{"id":28788,"date":"2016-06-02T22:26:54","date_gmt":"2016-06-02T21:26:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28788"},"modified":"2016-06-10T19:24:18","modified_gmt":"2016-06-10T18:24:18","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-ultima-estate-di-enza-parisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28788","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Ultima estate&#8221; di Enza Parisi"},"content":{"rendered":"<p>Nina, finiva col riapparire,come da un baule magico,pi\u00f9 di altri. Forse proprio perch\u00e9 una delle ultime a sparire, inghiottita da qualche mostro maligno, anche lei, come tanti,finiva per ritornare per prima.<\/p>\n<p>Era l\u00e0, semplice e affettuosa, con il suo sguardo dolce e melanconico, la sua voce leggera\u00a0e le sue piccole manie. Cosi cara, ad invitarla, ancora una volta a sedersi a tavola, che subito il pranzo era pronto. Come da un racconto arcaico o una fiction moderna, si riannodava alla volta precedente, ma era sempre immediato, come solo accade con le situazioni pure.<\/p>\n<p>Era chiara, Nina, anche se non di nome,come una fonte, una nuova <em>Heidi<\/em>, quasi,\u00a0a volte, pensava, ridendo, di soppiatto, sua cugina Enzina,\u00a0con le sue piccole divagazioni e i suoi interminabili sproloqui familiari.<\/p>\n<p>Sembrava, a volte, un <em>Natale in casa Cupiello<\/em>, in diretta, pur essendo gli anni 80-90.<\/p>\n<p><em>Beautiful <\/em>o <em>il Segreto,<\/em>di oggi,forse era l&#8217;unico che poteva fare concorrenza<em>.<\/em><\/p>\n<p>Rideva a volte, forte, la cugina Gio.<\/p>\n<p>Era l\u00e0, anche quella volta, che era tornata, Emma, dai suoi cari cugini,una terribile, primavera,\u00a0col cuore a pezzi, gli occhi sprofondati e neri, che Nina, tentava di consolarla, in tutti i modi.<\/p>\n<p>Lei,Nina, che non era una donna di viaggi, grandi esperienze di vita,\u00a0con una sensibilit\u00e0 quasi unica, quasi una sorella, pi\u00f9 che una cugina.<\/p>\n<p>Cos\u00ec in quei giorni tempestosi di marzo, l&#8217;aveva portata nei luoghi che meglio conosceva per distrarla.<\/p>\n<p>Com&#8217;era bella, la\u00a0 Reggia di Caserta, con tutti i cugini, come una specie di grande gita scolastica, forse, in ritardo, dove si erano ritrovati propri tutti. Anche le cugine, che abitavano a Roma, e altrove, erano l\u00e0, quasi come anni, prima, nelle loro interminabili estati colorate e chiassose, da quindicenni, figlie degli anni 70 e 80. E poi l&#8217;aveva portata al monastero di\u00a0 Cassino,\u00a0con anche le inossidabili zie, le sorelle di Nonna Maria, che non uscivano dal paese,\u00a0forse, da dopo la guerra.<\/p>\n<p>Si erano portate, i viveri, le zie, come in una scampagnata, di quelle pasquali, di una volta.<\/p>\n<p>E senza tante cerimonie, s&#8217;erano messe l\u00e0, come in una vignetta,\u00a0sul cofano della Alfetta\u00a0 di zio Franco, detto Ciccio, il professore,\u00a0a preparare i panini, proprio come se fosse un tavolino da picnic.<\/p>\n<p>E la Pasqua, era in,effetti, alle porte, quel terribile marzo,1988.<\/p>\n<p>Ah, che mito, zia Fonzie, come l&#8217;aveva, ormai, battezzata, negli ultimi anni,\u00a0per la sua grinta e spassosa simpatia. Impossibile non amarla o non odiarla.<\/p>\n<p>Non c&#8217;erano mezzi termini con lei. Come con il Toro. Pens\u00f2.<\/p>\n<p>Tutto scivolava, ormai, dopo i fatidici 40, come in un grande calderone,\u00a0una sorta di archivio <em>Nasa,<\/em> tantissimi dati, immagini, come pezzi di un puzzle\u00a0da ricomporre ogni volta. Sorrideva, Gio, quando si trattava, di paragoni, inverosimili,\u00a0lei\u00a0 era una maestra, e in tutti i sensi, visto che insegnava in una scuola elementare,\u00a0da quando aveva finito il diploma, brava, subito a prendere il posto.<\/p>\n<p>Come Angelina,minuta, lentigginosa, una cascata di capelli neri ricci,\u00a0col nasino alla francese, l&#8217;apostrava, cugino Toni, sempre un po&#8217; imbronciata,\u00a0come se avesse un diavolo per capello, proprio come era sua madre,\u00a0la grande zia Irma, anche se\u00a0 di dolce, almeno, all&#8217;apparenza, aveva ben poco.<\/p>\n<p>Anche Angelina, aveva subito messo la testa a posto, e si era trasferita a Roma,\u00a0pur, tra qualche lacrimuccia,di tutti. Come se Roma fosse in capo al mondo.<\/p>\n<p>E lei, zia Irma, uguale, minuta, arrabbiata, ma pi\u00f9 torva.<\/p>\n<p>Ricordava, ancora quella volta,che, ai sedici anni e poco pi\u00f9, una delle tanti estati lampo\u00a0delle sue vacanze campane,l&#8217;aveva guardata come se volesse farle una radiografia istantanea,\u00a0e aveva sentenziato,con voce roca e brusca, che non doveva essere cos\u00ec malinconica,\u00a0che c&#8217;era tempo per esserlo&#8230; E poi si era voltata,come faceva lei,e aveva ripreso il filo\u00a0dei suoi pensieri misteriosi.<\/p>\n<p>Era, da sempre, una sorta di sergente di ferro, per tutti i cugini, la zia Irma,\u00a0coi suoi ricci scomposti, i suoi occhi seri, la sua voce roca,\u00a0il suo sguardo interrogativo, quasi sempre, con un che di minaccioso,\u00a0eppure, poi quando, si sedeva,per la merenda, si trasformava,\u00a0in un angelo custode, dolce, gentile e comprensivo.<\/p>\n<p>Ma era un&#8217;estate di colori, di vento, di lagune, di mare, di pinete, di compleanni,\u00a0di attese del futuro. Quel 1987, non sembrava cosi speciale, o forse si.<\/p>\n<p>Era anche tempo di, crisi, di grandi interrogativi, post maturit\u00e0.<\/p>\n<p>Con tutti i se e i chiss\u00e0, che galleggiavano nella mente, alti, alti nel cielo come nuvolette.<\/p>\n<p>Erano l\u00e0 e non se ne volevano proprio andare, ripeteva, una vocina, nascosta,\u00a0che tentava,di scacciarli, come mosche appiccicose, l\u00e0,\u00a0nel bel mezzo del futuro che sembrava un&#8217;autostrada della Salerno-Reggio Calabria.<\/p>\n<p>C&#8217;erano ancora i juke-boxe, al chioschetto del bar sul lungo mare di quel tratto di statale,\u00a0a due passi dalla citt\u00e0, ma che l\u00ec come una cattedrale nel deserto, troneggiava,maestoso,\u00a0coi suoi stornelli ripetitivi e allegri di fine anni 80.<\/p>\n<p>Aspettava Nina, e lei arrivava, puntuale, con la sorella Francesca, a bordo della 126,\u00a0che sembrava una berlina,quando si andava a fare spese, insieme,\u00a0come in un remake di <em>Thelma e Louise<\/em>.<\/p>\n<p>Francesca,tranquilla, rispettosa, quasi mai indisponente, tranne forse, quella volta,\u00a0che rispose male a un suo presunto spasimante, un certo Cecco, alto e lungo,\u00a0come un cipresso, dallo sguardo un po&#8217; anemico, biondo,misterioso, con un sorrisino beffardo,\u00a0che spuntava, di tanto in tanto dalla sua fila di denti bianchissimi.<\/p>\n<p>Era dolce, Cecco, come un bab\u00e0, quando poi usciva dal suo guscio, ironico,gentile,premuroso.<\/p>\n<p>Insomma, un vero cavaliere, un gentlman, nel buco del mondo.<\/p>\n<p>Ancora, dopo anni, si chiedeva, perch\u00e9 mai sua cugina Francesca l&#8217;aveva fatto scappare.<\/p>\n<p>Ma non si parl\u00f2 pi\u00f9 di quei giorni, se non una volta, forse, che lei, accenn\u00f2 a quei giorni,\u00a0lontani, brutti, ma anche rischiarati da quella presenza leggera.<\/p>\n<p>Forse, solo zia Mag, aveva risposto, al suo dubbio.<\/p>\n<p>Era andato via, forse perch\u00e9 Francesca aveva avuto paura di lui,della sua infinita dolcezza.<\/p>\n<p>Forse non ci credeva. Come la canzone che era in voga, in quegli anni\u2026<\/p>\n<p><em>L&#8217;angelo azzurro<\/em>,era lui e se n&#8217;era andato.<\/p>\n<p>Sembrava il luna park, quel bar tinto di giallo e di rosso, come due macchie felici di papaveri,\u00a0con le sue canzoncine che si sfilavano una dietro all&#8217;altra,come un rosario di perle di zia Fonzie\u00a0o zia Guendalina, sua sorella, invalida di guerra.<\/p>\n<p>Lei, detta zia Lina,per i pi\u00f9, l&#8217;ombra fedele di zia Fonzie\u00a0\u00a0e\u00a0 la bocca pi\u00f9 grande e pericolosa del west, aveva detto qualcuno. Ma non ricordava pi\u00f9 chi.<\/p>\n<p>E che altro, si poteva, fare, nel bel mezzo del nulla, di un lungo mare quasi, statale,\u00a0fra casette diroccate e case in costruzione,molte abusive o forse quasi tutte,\u00a0dove c&#8217;erano solo le tenute dei ricconi con le bufale, con cui a volte,\u00a0diventava, quasi, necessario scambiare due parole e i cani randagi,\u00a0come Ciccio,che aveva chiamato cos\u00ec, quel meticcio bianco e marrone, tutto a chiazze,\u00a0che le veniva incontro, allegro,quando vagava nella campagna vicina,\u00a0nel pomeriggio interminabile di agosto.<\/p>\n<p>E quando il pomeriggio delle domeniche d&#8217;agosto, fra il nulla, Ciccio, a volte,introvabile,\u00a0nascosto in qualche casolare o in qualche anfratto, le bufale chiuse nella stalla\u00a0e il chiosco troppo lontano da raggiungere, da soli, diventava pi\u00f9 che\u00a0 azzurro,\u00a0\u00a0infernale,come una giornata sull&#8217;autostrada, a met\u00e0 tra il prossimo autogrill e il benzinaio.<\/p>\n<p>E i dubbi del futuro diventavano giganti,eroi di fumetti,cattivi cattivi,\u00a0sicuramente nemici quasi invincibili.<\/p>\n<p>E l&#8217;aveva portata, Nina, anche alla messa nella nuova chiesa, della parrocchia di Briano,\u00a0che sembrava il\u00a0 nome di un panettone, l\u00e0, nuova, nuova, con le vetrate colorate, vestita a festa.<\/p>\n<p>Lei, Emma, si lasciava portare, come un cane al guinzaglio,\u00a0con gli occhi spenti,senza quasi volont\u00e0. E fin\u00ec anche quella lunghissima estate.<\/p>\n<p>E si ritrovarono, come\u00a0 in un flashback, tutti,cinque estati dopo.<\/p>\n<p>Il lungo mare del chiosco colorato era sparito, come tante case.<\/p>\n<p>Alcune erano diventate ville a tre piani, anche la casa estiva di zio Vic,\u00a0era finita, o almeno non pi\u00f9 tutta da fare,come prima.<\/p>\n<p>Ciccio era finito chiss\u00e0 dove, le bufale, vendute, l&#8217;opprimente calura si era addolcita,\u00a0tanti se erano andati via.<\/p>\n<p>Poi, si erano visti, ancora una volta, tutti ormai grandi, con rispettivi compagni e mariti, mogli, figli. Tutti o quasi sistemati. Sorrideva, pensando a quella parola, che non aveva mai digerito,\u00a0come uno di quei polpettoni di zia Angie, cosi pieni di tutto.<\/p>\n<p>Sorrideva, alzando gli occhi al cielo, ascoltando magari una canzone alla radio\u00a0che riproponeva i fantastici anni 80, magari, mentre scriveva una e-mail, che ormai le lettere,\u00a0non le scriveva pi\u00f9 nessuno, come le cartoline.<\/p>\n<p>E vedeva tutti, in una specie di foto di gruppo, gigantesca, stretti,volteggiare nell&#8217;aria,\u00a0mentre girava lo sguardo, vedeva, lei, cara Nina,sempre sorridente,\u00a0anche al telefono,forse quella volta, che non era pi\u00f9 quella di prima.<\/p>\n<p>Sorrideva, un&#8217;ultima volta, mentre, probabilmente, le stava dicendo addio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_28788\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"28788\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nina, finiva col riapparire,come da un baule magico,pi\u00f9 di altri. 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