{"id":29757,"date":"2017-01-27T19:26:07","date_gmt":"2017-01-27T18:26:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=29757"},"modified":"2017-01-27T19:26:07","modified_gmt":"2017-01-27T18:26:07","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-pensieri-pazzi-di-valeria-tedde","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=29757","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Pensieri pazzi&#8221; di Valeria Tedde"},"content":{"rendered":"<p>Una pausa pranzo in compagnia, da quando batteva nella zona di Via Giambellino, non le era ancora capitata, per quanto non \u00e8 che si trattasse di una vera e propria tavolata. Le parole dei suoi improvvisati commensali arrivavano da dietro una siepe, e non si capiva quasi niente. Maschi. Giovani. Di questo s\u2019era resa conto subito, conosceva bene quelle voci mezze gravi e mezze acute avendo un figlio di 16 anni. In quel momento suonavano basse, piene di borbottii e risatine. Per un attimo il senso del dovere ebbe il sopravvento e Gabriella si domand\u00f2 se fosse il caso di palesarsi, poi ricord\u00f2 a se stessa che era in pausa e con soddisfatto compiacimento sistem\u00f2 le tonde natiche sullo sgabello, tir\u00f2 fuori dalla borsa il panino da cui fuoriuscivano filetti di peperone e salsicce, e lo addent\u00f2 con gusto. E che cavolo! La pausa \u00e8 sacra in tutte le professioni, anche nella mia, si disse, guardando il cielo bianco e azzurro. Bello, pens\u00f2 tra s\u00e9, la roba stesa in balcone asciugher\u00e0 di sicuro e domani quasi quasi lavo i vetri. Non era male quella zona. Nei primi mesi non sapeva dove mangiare. Aveva provato alla tavola calda di Mohab un egiziano il cui locale si trovava a pochi metri dalla sua postazione. Di bello c\u2019era che aveva per mezzora un tetto sulla testa e un tavolo sotto cui sistemare le gambe gonfie, di brutto che tra gli spaghetti e la cotoletta era un viavai di nuovi e vecchi clienti: in pratica non riusciva mai a staccare completamente. In seguito, grazie anche al fatto che a fine giornata faceva la spesa nei negozi della zona, aveva scoperto quei giardini tra i palazzi e una scuola superiore, pieni di arbusti, siepi, e cos\u00ec, arrivata la bella stagione, era diventato quello il luogo dove staccare a met\u00e0 giornata. Apriva lo sgabello da pesca, parte della sua attrezzatura da lavoro, in un piccolo slargo tra un gruppo di basse conifere, tirava fuori il panino e si gustava il suo momento di pausa. L\u00ec nessuno poteva vederla e comunque cosa avrebbero visto, si chiedeva, quando decideva di scambiare due parole con se stessa: una donna di mezza et\u00e0 in pausa pranzo. S\u00ec, era in minigonna e calze a rete, ma di donne in minigonna e calze a rete se ne vedono ovunque, negli uffici, nei negozi&#8230; Lei non era certo una di quelle che si presentano nude sul posto di lavoro, non ne aveva bisogno, grazie a Dio, aveva una clientela regolare che la conosceva bene. Chiaro, ogni tanto Claudio le chiedeva di togliere, mostrare, esagerare ma cos\u00ec, un po\u2019 per ridere, un po\u2019 per fedelt\u00e0 alla professione, lei s\u2019era sempre rifiutata e lui non aveva insistito. Bravo ragazzo. Aveva capito perfettamente la sua situazione, con due figli in giro per la citt\u00e0 bisognava mantenere un minimo di decoro\u2026 non che fosse una metropoli ma era l\u00ec che vivevano e studiavano Marco e Stefania. S\u00ec, Claudio era bravo, non come quegli albanesi. Quei russi. Gentaglia, concluse e come ogni volta al pensiero dei papponi russi e albanesi, Gabriella scosse la testa, piena di riprovazione. Ruminando il suo panino, ascoltava i suoni di natura e di citt\u00e0, il cinguettio dei passeri, il traffico a due passi, le chiacchiere dei ragazzotti dietro la siepe, finch\u00e9 una frase tra le tante le punse l\u2019orecchio con la ferocia d\u2019una vespa. Lo vuole, ti dico che lo vuole, diceva un tizio che non poteva avere pi\u00f9 di quattordici anni, Gabriella chiss\u00e0 perch\u00e9 se lo figur\u00f2 secco, pallido e con mento aguzzo. Qualcuno altrettanto giovane rispose con tono sicuro: ma certo quando si vestono in un certo modo\u2026 poi ti vengono a dire che sono innamorate, ma che cazzo dicono? Ah, ah ah! Tutto per farti sentire in colpa, tutto per incastrarti. Scopatela e poi mollala&#8230; Ah, ah! Hai ragione, rispose il primo. Ma l\u2019hai vista Sara in quelle foto? Eccome se l\u2019ho vista! Quasi si vedeva tutto! Aspetta che te la invio. Ah, ah. Tutte uguali. Sono tutte uguali. Ah, ah ripet\u00e9 Gabriella tra s\u00e9. Riprese a masticare. Lo sguardo perso tra i fili verdi d\u2019erba nuova prestava orecchio senza volerlo a ci\u00f2 che veniva detto, ora pi\u00f9 che altro opinioni e commenti su seni, sederi, espressioni del viso. Era l\u2019et\u00e0. Era il mondo che andava cos\u00ec. Erano gli uomini. Era il mondo degli uomini e delle donne. Era la vita. Gabriella masticava. Un raggio di quel timido sole lombardo le illuminava i glitter dell\u2019orlo della gonna facendoli risplendere come lacrime. Li osserv\u00f2 meravigliata: belli, concluse, poi volt\u00f2 il viso verso il fogliame che nascondeva il gruppetto di ragazzi. D\u2019un tratto le era giunta irresistibile la voglia di abbinare dei visi a quelle parole e cos\u00ec si avvicin\u00f2 agli aghi di pino, concentr\u00f2 la vista e seppur non nitidamente apparvero: uno aveva davvero una faccia aguzza e pallida, uno era biondo e slavato. Ne not\u00f2 altri due, capelli accuratamente pettinati, sguardi indifesi e aggressivi insieme. Poco pi\u00f9 che bambini. Ma di che parlavano? Di donne. Ma che ne sapete? Si dovette trattenere dal girare attorno alla siepe per porgli direttamente la domanda, che ne sapete, url\u00f2 quindi tra s\u00e9, come faceva quando decideva di scambiare due parole con se stessa. Volt\u00f2 di nuovo le spalle e si assest\u00f2 sullo sgabello. Stavano arrivando, veloci e inesorabili, con il loro frullare disordinato, quelli che aveva ribattezzato \u201cpensieri pazzi\u201d. Sospir\u00f2. Odiava i pensieri pazzi. Inutili e dannosi. Accavall\u00f2 le gambe e si accinse ad aspettare che quello sbattere folle avesse termine, cosa che capitava ogni volta, si trattava solo avere pazienza, attendere con calma che tutto tornasse al suo posto e che la mente si rimettesse a riposo, come piaceva a lei: ferma, immobile, inattiva. I minuti passavano ma non succedeva nulla, e in pi\u00f9 i pensieri pazzi, stimolati dai discorsi di quei giovani imbecilli, quei possibili futuri clienti, formulavano spontaneamente risposte, provocazioni, battutine che premevano sulle sue labbra per uscire, precipitarsi verso di loro e aprirgli gli occhi su mondi sconosciuti. Magari insieme a un bello schiaffone da madre severa. Zoccola e madre severa. Ora neanche riusciva pi\u00f9 a mangiare, mannaggia a loro, e puntuale, immancabile, il pensiero pazzo pi\u00f9 pazzo, il peggiore di tutti: lei stessa che diventava osservatrice esterna della sua vita, senza i filtri e i ragionamenti strani e intorcinati che anni prima aveva elaborato con fatica. Via, sparito tutto. Nel cono di luce della verit\u00e0 lei non era altro che quella che era: ex impiegata, disoccupata ora puttana. Senza ombre, senza chiaroscuri ecco l\u2019umiliazione di quel chiamiamolo lavoro, ecco la miseria della dignit\u00e0 buttata nel cesso, ecco il dolore al cuore per ogni bugia detta a chi per amore fingeva di crederci. E in pi\u00f9, grande, a lettere cubitali, sullo sfondo la scritta: quanto potr\u00f2 ancora andare avanti? Gabriella sub\u00ec l\u2019attacco del pensiero pazzo pi\u00f9 pazzo con stoicismo. Sarebbe andato via anche quella volta. Vero, erano pensieri odiosi e bastardi e in pi\u00f9, nel concreto, avevano la fastidiosa capacit\u00e0 di paralizzarla. Ad esempio in quel momento le impedivano di fare quello che aveva una voglia matta di fare e cio\u00e8 uscire allo scoperto, girare attorno alla siepe e pigliare a ceffoni i quattro dementi. E poi dirgli qualcosa sulle donne, qualcosa che mai quella Sara di cui parlavano racconter\u00e0 loro, qualcosa che si trova proprio tra quei seni dalla forma perfetta, nel cuore, perch\u00e9 la prima cosa che differenzia una donna da un uomo \u00e8 che il cuore viaggia sempre insieme ai pensieri e confonde tutto, ammanta ogni cosa del suoi colori, rosa, rosso. A volte nero. Le donne spesso non dicono nulla perch\u00e9 \u00e8 difficile trovare parole per descrivere quel guazzabuglio di calcoli, ragionamenti ed emozioni dove a volte tira l\u2019uno a volte tira e l\u2019altro. Come potrebbe Sara spiegare a mento aguzzo che con quelle foto sul cellulari sta cercando l\u2019amore? Chi le crederebbe? Eppure \u00e8 l\u00ec, chiaro come il sole. Gabriella si alz\u00f2 per dominare l\u2019agitazione, mentre continuava ad ascoltare di Sara, Sara, Sara. Sara che sarebbe potuta essere sua figlia. Tutte uguali\u2026 Ironia della sorte la sua Stefania era talmente dignitosa, talmente trasparente e seria che Gabriella l\u2019amava come il cuore del suo cuore e guardandola si domandava come avesse potuto proprio lei mettere al mondo una creatura cos\u00ec. Non siamo tutte uguali, ricordatevelo, ve lo dice una che \u00e8 zoccola e che le zoccole le conosce bene, una che fa parte di quel gruppo di donne con la soglia del pudore bassa, di donne che giocano volentieri alla seduzione, di donne che in un mondo come quello di oggi che ti urla che la sessualit\u00e0 \u00e8 un diritto, che va vissuta, che si pu\u00f2 fare tutto fin dall\u2019adolescenza, camminano sul ciglio del burrone e ci vuole un attimo per cadere, e poi, da gi\u00f9, hai voglia a gridare. Hai voglia\u2026 infatti dal fondo del baratro urlava anche lei tutti i giorni, ma tra s\u00e9 e s\u00e9, come aveva imparato a fare anni prima, quando aveva iniziato a scambiare due parole con se stessa, quando per sopravvivere s\u2019era duplicata, da una parte Gabriella puttana dall\u2019altra Gabriella madre, e grazie a quel trucco, le sue grida le udiva solo lei e si dava pure delle risposte. Pensieri pazzi inutili e dannosi. Pensa ad altro Gabriella, ordin\u00f2 a se stessa, pensa ad altro. Quel pomeriggio avrebbe incontrato, una decina di clienti in tutto, l\u2019elenco si present\u00f2 davanti ai suoi occhi, com\u2019era sul foglio di excel che le aveva chiesto Claudio, colonne con nomi e cognomi, abitudini, vizi, manie, pagamenti. Li conosceva tutti bene, un paio le erano anche affezionati. Come succedeva all\u2019incirca una volta alla settimana da quando s\u2019era data alla prostituzione, ormai dieci anni, era stata fortunata, subito con Claudio, un italiano, si allontan\u00f2 di qualche metro e vomit\u00f2. Si pul\u00ec la bocca. Si ricompose. Chiuse il suo sgabello, lo infil\u00f2 nella borsa capace, poi decise che quel giorno sarebbe stato un giorno di regali. Si volt\u00f2 e con passi lenti da sonnambula gir\u00f2 attorno alla siepe. La faccia dei tre, a bocca aperta nel veder una puttana vera, in carne ed ossa ad un metro da loro, valeva una bella risata, ma Gabriella allontan\u00f2 l\u2019ilarit\u00e0 con fermezza. Serviva la rabbia, il senso dell\u2019umorismo, che pure emergeva trionfante in quella scena, meglio lasciarlo a dopo. Individu\u00f2 mento aguzzo, lo raggiunse, allarg\u00f2 il braccio, punt\u00f2 il piede e gli scaravent\u00f2 sul viso la mano aperta in una sberla come di sicuro non ne aveva mai ricevuto.<\/p>\n<p>\u201cIdioti!\u201d sibil\u00f2 e girati i tacchi torn\u00f2 al lavoro.<\/p>\n<p>Schiaffo pi\u00f9 insulto, un gran regalo tutto da capire.<\/p>\n<p>Per Sara, per Stefania, per me.<\/p>\n<p>Pensieri pazzi, alla prossima.<\/p>\n<p>Si sentiva tranquilla. La mente a riposo.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_29757\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"29757\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una pausa pranzo in compagnia, da quando batteva nella zona di Via Giambellino, non le era ancora capitata, per quanto non \u00e8 che si trattasse di una vera e propria tavolata. 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