{"id":28755,"date":"2016-06-02T22:21:18","date_gmt":"2016-06-02T21:21:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28755"},"modified":"2016-06-02T22:21:18","modified_gmt":"2016-06-02T21:21:18","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-are-friends-electric-di-alessandro-ippolito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28755","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Are friends electric?&#8221; di Alessandro Ippolito"},"content":{"rendered":"<p>A Irene I.<\/p>\n<p>1.<br \/>\nA forza di schiacciare invio sul quel nome, lo schermo \u00e8 andato in panne diventando tutto bianco. Ancora nessun cambiamento, nessuna novit\u00e0: la foto di Barbara \u00e8 sempre la stessa da due giorni, col foulard stampa finto Herm\u00e8s fasciato stretto sulla testa. I suoi grandi occhi scuri, vivaci e acquosi, guardano altrove, dietro la spalla destra di Leo.<br \/>\nCon gli occhi arrossati dalle ultime notti passate a fissare il bagliore dei cristalli liquidi, Leo insiste nel riaggiornare quella pagina internet. Il circoletto di ricarica ruota cos\u00ec tanto che potrebbe schizzare via dal computer come un piccolo disco volante. Leo se lo immagina, quel mini ufo, vagare impazzito nel suo angusto retrobottega e poi volare fuori a cercare Barbara. Sono giorni che non d\u00e0 sue notizie.<\/p>\n<p>2.<br \/>\nLeo ha conosciuto Barbara agli esordi del social network, casualmente. Il primo contatto avvenne tramite il suggerimento di una amica comune, Imma, una programmatrice di computer. Leo accett\u00f2 volentieri la nuova conoscenza, vista la grande distanza che li separava. Anzi, proprio per questo la cosa lo intrigava: gli garantiva un certo distacco e esprimeva le reali potenzialit\u00e0 di quella nuova piazza virtuale.<br \/>\nLeo accolse con entusiasmo il nuovo e dilagante fenomeno della comunicazione globale sin dai suoi inizi. Lo vide come l\u2019alba di una nuova \u00e8ra in cui svelare milioni di persone altrimenti inesistenti senza il contatto fisico. Sarebbe stato come trascendere i limiti dello spazio e delle mediocri percezioni umane grazie a una sorta di teletrasporto. Il poter sostituire alla propria entit\u00e0 corporea un essere composto di elettroni, capace di conoscere e osservare chiunque rimanendo intatto, pulito dalle scorie residue di una interazione reale. Un nuovo mondo, una nuova vita e un nuovo s\u00e9. Leo riusc\u00ec dopo varie scremature a radunare una comunit\u00e0 elettronica di soggetti accomunati dagli stessi sogni e problemi.<br \/>\nUn piccolo mondo chiuso dentro una bolla, certo, tutta da scrutare e giudicare seduto nel freddo magazzino del suo negozietto di acquari, illuminato solo dallo sfarfallio bluastro del piccolo schermo di un laptop. Solo, col monotono ronzio dei neon delle vasche di pesci in sottofondo, Leo si sentiva un angelo voyeur senza alcuna missione.<br \/>\nIl tempo pass\u00f2: cinque anni. Pur non avendo approfondito la conoscenza di Barbara, a Leo piaceva sapere che lei ci fosse. Infatti non sapeva nemmeno che lavoro facesse o se fosse fidanzata. Presente e discreta, non bella e non brutta, polemica quando opportuno ma mai inopportuna, Barbara con la sua discreta dolcezza era un piccolo quadro appeso in una camera della mente al quale \u00e8 piacevole dare un\u2019occhiata ogni tanto per sapere che c\u2019\u00e8.<br \/>\nSapeva che per Barbara era la stessa cosa; e gli dava una tranquillit\u00e0 interiore, un bagliore di umanit\u00e0 residua in quel gelido fluire di elettroni. Per questo ogni tanto lui andava a controllare cosa lei stesse facendo, scrivendo o pensando inviandole in privato una riservata approvazione come un affettuoso saluto.<\/p>\n<p>3.<br \/>\nUn pomeriggio, mentre scorreva le notizie giornaliere del suo paese elettrico, Leo not\u00f2 qualche insolito commento rivolto a Barbara dai suoi amici pi\u00f9 stretti. Preoccupato dai toni inusuali diede una rapida scorsa alle frasi e incastr\u00f2 a senso le caselle mancanti. Nessun indizio veramente illuminante tra quelle parole, si trattava piuttosto di messaggi d\u2019affetto, partecipazione e incoraggiamento.<br \/>\nErano molti per\u00f2, e tutti di seguito. Quel particolare lo allarm\u00f2. Immediatamente saltando il colloquio pubblico Leo scrisse a Barbara in privato chiedendo delucidazioni. Lei rispose senza troppi giri di parole. Forte e sincera com\u2019era sempre stata chiam\u00f2 col suo nome l\u2019orribile malattia da cui era stata attaccata: cancro al seno.<\/p>\n<p>4.<br \/>\nLa notizia gli provoc\u00f2 un profondo smarrimento; eppure Leo aveva perso persone molto vicine negli ultimi anni e aveva attraversato svariate vicissitudini affettive, inclusi seri problemi di salute. Per qualche ragione, per\u00f2, il cancro al seno di Barbara scosse qualcosa nelle sue corde pi\u00f9 intime. Leo prov\u00f2 la paura di sentirsi solo.<br \/>\nRiusc\u00ec a nascondere a Barbara il suo smarrimento limitandosi a scrivere parole di sostegno oltre alla richiesta di poterle parlare attraverso una videocamera cos\u00ec da poterla finalmente conoscere. Barbara accett\u00f2 e fissarono un appuntamento per la settimana successiva.<br \/>\nIl giorno dell\u2019incontro stropicciava i pantaloni con le mani sudate. Aveva visto la sua amica solo nella stessa vecchia foto e temeva di trovarsela davanti dimagrita o stremata dalle cure. Forse, colto di sorpresa, avrebbe potuto offenderla con una espressione di involontario stupore, o peggio, scoraggiarla con uno sguardo.<br \/>\nE invece, quando rintracci\u00f2 Barbara nel sito delle videoconferenze lei non rispose all\u2019invito elettronico. Leo si sent\u00ec la bocca riarsa, l\u2019aria improvvisamente soffocante, come se fosse stata asciugata dai circuiti iperattivi del computer. Il solo calore, aleggiante in quello sgabuzzino da cui tutta l\u2019umanit\u00e0 era stata lasciata fuori, era elettrico ma fiaccamente diffuso da una ronzante ventolina di plastica.<br \/>\nCerc\u00f2 Imma, ma anche lei sembrava non avere effettuato accessi nel network. Allora ritorn\u00f2 alla pagina di Barbara paralizzandosi di fronte allo schermo: la foto era cambiata, al posto della chioma ricciuta c&#8217;era un foulard nero di raso avvolto sul capo.<\/p>\n<p>5.<br \/>\nFinalmente il suono scampanellante di una notifica interrompe la monotonia dei rumori dello stanzino. Un messaggio in cui Imma gli dice che, a causa di una recrudescenza della malattia, Barbara \u00e8 ricoverata in un ospedale della sua provincia, un migliaio di chilometri da casa di Leo. Altro non \u00e8 riuscita a sapere, pure Imma vive lontana da Barbara, quattro ore di treno. E ha dovuto sudare sette camicie, scrive Imma, per sapere qualcosa sullo stato di salute, il nome e l\u2019ubicazione dell\u2019ospedale.<br \/>\nSolo dopo molti tentativi, da brava programmatrice, Imma \u00e8 riuscita a connettersi a una rete di conoscenze vicina a parenti di Barbara. Ma sono stati piuttosto riluttanti a rispondere. Pare che Barbara abbia richiesto la massima riservatezza. Per\u00f2 con lui ne ha parlato. E questo pensiero lo porta dritto a un altro pensiero.<br \/>\nLeo saprebbe cosa sarebbe giusto fare ora. Ogni scarica elettrica delle sue connessioni neurali converge a formare un unico pensiero limpido e luminoso.<\/p>\n<p>6.<br \/>\n\u00c8 la prima volta che gli accade dopo tanti anni. Lui non aveva pi\u00f9 voluo lasciarsi coinvolgere, aveva paura della gente, di ci\u00f2 di cui si sono dimostrati capaci pur di soddisfare basse pulsioni ed egoismi. Come fece la sua ex, colta in flagrante da una telecamera di sorveglianza del suo negozio mentre fornicava con suo fratello, il che fece di Leo lo zimbello della citt\u00e0, proprio grazie a quel grande mezzo di diffusione in cui lui adesso si stava obliterando. Ma Leo di egoismo non ne aveva mai avuto e non concepiva quelle ragioni.<br \/>\nA quel tempo non seppe cosa fare e tanto meno odiare, solo soffrire in silenzio e nel silenzio sparire. Meglio nascondersi. Come un bruco, filare dalla bocca chiusa la propria crisalide. Cercare di capire osservando un piccolo mondo virtuale popolato da amici elettrici. Un grandioso plastico per trenini giocattolo, dopotutto \u00e8 l\u2019anima di ogni essere vivente parente stretta degli stessi impulsi che accendono le lucine di quel villaggio digitale.<br \/>\nNo. Non andr\u00e0: troppo lontano, rischioso, polveroso e troppa gente incontrollabile. Terr\u00e0 d\u2019occhio Barbara dalla sua postazione, e poi lei stessa ha chiesto di essere lasciata in pace. Lui non pu\u00f2 fare di meglio che rispettare la sua volont\u00e0. Cos\u00ec ha deciso Leo.<br \/>\nUn\u2019altra notifica: ancora Imma. Un messaggio nella posta personale questa volta. Nel testo Imma ha elencato gli orari dei voli e le connessioni ferroviarie necessarie per raggiungere l\u2019ospedale dov\u2019\u00e8 ricoverata Barbara seguite da un invito a stamparli prima di aprire l\u2019allegato accluso nel messaggio. Leo segue solerte le istruzioni e dopo avere stampato va all\u2019allegato: \u00e8 un file nominato Are friends electric? Appena ne comanda l\u2019apertura il computer si spegne. Leo prova a controllare l\u2019alimentazione e riaccendere la macchina, senza successo.<\/p>\n<p>7.<br \/>\nResta a fissare lo schermo nero, tutto intorno si \u00e8 fatto buio. Il silenzio calato improvvisamente \u00e8 interrotto dal gorgoglio degli acquari nel negozio.<br \/>\nLeo si volta a guardare i pesci sgargianti dai colori cos\u00ec vividi come nessuna macchina saprebbe mai creare. Il riflesso del suo volto si sovrappone alle creature multicolori, fissandole crede di vederle parlare da quelle piccole bocche in movimento: lasciaci liberi Leo oppure uccidici, non \u00e8 vita questa! Ma forse stanno solo respirando affannosamente come lui, pensa Leo rimasto solo col suo panico. Non ha una stilla di passione nel sangue che possa spingerlo a reagire. Si porta i pugni chiusi alle tempie, piange. Prima sommessamente poi in crescendo, sempre pi\u00f9 forte. Pensa alla ex fidanzata.<br \/>\nUrla, sbava, si getta a terra. Nessuno pu\u00f2 sentirlo. Pensa al fratello perduto e continua a piangere. Pensa alla vita vista passare dietro alle finestre, come le pareti di un acquario, e singhiozza. Esausto e senza pi\u00f9 lacrime si accascia sfinito sulla tastiera del computer. Pensa a Barbara, al suo volto sorridente, a come sarebbe vederlo. Si alza e accende la luce del retrobottega per cercare gli orari dei voli inviati da Imma. Gli occhi gli fanno un po\u2019 male.<\/p>\n<p>8.<br \/>\nSe Leo avesse detto alle sue poche conoscenze di un improvviso viaggio romantico a due o di un\u2019incursione per conoscere una donna corteggiata nel network, nessuno avrebbe trovato alcunch\u00e9 da obiettare. Al limite avrebbero tirato un sospiro di sollievo.<br \/>\nMa se avesse detto la verit\u00e0, le domande avrebbero richiesto risposte troppo personali alle quali nemmeno lui avrebbe saputo rispondere. Cos\u00ec mise sulla porta del negozio il cartello chiuso per ferie ed evit\u00f2 ulteriori riflessioni. Era tempo di fare qualcosa. E, possibilmente, di fare la cosa giusta.<br \/>\nSenza ragionarci troppo, segue la corrente in cui si erano incanalati i suoi pensieri. Anche adesso, in piedi di fronte al nastro rotante presso il ritiro bagagli dell\u2019aeroporto di C. un Leo ancora stupito si ripete che non c\u2019era altro da fare.<br \/>\nCos\u00ec di buon mattino in una piovosa giornata di febbraio, tutto intabarrato nel suo lungo impermeabile grigio e una cloche en pendant sulla testa, Leo bussa alla camera diciannove, settimo piano dell\u2019ospedale. Reparto nove, oncologia. Bussa di nuovo. E ancora una volta. Fino a quando una voce flebile ma ancora forte gli dice Avanti!<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_28755\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"28755\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Irene I. 1. 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