{"id":29765,"date":"2017-01-27T19:27:13","date_gmt":"2017-01-27T18:27:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=29765"},"modified":"2017-01-30T13:18:58","modified_gmt":"2017-01-30T12:18:58","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-un-cielo-pieno-di-stelle-di-gaetano-lamberti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=29765","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Un Cielo Pieno di Stelle&#8221; di Gaetano Lamberti"},"content":{"rendered":"<p>\u201cQuesto posto mi mette i brividi\u201d, disse Vittoria guardando le stelle fuori dal finestrino.<br \/>\nEra una sera calma e tranquilla, senza luna, ma con quel tanto di fievole luce che lasciava scorgere i contorni dei pendii del Vesuvio e l\u2019erba alta che costeggiava la strada malamente asfaltata.<br \/>\n\u201cNon ti preoccupare, troviamo un posto vicino ad un\u2019altra macchina, cos\u00ec sei tranquilla e ti rilassi. Va bene amore?\u201d la rassicur\u00f2 Francesco.<br \/>\nErano a bordo di una Fiat Punto grigia e Francesco guidava con molta cautela lungo i tornanti del Vesuvio.<br \/>\n\u201cMa \u00e8 mai possibile che per fare un po\u2019 di zozzerie dobbiamo arrivare fin qui? Dentro ad una macchina, al buio. Io ho paura!\u201d disse Vittoria che quella sera, nonostante il cielo fosse pieno di stelle, non si sentiva affatto al sicuro.<br \/>\n\u201cConosci qualche altro posto?\u201d le domand\u00f2 Francesco sarcastico.<br \/>\nVittoria sbuff\u00f2 e poggi\u00f2 una mano sul finestrino che iniziava gi\u00e0 ad appannarsi, come se la macchina avesse gi\u00e0 capito quello che stavano andando a fare.<br \/>\n\u201cNon c\u2019\u00e8 nemmeno un lampione!\u201d aggiunse lei.<br \/>\nFrancesco guidava piano anche per questo. La poca visibilit\u00e0 non gli permetteva di andare pi\u00f9 veloce e i fari illuminavano soltanto una piccola porzione di strada. Lungo il tragitto, svoltando in alcune curve dove non cresceva l\u2019erba e non vi erano alberi, riuscivano ad intravedere in lontananza le luci della citt\u00e0 di Napoli.<br \/>\n\u201cE che ti devo dire, non dobbiamo pi\u00f9 scopare?\u201d<br \/>\nLui si stava innervosendo. Tra il lavoro, gli esami di lei, gli amici e la palestra, riuscivano a vedersi solamente due volte a settimana, e non vivevano nemmeno vicino. Lei di Ercolano, lui di Pagani: almeno trenta chilometri. Entrambi abitavano ancora a casa dei rispettivi genitori e non avevano un posto dove poter stare, se non la macchina.<br \/>\n\u201cScopare? Questo ti interessa. Sei un cafone!\u201d<br \/>\nTolse la mano che aveva poggiato sul finestrino e asciug\u00f2 l\u2019umidit\u00e0 sui pantaloni. Quella sera non aveva messo il rossetto, lui lo detestava, soprattutto quando doveva baciarla.<br \/>\n\u201cE dai, stavo scherzando. Era per sdrammatizzare, lo sai che con te faccio solo l\u2019amore.\u201d<br \/>\n\u201cSei uno stronzo!\u201d<br \/>\nGli venne duro. Era bastata quella parola, \u201cstronzo\u201d, e gi\u00e0 sent\u00ec crescerlo nei pantaloni.<br \/>\n\u201cCome mi piaci quando fai cos\u00ec. Non vedo l\u2019ora di spogliarti!\u201d<br \/>\nLei fece un sorriso. Cerc\u00f2 di nasconderlo dietro i lunghi capelli castani che, con una mano, spost\u00f2 volontariamente davanti agli occhi.<br \/>\n\u201cQui, parcheggia qui! C\u2019\u00e8 una macchina.\u201d<br \/>\nFrancesco rallent\u00f2 e spense i fari; non voleva disturbare la coppia nell\u2019altra macchina mettendo in mostra i loro corpi nudi. Spense il motore e tir\u00f2 il freno a mano. Spost\u00f2 il sedile indietro per avere maggiore spazio alle gambe e poter star comodo. Guard\u00f2 Vittoria e le mise una mano attorno al collo accarezzandola.<br \/>\n\u201cI nostri vetri sono gi\u00e0 appannati, perch\u00e9 quelli no?\u201d disse Vittoria indicando con la testa la vecchia 600 parcheggiata davanti.<br \/>\n\u201cE io che ne so, magari devono ancora iniziare!\u201d<br \/>\nVittoria si irrigid\u00ec, pi\u00f9 di quanto gi\u00e0 non fosse.<br \/>\n\u201cHai sentito cosa \u00e8 accaduto a Maria e Antonio? Gli hanno spaccato il parabrezza e hanno rubato tutto. Sono rimasti in mezzo alla strada. Nudi!\u201d<br \/>\nVittoria continuava a guardare fuori dal finestrino. C\u2019era Venere in cielo, che quella sera appariva come un astro lucentissimo, di colore giallo biancastro. Sent\u00ec un brivido correre lungo tutta la schiena.<br \/>\n\u201cAndiamo via Francesco. Non ci voglio stare qua.\u201d<br \/>\n\u201cE\u2019 successo a Pagani, non qui sul Vesuvio\u201d cerc\u00f2 di rassicurarla. \u201cQui non \u00e8 mai successo nulla, ora perch\u00e9 devi tirartela?\u201d<br \/>\nFrancesco la guard\u00f2 per alcuni secondi e, abbozzando un sorriso beffardo, le disse: \u201cAl massimo ci ritroviamo il guardone con l\u2019accetta.\u201d<br \/>\nFece una sonora risata e chiuse le sicure centralizzate.<br \/>\n\u201cMa che stai dicendo? Per favore Francesco, smettila!\u201d<br \/>\nPi\u00f9 diventava restia e pi\u00f9 Francesco si eccitava. Il ragazzo si sporse con tutto il corpo su Vittoria e inizi\u00f2 a cercarle la bocca con la sua.<br \/>\n\u201cIl guardone si nasconde nell\u2019erba alta\u201d raccont\u00f2 Francesco, \u201ce spia, ad un metro dalla macchina\u201d.<br \/>\nLe palp\u00f2 il seno e cominci\u00f2 a leccarle il collo. Vittoria inizi\u00f2 un p\u00f2 a rilassarsi, sopraffatta dalla tensione erotica che si stava creando.<br \/>\n\u201cE\u2019 un uomo sulla cinquantina, vestito come un boscaiolo\u201d continu\u00f2 Francesco, \u201cla barba sporca e incolta. In testa ha sempre un berretto di lana e si mimetizza tra la vegetazione. Come un felino punta gli occhi sulle sue prede e aspetta che iniziano a spogliarsi e a fare sesso.\u201d<br \/>\n\u201cSei proprio uno stronzo\u201d disse Vittoria alzando con discrezione il sedere e lasciando che Francesco le sfilasse i pantaloni.<br \/>\n\u201cPoi prende il suo enorme coso in mano e si masturba.\u201d<br \/>\n\u201cE l\u2019accetta cosa c\u2019entra?\u201d gli domand\u00f2 con un gemito.<br \/>\n\u201cSi dice che una volta \u00e8 stato scoperto e l\u2019hanno massacrato di botte. Da quel giorno, poggiata a terra accanto ai suoi piedi, ha con s\u00e9 un enorme accetta.\u201d<br \/>\nFrancesco le tolse la maglietta e lei tolse quella di lui. Le infil\u00f2 una mano sotto la coppa del reggiseno e strizz\u00f2 un capezzolo.<br \/>\nEra una serata di novembre, l\u2019aria era fresca e il cielo si perdeva all\u2019orizzonte facendo apparire quel paesaggio come racchiuso in una cupola luminosa. Non tirava un filo di vento, eppure l\u2019alta erba in prossimit\u00e0 della Fiat Punto fece un leggero movimento, quasi impercettibile.<br \/>\n\u201cChi te l\u2019ha raccontata questa stronzata?\u201d chiese Vittoria.<br \/>\nOrmai erano completamente nudi e Francesco spost\u00f2 la fidanzata al centro, tra i due sedili. Lei apr\u00ec leggermente le gambe.<br \/>\n\u201cCos\u00ec si dice a Ercolano\u2026 e pure a Torre del Greco\u201d disse Francesco.<br \/>\n\u201cQuindi \u00e8 una leggenda metropolitana!\u201d esclam\u00f2 Vittoria. \u201cSei proprio uno stronzo col fiocco.\u201d<br \/>\nLui non ci vide pi\u00f9 e le prese le gambe avvicinandola a s\u00e9 con impeto.<br \/>\n\u201cMetti il preservativo\u201d si raccomand\u00f2 lei.<br \/>\n\u201cAmore, stasera sei un po\u2019 troppo agitata. Stai tranquilla, mi so trattenere\u201d<br \/>\n\u201cSe mi vieni dentro ti ammazzo.\u201d<br \/>\nQuesta volta l\u2019erba non solo si mosse, pi\u00f9 di quanto avesse fatto qualche istante prima, ma se ne sent\u00ec anche il rumore, un leggero fruscio.<br \/>\n\u201cHai sentito?\u201d chiese Vittoria mettendosi a sedere di scatto.<br \/>\n\u201cNon ho sentito niente\u201d disse Francesco.<br \/>\n\u201cSi \u00e8 mosso qualcosa, proprio qui fuori!\u201d<br \/>\n\u201cVittoria ti sei solamente fatta condizionare da quello che ti ho detto\u201d<br \/>\n\u201cAndiamocene via. Non ci voglio stare pi\u00f9 qui sopra!\u201d<br \/>\nFrancesco l\u2019accarezz\u00f2 e guard\u00f2 l\u2019erba alta, che adesso appariva grigia, ma sapeva che al sole era del colore della paglia.<br \/>\n\u201cNon c\u2019\u00e8 niente.\u201d<br \/>\n\u201cMa io ho visto l\u2019erba che si muoveva. Passami la maglia!\u201d<br \/>\n\u201cForse era un animale. Sai quanti gatti ci sono sul Vesuvio?\u201d<br \/>\n\u201cE proprio qui deve stare questo gatto?\u201d<br \/>\nRaccatt\u00f2 la maglia e i pantaloni.<br \/>\n\u201cFerma, ferma. Che fai?\u201d<br \/>\n\u201cVestiti e andiamo via\u201d gli ordin\u00f2 Vittoria.<br \/>\n\u201cFacciamo una cosa, ora scendo e faccio un controllo!\u201d<br \/>\n\u201cTu sei pazzo!\u201d<br \/>\nEntrambi guardarono fuori cercando di captare qualsiasi rumore o movimento. Socchiusero gli occhi nel tentativo di acuire la vista. C\u2019era un silenzio assordante e i loro corpi si stavano leggermente raffreddando, ormai lontani dal calore della passione. L\u2019erba alta riempiva tutto il versante del vulcano a loro visibile, e sporadiche si distinguevano le sagome delle ginestre.<br \/>\n\u201cIo vedo un\u2019ombra pi\u00f9 scura qui di fronte\u201d disse Vittoria abbracciando Francesco e continuando ad avere lo sguardo puntato dritto davanti a lei.<br \/>\n\u201cCapirai, ci sono ombre ovunque. Comunque, io scendo, vedo cosa \u00e8 quest\u2019ombra e poi mi prometti che stai serena, ok? Non puoi restare traumatizzata e poi magari decidi di non venire pi\u00f9 qui.\u201d<br \/>\nFrancesco scost\u00f2 il corpo della fidanzata e inizi\u00f2 a rivestirsi.<br \/>\n\u201cUh Ges\u00f9 bambino!\u201d esclam\u00f2 Vittoria.<br \/>\nFrancesco indoss\u00f2 le scarpe e infil\u00f2 i lacci all\u2019interno senza annodarli, tanto ci avrebbe impiegato pochissimo. Apr\u00ec la portiera e l\u2019aria fredda della sera e dell\u2019alta quota si fece subito sentire penetrando fin sotto ai vestiti.<br \/>\n\u201cChiudi, che fa freddo. E sbrigati!\u201d gli url\u00f2 Vittoria che si era nel frattempo rimessa il maglione e i pantaloni coprendo la sua nudit\u00e0 e dando un po\u2019 di tepore al suo corpo. Si mise seduta tirando in su le ginocchia fino a toccare il petto e, acquattata, scrut\u00f2 ogni movimento del fidanzato. Francesco fece il giro dell\u2019auto e, giunto allo sportello di Vittoria, le diede le spalle e infil\u00f2 una gamba nell\u2019alta erba che gli arrivava quasi all\u2019altezza del petto; si aiut\u00f2 anche con le mani cercando di farsi strada. Francesco aveva fatto appena pochi metri, quando Vittoria vide di nuovo l\u2019erba muoversi. Pens\u00f2 che fosse dovuto ai passi di Francesco, ma anche lui si era fermato, come immobilizzato. Forse davvero c\u2019era qualcuno. Abbass\u00f2 il finestrino.<br \/>\n\u201cChe c\u2019\u00e8? Francesco! Tutto bene? Torna subito indietro e andiamocene, tanto non ho pi\u00f9 nemmeno voglia.\u201d<br \/>\nDal punto che stava fissando Francesco, a cinque metri dalla macchina, ma ad un metro da lui, emerse una sagoma nera. Balz\u00f2 fuori come uno squalo che acchiappa la preda saltando oltre la superficie dell\u2019acqua. Vittoria url\u00f2.<br \/>\n\u201cTorna qua, subito! Francesco!\u201d<br \/>\nLa sagoma inizialmente non fece alcun movimento, rest\u00f2 ferma, come se stesse studiando la mossa da fare. Francesco e la nuova presenza rimasero per alcuni secondi uno di fronte all\u2019altra. In quell\u2019istante Vittoria distinse nettamente le fattezze di uomo che aveva quella sagoma. L\u2019uomo si volt\u00f2 e inizi\u00f2 a correre, inoltrandosi ancora di pi\u00f9 nell\u2019erba e allontanandosi.<br \/>\n\u201cFermati, pervertito!\u201d url\u00f2 Francesco. \u201cChe cazzo stavi facendo?\u201d<br \/>\nFrancesco decise di correre dietro l\u2019uomo, ma il tragitto fu breve. A spezzare il blu del cielo, l\u2019ombra di un\u2019accetta che cal\u00f2 con un tonfo su Francesco.<br \/>\nVittoria prov\u00f2 ad urlare, spalanc\u00f2 la bocca per far uscire tutto l\u2019orrore, ma non ne usc\u00ec nulla, se non un rantolo che le graffi\u00f2 la gola. L\u2019uomo aveva colpito Francesco sulla clavicola destra, frantumandola. Cadde in ginocchio e guard\u00f2 il suo assalitore; alz\u00f2 le braccia al cielo in un disperato tentativo di difesa e di resa. Fu tutto inutile, l\u2019accetta cal\u00f2 nuovamente su Francesco e si conficc\u00f2 nella testa, come se fosse un tocco di legno, ma non si spacc\u00f2 in due parti. L\u2019arma rimase incastrata nel cranio e l\u2019uomo dovette piantare bene i piedi a terra per far forza alle braccia e liberare l\u2019accetta. Francesco cadde in avanti con la faccia nell\u2019erba e il suo corpo spar\u00ec, risucchiato dall\u2019intricata massa di vegetali. La sagoma dell\u2019uomo, insieme ai cespugli di ginestre, era l\u2019unica figura all\u2019orizzonte; aveva il braccio destro teso e la mano che impugnava l\u2019accetta. Vittoria si port\u00f2 le mani alla bocca, le chiuse a pugno e inizi\u00f2 a mordere violentemente le nocche.<br \/>\n\u201cFrancesco!\u201d grid\u00f2.<br \/>\nL\u2019url\u00f2 che usc\u00ec fu un latrato.<br \/>\n\u201cFrancesco! Francesco!\u201d<br \/>\nL\u2019uomo si volt\u00f2, attirato dalle urla di Vittoria, e guard\u00f2 in direzione della macchina. Dietro di lui, il cielo blu senza luna faceva da sfondo e Vittoria distinse nettamente ogni stella; erano cos\u00ec luminose.<br \/>\nSembravano quelle che la mamma aveva attaccato al soffitto della sua cameretta. Decine di stelle fluorescenti che Vittoria bambina osservava prima di addormentarsi.<br \/>\n\u201cCos\u00ec non sarai al buio\u201d le aveva detto la mamma accarezzandole i capelli, \u201cma ci saranno infinite stelline che ti proteggeranno con la loro brillantezza.\u201d<br \/>\nVittoria aveva tirato su le coperte, fin sotto agli occhi. Le sembrava l\u2019unico modo per essere al sicuro. Si era rannicchiata, diventando ancora pi\u00f9 piccola e avendo cura che nessun arto si avvicinasse ai bordi del letto. Il mostro era sempre in agguato, pronto ad afferrarle la caviglia, se solo fosse fuoriuscita.<br \/>\n\u201cMi manca pap\u00e0\u201d disse alla mamma che si era avvicinata alla porta per andare via.<br \/>\n\u201cManca anche a me\u201d rispose.<br \/>\n\u201cSenza di lui ho paura!\u201d disse Vittoria.<br \/>\n\u201cA volte anche io ho tanta paura.\u201d<br \/>\nLa mamma era tornata indietro, sedendosi sul letto e distendendosi accanto a Vittoria.<br \/>\n\u201cMamma\u201d sussurr\u00f2 lei.<br \/>\n\u201cS\u00ec.\u201d<br \/>\n\u201cTu cosa fai per non avere paura?\u201d<br \/>\n\u201cPenso a tuo padre ancora accanto a me nel letto. Stringo la mano e lo sento, lo percepisco. E so che un giorno sar\u00f2 di nuovo con lui.\u201d<br \/>\n\u201cUn giorno saremo di nuovo tutti insieme?\u201d<br \/>\n\u201cS\u00ec\u201d<br \/>\n\u201cE non andr\u00e0 pi\u00f9 via?\u201d<br \/>\n\u201cNo.\u201d<br \/>\n\u201cMi manca tanto.\u201d<br \/>\nSi strinsero forte e piansero, guardando quelle stelle attaccate al soffitto che lentamente perdevano la loro luminescenza.<br \/>\nL\u2019uomo con l\u2019accetta fece un passo in direzione della macchina; si stava avvicinando. Vittoria inizi\u00f2 a muovere le braccia tremanti, e guard\u00f2 l\u2019interno dell\u2019abitacolo cercando di capire cosa potesse fare. Le sicure, doveva chiudere le sicure. Salt\u00f2 da un sedile all\u2019altro abbassando con un palmo tutte e quattro le sicure. Prese la manopola dello sportello e chiuse il finestrino che aveva aperto per chiamare Francesco. Aveva la bocca aperta e respirava affannosamente tirando fuori suoni gutturali causati dal pianto e dalla disperazione. Guard\u00f2 fuori. L\u2019uomo stava correndo verso di lei. Url\u00f2.<br \/>\nSi mise seduta sul sedile del guidatore e cerc\u00f2 con i piedi la frizione e l\u2019acceleratore, ma erano troppo distanti; Francesco l\u2019aveva spinto indietro. Cerc\u00f2 l\u2019asticella orizzontale sotto il sedile e, quando la trov\u00f2 premette, riposizionandolo pi\u00f9 vicino ai pedali. L\u2019uomo si scaravent\u00f2 con tutto il corpo sullo sportello. Vittoria sobbalz\u00f2 dal sedile. Afferr\u00f2 le chiavi, fortunatamente gi\u00e0 inserite nel nottolino, e mise in moto. L\u2019uomo stava cercando di aprire lo sportello, tirando forte la maniglia. Vittoria inser\u00ec la marcia, tolse il freno a mano e acceler\u00f2. La macchina non si spost\u00f2 neanche di un metro. Aveva le gambe talmente in tensione che non riusciva ad equilibrare la frizione con l\u2019acceleratore. L\u2019uomo spacc\u00f2 il vetro con l\u2019accetta. Migliaia di pezzettini di vetro volarono all\u2019interno della macchina investendo Vittoria che stacc\u00f2 il piede dalla frizione. La macchina fece uno scatto in avanti e si spense.<br \/>\nLa ragazza and\u00f2 a sbattere con la testa contro il volante e la sua figura fu improvvisamente illuminata da una luce gialla; si era accesa la luce automatica attaccata al soffitto dell\u2019auto. Vittoria si raddrizz\u00f2 subito e guard\u00f2 il finestrino rotto. Riusciva a vedere il busto dell\u2019uomo; indossava un giaccone marrone di pile.<br \/>\n\u201cVattene!\u201d gli url\u00f2, in un disperato tentativo di allontanarlo.<br \/>\nMa l\u2019uomo era sempre l\u00ec e con estrema calma infil\u00f2 la sua mano, il dorso ricoperto di peli, all\u2019interno del veicolo. Tir\u00f2 su la sicura e apr\u00ec la portiera.<br \/>\n\u201cPap\u00e0, ti ho portato un regalo!\u201d<br \/>\nL\u2019aveva stretta forte, annusandole i capelli e dandole infiniti baci sul collo.<br \/>\n\u201cSei la mia principessa ed \u00e8 un onore ricevere il tuo dono.\u201d<br \/>\n\u201cQuando torni a casa?\u201d aveva domandato Vittoria.<br \/>\n\u201cPresto, torner\u00f2 presto!\u201d<br \/>\n\u201cSei quasi guarito?\u201d chiese entusiasta.<br \/>\nLe rispose con un sorriso e l\u2019abbracci\u00f2 di nuovo, pi\u00f9 forte di prima.<br \/>\n\u201cMi fai male pap\u00e0!\u201d<br \/>\n\u201cSei la mia principessa.\u201d<br \/>\nVittoria consegn\u00f2 al padre un foglio bianco a quadretti. Aveva disegnato una stella, senza mai staccare la penna dal foglio e facendo incrociare le linee rette. L\u2019aveva colorata di giallo, sbavando i contorni, e aveva incollato della polverina dorata lungo tutto il perimetro.<br \/>\nIndossava un pantalone beige di velluto a costine e aveva la patta aperta; fuoriusciva un lembo della canotta bianca. Vittoria piangeva forte e sembrava quasi che ragliasse.<br \/>\nL\u2019uomo si abbass\u00f2 sulle ginocchia e il suo volto fu rischiarato dalla luce proveniente dall\u2019abitacolo. Indossava un piccolo berretto di lana verde che gli lasciava le orecchie e la nuca scoperte. Aveva le sopracciglia folte e nere, quasi unite al centro. Il sopracciglio destro era spaccato da un grossa cicatrice bianca. Il naso era storto e gonfio, come se fosse rotto. La lunga barba nera con sfumature bianche copriva interamente la bocca. Gli occhi erano neri, piccoli e ravvicinati; il buio di quella notte sembrava gli avesse eliminato le sclere.<br \/>\n\u201cStai zitta o ti ammazzo!\u201d disse l\u2019uomo sibilando a denti stretti.<br \/>\nVittoria tremava come una foglia e si era appiccicata allo sportello cercando di tenersi il pi\u00f9 lontano possibile da lui. L\u2019uomo si sporse con il busto all\u2019interno del veicolo e avvicin\u00f2 la sua faccia a quella di lei. Puzzava di alcol e di sudore; dal naso colava una goccia di muco che si allung\u00f2 in un filamento fino a staccarsi e cadere sulla gamba di Vittoria. La luce automatica si spense e l\u2019oscurit\u00e0 avvolse tutto. Con un gesto veloce l\u2019uomo afferr\u00f2 la caviglia di Vittoria e la tir\u00f2 fuori dalla macchina, facendola cadere a terra. Lei si riparava il volto con le braccia e strisciava i piedi sull\u2019asfalto spingendosi indietro.<br \/>\n\u201cPer favore, non farmi nulla\u201d disse Vittoria con la voce spezzata dai singhiozzi.<br \/>\n\u201cStai zitta e non ti succeder\u00e0 nulla. Spogliati!\u201d<br \/>\n\u201cTi preg\u2026\u201d<br \/>\nL\u2019uomo le diede un forte calcio sullo stinco. Vittoria spinse la testa indietro, trattenendo il dolore.<br \/>\n\u201cSpogliati.\u201d<br \/>\nVittoria con le dita tremanti afferr\u00f2 la molla del maglione e se lo tolse. Singhiozz\u00f2 forte.<br \/>\n\u201cI pantaloni\u201d le ordin\u00f2 l\u2019uomo toccandole una gamba con un piede.<br \/>\nSi sfil\u00f2 i pantaloni. Era seduta a terra, nuda, con le gambe sporche di polvere grigia e la schiena poggiata alla macchina. Si rannicchi\u00f2 come un feto, come quando era bambina, quando aveva paura del mostro sotto al letto. L\u2019uomo si slacci\u00f2 la cintura dei pantaloni che fece scivolare lungo le gambe. Abbass\u00f2 le mutande, era eccitato. Lo prese in mano e inizi\u00f2 a masturbarsi lentamente. Vittoria chiuse gli occhi.<br \/>\n\u201cApri gli occhi!\u201d ordin\u00f2 il mostro. \u201cApri gli occhi!\u201d<br \/>\nVittoria non ce la faceva ad aprire gli occhi.<br \/>\n\u201cGuardami, cazzo. O ti ammazzo!\u201d<br \/>\nApr\u00ec gli occhi.<br \/>\nCome l\u2019ombra di un gigante, l\u2019uomo era davanti a lei, maestoso. Guard\u00f2 le sue gambe pelose, il suo enorme sesso che esultava.<br \/>\n\u201cGuardami negli occhi\u201d disse il mostro.<br \/>\nVittoria guard\u00f2 il volto dell\u2019uomo, l\u00ec dove avrebbero dovuto esserci quei piccoli occhi neri, senz\u2019anima.<br \/>\n\u201cGuarda le stelle amore mio! Cos\u00ec non avrai paura.\u201d<br \/>\n\u201cGuarda le stelle.\u201d<br \/>\nSpost\u00f2 lo sguardo leggermente pi\u00f9 a destra della testa dell\u2019uomo. Lo spostamento fu impercettibile, ma abbastanza per osservare la porzione di cielo che si stagliava alle sue spalle.<br \/>\n\u201cGuarda le stelle\u201d<br \/>\nErano luminose e brillavano. Tanti puntini bianchi.<br \/>\nMa la paura continuava ad attanagliarle le viscere; come tanti tentacoli che si avvolgevano lungo le gambe, avvinghiandole i fianchi e attorcigliandosi intorno alla pancia.<br \/>\n\u201cTu cosa fai per non avere paura?\u201d<br \/>\nVittoria distese le gambe e allung\u00f2 un braccio portandolo al suo fianco. Apr\u00ec la mano.<br \/>\nNel cielo c\u2019erano migliaia, milioni di stelle. Riusciva a distinguere la via lattea, che come una pennellata fluorescente squarciava il cielo, abbagliandola.<br \/>\nStrinse forte la mano e lo sent\u00ec, lo percep\u00ec, proprio come le aveva detto la mamma. Sent\u00ec il suo corpo riempirsi di gioia e sorrise.<br \/>\n\u201cSei la mia principessa ed \u00e8 un onore ricevere il tuo dono.\u201d<br \/>\nIl volto di Vittoria fu inondato da un liquido bollente che scivol\u00f2 sulle guance e sul collo. L\u2019uomo gemette con vigore, emettendo suoni rauchi, animaleschi. Lei sorrideva e guardava le stelle che iniziarono a vorticare, disegnando cerchi di luce\u2026<br \/>\nNon sent\u00ec il primo colpo d\u2019accetta, al petto, nemmeno il secondo, sulla giugulare, n\u00e9 gli altri tredici.<br \/>\nIl mostro respir\u00f2 affannosamente e quando recuper\u00f2 abbastanza aria, lanci\u00f2 l\u2019accetta nell\u2019erba alta e corse alla sua vecchia 600, parcheggiata l\u00ec davanti. Sal\u00ec a bordo e fugg\u00ec via.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n\u201cRecintate la zona e non fate passare nessuno. E portatemi una torcia che non si vede un cazzo!\u201d<br \/>\n\u201cIspettore!\u201d<br \/>\nL\u2019agente Caruso si allontan\u00f2 dalla coppia di ragazzi che quella stessa notte aveva allertato le forze dell\u2019ordine e, a passo spedito, and\u00f2 dall\u2019ispettore Lausdei.<br \/>\n\u201cGrazie\u201d disse l\u2019ispettore prendendo la torcia. \u201cHai gi\u00e0 visto?\u201d<br \/>\n\u201cE\u2019 un orrore.\u201d<br \/>\nAccese la torcia e si avvicin\u00f2 alla scena del crimine. Illumin\u00f2 la fiat punto e gli pass\u00f2 accanto lentamente, cercando di trovare ulteriori indizi per ricostruire la dinamica dell\u2019omicidio. Si stava avvicinando al lato destro della macchina, dove c\u2019era lo sportello aperto. Rallent\u00f2 il passo. Era stato su decine e decine di omicidi, ma ogni volta era come se fosse la prima. Quel timore che lo prendeva prima che i suoi occhi si posassero sulla vittima. Spost\u00f2 la torcia puntando la terra ai suoi piedi, oscurando nuovamente tutto quello che aveva di fronte. Quando pens\u00f2 di essere arrivato al punto esatto inizi\u00f2 ad alzare la torcia, con cautela. Illumin\u00f2 prima una porzione di strada, vide gi\u00e0 qualche piccola traccia di sangue. Mosse ancora la torcia e vide i piedi, nudi e sporchi di polvere. Prosegu\u00ec lungo le gambe magre e arriv\u00f2 al ventre dove si ferm\u00f2. C\u2019era un fiume di sangue che le sporcava le cosce. Illumin\u00f2 ancora pi\u00f9 su e vide l\u2019orrore, il busto era squarciato da numerosi colpi d\u2019accetta &#8211; era stata rinvenuta poco distante &#8211; ed enormi ferite lasciavano intravedere pezzi di organi interni. Pass\u00f2 oltre e le vide la gola, un taglio netto le aveva reciso la vena giugulare. Non aveva mai visto cos\u00ec tanto sangue. Illumin\u00f2 il viso. La ragazza aveva gli occhi aperti e guardava il cielo, l\u2019espressione del viso era deformata da una smorfia. All\u2019ispettore Lausdei sembr\u00f2 quasi che quella bocca stesse sorridendo. Si avvicin\u00f2 alla donna, razza caucasica, corporatura magra, et\u00e0 di circa 26 anni. Si chin\u00f2 per guardarle il volto, la torcia puntata. Not\u00f2 che alcune parti del viso erano lucide.<br \/>\n\u201cCaruso!\u201d url\u00f2, \u201cCaruso! vieni qui, subito!\u201d<br \/>\nL\u2019agente corse dall\u2019ispettore.<br \/>\n\u201cAgli ordini!\u201d<br \/>\n\u201cPortami la valigetta, dentro dovrebbe esserci la lampada di Wood. Sul volto ci sono tracce biologiche.\u201d<br \/>\n\u201cSubito.\u201d<br \/>\n\u201cChe porcheria \u00e8 mai questa\u201d pens\u00f2 l\u2019ispettore Lausdei puntando la torcia a pochi centimetri dalla faccia della donna.<br \/>\nL\u2019agente Caruso torn\u00f2 con la valigetta. L\u2019apr\u00ec e prese la lampada di Wood. Non ne aveva mai vista una, se non sui libri del corso di formazione. Aveva la forma delle luci di emergenza portatili ed emetteva una luce bluastra tendente al viola. Serviva a mettere in risalto le tracce biologiche presenti sulla scena del crimine e non visibili ad occhio nudo.<br \/>\nL\u2019ispettore Lausdei spense la torcia e accese la lampada, illuminando la faccia di Vittoria.<br \/>\nIl volto fu inondato dalla luce bluastra e Lausdei riusc\u00ec a vedere numerose macchie pi\u00f9 luminescenti. Di tutte le forme.<br \/>\n\u201cCaruso, resta accanto a me. Abbiamo molto da repertare. Sar\u00e0 una lunga notte.\u201d<br \/>\nL\u2019ispettore e l\u2019agente rimasero chini accanto a quel corpo martoriato, il cui viso &#8211; cos\u00ec illuminato &#8211; sembr\u00f2 diventare la luna che mancava a quel cielo stellato.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_29765\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"29765\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cQuesto posto mi mette i brividi\u201d, disse Vittoria guardando le stelle fuori dal finestrino. Era una sera calma e tranquilla, senza luna, ma con quel tanto di fievole luce che lasciava scorgere i contorni dei pendii del Vesuvio e l\u2019erba alta che costeggiava la strada malamente asfaltata. \u201cNon ti preoccupare, troviamo un posto vicino ad [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_29765\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"29765\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":11488,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[398],"tags":[417],"class_list":["post-29765","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2017","tag-thriller-passione-stelle-racconto-amore"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29765"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/11488"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=29765"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29765\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":29823,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29765\/revisions\/29823"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=29765"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=29765"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=29765"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}