{"id":2944,"date":"2010-03-07T12:53:04","date_gmt":"2010-03-07T11:53:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=2944"},"modified":"2010-03-09T18:08:20","modified_gmt":"2010-03-09T17:08:20","slug":"gelosia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=2944","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2010 &#8220;Gelosia&#8221;  di Cristina Giuntini"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"#000000;\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><span style=\"small;\">Prego, Signora, il Suo cappotto.\u201d<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"0cm;\">Accenno un sorriso, mi sfilo con un gesto distratto ed automatico il mio soprabito grigio e lo porgo, con un lieve cenno del capo, al cameriere, che si inchina leggermente e si allontana. Mi giro verso lo specchio, scruto la mia immagine fasciata in un abito rosso troppo vistoso, troppo gioioso. Addirizzo la schiena, faccio due passi e mi metto di traverso come quella famosa giornalista. Dio, quanto mi sento stupida. Pazienza, oramai sono qui, devo stare al gioco. Prendo un respiro lungo, profondo, chiudo gli occhi per un istante e mi dirigo verso l\u2019entrata della sala.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">L\u2019enorme lampadario di cristallo mi si para davanti, abbacinandomi, e il mio cuore manca un battito. Non \u00e8 da me farmi spaventare da un lampadario, ma stasera sono incredibilmente tesa. Mi guardo intorno spaesata: mobili in legno dorato, tappezzeria rossa ed oro, tavoli apparecchiati sontuosamente. Mio Dio, dove sono capitata, alla corte della Principessa Sissi? Tutto questo sfarzo mi mette pi\u00f9 a disagio di quanto gi\u00e0 non sia. Potrei semplicemente voltarmi ed affrettarmi ad uscire da qui, gettare la spugna, accettare l\u2019inutilit\u00e0 della mia lotta: ma \u00e8 troppo tardi. Il ma<span style=\"Times New Roman,serif;\">\u00ee<\/span>tre si \u00e8 gi\u00e0 avvicinato con un sorriso cordiale, ignorando la mia aria confusa, mi ha gi\u00e0 chiesto il mio nome, mi sta gi\u00e0 guidando al mio tavolo, e, con professionalit\u00e0, mi sta aiutando ad accomodarmi.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Il mio tavolo. Solo adesso mi rendo conto della portata di quello che sto facendo. Finora non ci avevo realmente pensato, avevo considerato il tutto da un punto di vista astratto, non mi ero chiesta cosa avrei provato sedendomi qui, senza pi\u00f9 alcuna possibilit\u00e0 di fuga.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Qui, da dove li posso vedere chiaramente.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Non si sono neppure voltati, hanno fatto finta di non vedermi. Io invece non riesco ad assumere un\u2019aria indifferente, e come potrei? E\u2019 ancora mio marito, lui.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Guardandolo intensamente, come mi accorgo di non avere fatto da troppo tempo, mi rendo conto di quanto poco i segni degli anni si siano fermati su di lui. Certo, i capelli sulle tempie sono leggermente imbiancati, ma \u00e8 un velo sottile, una spruzzata di zucchero vanigliato, un soffio di dolcezza, di allegria. Anche il fisico \u00e8 leggermente appesantito, ma il tempo passa per tutti&#8230; Nel pensarlo, istintivamente mi aggiusto il vestito sui fianchi e mi mordo le labbra, poi porto una mano al viso per spostare una ciocca ribelle. Stupida. E\u2019 colpa mia, solo mia. Non era abbastanza, oramai significava solo routine, una presenza scontata&#8230; Stupida, quanto sono stata stupida, me ne rendo conto adesso che lo vedo con lei. Non gli stacco gli occhi di dosso, sperando che il suo sguardo, per un attimo, mi cerchi, mi accarezzi anche solo furtivamente. Niente. Lui continua a guardare solo lei, che sorride rilassata e che adesso ha avvicinato il suo viso a quello di lui per iniziare una conversazione fitta e segreta, e, a giudicare dai loro visi, anche molto divertente. All\u2019improvviso scoppiano a ridere, avvolti in una gioiosa complicit\u00e0 che mi provoca una vampata di rossore alle guance ed una serie di pensieri rabbiosi, verso di loro e verso me stessa.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Bisogna dirlo, \u00e8 una donna di classe, lei. Una di quelle donne che ti fanno sentire inadeguata con un solo sguardo, davanti alle quali gli unici pensieri che ti vengono in mente sono che il tuo vestito ha l\u2019orlo scucito, le tue calze un filo tirato, la tua sottoveste il pizzo staccato ed i tuoi capelli una ricrescita di due centimetri, mentre davanti a te c\u2019\u00e8 l\u2019Essere Perfetto. Alta, con due gambe che sembrano non finire mai, stretta in un tailleur sobrio e professionale che non si capisce come faccia ad apparire, allo stesso tempo, dannatamente sexy, occhi penetranti dietro un trucco praticamente invisibile, capelli da pubblicit\u00e0 dello shampoo pi\u00f9 in voga. C\u2019\u00e8 da stupirsi che lui non si sia neanche accorto che io sono qui, a pochi metri da loro due?<\/p>\n<p style=\"0cm;\">All\u2019improvviso lei appoggia una mano sul tavolo, con aria casuale, ma, in realt\u00e0, rivolta verso di lui. Lui ci casca in pieno, avvicina la mano alla sua, le loro dita si sfiorano, si accarezzano piano per poi arrivare a stringersi, mentre i loro occhi non si staccano gli uni dagli altri. Sento lo stomaco che si contrae, la nausea che sale, ma devo dominarla, non ho scelta. Non devo pensare a cosa succederebbe fra di loro se non fossero in un ristorante cos\u00ec raffinato. Certamente non si fermerebbero qui&#8230; Devo scacciare l\u2019idea, non ce la faccio.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">\u201cE\u2019 pronta per ordinare, Signora?\u201d<\/p>\n<p style=\"0cm;\">No, mi scusi, non sono pronta. Non sono pronta per tutto questo, per questa tortura cinese, per questa canzone francese suonata da un vecchio giradischi, <em>\u201cEd io tra di voi&#8230;\u201d<\/em>. Accorgersi in ritardo di quanto si ami qualcuno \u00e8 come morire, signor cameriere. Ma a Lei non importa, vero? Scorro velocemente il men\u00f9. Salmone, con il salmone vado sempre sul sicuro. E vino bianco, chiss\u00e0 che non mi riesca di ubriacarmi e scordare tutto, o semplicemente di prendere un po\u2019 di coraggio.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Il cameriere si \u00e8 allontanato, lasciandomi immersa nel limbo dell\u2019attesa. Potrebbe essere il momento pi\u00f9 bello della serata: quel senso di aspettativa che si stempera nelle chiacchiere gioiose di una compagnia di amici, o si divide in due nella dolce intimit\u00e0 di un discorso strettamente personale. Invece sono sola, sola, a due passi da quello che ancora, legalmente, mi appartiene, ma in realt\u00e0 \u00e8 troppo lontano, forse oramai irraggiungibile&#8230;<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Ma&#8230; Mi sbaglio.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Ho visto male.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">No, ho visto bene, invece. Lui si \u00e8 girato verso di me, mi ha guardata negli occhi. E lo sta facendo di nuovo. Il suo viso non tradisce alcun fastidio ne\u2019 tanto meno rabbia. Anzi, sembra&#8230; intrigato.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Abbasso gli occhi, poi guardo altrove, faccio finta di non avere visto. Dopo qualche secondo torno a guardarlo, cos\u00ec, come per caso.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Mi guarda ancora.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Anzi, mi sta facendo l\u2019occhiolino.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Lei continua a parlare, distratta, voltata dall\u2019altra parte. Non vede. Mi appoggio allo schienale della mia sedia, getto indietro i capelli. Lui protende il corpo in avanti, nella mia direzione, osserva. Mi avvicino una mano al viso, la lascio scivolare lungo la guancia con leggerezza, poi, casualmente, sfioro le mie labbra. Lui continua a fissarmi, percepisco l&#8217;elettricit\u00e0 nel suo sguardo. Le mie dita scivolano sul collo, oramai sto flirtando senza ritegno, lo rivoglio, lo rivoglio indietro. Guardami, penso, guardami ancora, guardami&#8230;<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Un movimento del suo sguardo, e l&#8217;attimo \u00e8 gi\u00e0 svanito. Lui sta di nuovo guardando lei, le sorride, le dice qualcosa. Lei annuisce, gli appoggia una mano sul braccio, posso sentire da qui la pressione affettuosa che esercita. Poi si china verso di lui, gli sussurra qualcosa all&#8217;orecchio, lui ride di gusto.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Me lo merito, mi merito tutto. Anche questa pellicola liquida davanti agli occhi, che mi annebbia la vista e fa magicamente apparire un&#8217;altra immagine, che si sovrappone a quella di loro due, ma \u00e8 praticamente uguale: un primo appuntamento, una nuova coppia, l&#8217;entusiasmo di una storia che inizia. Ma nella mia immagine non c&#8217;\u00e8 lei, ci sono io, in un d\u00e9j<span style=\"Times New Roman,serif;\">\u00e1<\/span>-vu straziante. Eravamo cos\u00ec, io e lui, unici come tutte le coppie del mondoi. Stasera va in scena una replica, ma l&#8217;attrice principale non \u00e8 pi\u00f9 la stessa. Eva ha spodestato Eva, lasciandola a leccarsi le ferite.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Ma ecco che il gioco sfibrante riprende, lei ha di nuovo girato lo sguardo, lui ha ripreso a fissarmi. Sta giocherellando con l&#8217;unico fiore infilato nel vasetto davanti a lui, lo accarezza come se volesse porgermelo. Mi assale il dubbio che stia facendo il doppio gioco: magari in questo momento le sta facendo piedino, che ne so, non lo posso certo vedere, con quella tovaglia che arriva fino a terra. Il suo atteggiamento ambiguo mi fa salire la rabbia, la disperazione. Distolgo lo sguardo in continuazione per poi riportarlo su di lui ad intervalli di pochi secondi, mi sento soffocare, maledico lui, lei, me stessa, questa paradossale, assurda situazione nella quale sono andata a ficcarmi&#8230;<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Lei.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Si \u00e8 voltata.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Mi ha vista.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Ci ha visti.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Ha visto tutto.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Mi guarda, sorride ironica. Dice qualcosa a lui, che annuisce. Si alza, sistema la gonna e si dirige verso di me con quel suo passo fermo, deciso, ma senza smettere un attimo di sorridere. Si avvicina al mio tavolo, si siede. Mi guarda dritta negli occhi.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">\u201cAllora?\u201d<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Silenzio.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">\u201cQual \u00e8 il problema?\u201d<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Vorrei parlare, ma non ci riesco. Ho come una spina ficcata nella gola.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">\u201cSbaglio o ho intravisto i chiari sintomi della gelosia?\u201d<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Mi arrendo, chino il capo. \u201cS\u00ec\u201d.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Il sorriso si fa pi\u00f9 disteso. \u201cBene! Allora vuol dire che il vostro rapporto \u00e8 recuperabilissimo\u201d.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">\u201cDottoressa, io&#8230;\u201d balbetto. \u201cMi scusi, ero cos\u00ec presa&#8230; Credo di essermi immedesimata troppo&#8230;\u201d<\/p>\n<p style=\"0cm;\">\u201cQuesto \u00e8 un bene, \u00e8 servito allo scopo. D&#8217;altronde questa \u00e8 la parte pi\u00f9 dura della terapia, e l&#8217;abbiamo superata.\u201d Mi guarda con soddisfazione. \u201cL&#8217;ho sconvolta, vero? D&#8217;altronde le avevo detto che come consulente matrimoniale uso dei metodi&#8230; diciamo&#8230; originali. Ma si ricorda cosa mi ha detto non pi\u00f9 di una settimana fa?\u201d Accavalla le gambe. \u201cLa noia del suo matrimonio, la voglia di evasione, la vita scontata&#8230; Anche se trovasse un&#8217;altra, mi disse, non me ne importerebbe niente! La pensa ancora cos\u00ec?\u201d Scuoto la testa. \u201cNo, dopo questa sera no. Eppure sapevo che era tutta una finta&#8230;\u201d \u201cVede, troppo spesso si pensa al proprio rapporto in termini astratti. Allontanamento, tradimento, separazione, divorzio&#8230; Se ne parla teoricamente, riportando a pappagallo certe frasi che si leggono sui giornali, e si tende a sottovalutarne l&#8217;impatto emotivo. Ma trovarsi davanti al fatto vero e proprio, o anche solo alla sua rappresentazione, ha un sapore completamente diverso.\u201d<\/p>\n<p style=\"0cm;\">Le sorrido. \u201cDottoressa&#8230; Grazie&#8230;\u201d<\/p>\n<p style=\"0cm;\">\u201cAspetti a ringraziarmi: questo \u00e8 l&#8217;inizio. C&#8217;\u00e8 ancora tanta strada da fare, ma direi che le premesse sono ottime\u201d. Si alza \u201cAllora, a Gioved\u00ec. Adesso la lascio, ho l&#8217;impressione che non rimarr\u00e0 qui seduta da sola a lungo, o sbaglio?\u201d<\/p>\n<p style=\"0cm;\">La guardo allontanarsi, poi mi alzo a mia volta. Lui \u00e8 sempre l\u00ec, e mi guarda con occhi speranzosi. Lo raggiungo e mi siedo davanti a lui. Ci guardiamo per un lungo istante, poi le nostre mani si incontrano.<\/p>\n<p style=\"0cm;\">C&#8217;\u00e8 ancora tanta strada da fare, ma l&#8217;importante \u00e8 averla imboccata.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_2944\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"2944\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cPrego, Signora, il Suo cappotto.\u201d Accenno un sorriso, mi sfilo con un gesto distratto ed automatico il mio soprabito grigio e lo porgo, con un lieve cenno del capo, al cameriere, che si inchina leggermente e si allontana. 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