{"id":29847,"date":"2017-02-06T12:22:13","date_gmt":"2017-02-06T11:22:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=29847"},"modified":"2017-02-06T12:22:13","modified_gmt":"2017-02-06T11:22:13","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-la-visita-di-laura-calderini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=29847","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;La visita&#8221; di Laura Calderini"},"content":{"rendered":"<p>\u00abMamma, devo darti una bella notizia\u00bb disse Enrica mentre guidava, entrando a gamba tesa nel mezzo di una delle rare, spensierate, chiacchierate, quasi un cicaleccio, in cui, giusto quella mattina, stavano divagando madre e figlia, che tanto scaldavano il cuore di chi, come Enrica, invece, non aveva avuto, quasi mai, il privilegio di goderne e di cui, quindi, si ingozzava avida, ogni volta, fino a farne indigestione \u00abPubblico il mio libro sai?\u00bb; che nemmeno lei sapeva come fosse riuscita a sputare fuori quella rivelazione tenuta in cova da giorni.<\/p>\n<p>Lunga la gestazione dell\u2019annuncio, la frazione di un secondo per generarne l\u2019aborto consapevole: nell\u2019attimo stesso in cui pronunci\u00f2 quelle parole, infatti, con la certezza che sarebbe successo quello che stava per succedere, Enrica avvert\u00ec il brivido lungo la schiena e l\u2019aria, all\u2019interno dell\u2019abitacolo, ghiacciare il fiato trattenuto da entrambe.<\/p>\n<p>Ecco fatto, di nuovo; era bastato cos\u00ec poco.<\/p>\n<p>Sarebbe stato sufficiente scartare di lato, dopo la prima parte dell\u2019annuncio e inventarsi una baggianata qualsiasi, che per\u00f2 avesse prolungato quell\u2019estasi emotiva, sempre precaria, sempre desiderata, e non cadere, per l\u2019ennesima volta, nel trabocchetto di credere che lei fosse cambiata.<\/p>\n<p>Ma d\u2019altronde non poteva pi\u00f9 sottacere le cose come quando vivevano insieme; non lo avrebbe pi\u00f9 fatto, mai, perch\u00e9 la percezione mutata del bene e del male, ora, non glielo permetteva.<\/p>\n<p>Dal recesso dove stava acquattato, per\u00f2, scatt\u00f2 il segnale di pericolo, che quello era sempre radicato, sornione, in famelica attesa di nutrirsi della sua paura, e, come Ges\u00f9 nell\u2019orto, Enrica, tornata animale braccato, drizzate le orecchie e alzato il muso a sondare il vento, tent\u00f2 di allontanare il calice, ululando muta: \u201c<em>No, no, no, indietro, per favore indietro; indietro; indietro<\/em>\u201d mentre con la coda dell\u2019occhio, le era sufficiente guardarla anche in tralice, assisteva alla metamorfosi.<\/p>\n<p>Mafalda stava mutando pelle e, come una serpe, sgusci\u00f2 fuori, dapprima contorcendosi lenta, poi in un guizzo finale, la <em>madre<\/em> <em>implacabile, la madre irreprensibile, la madre che non fa concessioni alla propria coscienza.<\/em><\/p>\n<p>Le scorticature dell\u2019anima ripresero a dolere, ma adesso, adesso pi\u00f9 che mai, l\u2019istinto di sopravvivenza emotiva, la spinse a concentrarsi sull\u2019hic et nunc, e allora, come un lottatore di sumo, si piazz\u00f2 con le mani ben salde sulle ginocchia piegate e si prepar\u00f2 a ricevere il ceffone.<\/p>\n<p>Che non era tanto per quello che le avrebbe detto, ch\u00e9 lei lo sapeva benissimo cosa le avrebbe sbattuto in faccia, ma per il reiterarsi di quell\u2019assurda strattonata affettiva che avrebbe reciso, ancora una volta, i sottilissimi legamenti che con pazienza e fatica, aveva intessuto con la saliva, come un ragno.<\/p>\n<p>\u00abIo penso che quelle cose che hai scritto, essendo cose tue, intime, purtroppo indecenti, di cui dovresti vergognarti, non devi farle conoscere a tutti: se proprio devi darlo in pasto al mondo, taglia quelle parti\u00bb, sibil\u00f2.<\/p>\n<p>Lo disse senza guardarla; senza mezzi termini, senza un accenno, figurarsi un aperto plauso, alla novit\u00e0 inaspettata; ma, almeno, un <em>bravina &#8230;magari avrei scritto &#8230;.; sei stata in gamba, per\u00f2&#8230;; mi fa piacere, ma &#8230;; che bello, tuttavia &#8230; ;<\/em> d\u2019altronde si stava ripetendo uno schema perfezionato in anni di repliche e a Enrica sembrava, ogni volta, di vivere un deja vu.<\/p>\n<p>Pens\u00f2 a quello che stavano di nuovo perdendo, proprio ora che sembrava avessero raggiunto un equilibrio, anche se assestato precariamente sopra un asettico patto di non belligeranza, che comunque era gi\u00e0 qualcosa, ch\u00e9 la strada per ristabilire, ricostruire un rapporto materno\/filiale vero e proprio era ancora lunga; pens\u00f2 ai giorni velenosi che sarebbero seguiti; al rancore covato; alle parole che non si sarebbero dette; alle telefonate che non si sarebbero fatte; ai baci, pochi, sempre, che non si sarebbero date; alle lacrime che avrebbero versato, la sera, sul cuscino.<\/p>\n<p>Quanto sarebbe durato questa volta? Non voleva, non voleva assolutamente, rientrare nella tomba dei silenzi.<\/p>\n<p>Sent\u00ec il rancore impastargli la lingua: \u00abIo dovrei tagliare dei pezzi!? Io <em>purtroppo<\/em> avrei fatto <em>quelle cose<\/em> di cui dovrei vergognarmi!? E quali sarebbero <em>quelle cose!?\u2026 <\/em>Di tutto lo spirito della storia tu hai <em>capito<\/em> solo quello? Non ti sei resa conto che ho dovuto scriverti, scrivere un libro, otto anni per farlo, per confessare un amore che tu non mi hai mai permesso di dimostrarti? Che delusione mamma. Non sei cambiata. Eppoi! Non mi hai mai regalato nemmeno una pacca sulle spalle per le mie piccolissime vittorie, i miei pochissimi successi; li hai sempre misconosciuti, messi a confronto con chiunque avesse fatto di meglio; non sei mai stata felice delle mie felicit\u00e0. NON LO HAI MAI FATTO\u00bb, strill\u00f2 al parabrezza, battendo il pugno sul volante, mentre gli occhi le pizzicavano, le orecchie le fischiavano, il cuore impazziva.<\/p>\n<p>\u00abSei tu che non sei cambiata. Con te non si pu\u00f2 parlare; diventi insopportabile; non ragioni; non dai retta!\u00bb<\/p>\n<p>\u00abMAMMAAAA!\u00bb url\u00f2 di nuovo con rabbia; Enrica tremava visibilmente ed aveva rallentato senza accorgersene, creando una coda innervosita.<\/p>\n<p>\u00abBasta! Fermati che voglio scendere\u00bb le ordin\u00f2 Mafalda con la mano gi\u00e0 sulla maniglia.<\/p>\n<p>Era la chiusa; il punto di non ritorno, il momento in cui Enrica cedeva le armi e cadeva in ginocchio offrendo la gola: \u00abMamma\u00bb implor\u00f2 adesso con dolcezza, voltandosi verso di lei per la prima volta \u00absmettila adesso. Mi devi accompagnare alla visita. Dopo puoi fare quello che vuoi. Ti prego\u2026 \u00bb le disse attorcolandosi dentro a quel senso, ben noto, di impotenza che le toglieva il respiro.<\/p>\n<p>\u00abFERMATI, ho detto, che vado a casa a piedi\u00bb berci\u00f2; erano arrivate al parcheggio dell\u2019ospedale dove Enrica doveva sottoporsi alla visita di controllo.<\/p>\n<p>\u00abMamma ti prego! Dove vai; \u00e8 tanta strada; \u00e8 troppo caldo. Ti accompagno allora\u00bb disse con un filo di voce, preoccupata, nonostante tutto, al pensiero di vederla partire zoppicando, sotto il sole cocente.<\/p>\n<p>Ma Mafalda, scesa quasi al volo, era gi\u00e0 \u201clontano\u201d.<\/p>\n<p>\u00abGrazie per avermi accompagnato alla visita\u00bb mormor\u00f2 Enrica al sedile vuoto e raddrizzando le spalle, si soffi\u00f2 il naso, si rassett\u00f2 i capelli e si avvi\u00f2.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_29847\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"29847\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 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