u201cFirenze, quanto dista?\u201d<br \/>\n\u201c Due ore\u201d<br \/>\n\u201cD\u2019accordo. Quanto pago?\u201d<\/p>\n<p>\u201cUno e cinquanta, ma fai con calma.\u201d<br \/>\nCi pens\u00f2 su qualche istante, fiss\u00f2 la punta lucida delle scarpe e poi lo fece, le chiese il nome. Dovevano essere coetanei, avrebbe potuto chiederle il numero.<br \/>\n\u201cCome ti chiami?\u201d Domand\u00f2 alla ragazza che nel frattempo era diventata una moneta un po&#8217; sporca da due euro. La cerc\u00f2 per qualche istante, poi la intravide oltre le vetrate scorrevoli dell\u2019uscita. Parlava al telefono, agitava una mano come se si fosse scottata, camminava avanti e indietro scomparendo e ricomparendo sotto la luce calda e intermittente del lampione. Gett\u00f2 allora un\u2019occhiata d\u2019intesa al collega e la raggiunse. Lei sobbalz\u00f2 quando si accorse di quella presenza indiscreta. Una smorfia di disprezzo apparve sul suo viso. Allontanando il telefono dall\u2019orecchio, disse:\u201c Che vuoi?\u201d<br \/>\n\u201c Il resto.. Avevi dimenticato il resto..\u201d Rispose il barista dell\u2019autogrill, mostrando la moneta sul palmo della mano. Una pausa senza fine. I suoi occhi che sentiva scivolargli addosso e poi trapassarlo. Ci riprov\u00f2: \u201c Il resto\u2026 centocinquanta..\u201d<br \/>\nNon fece in tempo a finire la frase che la ragazza lo super\u00f2, entr\u00f2 in macchina e, continuando a gridare al telefono, scomparve oltre il cartello rosso: \u201c AUTOGRILL\u201d. Il ragazzo sospir\u00f2 e poi rientr\u00f2 nel retro del bar dove prosegu\u00ec a lavare tazze e tazzine, ordinare panini e pizzette sulla lastra d\u2019acciaio in esposizione, attendere il prossimo cliente. Vedendo che fuori aveva iniziato a piovere fece segno a Mario l\u2019ubriacone di entrare. Gli allung\u00f2 una birra ghiacciata e ne bevve anche lui un bicchiere.<br \/>\nNello stesso momento la ragazza azion\u00f2 i tergicristalli, imprecando. Sul display rotto del cellulare la ragazza vide l\u2019ora e i minuti: le nove e venti. Inarcata verso il volante cercava d\u2019intravedere il cartello della prossima uscita, Modigliano. \u00a0Quando lo vide, premette con forza sul pedale dell\u2019acceleratore. La macchina sband\u00f2. \u00a0Il volante sembr\u00f2 sfuggirle dalla mano, ma fu solo una sensazione. Aument\u00f2 il volume della canzone,<em> Hotel California<\/em>, degli Eagles. Sentiva il vento rabbioso spingerla verso il confine del tornante. La macchina dondol\u00f2. Superato il cartello blu con la scritta ROMA, rispose di nuovo al telefono. L\u2019autostrada fino ad allora luminosa divenne una viottola buia e stretta. Dallo specchietto retrovisore non intravide pi\u00f9 nessuno. Nessuno dietro, nessuno avanti. Era sola a scivolare sull\u2019asfalto bagnato. Superato il cartello blu con la scritta ROMA, rispose di nuovo al telefono. Parl\u00f2 a lungo chiedendo al suo interlocutore come accidente avrebbe fatto a tornare indietro, a Roma. Si era persa, ma non del tutto. Ascoltava la voce calda e autorevole di chi la rassicurava incitandola ad andare avanti, senza paura, era sulla strada giusta. Sicuro. Promesso. Vai avanti, non ti puoi fermare, vai avanti, non ti spaventare, e senti.. Cosa vedi intorno? Ci sono cartelli? No? B\u00e8, dai non ti preoccupare prosegui, non pensare a questi che ti superano, vuol dire che conoscono la strada, tu vai avanti con calma, senza paura, ci sono io, ti sto seguendo dal computer, si, la strada \u00e8 proprio questa, non \u00e8 il raccordo ma non fa niente, tutta dritta, \u00e8 proprio la Flaminia vecchia, buia e stretta, ma poi finisce, vedrai, finisce, non avere paura, continua dritta e senti, dimmi un po&#8217;.. Cosa vedi? Lo vedi il cartello per Roma? No? B\u00e8, non ti preoccupare, non sei lont.. Il cellulare vibr\u00f2 e poi pi\u00f9 niente. La ragazza imprec\u00f2. Poi lo lanci\u00f2 sul sedile al suo fianco. La pioggia batteva feroce sul tettuccio della Ford. Vide d\u2019un tratto un cartello con un\u2019indicazione e invece no, non c\u2019era nient\u2019altro che curve e alberi. La stradina non aveva fine, le mani tremavano sul volante, aveva una gran sete e cos\u00ec allung\u00f2 la lingua come se la pioggia oltre i finestrini potesse dissetarla. Se fosse un incubo o la realt\u00e0, non lo sapeva pi\u00f9. Poteva sentire ancora la voce di chi la stava guidando. Si affid\u00f2 ad un sospiro. Una forte scarica elettrica le pervase la testa pi\u00f9 volte. Un nodo in gola, non riusciva pi\u00f9 a deglutire. Soffoc\u00f2, ma solo nella sua immaginazione. Inspir\u00f2 e poi diede un pugno al volante. Imprec\u00f2, non sarebbe mai dovuta partire, pens\u00f2. Che cosa ci faceva di notte su quelle strade sconosciute, questo lo ignorava. Qualcuno stava traslocando nel suo stomaco, la casa si svuot\u00f2 ben presto. La concentrazione di un lupo affamato e mai sazio. Il bosco di notte e la notte del bosco.<br \/>\nDeceler\u00f2 all\u2019improvviso e sband\u00f2 di nuovo. Gli abbaglianti della macchina illuminarono un cinghiale, che indisturbato attraversava la stradina deserta. I due, la macchina e l\u2019animale, si fermarono. Il cinghiale, mostrando un occhio nascosto tra i peli del muso, scomparve nell\u2019oscurit\u00e0. La ragazza recuper\u00f2 il controllo del volante e ripart\u00ec. Avrebbe potuto ucciderla, quel maledetto cinghiale. Ma in fondo, anche lui sarebbe potuto schiattare, pens\u00f2 la ragazza. Se l\u2019erano vista brutta, ma erano entrambi salvi, di nuovo sulla strada. Soli, ma non persi. I tergicristalli stridettero, la pioggia era cessata. La macchina si arrest\u00f2. La ragazza chiese indicazione ad un ragazzo, che le indic\u00f2 la direzione per il raccordo. Aveva sbagliato direzione- le disse-doveva fare inversione e tornare indietro. Seguimi, disse l\u2019uomo alzando il finestrino, seguimi e poi alla piazzola gira a destra, io proseguo dritto. La ragazza si fid\u00f2 e lo segu\u00ec. Arrivata alla piazzola, la macchina davanti evapor\u00f2 in una nube di nebbia. Apparve un cartello: FIANO ROMANO. La ragazza ferm\u00f2 allora un\u2019altra macchina, che abbass\u00f2 il finestrino. Una voce balbuziente le indic\u00f2 la strada per il raccordo e le consigli\u00f2 di andare piano, che c\u2019era la possibilit\u00e0 d\u2019incontrare un cinghiale. E\u2019 cos\u00ec qui, spuntano ovunque- le confid\u00f2 ad un metro di distanza- A volte qualcuno non si ferma in tempo, corrono gli imbecilli&#8230; Una volta ce n\u2019erano cos\u00ec tanti, povere bestie. Bei tempi, quelli\u2026 B\u00e8, va piano tu, ok? Non avere paura, non \u00e8 lontano il raccordo, non \u00e8..<br \/>\nLa macchina della ragazza sfrecci\u00f2 via. La ragazza continu\u00f2 a cantare a squarcia gola sulle note di Sara, di Pino Daniele. Sentiva l\u2019aroma di limone e l\u2019odore di fritto nausearla. Abbass\u00f2 il finestrino e venne inondata da un esercito di gocce pungenti. Voleva piangere, ma non c\u2019erano pi\u00f9 lacrime in lei. Sentiva il battito cardiaco pulsargli nelle orecchie, le mani tremare e aveva la sensazione che nel suo stomaco stesse crescendo una foresta di fiamme e frutta ammuffita. I crampi erano pi\u00f9 rumorosi dei tuoni in lontananza. Cerc\u00f2 col pensiero il cinghiale che aveva appena incontrato, ma non lo trov\u00f2 pi\u00f9 e cos\u00ec prosegu\u00ec dritta e spedita fino alla strada a pi\u00f9 corsie, che apparve all\u2019orizzonte non pi\u00f9 nero.<br \/>\nQualche ora dopo nel tepore del suo letto, si svegli\u00f2 in preda alla disperazione pensando al cinghiale. Inizi\u00f2 a ridere e a piangere per il pericolo appena scampato. Qualcuno li aveva salvati entrambi. \u00a0Sentiva i suoni della foresta rimbombargli nelle orecchie, la gola bruciargli, i piedi intorpiditi, le mani di piombo. Sentiva gli occhi della bestia proteggerla e divorarla nel sogno che dur\u00f2 ancora pochi istanti. Al risveglio si accorse di aver dimenticato lo zaino al bar dell\u2019autogrill. Quel ragazzo con lo sguardo dolce e nostalgico se ne sarebbe preso cura o forse no. Non poteva fidarsi, ripart\u00ec alla volta di Firenze e quando arriv\u00f2 sulle porte scorrevoli, bloccate, non trov\u00f2 che un cartello con la scritta: \u201cAttenzione! Avvelenamento per ciambelle al limone. Locale chiuso\u201d. Il lampione era spento e Mario l\u2019ubriacone fissava l\u2019entrata del bar dell\u2019autogrill. Un timido raggio solare gli illumin\u00f2 la mano destra, con la quale stringeva forte la bottiglia di birra offertagli dal ragazzo la notte prima.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_29967\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"29967\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mancavano tre ore alla fine del turno. Quella giornata di lavoro sembrava interminabile: le mani spedite che assecondavano le procedure automatiche e il latte e il caff\u00e8, metti, togli, servi, pulisci; le gambe morbide e allenate saltellavano da una parte all\u2019altra, i piedi ben fissi a terra, le scarpe lucide e la divisa pulita. La [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_29967\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"29967\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":6633,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[398],"tags":[],"class_list":["post-29967","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2017"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29967"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/6633"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=29967"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29967\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":30000,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29967\/revisions\/30000"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=29967"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=29967"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=29967"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}