{"id":29660,"date":"2017-01-14T19:24:40","date_gmt":"2017-01-14T18:24:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=29660"},"modified":"2017-01-14T19:26:26","modified_gmt":"2017-01-14T18:26:26","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-casa-dolce-casa-di-stefania-medda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=29660","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Casa dolce casa&#8221; di Stefania Medda"},"content":{"rendered":"<p><!-- @page { margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } --><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">In quella casa c&#8217;era uno schifo di odore. Non avrei saputo dire esattamente di che cosa si trattasse &#8211; sembrava come un odore di marcio &#8211; e nemmeno da dove potesse provenire, ma il fatto \u00e8 che trasudava dai muri; il tanfo, che mi aveva investita appena varcata la soglia, mi aveva provocato un brutto senso di nausea. La signorina Zenatti, neo assunta all&#8217;agenzia immobiliare a cui da diverso tempo avevo affidato la gestione della vecchia casa dei miei genitori, mi aveva garantito che sarebbe stato tutto pulito e disinfettato prima della consegna delle chiavi, ma evidentemente aveva detto una balla. Sentivo che non mi potevo fidare di quella donna: troppo giovane, troppo bella, troppo inesperta nel suo lavoro. Tutte qualit\u00e0 che preannunciavano un disastro, dovevo saperlo bene. Il senso di nausea aumentava e mi precipitai ad aprire le imposte nella sala da pranzo, nel salotto e nelle camere: l&#8217;aria frizzante della mattina, e la vista delle montagne dalle cime appena imbiancate baciate dal primo sole, ebbe un forte effetto benefico sul mio stomaco. E poi, ero affacciata alla finestra di quella che era stata la mia stanza da bambina&#8230; Una lacrima calda mi attravers\u00f2 la guancia: peccato che la bella sensazione fosse solo momentanea ma d&#8217;altronde, le cose belle non duravano certo in eterno, constatai con amarezza. Il malessere che provavo non era da attribuire esclusivamente a quel fetore: mi sentivo a disagio in quella casa semi-spoglia, anche se un tempo era stata la mia. Dove erano finiti i mobili di mamma? Mi chiesi avvilita. Poi, mi venne in mente che io stessa avevo acconsentito affinch\u00e9 gli inquilini che si erano susseguiti in casa dopo la morte dei miei, dieci anni prima, potessero utilizzare la loro mobilia, sicuramente pi\u00f9 moderna e chiara rispetto al rustico prediletto da mia madre. Eppure avevo cos\u00ec voglia di essere circondata da quel legno scuro: me lo ricordavo caldo, avvolgente. Ritornai in salotto e lo sguardo mi cadde sugli scatoloni che invadevano il pavimento, una marea di scatoloni chiusi a \u201cdoppia mandata\u201d con il nastro carta. E che, per inciso, non avevo molta voglia di aprire: li avevo riempiti in fretta, senza nemmeno scrivere cosa contenesse ciascuno di essi. Li avevo riempiti in fretta per non soffermarmi sul dolore e sulla rabbia che mi stava rosicchiando dentro, come una bestia crudele che si nutriva dei miei organi interni spappolandoli uno ad uno, cominciando dal cuore; e anche perch\u00e9 non avrei sopportato di passare neanche un minuto di pi\u00f9 in quella che era stata casa mia e di Marco per ben vent&#8217;anni: avevo sgombrato il campo in favore dell&#8217;<em>altra<\/em>, lo sapevo e mi rodeva tremendamente, ma niente avrebbe potuto cambiare le cose. Avevo implorato. Oh, se avevo implorato! Dio solo sa se mi ero umiliata nel tentativo di convincere Marco a tornare su suoi passi. Ma mio marito, ormai non mi amava pi\u00f9.\u00a0<\/span><\/span><span style=\"font-size: large; font-family: 'Times New Roman', serif;\">Mi sentivo cos\u00ec sola! Talmente sola, che mi pareva di avere una pietra piantata proprio in mezzo al petto. Addio Marco, addio Milano: avevo pensato di ricominciare dalle Dolomiti, in quei luoghi che mi erano tanto cari da bambina; pensavo di consolarmi respirando aria pulita e familiare, ma evidentemente tutto era cambiato in vent&#8217;anni: mamma e pap\u00e0 non c&#8217;erano pi\u00f9, e le mie vecchie amiche d\u2019infanzia avevano seguito i mariti andando a vivere in altre regioni d&#8217;Italia: Luisa stava nelle Marche, Anna in Emilia e Stefania aveva addirittura espatriato in Svezia. Maria era l\u2019unica rimasta al paese e avevo cercato invano di contattarla al telefono qualche giorno prima, non ricevendo tuttavia nessuna risposta: forse aveva cambiato numero, mentre io provavo e riprovavo con il solito. Guardai speranzosa il cellulare per l&#8217;ennesima volta, ma tutto taceva. Nessun messaggio, nessuna chiamata persa. Avevo una gran voglia di fare una passeggiata nei boschi, e di parlare. Sfogarmi. Possibile che le amiche di un tempo si fossero dimenticate di me? Si che era possibile: dopotutto non mi ero fatta sentire molto spesso, e neanche vedere al paese dopo la morte dei miei. Marco, la spugna umana, assorbiva tutto il mio tempo.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Anche io avevo seguito Marco ai tempi che furono; brillante neolaureato in Economia mi aveva fatto perdere la testa e sarei andata con lui anche all&#8217;inferno se me lo avesse chiesto. Fortunatamente le offrirono un lavoro in un posto meno caldo, e dopo il matrimonio ci trasferimmo a Milano; dopo poco che eravamo sposati scoprii con immenso dolore di non poter avere bambini a causa di una malformazione, e &#8211; Marco aveva giurato che non sarebbe mai cambiato nulla tra noi, che mi avrebbe amato nonostante non potessi dargli un figlio &#8211; cominciai a vivere solo in funzione di mio marito: adoravo portargli la colazione a letto, cucinare quello che preferiva, indossare quello che gli piaceva e andare in estasi ad ogni suo piccolo complimento; stirare le sue innumerevoli camice senza essere mai stanca. Ero una marionetta, una felice e consapevole marionetta nelle sue mani. Adottavo la formula di mamma: compiacere tuo marito sempre e comunque. Per lei e pap\u00e0 aveva funzionato per quasi sessant&#8217;anni, diamine! Quando mamma se n&#8217;era andata per un infarto, pap\u00e0 l&#8217;aveva seguita l&#8217;anno dopo. Era chiaro che non poteva vivere senza di lei. Ma io, dove avevo sbagliato?<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">&#8211;<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">\u00c8 capitato Carla, mi dispiace. Tu non hai nessuna colpa, credimi<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">&#8211; aveva detto Marco semplicemente una sera, di fronte alla scoperta del suo tradimento.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> Capitato? Come se buttare al cesso vent&#8217;anni di vita insieme fosse una cosa normale. L\u2019altra era giovane, molto pi\u00f9 giovane di lui, assunta di recente dallo studio di commercialisti di cui era socio. Molto in gamba, a sentire lui che le aveva fatto da tutor fino a tarda sera per un mese intero mentre io, ignara di ci\u00f2 che succedeva sopra quella scrivania, lo aspettavo in piedi per fargli un bel massaggio quando sarebbe rientrato distrutto; e lui si lasciava coccolare come sempre e io non avrei mai immaginato cosa stesse covando dentro. Sapevo che nell&#8217;ufficio giravano ragazze giovani e carine &#8211; stagiste, per lo pi\u00f9, e io stessa avevo visto sguardi languidi in direzione di Marco o di altri suoi giovani colleghi quelle volte che lo andavo a trovare al lavoro \u2013 ma non mi ero mai preoccupata, Marco non me ne aveva mai dato motivo. Oh, se avessi saputo gliela avrei piantata in mezzo alle costole, quella boccetta di olio per i massaggi! E se penso che un paio di volte l\u2019aveva anche portata a pranzo a casa nostra\u2026Che poi Valentina &#8211; cos\u00ec si chiamava la stronza &#8211; era tutto il contrario del suo prototipo di donna! Bassottina, vestita spesso e volentieri di scuro sicuramente per sembrare magra, visto che a occhio e croce rasentava la 48. E io che mi facevo un mazzo in palestra quattro volte a settimana per non perdere il mio <em>personalino<\/em> che, a detta di Marco, lo aveva sempre eccitato da morire. Che buffone. Era andato a vivere con lei nel nostro appartamento; all&#8217;inizio mi aveva addirittura proposto di tenerlo io, forse mosso da un\u2019inutile senso di colpa: lui in caso si sarebbe trasferito a casa di Valentina. Ma io non avevo accettato, non volevo vivere nella <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">nostra casa<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> senza di lui neanche un attimo in pi\u00f9 del necessario; feci fagotto: Valentina non avrebbe mangiato nei miei piatti, e tanto meno avrebbe dormito sopra le lenzuola del mio corredo. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Asciugai gli occhi e mi attivai, cercando di scacciare i brutti ricordi. Feci un giro di ricognizione in casa e naturalmente trovai qualche rogna: il tubo del lavello in cucina perdeva, la vasca da bagno era ammaccata in diversi punti e la finestra del bagno non si chiudeva bene. Telefonai stizzita alla svampita Zenatti chiedendole di mandarmi immediatamente qualcuno che potesse risolvere quei problemi; mi rispose con un odiosa voce smielata e, fintamente costernata, mi assicur\u00f2 che sarebbe arrivato qualcuno al pi\u00f9 presto. Controvoglia, cominciai ad aprire gli scatoloni e a cercare la macchina per il caff\u00e8: volevo farmene uno bello forte, una tazza piena che mi aiutasse ad affrontare quella giornata difficile.. Stavo rovistando, quando la faccia di Marco si present\u00f2 davanti ai miei occhi, con il suo sorriso seducente che in quel momento mi sembrava soltanto beffardo. Indietreggiai come se avessi visto il viso di Satana in persona, e arrabbiata mi chiesi perch\u00e9 non avessi bruciato quelle foto invece di portarmele dietro; \u00e8 che la vista di mio marito mi provocava una fitta al cuore, nonostante tutto, e questo mi faceva incavolare. Feci per strappare tutto, ma da brava vigliacca non ci riuscii; non ero ancora pronta a distruggere quella parte del mio passato ma non avevo neanche intenzione di ritrovarmela tra i piedi almeno per i prossimi dieci anni, ammesso che sarebbero bastati a sanare le mie ferite. Decisi di portare quello scatolone in cantina e di nasconderlo alla mia vista una volta per tutte.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Scesi le scale che portavano al seminterrato e a met\u00e0 rampa mi fermai, storcendo naso e bocca. Quello strano odore che mi aveva accolto all&#8217;ingresso in casa si faceva pi\u00f9 forte man mano che scendevo. Pensai con un certo ribrezzo alla carcassa di un animale morto, un gatto magari. La signorina Zenatti era spacciata, non l\u2019avrebbe passata liscia, l\u2019avrei costretta a passare in rassegna la casa perch\u00e9 gli accordi non erano stati rispettati. Quasi in apnea, aprii la pesante porta, e cercai l&#8217;interruttore che, guarda caso, non funzionava. Avanzai di qualche passo al buio e sistemai lo scatolone in un angolo, l\u2019odore era troppo forte per avventurarsi pi\u00f9 in fondo; e poi la cantina era sempre stato un posto pauroso per me, era principalmente pap\u00e0 che ci bazzicava. Per\u00f2 me la ricordavo bene: stretta, lunga e un po&#8217; umida. Nella parete in fondo riuscivo a scorgere la vecchia cassettiera della camera da letto dei miei. Sorrisi. Avrei potuto recuperarla, cos\u00ec, per sentirmi un po&#8217; meno sola e un po&#8217; pi\u00f9 a casa.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Appena girai le spalle per tornare sui miei passi, lo sentii. Lieve, ansante. Un rantolo. C\u2019era un animale in quella stanza. Vivo. Mi coprii la bocca col foulard che avevo al collo e avanzai guardinga; in prossimit\u00e0 della vecchia cassettiera feci per allungare il collo ma mi bloccai. O meglio, qualcosa mi blocc\u00f2. Qualcosa di terribilmente freddo, che si serr\u00f2 attorno alle mie caviglie impedendomi di andare oltre. Abbassai lo sguardo e cominciai a urlare, scorgendo con orrore che ci\u00f2 che mi teneva ferma erano delle mani livide e avvizzite. Riuscirono a farmi perdere l\u2019equilibrio e caddi a terra sbattendo forte la schiena; dopo il primo momento di dolore e sconcerto lottai per divincolarmi, ma riuscii appena a girarmi sulla pancia: annaspavo, come un pesce fuori dall&#8217;acqua, mentre quelle mani gelide mi tiravano con forza verso di loro . Io agitavo le mie, in preda al terrore, cercando di individuare con la coda dell\u2019occhio ai lati qualche arnese utile a difendermi, appoggiato al muro. Scorsi un asta di ferro, che altro non era che lo scheletro di un abat-jour, ancora con la lampadina avvitata in cima; cercai di spostarmi di lato per acchiapparlo, con piccoli e faticosi scatti, e una volta preso mi girai di scatto e con tutta la forza che avevo colpii ripetutamente e quelle mani. All&#8217;inizio sembrava non facessero una piega: pi\u00f9 sferravo i colpi e pi\u00f9 la presa sembrava rafforzarsi, e i rantoli sembravano aumentare di tonalit\u00e0, facendosi pi\u00f9 rabbiosi. Qualunque <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>cosa<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> ci fosse dietro quella cassettiera era affamata, non c\u2019era dubbio. Stavo per cedere, vinta dalla stanchezza, dolorante per la schiena e la posizione da cui stavo sferrando il mio attacco da ormai infiniti minuti. Poi, di colpo, quelle orrende mani abbandonarono le mie caviglie.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Mi tirai su con un balzo e corsi verso la porta zoppicando, uscendo e chiudendola con un colpo secco. Rabbrividii e mi ci appoggiai, scivolando gi\u00f9 lentamente e stringendo le ginocchia al petto; tremavo. Che razza di essere immondo aveva preso possesso della cantina? Mi massaggiai le caviglie arrossate e doloranti, provando schifo a toccare dove quelle mani putride mi avevano afferrato; poi <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>la cosa<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> cominci\u00f2 a picchiare forte contro la porta facendomi balzare di nuovo in piedi; mi tappai le orecchie, quel casino mi avrebbe fatto andare fuori di testa. Dovevo tornare di sopra e chiamare la polizia, che avrebbe stanato la <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>cosa <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">da la sotto e rinchiusa in un manicomio o ancora meglio, l&#8217;avrebbe uccisa. Perch\u00e9 ero sicura che <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">quella<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i> cosa<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> non fosse umana. Stavo per salire le scale, ancora le gambe erano malferme, ma qualcosa inspiegabilmente mi riport\u00f2 piano fino a quella porta dove dietro si udiva un flebile lamento. Restai in ascolto, trattenendo il respiro: l<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>a cosa<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> piangeva; sembrava quasi implorare aiuto. Sentii di nuovo le lacrime scendere copiose e bruciarmi il viso arrossato dallo sforzo di poco prima. Perch\u00e9 sentivo compassione per quella <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>cosa<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> immonda? Perch\u00e9, se poco prima aveva cercato di ridurmi a brandelli? Quei mugugni disperati mi penetrarono nel cuore come un proiettile; mi domandai con rabbia cosa potesse aver fatto di male per essere relegata laggi\u00f9, da sola in un angolo buio. Al freddo. Mi sentii cos\u00ec incredibilmente vicina a <em>lei.<\/em> Salii le scale e andai in cucina a riflettere: <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>la cosa<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> aveva chiaramente bisogno di carne, ma il frigo ovviamente era vuoto; mi ero ripromessa di andare a fare la spesa solo nel pomeriggio, dopo avere sistemato un po\u2019 di roba. Mi affacciai alla finestra sbirciando sul cortile della casa di fronte: arrivando avevo notato che c\u2019era un interessante via vai di gatti, di ogni razza e colore; la padrona era una vecchietta curva che viveva anche lei da sola. Potevo farci amicizia, magari offrirmi come donna delle pulizie qualche volta la settimana: dopotutto, un lavoretto lo avrei dovuto trovare prima o dopo (non avrei potuto campare a lungo coi pochi risparmi che avevo messi via; da sposata avevo solo lavoricchiato, c&#8217;era Marco che guadagnava abbastanza per tutti e due), e di tanto in tanto avrei potuto acchiappare qualche bestiola e lanciarla in cantina. Erano cos\u00ec tante che la vecchia non si sarebbe mai accorta della mancanza di qualcuna in particolare. Rabbrividii al pensiero di aprire ancora quella porta. Potevo\u2026non so, la mia testa turbinava.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Il suono del campanello mi fece sussultare. Guardai l\u2019orologio al mio polso: gi\u00e0 l&#8217;una e mezzo, e avevo ancora un sacco di scatoloni da liberare; andai ad aprire e mi trovai davanti un uomo alto di mezza et\u00e0 in tuta da lavoro e una valigetta degli attrezzi in mano. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Ah, giusto\u2026\u201d<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> &#8211; sbuffai sulle prime. Poi di colpo mi illuminai: ero proprio felice di vederlo. Ed era cos\u00ec alto e grosso\u2026<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Buonasera signora, mi manda l&#8217;agenzia immobiliare per quei lavoretti\u201d<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">&#8211; <\/span><\/span><i> <\/i><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">disse, sollevando la visiera del berretto e facendomi l&#8217;occhiolino.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><a name=\"_GoBack\"><\/a><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Mi scrutava attento, e il suo sguardo indugi\u00f2 sfacciato sulla scollatura a V della mia maglietta, che lasciava intravedere l\u2019incavo dei miei seni generosi. Risposi piano al suo saluto e mi feci da parte per farlo entrare; lui si strusci\u00f2 volutamente su di me, mentre con lentezza studiata varcava la soglia e si fermava al centro del salotto; con un sorriso ammiccante mi chiese da quale parte poteva cominciare. Io lo guardai fisso in quei suoi occhi torbidi, rispondendo al suo sorriso. Era un bell&#8217;uomo, un po&#8217; rude ma gradevole, sotto quella tuta sporca e informe. Mi soffermai a osservare le sue mani grandi. La fede luccicava al suo anulare sinistro. Di nuovo mi prese la nausea, pensando per un attimo alla poveretta che lo aspettava a casa al rientro dal lavoro. Colmai la distanza che c\u2019era tra di noi lentamente, elencando ci\u00f2 che non andava in quella maledetta casa: la vasca, la finestra, il tubo. Le mie mani sfiorarono volutamente il corpo dell\u2019uomo all&#8217;altezza dell\u2019inguine e subito le sue mani si sollevarono per toccarmi esattamente nello stesso punto. Fermai la mano intrecciando le mie dita alle sue. Ero improvvisamente molto su di giri. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Ma prima se non ti dispiace avrei bisogno del tuo aiuto in cantina\u201d- sussurrai passando con disinvoltura al \u201ctu\u201d- \u201cvorrei portare su una vecchia cassettiera\u2026sai, i mobili non sono mai abbastanza in una casa \u201d<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">L\u2019uomo disse che non c\u2019era nessun problema e ringalluzzito mi segu\u00ec, camminando dietro di me. Sentivo i suoi occhi fissi sul mio sedere. Quando, scendendo le scale quel fetore ci invest\u00ec, mi promise solennemente che avrebbe setacciato la cantina per liberarla da quello che sicuramente era un gatto morto. Avvicinandomi alla porta non sentii nessun rumore, il lamento di prima era cessato. <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>La cosa <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">doveva essere ritornata nel suo angolino, in attesa. Aprii, invitando l&#8217;inconsapevole vittima a precedermi.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">C\u2019\u00e8 anche da cambiare la lampadina, qui sotto\u201d<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> &#8211; avanzava impavido, trionfante, girandosi di tanto in tanto a guardarmi e a sorridermi. Che esseri stupidi, gli uomini.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Annuii, e lentamente richiusi la porta alle mie spalle. Sentii che mi chiamava: prima con voce calma poi con un tono sempre pi\u00f9 alto, preoccupato, concitato. Di li a poco poco avrebbe sicuramente cominciato a gridare, ma io non lo avrei sentito; ritornando in sala da pranzo, improvvisamente realizzai che la vetrina nell&#8217;angolo era proprio quella di mamma. Mi sentii grata agli inquilini che evidentemente l&#8217;avevano apprezzata e non se ne erano disfatti come era accaduto per gran parte della mobilia. Sfiorandone i contorni con la mano, fui investita da una piacevole sensazione di calore: cominciavo a sentirmi a casa, e mi venne una gran voglia di liberare lo scatolone dai piatti. Canticchiando, cominciai a sistemarli per bene nella vetrina.<\/span><\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_29660\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"29660\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In quella casa c&#8217;era uno schifo di odore. Non avrei saputo dire esattamente di che cosa si trattasse &#8211; sembrava come un odore di marcio &#8211; e nemmeno da dove potesse provenire, ma il fatto \u00e8 che trasudava dai muri; il tanfo, che mi aveva investita appena varcata la soglia, mi aveva provocato un brutto [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_29660\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"29660\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":4374,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[398],"tags":[],"class_list":["post-29660","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2017"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29660"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4374"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=29660"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29660\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":29681,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29660\/revisions\/29681"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=29660"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=29660"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=29660"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}