{"id":2874,"date":"2010-02-15T19:48:13","date_gmt":"2010-02-15T18:48:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=2874"},"modified":"2010-02-15T19:48:13","modified_gmt":"2010-02-15T18:48:13","slug":"il-numero-di-telefono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=2874","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2010 &#8220;Il numero di telefono&#8221; di Simona Conti"},"content":{"rendered":"<p>Quando mi dissero che dovevo tornare in quella casa,mi prese un colpo:erano circa sei anni che non ci mettevo piede,quasi non ricordavo pi\u00f9 che esistesse!<\/p>\n<p>&#8220;L&#8217;appartamento va liberato entro e non oltre il dieci di questo mese&#8230;penso che non ci saranno problemi,vero?&#8221; sentenzi\u00f2 l&#8217;agente immobiliare con molta non curanza.Ma i problemi c&#8217;erano e come.<\/p>\n<p>Per prima cosa avrei dovuto contattare una ditta di traslochi,pagarla sicuramente in anticipo (e quel mese proprio non ci voleva!),accompagnarla su in casa per decidere il da farsi e restare l\u00ec almeno il tempo necessario per\u00a0scegliere cosa buttare e cosa imballare.Poi ci sarebbe stato il pi\u00f9 grosso dei problemi da affrontare per la mia povera mente,ormai stanca e provata:rivedere oggetti,persone e luoghi della mia faticosa infanzia,da tempo congelati in un angolo nascosto della memoria che si sarebbero riproposti all&#8217;improvviso e con violenza.<\/p>\n<p>Avrei preferito fare la maratona di New York piuttosto che occuparmi della casa dei miei nonni&#8230;ma era giunto il momento della verit\u00e0:dovevo lasciare tutto in ordine ai nuovi proprietari ,non potevo\u00a0pi\u00f9 rimandare e non potevo assolutamente delegare a nessun&#8217;altro la faccenda.Fare i conti con la realt\u00e0,credo si chiami!<\/p>\n<p>Un luned\u00ec mattina mi feci coraggio e andai l\u00e0.<\/p>\n<p>Salire quelle scale fu sconvolgente:incredibilmente mi resi conto di come erano fissati nella memoria il numero e l&#8217;altezza degli scalini,avrei potuto farli bendata.Ogni passo che mi avvicinava alla porta mi ricordava qualcosa:le urla di nonna che mi chiamava\u00a0a mezzogiorno quando\u00a0era pronto in tavola;il rumore dell&#8217;aspirapolvere che la vicina di casa passava di continuo;il miagol\u00eco dei gatti della signora dell&#8217;interno quattro,una decina credo,che faceva da sottofondo per tutta la lunghezza del\u00a0ballatoio.Per un attimo mi sembr\u00f2 persino di sentire il profumo della colonia di mio nonno,al pino silvestre,ma svan\u00ec quasi subito!<\/p>\n<p>Girai la chiave nella toppa e automaticamente mi ricordai di come si apriva:due mandate,tirala a te e spingi forte!Eccola l\u00ec&#8230;tutto sempre uguale a sei anni fa,di diverso solo\u00a0il puzzo di chiuso e qualche ragnatela.<\/p>\n<p>Fu un&#8217;emozione grandissima,come quando ritrovi da grande una scatola di latta,quelle dei biscotti con disegni di auto d&#8217;epoca ed insegne parigine,e aprendola&#8230; tutti i tuoi piccolissimi segreti di bimbo e una sensazione strana,misto di\u00a0stupore,gioia e nostalgia.<\/p>\n<p>Di quell&#8217;appartamento conoscevo\u00a0ciascun dettaglio.Ogni mattonella,ogni interruttore,ogni maniglia.Ricordo che di notte,se avevo bisogno di andare al bagno,non accendevo neppure la luce:sapevo a memoria\u00a0tutte le\u00a0mosse\u00a0da farsi e ricordo che quel conoscere ogni passo mi dava un&#8217;enorme\u00a0tranquillit\u00e0.Una volta pensai persino che se\u00a0anche\u00a0fossi mai\u00a0diventata cieca,in quella casa non avrei avuto problemi a muovermi.Era il mio universo.<\/p>\n<p>Mi misi a sedere sul lettone dei miei nonni:come era duro quel materasso,quasi\u00a0avevo scordato!Quante volte\u00a0mi ero stesa l\u00ec sopra,con loro, a giocare alla lotta o a\u00a0farmi misurare la febbre con il termometro a mercurio che non si scuoteva mai del tutto.Qualche volta mi ci sdraiavo anche per studiare e nonna puntualmente si arrabbiava per le macchie delle penne lasciate sulla coperta.Facevo sempre come mi pareva e lei\u00a0tutte le volte\u00a0mi sgridava e poi mi abbracciava facendo sprofondare la mia piccola faccia contro il suo\u00a0prorompente petto.Come era strano ricordare.Come era duro dover accetare che tutto era perduto per sempre.<\/p>\n<p>Andai in salotto,c&#8217;era ancora il profumo della nicotina e delle caramelle alla menta di nonno.Il posacenere a colonna,tipo quelli dei saloni d&#8217;albergo,era ancora pieno di cicche spente e la poltrona di velluto aveva ancora sopra i peli del gatto.Gi\u00e0:il famoso gatto della mia infanzia che camp\u00f2 diciannove anni e mezzo!Guardando bene lungo i braccioli del divano si vedevano ancora i segni delle unghiate e nel corridoio,attaccata con un filo di lana alla maniglia dello stanzino,c&#8217;era la pallina di gomma con cui giocava,quando ne aveva voglia!<\/p>\n<p>Ad un certo punto,come chiamata da una voce immaginaria,mi girai di scatto e lo sguardo si pos\u00f2 sul telefono,senza tastiera con i numeri che andavano composti facendoli girare e che quando tornavano indietro facevano il ticchett\u00eco ricordandoti cosa avevi composto&#8230;quante risate con le amiche,versioni di latino e greco corrette\u00a0a tarda sera\u00a0e piccole confidenze irripetibili aveva sentito quella cornetta grigia.Sul davanti c&#8217;era ancora il tassello di plastica che nascondeva il numero:570478.Ripensandoci,quello\u00a0era \u00a0stato\u00a0l&#8217;unico numero di telefono che\u00a0mi aveva costantemente\u00a0accompagnato su tutte le rubriche.\u00a0<\/p>\n<p>Accanto al telefono c&#8217;era l&#8217;agenda della banca,con la copertina nera di pelle ed in fondo tutti i numeri segnati con la matita blu e rossa,che ancora sporgeva dal portapenne in legno sul tavolino.Scorgendo quei nomi ricordavo le facce:i cugini di Lucca,quelli di Scandicci,quelli mai conosciuti di Lione&#8230;poi il telefono del negozio di mamma,il centralino di diabetologia e quello della palestra dove da piccola facevo ginnastica artistica.In fondo,scritto al lato di traverso con una penna rosa,che ancora profumava di bigbubble alla fragola,c&#8217;era un numero col prefisso di Roma.Non ci potevo credere:quello era il numero del mio\u00a0grande amore\u00a0di quando avevo diciotto anni&#8230;Emanuele,si chiamava,abitava in periferia,alla Garbatella,l&#8217;avevo conosciuto in vacanza&#8230;mi aveva lasciato un bel ricordo e,allo stesso tempo,un esagerato rimpianto per non averlo saputo amare come avrei voluto!Ero troppo giovane ed inesperta e non lo seppi apprezzare per quello che valeva&#8230;quella &#8220;met\u00e0 della mela&#8221;che ti capita una volta sola nella vita&#8230;<\/p>\n<p>Strappai la pagina con un taglio netto,la piegai e la misi in tasca.<\/p>\n<p>Forse non l&#8217;avrei mai chiamato o forse quello non era\u00a0neppure pi\u00f9\u00a0il suo numero&#8230;ma in quel momento mi sembr\u00f2 giusto regalarmi un sogno&#8230;<\/p>\n<p>Chiusi la porta,scesi le scale facendo scivolare le suole tipo surfista\u00a0come da bambina e come da bambina mi sentivo combattuta tra la voglia di andare incontro al mondo e quella di restare nel mio rassicurante nido.<\/p>\n<p>Ma uscii,perch\u00e8 ormai ero cresciuta.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_2874\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"2874\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 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