{"id":28659,"date":"2016-05-31T18:15:13","date_gmt":"2016-05-31T17:15:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28659"},"modified":"2016-05-31T18:15:13","modified_gmt":"2016-05-31T17:15:13","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-il-battito-di-massimiliano-andreoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28659","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Il Battito&#8221; di Massimiliano Andreoni"},"content":{"rendered":"<p>\u201cTic tac, tic tac, tic tac\u201d. Quel ticchettio era inesauribile, inspiegabile, agghiacciante ma attraente al tempo stesso. Fred saliva le vecchie scale della torre medievale sempre pi\u00f9 in fretta, sempre pi\u00f9 con il cuore in gola, con un solo obiettivo in testa: scoprire che cosa fosse.<\/p>\n<p>Le scale erano vecchissime, piene di ragnatele, scarafaggi, e altre strane\u2026creature, probabilmente insetti, ma mai visti primi, e ogni due o tre passi emettevano uno scricchiolio che non lasciava presagire niente di buono.<\/p>\n<p>L\u2019aria era scura, le poche finestre tutte appannate, o sporche, la luce entrava a stento, e si avvicinava l\u2019ora del crepuscolo. Fred accese la piccola torcia che aveva nello zaino, e continu\u00f2 ad avanzare. Non era esattamente paura l\u2019emozione che percepiva: c\u2019era un misto di curiosit\u00e0, timore, speranza, fiducia. Quest\u2019ultima probabilmente infondata, come gli avrebbe ribadito il suo amico Michele se fosse stato l\u00ec: \u201cScusa, ma come fai a dare credito ad una tipa, mezza zingara e mezza fattucchiera che ti ha estorto dieci euro per leggerti le carte e poi ti ha detto che avresti dovuto salire sulla vecchia torre, ma dai\u2026?!\u201d<\/p>\n<p>Ma Fred aveva seguito il suo istinto, quello stesso per anni lasciato marcire in cantina, quello stesso che negli ultimi tre mesi lo aveva \u201ccostretto\u201d a mettere sotto sopra tutta la sua vita, a rovistare tra i ricordi, spesso dolorosi, ad affrontare le relazioni attuali, spesso bloccate, e tentare di spiccare il volo. Forse la torre aveva un nesso con quel volo? Forse dalla sua sommit\u00e0, dove da sempre nidificano le rondini, avrebbe potuto idealmente lanciarsi verso una nuova vita?<\/p>\n<p>Mentre questi pensieri affollavano la sua mente si accorse che i gradini erano terminati. Davanti a lui si apriva un piccolissimo pianerottolo, capace di contenere al massimo tre o quattro persone, e alla sua destra una porticina, malmessa, tutta sgangherata e polverosa. Fred gir\u00f2 la manopola, ma la porta non si apriva, evidentemente era chiusa a chiave. Osservando l\u2019ambiente vide un chiodo arrugginito da cui pendeva uno spago quasi trasparente, tanto era vecchio, con una chiave penzolante alla sua estremit\u00e0. Strapp\u00f2 la chiave, la infil\u00f2 nella serratura e si trov\u00f2 in una grande stanza, piena di oggetti, piena di storia, ma la storia di chi? Tavoli, sedie, quadri, tende, lampadari, tappeti: gli sembrava di essere finito in un buco spazio temporale che lo avesse proiettato in un\u2019altra epoca. La luce penetrava, timidamente, da un paio di finestre, con gli scuri non del tutto serrati, mentre lentamente il fascio della torcia di Fred provava ad illuminare gli oggetti.<\/p>\n<p>Ad un certo punto la sua attenzione fu catturata da un riflesso: davanti a lui spiccava, poggiato alla parete pi\u00f9 grande della sala, uno specchio. Era molto grande, sar\u00e0 stato alto almeno tre metri e largo almeno la met\u00e0. Prima di avvicinarcisi apr\u00ec un po\u2019 di pi\u00f9 gli scuri di uno dei due finestroni, per vedere meglio, e poi ci si pose davanti.<\/p>\n<p>Attese alcuni attimi, sentiva solo il rumore del proprio respiro, inaspettatamente era cessato ogni cigolio, nessun rumore, un silenzio quasi irreale. Ed era scomparso anche il battito, quel battito che lo aveva condotto fin l\u00ec. Guard\u00f2 meglio e nello specchio vedeva molto bene se stesso: i capelli grigi, la barba curata, le sopracciglia che non erano stranamente mai invecchiate. E poi le scarpe da tennis, i jeans, e il giubbotto leggero su cui cadeva un\u2019estremit\u00e0 del foulard. Poi, all\u2019improvviso, qualcosa sembr\u00f2 muoversi. Si stropicci\u00f2 gli occhi, un po\u2019 incredulo, ma c\u2019era una leggera nebbiolina nello specchio, una nebbia particolare, quasi di color azzurro. Fred rote\u00f2 gli occhi per guardarsi intorno, ma non c\u2019era traccia di nebbia, quella foschia era solo nello specchio.<\/p>\n<p>Si diede un pizzicotto, per capire se stesse dormendo, ma era ben sveglio. Inizi\u00f2 ad osservare meglio lo specchio, perch\u00e9 al di l\u00e0 della nebbia sembrava animarsi qualcosa. Vide allora un neonato, prima piangere, poi ridere, tra le braccia di una donna, poi dentro una culla, infine in un grande letto coperto con un panno di quelli che non si usano pi\u00f9. Quel volto era familiare, quelle scene erano familiari, e non ci mise molto a comprendere che erano scene della sua vita. Nell\u2019istante esatto in cui realizz\u00f2 questa certezza, in cui cuore e mente si unirono in un\u2019emozione indicibile, il ticchettio ricominci\u00f2, molto pi\u00f9 intenso di prima, sempre con la stessa tempistica: \u201cTic, tac, tic, tac, tic, tac\u201d.<\/p>\n<p>\u201cCom\u2019\u00e8 possibile?\u201d, pens\u00f2 tra s\u00e9, anzi, non lo pens\u00f2, lo disse, muovendo le labbra. Ma mentre lo diceva il suo sguardo era irresistibilmente attratto, come una calamita, da quello specchio e dalle scene che \u201cstava proiettando\u201d. E vide sorridendo se stesso che gattonava per le stanze della casa, e due braccia che lo sorreggevano. E ancora contempl\u00f2 estasiato il volto di sua madre, il suo sorriso, quelle gambe altissime, che da piccolo gli sembravano infinite, e quelle scarpe che indossava, sempre con il tacco, anche in casa.<\/p>\n<p>Di che cosa si trattasse esattamente Fred non riusciva davvero a capirlo, ma la cosa gli piaceva, tanto che decise di sedersi per terra. Intanto la vita, la sua vita, scorreva velocemente davanti ai suoi occhi, e la cosa buffa \u00e8 che riusciva a vedere soltanto i momenti di felicit\u00e0 e di gioia, quasi che quelli pi\u00f9 duri, quelli dolorosi, li avesse gi\u00e0 affrontati altrove. Ed ecco momenti della sua adolescenza, le prime cotte, la discoteca, i viaggi, le speranze. E poi lo specchio si popol\u00f2 di nuove figure, altri bambini, di nuovo piccoli e poi sempre pi\u00f9 grandi: s\u00ec erano proprio i suoi figli, e nello specchio ora viveva la sua esperienza di padre. Fred era commosso, ed aveva quasi smesso di fare caso al ticchettio che, imperterrito, riempiva ormai tutta la stanza. Ma ad un certo punto le immagini si fermarono. Fu come se la pellicola avesse incappato in un fermo immagine, dove c\u2019era lui con i suoi ragazzi. Fu a quel punto che il rumore dest\u00f2 nuovamente la sua attenzione, quasi un ritorno alla realt\u00e0, dopo l\u2019immersione in quel turbinio di emozioni e di scene gi\u00e0 vissute.<\/p>\n<p>Si alz\u00f2 e cerc\u00f2 di capire da dove provenisse quel suono. Ad un certo punto scorse all\u2019altra estremit\u00e0 della stanza un orologio a pendolo. Era molto alto, pi\u00f9 di lui, e con sua grande sorpresa, era in funzione e segnava anche l\u2019ora esatta. Gli si avvicin\u00f2, e con una mano prov\u00f2 a togliere un po\u2019 di polvere al quadrante. Nella parte sottostante l\u2019orologio not\u00f2 un\u2019altra serratura. Memore della porta osserv\u00f2 il muro l\u00ec vicino, a destra e a sinistra e intravide un\u2019altra cordicella di spago ed un\u2019altra chiave. Stacc\u00f2 anch\u2019essa e la inser\u00ec nella serratura. Lentamente apr\u00ec lo sportello. Appena girata la chiave nella fessura il battito cess\u00f2 e nella penombra ud\u00ec una voce che gli diceva: \u201cBuonasera Fred\u201d. L\u2019uomo fece un balzo all\u2019indietro, istintivamente. Poi con un bel respir\u00f2 prov\u00f2 ad avvicinarsi nuovamente, allungando il viso davanti al corpo. \u201cNon avere paura\u201d, ripet\u00e9 la voce, \u201cNon voglio farti del male\u201d.<\/p>\n<p>\u201cChi sei tu? E dove sono capitato? Anzi che cosa mi sta accadendo?\u201d chiese Fred a colui che ancora non aveva potuto vedere. \u201cQuante domande, calma, c\u2019\u00e8 un tempo per ogni cosa, intanto fammi uscire da qui\u201d. Ed ecco che un omettino, poco pi\u00f9 alto di un metro e trenta, prima con un piede e poi con l\u2019altro, usc\u00ec dal pendolo. Cominci\u00f2 a scuotere le gambe, i piedi, a togliersi dalle braccia e dal corpo chili di polvere, a dimenare la testa e a pulirsi i capelli, che, se erano sembrati bianchi ad una prima impressione, apparvero dopo pochi istanti, neri come la pece.<\/p>\n<p>\u201cDavvero non hai ancora capito?. \u201cNo, non ho capito niente\u201d. \u201cNiente accade per caso, c\u2019\u00e8 un destino per ognuno di noi, io almeno lo chiamo cos\u00ec, altri lo chiamano diversamente. E\u2019 il destino di felicit\u00e0 che le stelle hanno scritto per noi, sarebbe sufficiente seguirlo, ed abbiamo una bussola fantastica, il nostro cuore. Ma spesso, troppo spesso, lo dimentichiamo, e quindi perdiamo la strada. Tutto qua. Tu hai capito gi\u00e0 da un po\u2019 di tempo di averla ritrovata e hai capito come si fa ad ascoltare il cuore, finalmente. Oggi hai incontrato la zingara, non era l\u00ec per caso, sei salito fin quass\u00f9, ed anche questo era scritto da qualche parte. E quindi qualcosa deve ancora succedere. Quella che hai visto scorrere nello specchio era la tua vita, anzi, i momenti di felicit\u00e0 della tua vita. Belli vero? E quanti, non dimenticarli, mai!\u201d<\/p>\n<p>Fred era incredulo, con la bocca aperta. Sapeva di essere sveglio ma non riusciva a credere a quello che gli stava accadendo. \u201cMa tu chi sei, esattamente?\u201d, domand\u00f2 all\u2019ometto, con un\u2019aria un po\u2019 sbigottita, tra la curiosit\u00e0 e l\u2019inquietudine. \u201cIo sono il ricordo di qualcosa\u201d, rispose lo strano ometto, che, mentre parlava, si posizion\u00f2 in un punto della stanza dove la luce illuminava pi\u00f9 chiaramente, e, fuori dalla penombra, si mostr\u00f2 in tutte le sue fattezze: una giacca sgualcita, un papillon blu come la notte pi\u00f9 profonda, un panciotto stile anni \u201930, dei pantaloni pieni di polvere e di muffa, e due scarponi che pareva aver rubato ad un clown del circo. Ed uno strano, ineffabile, profondo sorriso spalancato sulle labbra.<\/p>\n<p>\u201cEhi, ma mi comprendi? Forse non parli la mia lingua? Ti ho detto che sono il ricordo di qualcosa!\u201d, ribatt\u00e9 l\u2019ometto, con un tono ben pi\u00f9 deciso. \u201cS\u00ec, s\u00ec, ho capito, o almeno credo\u201d, rispose a quel punto con un balbettio appena percepibile Fred. \u201cMa scusami, puoi essere pi\u00f9 chiaro: di quale ricordo si tratta?\u201d aggiunse, ricordando il suo coraggio che raramente lo aveva abbandonato. \u201cAh allora ci sei, finalmente, pensavo che tu avessi fatto tutta questa faticaccia per niente. S\u00ec, sono il ricordo di un amore, di un amore sospeso, di un amore antico, di un amore che hai dimenticato, o forse lo hai creduto, e se sei qui significa che sei pronto a ricordarlo, e, forse, anche ad accogliere le conseguenze di tutto ci\u00f2!\u201d<\/p>\n<p>Fred rimase ancora pi\u00f9 sorpreso da questa rivelazione, ma c\u2019era anche qualcosa di potente, di attraente come una calamita, in quell\u2019essere, in quello che diceva, e soprattutto in quello che lasciava intendere. Decise di avvicinarsi, fece un passo avanti e strinse forte la mano del suo interlocutore. Una scossa fortissima lo attravers\u00f2 completamente, dalla punta dei piedi all\u2019ultimo capello, gli interruppe il respiro e svenne, cadendo a terra.<\/p>\n<p>Si svegli\u00f2 di soprassalto. Il letto sembrava il campo di una battaglia, cosa che non succedeva mai, anzi, generalmente i suoi movimenti notturni erano molto limitati. Aprendo gli occhi osserv\u00f2 le cose intorno a s\u00e9, le pareti arancioni e piene di foto, le pile di libri e fumetti, il computer a terra, il telefono in un angolo del letto, i fogli di appunti stropicciati. \u201cTutto regolare\u201d, pens\u00f2 tra s\u00e9 e s\u00e9. Dunque era stato un sogno? Un po\u2019 troppo reale per essere solo un sogno, un po\u2019 troppo a tre dimensioni, un po\u2019 troppo forte. E ascoltando un po\u2019 pi\u00f9 anche il suo corpo, not\u00f2 che la mano destra, quella che aveva stretto la mano dell\u2019ometto, era ancora indolenzita, quasi ricordasse ancora la scossa elettrica.<\/p>\n<p>Si vest\u00ec velocemente e scese al piano di sotto. Decise di non prepararsi il caff\u00e8 come faceva di solito. Si era ricordato di un appuntamento e, ovviamente, era in ritardo. Usc\u00ec, chiuse la porta di casa, indoss\u00f2 il casco e part\u00ec in moto. L\u2019altra persona era fortunatamente pi\u00f9 in ritardo di lui, e l\u2019incontro di lavoro fu abbastanza semplice e rapido. Ma la testa di Fred era altrove, era rimasta alle parole del tipetto dell\u2019orologio, e soprattutto queste tre\u2026: \u201dUn Amore Sospeso\u201d.<\/p>\n<p>Terminato l\u2019incontro aveva bisogno di qualcosa di forte. L\u00ec vicino c\u2019era una delle sue pasticcerie preferite. Ci arriv\u00f2 in un attimo. Entr\u00f2 soprappensiero, ordin\u00f2 un caff\u00e8 senza fare troppo caso alle persone che affollavano il locale. Velocemente si rec\u00f2 alla cassa a pagare il conto e alle sue spalle sent\u00ec la voce di una donna che gli diceva: \u201cCiao Fred Rosetti\u201d. Era una vita che non si sentiva chiamare per cognome ed era una vita che non sentiva quella voce. Si volt\u00f2 e vide, in mezzo alla gente, sorridente, Ginevra, la sua compagna delle scuole medie, la sua fidanzatina. Ebbe un attimo di smarrimento, che fu molto evidente, tanto che Ginevra continu\u00f2: \u201cScusa, mica farai finta di non riconoscermi, dai non te la tirare!\u201d, e accompagn\u00f2 questa frase con una fragorosa risata. Fred affront\u00f2 l\u2019imbarazzo e lo sconvolgimento, si avvicin\u00f2 alla donna, e mentre le sussurrava un \u201cCiao\u201d molto lieve, le baci\u00f2 una guancia e, quasi inavvertitamente, le sfior\u00f2 una mano con la sua. Improvvisamente lui e Ginevra furono attraversati da una sorta di scossa elettrica, come quella che in inverno si percepisce toccando l\u2019auto o sfiorando i piumini indossati, ma Fred la riconobbe subito, era la stessa del sogno, stessa intensit\u00e0, stessa forza, stessa emozione e, guardando Ginevra, riconobbe anche lei.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_28659\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"28659\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cTic tac, tic tac, tic tac\u201d. 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