{"id":2911,"date":"2010-03-01T17:34:56","date_gmt":"2010-03-01T16:34:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=2911"},"modified":"2010-03-01T17:34:56","modified_gmt":"2010-03-01T16:34:56","slug":"un-professore-e-la-sua-stella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=2911","title":{"rendered":"Premio Racconti per Corti 2010 &#8220;Un professore e la sua stella&#8230;&#8221; di Alessandra Ponticelli Conti"},"content":{"rendered":"<p>[Firenze, Liceo Classico &#8221; Galileo&#8221;, aprile 2005]<\/p>\n<p>In una piccola aula in fondo al corridoio, gli alunni della IIIC stavano aspettando, durante il cambio dell&#8217;ora, il &#8221; mitico&#8221; Professor Resta: &#8221; Eccolo!&#8221;, disse un alunno vedendolo sbucare dalle scale&#8230;&#8221; &#8220;E&#8217; qui!&#8221;. Affannato per la corsa, l&#8217;uomo entr\u00f2 in classe, raggiunse la cattedra e si sedette. Dall&#8217;ultima fila qualcuno chiese:&#8221; Prof, ce li ha, vero, i compiti di latino?&#8221;. &#8220;S\u00ec, s\u00ec&#8221;, rispose Resta mentre stava firmando il registro di classe.&#8221; Ora&#8230;ora ve li consegno&#8230;un attimo, per favore!&#8221;. Si chin\u00f2 e dalla cartella estrasse un pacco di versioni. Sorrise e aggiunse:&#8221; Siete andati tutti bene; anche nel commento. Sono contento che amiate cos\u00ec tanto Seneca. Adesso, adesso per\u00f2, voglio leggervi quello che ha scritto il vostro compagno G. a proposito della\u00a0<em>Settima<\/em> <em>Epistola\u00a0 <\/em>nella\u00a0quale, come ben sapete, il filosofo invita a fuggire la folla&#8221;. E inizi\u00f2: &#8221; L&#8217;individualismo del <em>recede in te ipsum<\/em> <em>quantum potes,\u00a0<\/em>che alcuni critici hanno definito quasi romantico, non deve essere confuso con l&#8217;isolamento. Il percorso di crescita interiore va di pari passo con quello dell&#8217;educazione degli altri animi: insegnando si impara. Crescere rappresenta un momento necessario per poter comunicare con gli altri e per aiutarsi reciprocamente&#8221;. &#8220;Bravo! Bravo, davvero!&#8221;, esclam\u00f2 il professore congratulandosi con quell&#8217;allievo tanto speciale.<\/p>\n<p>[Firenze, aprile 2038]<\/p>\n<p>&#8221; Ascolta&#8221; \u00a0disse il professor Resta, mentre cominciava a leggere, seduto sulla sua poltrona:<\/p>\n<p><em>&#8221; Quel giorno la citt\u00e0 era particolarmente bella. Si avvertiva arrivare da fuori un silenzio inusuale: i rumori assordanti del traffico, il chiasso quotidiano\u00a0che l&#8217;animavano ormai da decenni, sembravano essersi spenti, di colpo; tanto che ebbi la sensazione che qualcuno\u00a0da lass\u00f9, dall&#8217;altra parte del cielo, avesse premuto, all&#8217;improvviso, esausto, un pulsante.\u00a0 Mi figurai una grande mano longilinea che, risoluta, poggiava l&#8217;indice\u00a0 sulla leva di um&#8217;immensa tastiera di mille colori, per arrestare, per sempre, senza possibilit\u00e0 di replica, la grande miriade di suoni indistinti e incomposti prodotti da quegli esseri sciagurati che sono gli uomini. Soddisfatto e felice, decisi di fare una passeggiata. Mi misi addosso una vecchia giacca spinata di tweed, presi dal comodino il mio manoscritto, la mia penna, i miei piccoli occhiali da lettura e, dopo aver spento la luce e chiuso la porta, uscii. Le strade erano deserte. Mi avviai verso il viale che conduceva a Fiesole percorrendo, pigramente, la via nella quale avevo sempre abitato. Le molte macchine parcheggiate ai margini dei marciapiedi sembravano finalmente compiacersi per quel riposo tanto agognato; i grandi e piccoli\u00a0negozi aperti, ma privi di qualunque presenza umana, rilucevano con le loro vetrine vivaci come false pietre preziose sulle grigie e anonime facciate di palazzoni soffocati da una maschera di polvere scura. Un buon odore di bistecca cotta alla brace e altri profumi accattivanti di pietanze uscivano dalla porta semiaperta del ristorante all&#8217;angolo della prima traversa; dallo spiraglio creato dalle due imposte non si vedeva anima viva, mentre ai tavoli piatti gustosi e fumanti aspettavano di essere consumati da avventori che non c&#8217;erano. I pochi alberi che svettavano da un cortiletto interno di un vecchio edificio si godevano rilassati i tiepidi raggi di un sole che, immobile, fissava la terra. Appagato, proseguii il mio cammino, goffamente, accompagnato solo da quel paio di lunghi baffi, ormai bianchi, girati all&#8217;ins\u00f9, con i quali involontariamente avevo divertito generazioni intere di studenti, e dalla mia vecchia e rugosa cartella di cuoio marrone. Da un davanzale di una finestra un completo di lenzuola celesti, una coperta e un cuscino sembravano stanchi di attendere di essere riportati nel loro letto.<\/em><\/p>\n<p><em>Imboccai la salita di San Domenico, lanciando di tanto in tanto un&#8217;occhiata alle belle ville che, seminascoste tra piante d&#8217;olivo, latifoglie e cipressi, parevano spiare, basite e ammutolite, quell&#8217;unico pellegrino in marcia. L&#8217;erta si fece pi\u00f9 ripida e temei per le mie deboli gambe. Uno stormo di uccelli si stacc\u00f2 coralmente dalla vetta di un&#8217;antica torre e si allarg\u00f2 in un volo rapido e avvolgente sopra di me, per poi sparire, repentino, dietro un&#8217;alta muraglia a secco.<\/em><\/p>\n<p><em>Che giorno era? Non lo sapevo. Fino a quel momento non mi ero mai posto nessun interrogativo; quell&#8217;atmosfera speciale mi aveva frastornato, adagiato in uno stato di grazia soffice e riposante, facendomi perdere le coordinate del tempo. La piccola chiesa sulla mia\u00a0 destra, aperta e stracolma di fiori, se ne stava l\u00ec, spazientita e annoiata, ad aspettare prete e parrocchiani che non sarebbero mai arrivati.<\/em><\/p>\n<p><em>Udii dietro di me un frusc\u00eco ovattato, un refolo di vento fresco, leggero, che aleggiava sulle note mute di un profumo delicato e inebriante. Fu il primo e l&#8217;ultimo rumore. Mi girai: tante pagine bianche, sollevandosi da terra, volteggiavano lievi, a passo di danza, intorno a un enorme biglietto da visita, sul quale era scritto:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Luned\u00ec dell&#8217;Angelo<\/em><\/p>\n<p><em>Caro professor Resta,<\/em><\/p>\n<p><em>a Lei che mi ha insegnato a tradurre Cicerone e\u00a0Seneca; a Lei che ha\u00a0saputo educarmi, silenziosamente, senza mai chiedermi niente in cambio; a Lei che\u00a0mi ha fatto sorridere, e a volte piangere, che ha allenato il mio cuore\u00a0a riflettere sul significato della vita e della morte, a Lei voglio dire grazie. Grazie, soprattutto per avermi dimostrato che le parole sussurrate dalla volpe al Piccolo principe nella favola bella di Saint-Exup\u00e9ry non sono solo parole, e che l&#8217;essenziale \u00e8 davvero invisibile agli occhi.<\/em><\/p>\n<p><em>Con affetto, <\/em><em>il suo <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 G.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi tolsi gli occhiali che avevo inforcato. Un brivido freddo attavers\u00f2 il mio fragile corpo e mi ricordai. Mi ricordai di quel mio bravo studente di nome G., &#8221; bello e di gentile aspetto&#8221;, che si era arrampicato, suo malgrado, tra le stelle, a soli diciotto anni, senza fare rumore, un Luned\u00ec dell&#8217;Angelo&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Osservai l&#8217;orizzonte e stampato\u00a0su un foglio di cielo lessi:<\/em><\/p>\n<p><em>&#8221; Guarderai le stelle, la notte&#8230; la mia stella sar\u00e0 per te una delle stelle&#8230;Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiter\u00f2 in una di esse, visto che io rider\u00f2 in una di esse, allora sar\u00e0 per te come se tutte le stelle ridessero&#8230;e quando ti sarai consolato&#8230; sarai contento di avermi conosciuto: sarai sempre il mio amico\u00a0( Il Piccolo principe, cap.XXVI).<\/em><\/p>\n<p>Il Professore, dopo aver finito di leggere, pos\u00f2 il suo manoscritto sul tavolino che aveva di fianco e si alz\u00f2. Il concerto acuto dei clacson che arrivava dalla strada rimbalzava, ossessivo, sui vetri.<\/p>\n<p>Fuori era gi\u00e0 buio. Si diresse verso la finestra, chiuse l&#8217;avvolgibile e con un filo di voce disse al suo\u00a0ospite:&#8221; Sai, \u00a0io sono anziano ormai&#8230;accadde tutto alcuni anni fa&#8230; molto tempo dopo che G. ci aveva lasciati, e volli raccontarlo in questa breve storia. Non l&#8217;avevo mai letta a nessuno prima d&#8217;ora, e &#8230;&#8221;.\u00a0 &#8220;Incredibile!&#8221;, replic\u00f2 l&#8217;altro commosso. &#8220;E&#8217; giusto che la tenga tu&#8221;, continu\u00f2 Resta, asciugandosi gli occhi, &#8220;tu che di G. fosti compagno di banco e di vita&#8221;.<\/p>\n<p><em><\/em><\/p>\n<p><em><\/em><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_2911\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"2911\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[Firenze, Liceo Classico &#8221; Galileo&#8221;, aprile 2005] In una piccola aula in fondo al corridoio, gli alunni della IIIC stavano aspettando, durante il cambio dell&#8217;ora, il &#8221; mitico&#8221; Professor Resta: &#8221; Eccolo!&#8221;, disse un alunno vedendolo sbucare dalle scale&#8230;&#8221; &#8220;E&#8217; qui!&#8221;. 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