{"id":29340,"date":"2016-11-11T13:02:59","date_gmt":"2016-11-11T12:02:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=29340"},"modified":"2016-11-11T13:02:59","modified_gmt":"2016-11-11T12:02:59","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-berta-e-leonida-di-gessica-scapin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=29340","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Berta e Leonida&#8221; di Gessica Scapin"},"content":{"rendered":"<p>Berta e Leonida avevano in comune la rete di ferro dal colore verde scuro, e una parte di cinta che al termine della suddetta rete continuava a dividere i loro giardini fino al confine con il campo di granturco, di propriet\u00e0 della Leonida stessa.<br \/>\nIn comune non avevano per\u00f2 il gelso, che stava nel giardino di Berta, ma che allungava le sue fronde in quello di Leonida. Non avevano in comune neppure la vigna di Leonida, sebbene certi grappoli d&#8217;uva belli pieni si fossero fatti buoni &#8211; come diceva Berta \u2013 proprio dalla parte sua. Neanche gli animali erano in comune: il gatto era di Berta, il cane di Leonida. E poi c&#8217;erano i nipoti, che erano solo di Leonida, e il bucato sparpagliato nel giardino di Leonida, che in realt\u00e0 era solo di Berta, non abituata all&#8217;uso delle mollette.<br \/>\nIn comune, invece, oltre alla rete e alla cinta muraria, avevano gli anni passati a bisticciare &#8211; pi\u00f9 di trenta &#8211; e il fatto di avere dei continui rimproveri l&#8217;una per l&#8217;altra. Per le foglie secche del gelso che Leonida doveva spazzare, per l&#8217;uva che Berta si sentiva in diritto di prendere, per i nipoti che schiamazzavano all&#8217;ora del riposo, per il cane che abbaiava troppo e il gatto che si allungava lento per provocarlo, e per quelle parti di bucato che Leonida immancabilmente raccoglieva e gettava a mucchio oltre la rete vicina. Va pur detto che in comune avevano per\u00f2 anche la tregua di qualche serata d&#8217;estate passata a ciarlare presso il confine, alimentata dal gusto per il pettegolezzo, e \u2013 infine &#8211; due mariti in pensione impegnati in \u201combre\u201d e Tre sette al bar del paese. Entrambi smettevano solo quando il pomeriggio si allungava sui tetti delle case basse, che si alternavano ai campi di granturco lungo la strada del ritorno. Spesso facevano il percorso insieme, e pi\u00f9 o meno nello stesso momento Leonida e Berta sentivano aprire le porte del loro rientro a casa.<br \/>\nAnche per stazza e misura di pancia i loro consorti erano simili, ma ci\u00f2 che Berta e Leonida non avevano di certo in comune, erano i momenti di intimit\u00e0 coniugale, perch\u00e9 mentre Leonida in qualche nottata fredda e sobria si sentiva ancora stringere vigorosamente dal marito, Berta conservava solo sfumati ricordi del piacere sessuale. E quando vedeva il consorte dormire rumorosamente in poltrona, pancia in evidenza, telecomando in mano, barba incolta e bocca aperta, quei ricordi venivano distorti a tal punto che non poteva pi\u00f9 dire con certezza che ne aveva goduto. Sicuramente, per\u00f2, avrebbe voluto goderne. Provava questo desiderio con un certo imbarazzo per via dell&#8217;et\u00e0, che fosse di mal costume pensare al sesso a pi\u00f9 di sessantanni? Finch\u00e9 le sue riflessioni sull&#8217;argomento trovarono epilogo con una presa di posizione, netta e irremovibile, di fronte ad un film su La 5 della Rosamunde Pilcher. Le pulsioni carnali dell&#8217;amore dovevano per forza appartenere a qualunque et\u00e0. Anche alla sua.<br \/>\nNei giorni successivi si rese per\u00f2 conto che nella libert\u00e0 di poter provare tutta quella passione senza sensi di colpa, e quindi senza frenarla, diventava molto pi\u00f9 forte il desiderio di soddisfarla.<br \/>\nAvere un marito avrebbe dovuto rendere le cose pi\u00f9 semplici. Cucin\u00f2 cos\u00ec per lui dolci manicaretti, e quando inizi\u00f2 a solleticarlo dietro l&#8217;orecchio, fu ricompensata con un commento sulla delizia delle sarde in saor che aveva preparato. Poich\u00e9 da anni non otteneva un complimento culinario dal marito con cos\u00ec tanto entusiasmo, pens\u00f2 di essere sulla buona strada. Perci\u00f2 la sera dopo, bigoli all&#8217;anitra e tiramis\u00f9. Vedendo gli occhi di lui accendersi ad ogni boccone, inizi\u00f2 piedino sotto la tavola. A quel punto lo vide diventare rosso e spostarsi verso di lei. Pens\u00f2 \u2013 non senza preoccupazione &#8211; di essere riuscita ad infiammarlo, ma lui aveva solo bisogno di fare un po&#8217; d&#8217;aria. Dopodich\u00e9 si risedette e chiese un&#8217;altra fetta.<br \/>\nPi\u00f9 tardi Berta era in bagno, tra l&#8217;infastidito e il rassegnato, a mettersi i bigodini, e mentre lui urlava Domani chiama Gino che qualcosa della televisione non funziona, decise che avrebbe aspettato qualche giorno a riprovarci.<br \/>\nGino era a letto con la febbre e Berta scelse a caso dalle pagine gialle la ditta F.lli Semenzin. Promisero di arrivare nel giro di due ore e dopo un&#8217;ora e venticinque Leonida sbirciava seminascosta dalla tenda quel furgoncino bianco che si era malamente parcheggiato nell&#8217;ingresso di Berta. Scese un ragazzo bruno, che vide scomparire dietro il pesante tendaggio dell&#8217;ingresso.<br \/>\nBerta accompagn\u00f2 il giovane sino al salotto, indicando la tv, e chiese \u2013 come ogni buona padrona di casa &#8211; se voleva un caff\u00e8. Lo voleva. Ma solo se di moka, perch\u00e9 l&#8217;espresso gli creava fastidi alla pancia &#8211; Come delle bolle, disse. Aveva delle espressioni del volto un pochino impacciate, ma dei modi cos\u00ec educati con tutti quegli scusi, posso, permesso, se si pu\u00f2, che erano delizie per le orecchie della donna. In attesa del caff\u00e8 lo guardava lavorare. Lui le dava le spalle e lei osservava quei capelli che dovevano essere molto soffici, e pens\u00f2 che forse aveva qualche peluria dello stesso colore anche sul petto, che non doveva essere affatto robusto &#8211; come le spalle, minute e curve &#8211; ma a cui non riusciva lo stesso a rinunciare di pensare.<br \/>\nGli vers\u00f2 il caff\u00e8 e si sedette accanto accavallando le gambe e con sorrisini abbondanti. Aveva tolto il grembiule e aggiustato i capelli con due forcine. Lui chiese il bagno. Berta diede chiare indicazioni verbali, e vedendolo cercare di forzare la porta dello sgabuzzino ebbe quasi una fitta al cuore. Una fitta piacevole per quella tenera goffaggine. Finirono poi di bere il caff\u00e8 circondati dalla loquacit\u00e0 di Berta.<br \/>\nDopo un quarto d&#8217;ora lui era andato (era risalito sul furgone seguito dagli occhi nascosti di Leonida). La televisione funzionava. Berta lo aveva pagato quasi sventolandogli addosso le banconote, e chinandosi in modo sinuoso. Lo aveva visto abbassare gli occhi e balbettare qualcosa arrossendo. Fu proprio in quel momento, a seguito di tanta timidezza, che la donna intravide la possibilit\u00e0 di condurre il giovane verso piaceri che forse non gli erano ancora stati svelati da coetanee troppo frivole per apprezzare il suo essere tenero ed inesperto. E per questa rivelazione, per questa possibilit\u00e0 inattesa, Berta quasi si aggrapp\u00f2 alla camicia pregandolo di tornare il giorno dopo. La lavatrice \u2013 diceva \u2013 la lavatrice fa strani rumori. Lui, senza mai tornare al colorito iniziale, disse di chiamare in ufficio. E Berta chiam\u00f2 in ufficio per prendere un secondo appuntamento.<br \/>\nNei giorni che seguirono Berta si dedic\u00f2 molto alla lettura dei suoi romanzi d&#8217;amore, e ad ogni passaggio romantico socchiudeva le pagine e sospirava pesantemente. Sospiri che si alternavano al soffio profondo del coniuge addormentato sul lato destro del letto. Da fuori, a porta socchiusa, un ipotetico uditore avrebbe potuto scambiarli per anomali respiri d&#8217;amore.<br \/>\nGioved\u00ec primo pomeriggio il cane di Leonida inizi\u00f2 ad abbaiare. Leonida si accost\u00f2 alla tenda e vide di nuovo il furgoncino F.lli Semenzin. Di nuovo malamente parcheggiato. Di nuovo lo stesso giovane dalla nuca stretta. E di nuovo lo osserv\u00f2 sparire dietro il pesante tendaggio. Non sapeva che dietro quel pesante tendaggio Berta aspettava il giovane con un abito a righe blu e bianche sopra ad una sottoveste pesca, e col cuore in gola.<br \/>\nSebbene pregasse da giorni per un guasto improvviso, la lavatrice funzionava e Berta lo sapeva bene. Il tempo per agire era breve e lei \u2013 santa madonnina \u2013 non si ricordava neppure come fare. E se l&#8217;avesse rifiutata? Se suo marito fosse venuto a saperlo? Se Leonida \u2013 quel diavolo \u2013 avesse immaginato? Gli disse di procedere per il corridoio fino alla lavanderia, poi a destra, poi a sinistra. Lei lo seguiva. Quando furono davanti alla lavatrice Berta gli disse Fa uno strano rumore, e fece dei movimenti decisamente poco attraenti con la bocca, ma senza emettere suono. Lui stava prendendo troppo la faccenda sul serio, e le chiese Ma fa pi\u00f9 ggggggg o fffffffffff. Lei risposte ggggggg e aggiunse credo. Poi, improvvisamente, spinse una mano incerta fra i capelli del ragazzo \u2013 esattamente come aveva immaginato di fare da giorni &#8211; procurandogli un sussulto. No, \u00e8 che aveva un&#8230; moscerino, cerc\u00f2 di scusarsi. Ma chi voleva prendere in giro &#8211; santa madonnina &#8211; era il momento e doveva coglierlo. Le venne in mente Rosamund Plicher, Abbiamo una vita sola. Nessuno ci offre una seconda occasione. Se si lascia sfuggire qualcosa tra le dita \u00e8 perduta per sempre. L&#8217;alternativa per lei era riprovare col marito, polenta e ossobuco. A questa prospettiva fiss\u00f2 il giovane con una nuova espressione, da materna cerbiatta divenne mantide certa della preda. E con un balzo felino da splendida sessantenne fu su di lui, scoprendo le cosce. Dopo un timido tentativo di resistenza lo sent\u00ec sciogliersi sotto la sua volutt\u00e0. Non era pensabile per i suoi reumatismi stendersi sul tappeto della lavanderia e lo accompagn\u00f2 dolcemente al piano di sopra per consumare con avidit\u00e0 la sua passione.<br \/>\nPoco importava che Leonida, da fuori, le urlasse che stava volando via tutta la sua biancheria. E mentre il vento, alzatosi d&#8217;improvviso, trasportava i suoi capi oltre la rete, la cinta muraria e pure nel campo di granturco, mentre Leonida correva per raccogliere i pezzi maledicendo la Berta, e il cane le abbaiava intorno e il gatto guardava la scena annoiato, mentre il gelso perdeva foglie, e col furgoncino malamente parcheggiato in strada, Berta rivendicava il sacrosanto diritto suo e di tutte le ultra sessantenni ad una piena e godereccia sessualit\u00e0.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_29340\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"29340\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Berta e Leonida avevano in comune la rete di ferro dal colore verde scuro, e una parte di cinta che al termine della suddetta rete continuava a dividere i loro giardini fino al confine con il campo di granturco, di propriet\u00e0 della Leonida stessa. 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