{"id":2866,"date":"2010-02-15T19:39:07","date_gmt":"2010-02-15T18:39:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=2866"},"modified":"2010-02-15T19:39:07","modified_gmt":"2010-02-15T18:39:07","slug":"il-lessico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=2866","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2010 &#8220;Il Lessico&#8221; di Raffaele Giannetti"},"content":{"rendered":"<p><!--StartFragment--><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Apro il <em>Lessico<\/em><\/span><span> a una delle pagine pi\u00f9 lontane, verso la fine, come se volessi scavare di pi\u00f9, ma poi penso che nei libri questo non vale. Non \u00e8 come negli album di fotografie. Anche se, in questi, per tornare indietro, bisogna scavare il meno possibile e non affondare troppo (forse \u00e8 per questo che mi piace sfogliarli dall\u2019ultima pagina alla prima, per avere l\u2019impressione di procedere a ritroso nel tempo, sempre pi\u00f9 lontano). Peccato che negli album le fotografie siano messe cos\u00ec, dico nel senso della vita che passa; anche se in fondo \u00e8 giusto. Ma nei dizionari le parole non sono certo in ordine cronologico e non si corre questo rischio.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>In camera da letto, quella dei miei nonni, c\u2019era l\u2019armario, come dicevano loro, e sopra il letto un bassorilievo di coccio, con la Madonna, che mi ha guardato fino a quando non sono diventato grande, perch\u00e9 io stavo spesso da loro. Nell\u2019armario, per\u00f2, non c\u2019erano le armi: ci tenevano i vestiti, come tutti. Solo i dizionari etimologici ci vorrebbero tutti cattivi e impauriti: l\u2019<em>armadio<\/em><\/span><span>, cos\u00ec si dice, deriverebbe, per dissimilazione di <em>r<\/em><\/span><span> in <em>d<\/em><\/span><span>, da <em>armario<\/em><\/span><span>, a sua volta derivante dal tardo latino <em>armarium<\/em><\/span><span> e significherebbe \u2018deposito di armi\u2019. Nel <em>Lessico<\/em><\/span><span>, invece, c\u2019\u00e8 scritto chiaro chiaro che negli armadi di tutti i nonni e di tutti gli avi, e non solo i miei, ci sono sempre state le \u00abarmi\u00bb, o \u00abarme\u00bb, ma quelle degli stemmi, cio\u00e8 le divise o, per dirla in inglese, \u00abarms\u00bb, cio\u00e8 maniche o simili, con arabeschi e ricami. Forse se Emilio ci avesse tenuto le armi, nell\u2019armario, la storia sarebbe andata diversamente, almeno quando lo piantonavano con la febbre alta, prima di portarlo via. Forse, per\u00f2, sarebbe andata peggio. Speriamo in un\u2019umanit\u00e0 pi\u00f9 pacifica.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>C\u2019\u00e8 madeleine e madeleine. Io ho il <em>Lessico<\/em><\/span><span>, e vi trovo, lemma dopo lemma, tutta la mia infanzia, attaccata a queste parole che nessuno usa pi\u00f9, e che oggi tutti sprezzano. Il fatto \u00e8 che non si possono raccontare le cose con le parole sbagliate, e ora, leggendo, mi vengono in mente scene della mia vita che credevo dimenticate. Capirete anche che faccio fatica a staccarmi dal modo consueto e professorale di esprimermi, quello in cui ormai mi riconosco e in cui, soprattutto, mi riconoscono gli altri. E dovrete aver pazienza, e chiedere alle parole ora pi\u00f9 e ora meno.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Capisco, scrivendo questi ricordi, che l\u2019uso di una lingua moderna, attuale, renderebbe forse pi\u00f9 austero il ricordo e, almeno per voi, pi\u00f9 veritiero. Ma dovete credermi se dico che \u00e8 pi\u00f9 viva l\u2019immaginazione che nasce da queste vecchie parole.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>\u00abBabbo\u00bb. Siamo a pagina 24.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Il mi\u2019 babbo era una persona straordinariamente buona. Faceva \u2019l falegname. E la mi\u2019 mamma faceva la sarta ed era la musa della casa. Lei ce l\u2019aveva tutto \u2019l giorno coll\u2019or\u00ecci, i cugni e i puntimolli (lo scrivo cos\u00ec, tutto intero, perch\u00e9 \u00e8 un po\u2019 pi\u00f9 arcano, com\u2019era per me). Quanto all\u2019or\u00ecce, che \u00e8 un orlo, cio\u00e8 un lembo di stoffa ripiegato, io credo che sia connessa con l\u2019orecchio, con la forma del timpano, appunto ripiegato su se stesso, per cos\u00ec dire orlato. Allora, naturalmente, non potevo saperlo. Doveva essere fatta per bene, l\u2019or\u00ecce, senn\u00f2 sgricciava. Si conosceva in pochi, e io solo per via che la mi\u2019 mamma faceva la sarta. Ma anche cugno era una parola magica, e serviva a far l\u2019avvitatura dei vestiti. Ecco, <em>cugno<\/em><\/span><span>\u2026 cio\u00e8 cuneo, nel linguaggio sartoriale \u2018taglio nella stoffa a forma di triangolo o losanga, per ottenere un tronco di cono\u2019. Ma anche questo non lo sapevo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Ora sono a pagina 37 del <em>Lessico<\/em><\/span><span>. Comunque sia, intorno al tavolo e alla macchina da cucire, si ragionava in continuazione. Le sarte e le donne sono tutte un po\u2019 muse. La mi\u2019 nonna, poi, fin quando c\u2019\u00e8 stata, mi raccontava sempre di Caino, nelle notti in cui la luna era offuscata da un alone, e mi diceva: \u2013 Caino ci ha messo le fascine! \u00c8 turbo \u2013 E quando ho letto, pi\u00f9 tardi, il secondo canto del <em>Paradiso<\/em><\/span><span>, mi sono venute le lacrime agli occhi, e ho ripensato alla mi\u2019 nonna Margherita e alle sue storie.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Come potete immaginare, non \u00e8 facile procedere nella lettura del <em>Lessico<\/em><\/span><span>.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Ecco l\u2019<em>afrore<\/em><\/span><span>, quello del vino (sono a pagina 9).<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Rivedo le scale e i mattoni che vanno in cantina e ne sento l\u2019afrore. Quando incontro questa parola \u2013 sempre pi\u00f9 di rado \u2013 mi viene in mente quel rosso violaceo, misto di vinaccia e d\u2019aceto. D\u2019inverno, anche le mani diventavano paonazze, quando veniva la neve e si faceva a pallate. E l\u2019afrore mi ricorda anche il naso del mi\u2019 nonno, che il vino gli piaceva, e mi portava da Pisquillo, dove ho bevuto il mio primo gotto. Da Pisquillo qualcuno diceva che a volte il mi\u2019 nonno ci ritornava un po\u2019 troppo arzillo. Ma era una mala lingua. E se anche tanto mala non fosse, vi dico che lui, il mi\u2019 nonno, aveva fatto una vita tale e n\u2019aveva passate tante \u2013 non sto a rammentarle \u2013 che qualche gotto di vino in pi\u00f9 non gli faceva male. Era un gotto, dico io, bevuto in barba alla cattiveria del mondo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>In un attimo sono allo <em>zenzero<\/em><\/span><span>. Mi spiego: ormai lo trovo prima nella mia mente e poi sulle pagine del <em>Lessico<\/em><\/span><span>. La vicenda si \u00e8 rovesciata. Eccolo, quasi alla fine, a pagina 175, in compagnia d\u2019altri termini familiari ed evocativi: <em>zinale<\/em><\/span><span>, <em>z\u00edzzola<\/em><\/span><span> e <em>zozza<\/em><\/span><span>. Mi raccomando, quest\u2019ultima \u2013 questa bevanda torbida e imbevibile, turba come il cielo di Dante e della mi\u2019 nonna \u2013 va letta con la \u00abo\u00bb aperta, proprio come quella di <em>nonna<\/em><\/span><span>, e la zeta dolce (nel <em>Lessico<\/em><\/span><span> ci ha una zampettina in gi\u00f9) come quella di <em>zenzero<\/em><\/span><span>; che per noi \u00e8 il peperoncino, e che, nella minestra serale, era sempre poco.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Vedo, per\u00f2, che il libro ha ancora la sua funzione. C\u2019\u00e8 dentro un alfabeto che non \u00e8 quello della vita, che non \u00e8 mai ordinata dalla A alla Z, anche se noi facciamo tutti gli sforzi per farla sembrare cos\u00ec. Non c\u2019\u00e8 lo stesso ordine, ma le parole ci sono, quasi tutte. E cos\u00ec, a leggere tutto il <em>Lessico<\/em><\/span><span> in fila, si farebbe uno zig zag nei nostri ricordi, mentre a rimettere in ordine la nostra vita, passo passo, si scriverebbe un alfabeto davvero strano. Ognuno di noi ci deve avere il suo. Il mio non parte dalla A.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Lo <em>zinale<\/em><\/span><span> del mi\u2019 nonno, di Emilio, era sempre pulito, nonostante qualche macchia di pece, indelebile. Lui faceva il calzolaio in una botteghina vicino al negozio di alimentari. Sempre a capo chino. Sullo zinale teso teneva la lesina e le setole. Quanto alla <em>z\u00edzzola<\/em><\/span><span>, si trova in tutte le mie mattine invernali, quando andavo a scuola. Ma l\u2019aria rigida e pungente dell\u2019inverno fa bene.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Io credo di essere stato molto triste, perch\u00e9 era molto triste la mi\u2019 mamma: in tempo di guerra gli portarono via il su\u2019 babbo, lo portarono in Austria, a Mauthausen. Dico queste cose perch\u00e9 gli avvenimenti della vita durano e non si scordano facilmente: sono come dei segni tracciati su una pagina del <em>Lessico<\/em><\/span><span>, tanto per dire. E dico <em>gli <\/em><\/span><span>portarono via, a la mi\u2019 mamma, perch\u00e9 fa pi\u00f9 male, \u00e8 pi\u00f9 sgarbato: se avessi detto <em>le <\/em><\/span><span>portarono via, avrei dato una qualche idea di gentilezza, magari da parte di quegli aguzzini. No, il tutto fu solo brutale. E se <em>il mi\u2019 nonno<\/em><\/span><span> \u00e8 diventato <em>il su\u2019 babbo<\/em><\/span><span> \u00e8 perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 sopportabile, almeno per me.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Ancora una volta dovete constatare la mia difficolt\u00e0 a lasciarmi andare, a staccarmi da queste mie abitudini e a tornare indietro nel tempo, semplicemente. Mi giustifico, per\u00f2, dicendo che una sorta di vergogna mi richiama all\u2019oggi.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Mi metto a sfogliare all\u2019indietro, e arrivo a un <em>b\u00e0ule<\/em><\/span><span> (e <em>ba\u00f9le<\/em><\/span><span> e <em>baulle<\/em><\/span><span>).<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>In casa nostra c\u2019era un <em>b\u00e0ule<\/em><\/span><span>, e per tutti era cos\u00ec, con l\u2019accento sulla \u00aba\u00bb. Ora, quella non \u00e8 pi\u00f9 la mia casa. Io sto di sotto, ma il b\u00e0ule \u00e8 rimasto ne la casa dei miei genitori, sempre l\u00ec nell\u2019angolo de la camera. Come vedete, la mia giovent\u00f9, \u00e8 fatta in gran parte di preposizioni non articolate, come quelle di Dante, del resto. Ci\u00f2 mi aiuta a recuperare il passato, a evocarlo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Qualche volta, credo, ho rinnegato il piacere de la memoria e, forse anche in presenza dei miei, ho commesso un peccato di superbia, come se la vita trascorsa avesse meno valore per me: l\u2019ho chiamato <em>ba\u00f9le<\/em><\/span><span>. Magari loro erano contenti e dicevano \u00abRaffaele ha studiato\u00bb.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Quando aprivo il <em>b\u00e0ule<\/em><\/span><span> mi sembrava di entrare nell\u2019albero cavo delle favole e di scendere gi\u00f9 fino al tesoro, come nell\u2019<em>Acciarino<\/em><\/span><span> <em>magico<\/em><\/span><span>. Insomma, i <em>b\u00e0uli<\/em><\/span><span> assomigliano agli alberi, perch\u00e9 sono di legno e portano sempre a un aldil\u00e0. Ma allora non lo sapevo, anche se forse lo avvertivo: quando lo aprivo, mi pareva di sentirlo, il <em>bau<\/em><\/span><span> del cane, anche se non distintamente. I cani stanno nei <em>b\u00e0uli<\/em><\/span><span> \u2013 dico io \u2013 perch\u00e9 fanno <em>bau<\/em><\/span><span>. Ora so che i <em>b\u00e0uli<\/em><\/span><span> assomigliano agli alberi cavi. Io sono contento che il mio fosse un <em>b\u00e0ule<\/em><\/span><span>, altrimenti tutto questo non sarebbe successo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Non vorrei tornare a quand\u2019ero piccino, io no. Il mondo, tutto sommato, mi sembrava pi\u00f9 brutto. Non solo in senso morale, dico. Non vorrei tornare indietro, soprattutto per paura di perdere quella coscienza che ora \u00e8 il mio sostegno. Non vorrei essere diverso da come sono, perch\u00e9 mi sembra di essere uscito da una trappola, che \u00e8 quella dell\u2019infanzia, con le sue incertezze e la sua ignoranza. Pu\u00f2 sembrare strano, ma sentirsi altrove, come oggi, \u00e8 la scoperta dell\u2019io e, direi, dell\u2019uno.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Quando mi rivedo nell\u2019orto de la mi\u2019 nonna, mi chiedo sempre dove fossi prima d\u2019allora. E se per la prima volta mi vedo l\u00ec vicino alla pianta di cedrina e al ramelino, significa che anche allora me lo chiedevo. Forse \u00e8 per questo che sono stato sempre triste. Poi mi sono abituato.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>\u00c8 bastato poco, davvero poco, perch\u00e9 le immagini della mia infanzia prendessero un sapore di vecchio. Penso che sia questa la nostra salvezza, questo voltafaccia della memoria, questo stingersi delle vecchie foto. Nel b\u00e0ule dei miei ricordi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 il candore d\u2019una volta. Il tempo non passa invano, per fortuna.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Passo rapidamente in rassegna \u2013 per disfarmene, questa volta, e rinchiuderli per sempre, come faccio col <em>Lessico<\/em><\/span><span> \u2013 quei giorni e quei giochi intristiti. Quelle mattine erano fatte di letti scompannati o di panni ammontinati; di carbolina insopportabilmente acre, di fette di pane crogiato e di corteccioli un po\u2019 rinseccoliti; erano fatte di una bigernia quasi volgare, di tempo passato senza compicciare nulla, vicino al fontino, nell\u2019orto; tempo fatto di frignastei, di denti dringolanti, di febbre panaia; tempo imprevidente \u2013 e un po\u2019 balucano \u2013 passato a nazzicare senza scopo o a pittolare, tempo nefoso, infingardo come i citti dai ginocchi gnudi, e sempre dietro a\u2019 gazzillori o alle racanelle sul muro estivo, e sempre pronti ad attriccarsi; tempo fatto di pull\u00e9re nelle mani e di ranzagnoli domenicali, di quelli per tirare la pasta. Quel tempo, gravato com\u2019\u00e8 di dolore famigliare, si \u00e8 fatto vecchio, come il ragazzo dai bracci secchi.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Una distanza incolmabile ci divide per sempre. Siamo alla fine del nostro tempo e del nostro alfabeto: ed era tempo sciattato, sempre gironzoloni a ruzzare a ringuattarello con la vita, a ruzzarci con la zeta di zenzero, con la zampettina in gi\u00f9.<\/span><\/p>\n<p><!--EndFragment--><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_2866\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"2866\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Apro il Lessico a una delle pagine pi\u00f9 lontane, verso la fine, come se volessi scavare di pi\u00f9, ma poi penso che nei libri questo non vale. 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