{"id":29310,"date":"2016-11-08T19:28:09","date_gmt":"2016-11-08T18:28:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=29310"},"modified":"2016-11-08T19:28:09","modified_gmt":"2016-11-08T18:28:09","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-dalla-finestra-di-emanuela-bianchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=29310","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Dalla finestra&#8221; di Emanuela Bianchi"},"content":{"rendered":"<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Chiusi la conversazione leggermente irritato da quell\u2019ennesima telefonata di mia madre. Il fatto che avessi la varicella, una classica malattia dell\u2019infanzia presa con ogni probabilit<span class=\"st\">\u00e0<\/span> sul treno Milano-Roma da una bambina tutt\u2019altro che simpatica, le stava dando agio di ricominciare a trattarmi come un bambino. Passavo le mie giornate a sentirmi dire di non grattarmi (mi raccomando, ti ho fatto cos<span class=\"st\">\u00ec<\/span> bellino, non ti rovinare proprio adesso), quanto dormire (non restare tutto il giorno attaccato alle serie televisive, dormi piuttosto, perch<span class=\"st\">\u00e9<\/span> il tuo corpo deve concentrarsi a combattere la malattia) e cosa cucinarmi (ricorda che, se impieghi pi<span class=\"st\">\u00f9<\/span> tempo a mangiare che a preparare, allora stai sbagliando). Io pi<span class=\"st\">\u00f9<\/span> che altro, una volta riassuntole il men<span class=\"st\">\u00f9<\/span> della giornata (con qualche aggiunta fantasiosa atta a convincerla che seguissi i suoi dettami laddove invece riscaldavo semplicemente cose gi<span class=\"st\">\u00e0<\/span> pronte), la usavo come cuscinetto per le mie ansie lavorative. Avevo appena iniziato il mio dottorato a Roma e, poche settimane dopo la firma del contratto, ero entrato in malattia. Sentivo che il mio supervisore, conosciuto gi<span class=\"st\">\u00e0<\/span> ai tempi dei miei studi a Milano ma solo superficialmente, non credeva davvero che io stessi tanto male da non poter lavorare ed ero certo che stesse smantellando la buona impressione lasciatagli dalla mia tesi di laurea via via che i giorni passavano. Di fatto, la questione della malattia infantile, per quanto certificata, non convinceva nessuno. Soprattutto la seconda recrudescenza, sopraggiunta a sorpresa dopo gi<span class=\"st\">\u00e0<\/span> due settimane di clausura, aveva fatto serpeggiare nel laboratorio il dubbio che io ci stessi marciando. Immaginavo facilmente quante battute poco lusinghiere su di me si stessero sprecando ed ero pieno di sentimenti di inadeguatezza. Riversavo allora su mia madre l\u2019ansia del partire con il piede sbagliato e, pur di sentirmi dire che non avrei potuto comportarmi altrimenti, sopportavo la regressione del nostro rapporto, tramutandomi da autonomo studente fuorisede in ragazzino al suo primo camposcuola.<\/p>\n<p>Chiusi il telefono e mi avviai verso il frigorifero alla ricerca di qualcosa che scacciasse l&#8217;eco della voce di mia madre. Trovai un vasetto di yogurt bianco, ci aggiunsi una quantit<span class=\"st\">\u00e0<\/span> notevole di miele e mi diressi verso la portafinestra. Era un Ottobre piuttosto mite e, quando la febbre si manteneva bassa, sedermi in balcone rappresentava una delle poche attivit<span class=\"st\">\u00e0<\/span> capaci di garantirmi qualche contatto umano, fatta eccezione per lo scambio di battute con il ragazzo che mi portava la spesa dal supermercato sotto casa. Sul balcone alla mia destra c\u2019era, come sempre, Fausto che sorvegliava la strada.<\/p>\n<p>\u00abBuongiorno signor Fausto! Si\u00a0<span class=\"st\">\u00e8<\/span> gi<span class=\"st\">\u00e0<\/span> visto?\u00bb.<br \/>\n\u00abNo, ma\u00a0<span class=\"st\">\u00e8<\/span> ancora presto\u00bb.<br \/>\nMi rispose senza alzare gli occhi verso di me e io, puntellando i gomiti sulla ringhiera per poter mangiare comodamente il mio yogurt, seguii la direzione del suo sguardo. Di solito l\u2019uomo con il cappello, come lo chiamavamo io e Fausto, stazionava al bar di fronte tra le undici e mezzogiorno. Dunque, effettivamente, era ancora molto presto. Cos<span class=\"st\">\u00ec <\/span> presto che decisi di restare a godermi l\u2019aria frizzante di una mattina che si annunciava assolata. A quell\u2019ora il bar era pieno di persone in cerca di caff<span class=\"st\">\u00e8<\/span> e cornetti, mentre io temevo il successivo momento di limbo tra la tarda colazione e il pranzo precoce, quando i tavolini all\u2019aperto divenivano tendenzialmente vuoti e la presenza dell\u2019uomo con il cappello non poteva che spiccare. Questo era, tra l\u2019altro, uno dei motivi che mi facevano dubitare della storia raccontatami da Fausto: se quell\u2019uomo fosse stato davvero un sicario, non avrebbe preferito confondersi tra la folla per poter agire indisturbato?! D\u2019altronde era pur vero che, nell\u2019ottica della guerra di posizione che oramai i due stavano portando avanti, la figura solitaria di quell\u2019uomo ossuto ed elegante seduta a fumare la pipa sotto ai nostri balconi rappresentava un monito chiaro come il sole. E d\u2019altro canto, cos\u2019era quell\u2019ostinazione di Fausto nello stare spesso in balcone se non il modo di rispondergli <em>io sono ancora qui e non ho paura?!<\/em> Di tutto questo, ovviamente, Fausto non mi faceva parola. Del resto, della storia in s<span class=\"st\">\u00e9<\/span> dietro quella reciproca sorveglianza avevamo parlato solamente al nostro primo incontro. Quel giorno ero stato portato ad uscire in balcone dalla voce di Fausto che chiedeva aiuto. <em>Aiuto<\/em>, diceva in affanno sporgendosi verso la mia ringhiera, <em>Aiuto, mi vogliono uccidere<\/em>, ripeteva con lo sguardo assente e i capelli ritti in testa. Io stavo riprendendomi dalla prima ondata di varicella e pensai fosse semplicemente un vecchio strampalato con i postumi di una nottata tormentata. Tuttavia, durante i miei tentativi di calmarlo, i fatti vennero pian piano a galla. Dalle sue frasi, disconnesse per l\u2019agitazione, mi feci un quadro abbastanza circostanziato di come lui e suo fratello fossero implicati in una certa fuga di informazioni (della quale non chiar<span class=\"st\">\u00ec<\/span> portata e contenuti), di come si fossero nascosti per un periodo in casa di amici, di come suo fratello fosse sparito senza lasciare traccia e di come lui avesse di conseguenza deciso di tornare a casa propria e barricarvisi dentro. <em>Da quel momento, sono controllato a vista<\/em>, aveva sussurrato indicando con il mento la strada sotto di noi. L\u2019uomo con il cappello era l<span class=\"st\">\u00ec<\/span>, seduto al bar, a quattro piani di distanza dallo sguardo terrorizzato del mio vicino. Avevo allora suggerito, sussurrando anche io, che denunciasse immediatamente i fatti alla polizia. <em>La polizia lo sa fin troppo bene<\/em>, aveva risposto Fausto con un singulto che non seppi interpretare ma che mi fren<span class=\"st\">\u00f2<\/span> dal chiedere se la polizia sapesse, ma non potesse intervenire, o se invece fosse proprio la polizia a tenerlo sotto sorveglianza. Della microcriminalit<span class=\"st\">\u00e0<\/span> romana ero informato soprattutto da quei libri, serie televisive e film che si fregiavano di raccontare un sottobosco invisibile persino a molti dei residenti in citt<span class=\"st\">\u00e0<\/span> e quindi, privo com\u2019ero di amici autoctoni con i quali confrontarmi, restai combattuto tra il timore di immaginare trame troppo cinematografiche dietro le parole di Fausto e la convinzione di aver scelto il quartiere sbagliato per prendere casa. Mentre ci riflettevo su, Fausto scomparve.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 2\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Quel segreto condiviso era stato il nostro modo di rompere il ghiaccio ed era poi rimasto il filo conduttore delle nostre brevi conversazioni, perch<span class=\"st\">\u00e9<\/span>, sebbene Fausto non avesse fatto pi<span class=\"st\">\u00f9<\/span> cenno alla faccenda, io sentivo il bisogno di monitorare le azioni dell\u2019uomo che minacciava il mio vicino. Non potendo sapere se avessi di fronte un sicario senza scrupoli o un poliziotto in incognito, cercavo infatti di tenermi dentro una soglia di sicurezza minima. A tale scopo, tutti i giorni, chiedevo se si fosse gi<span class=\"st\">\u00e0<\/span> visto e poi, se la risposta era negativa, mi dileguavo con discrezione, per paura che, se fosse arrivato e mi avesse visto chiacchierare con Fausto, avrebbe potuto erroneamente pensare che io stessi diventando un confidente pericoloso. Essendo quel giorno molto presto, invece, non volli negarmi il piacere della conversazione anche se l\u2019uomo, ovviamente, non era ancora passato.<\/p>\n<p>\u00abCome si sente oggi?\u00bb.<br \/>\n\u00abStremato. La notte non dormo\u00bb.<br \/>\n\u00abNeppure io. Dormo troppo di giorno e di notte mi annoio\u00bb.<br \/>\nParlammo, come spesso facevamo, dei nostri acciacchi. Poi, esaurito il bollettino sul nostro stato di salute, sentii il bisogno di lamentarmi di mia madre, che quel giorno aveva davvero superato il limite delle telefonate mattutine. Ribadii, come avevo fatto con lei in chiusura, il numero esatto dei miei anni, confidando che la mia et<span class=\"st\">\u00e0<\/span> fosse pi<span class=\"st\">\u00f9<\/span> che sufficiente a spiegare il desiderio di essere trattato come un adulto. Fausto non fece commenti in merito, forse pensava che i miei anni fossero comunque pochi (qualunque numero, persino quello di mia madre, sarebbe risultato basso rispetto al suo), ma dopo qualche minuto di silenzio prese a raccontarmi di sua mamma. Non ne avevamo mai discusso prima di allora e mi stupii che parlasse di lei al presente, come fosse in vita, cosa che catalogai da subito come improbabile, risolvendo che si trattava di un modo amorevole di darle una consistenza reale. Inizi<span class=\"st\">\u00f2<\/span> dicendo che anche sua madre non era d\u2019accordo con l\u2019operato dei suoi due figli. Questo sottintendeva che, nel suo parere, mia mamma disapprovasse quello che facevo (ponendosi idealmente sulla stessa sponda del mio supervisore di dottorato, eventualit<span class=\"st\">\u00e0<\/span> che mi avrebbe distrutto di sensi di colpa), ma non protestai e lasciai che Fausto proseguisse. Disse che, secondo la madre, lui e suo fratello avevano intrapreso una strada troppo pericolosa. Non specific<span class=\"st\">\u00f2<\/span> se tale pericolo fosse legato a pratiche criminali o se, al contrario, lodevoli. E io, ancora una volta, non indagai oltre. La sua affermazione mi parve per<span class=\"st\">\u00f2<\/span> ricollegarsi al fatto che lui fosse sotto minaccia di vita e feci notare, scherzando, che forse la madre non aveva tutti i torti.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 3\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>\u00abNon c\u2019era altra scelta per noi\u00bb.<\/p>\n<p>Fu cos<span class=\"st\">\u00ec<\/span> lapidario che non ebbi il coraggio di insistere e lasciai che proseguisse quel dialogo con la madre. Mi stupii nel vederlo agitarsi velocemente, quasi avesse in sospeso molte cose da definire. Ad un certo punto, al culmine della concitazione, dichiar<span class=\"st\">\u00f2<\/span> di voler rientrare in casa <em>a parlarle<\/em>. In pochi attimi rimasi fuori da solo, a chiedermi se avessi sentito bene. Non credevo davvero possibile che la madre vivesse con lui, sia perch<span class=\"st\">\u00e9<\/span> non avevo mai avuto sentore di altre presenze, sia perch<span class=\"st\">\u00e9<\/span> mi sembrava anagraficamente alquanto improbabile. Eppure tutto poteva essere. Forse la donna non si affacciava alla finestra per via della sua estrema anzianit<span class=\"st\">\u00e0<\/span>, o forse per tenersi protetta, almeno lei, dall\u2019uomo con il cappello, o forse ancora si trattava di una proiezione della mente di Fausto, minata dalla scomparsa del fratello. Oppure, in fin dei conti, avevo sentito male le ultime parole che Fausto aveva pronunciato prima di ritirarsi in casa. Onestamente non avrei saputo dirlo. E, non potendo lasciare il mio appartamento, non mi rimaneva che aspettare l\u2019incontro successivo.<\/p>\n<p>Dopo quell\u2019episodio, per<span class=\"st\">\u00f2<\/span>, non incrociai Fausto per parecchi giorni. Che fosse invischiato in faccende poco chiare non mi piaceva, ma mi pesava dover fare a meno della sua compagnia in balcone: mi ero abituato al nostro modo di commentare i passanti insieme e mi rendevo conto che farlo da solo non era altrettanto appagante. Dal momento che iniziavo a riprendermi anche dal secondo ciclo di bolle, pensai che, non appena fossi tornato in forma, sarei passato a bussare alla sua porta. Non vedevo l\u2019ora di uscire dalla mia prolungata prigionia, la quale, in fondo, era poca cosa rispetto a quella cui era condannato Fausto. Qualche giorno prima della mia ultima visita medica, quella che mi avrebbe appunto liberato, mentre meditavo in finestra, ancora una volta solo, e organizzavo mentalmente tutto ci<span class=\"st\">\u00f2<\/span> che mi sarebbe crollato addosso nell\u2019arco di pochi giorni, vidi senza ombra di dubbio Fausto entrare nel bar di fronte. Rimasi di stucco e continuai a seguire i suoi movimenti, cercando segnali di non so neppure cosa, fino a quando lui non rientr<span class=\"st\">\u00f2<\/span> nel portone del nostro palazzo. Pochi minuti dopo, socchiusi la mia porta di casa quel tanto che mi consentiva di vederlo aprire la sua, ma non ebbi il coraggio di palesarmi e chiedere cosa fosse cambiato. Sembrava sereno, non certo un uomo che aveva appena rischiato di essere sequestrato (questo immaginavo fosse il rischio pi<span class=\"st\">\u00f9<\/span> concreto). Non avevo spiegazioni plausibili in proposito e me ne restai barricato con le finestre chiuse per tutta la giornata.<\/p>\n<p>La mattina successiva, quando il ragazzo della spesa buss<span class=\"st\">\u00f2<\/span> alla mia porta, decisi di dirimere la questione una volta per tutte. Sapevo che anche Fausto si faceva portare la spesa da lui, ma mi ero sempre trattenuto dal chiedergli informazioni, sia per prudenza che per imbarazzo. Tuttavia dopo quello che avevo visto ero deciso a sapere chi fosse davvero il mio vicino. Sebbene cercassi un approccio ragionevolmente delicato alla faccenda, lo sguardo vitreo del mio interlocutore mi guid<span class=\"st\">\u00f2<\/span> verso una spregiudicata chiarezza.<\/p>\n<p>\u00abSenti, ma tu sai chi vorrebbe morto il signor Fausto e perch<span class=\"st\">\u00e9<\/span>?\u00bb<br \/>\nIl ragazzo mi guard<span class=\"st\">\u00f2<\/span> prima sbalordito, poi incerto e infine con sincero divertimento.<br \/>\n\u00abChi voleva uccidere Fausto ormai\u00a0<span class=\"st\">\u00e8<\/span> morto da tempo\u00bb<br \/>\nA quel punto fui io ad essere sbalordito prima e incerto poi.<br \/>\n\u00abLo sanno tutti qui nel quartiere perch<span class=\"st\">\u00e9<\/span> ha sempre vissuto qui, sempre nella stessa casa, tra l\u2019altro. Quando era ragazzo, insieme a suo fratello maggiore, Fausto ha partecipato a delle azioni partigiane. Erano giovanissimi e poco sospettabili, ma alla fine i fascisti li individuarono. Riuscirono a prendere suo fratello, ma Fausto si salv<span class=\"st\">\u00f2<\/span>, credo perch<span class=\"st\">\u00e9<\/span> arriv<span class=\"st\">\u00f2<\/span> tardi a un appuntamento: la sua bici aveva bucato. Ultimamente l\u2019Alzheimer gli riporta alla luce questi ricordi, non devi farci troppo caso&#8230;\u00bb<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_29310\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"29310\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiusi la conversazione leggermente irritato da quell\u2019ennesima telefonata di mia madre. 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