{"id":28648,"date":"2016-06-02T18:27:54","date_gmt":"2016-06-02T17:27:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28648"},"modified":"2016-06-02T18:27:54","modified_gmt":"2016-06-02T17:27:54","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-turning-point-di-filippo-cartosio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28648","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Turning Point&#8221; di Filippo Cartosio"},"content":{"rendered":"<p>Gli appuntamenti di lavoro schedulati in giornata dal Fiz erano tre, alle 10 un centro media, alle 12 un cliente toiletries da 300k e alle 15 lo staff meeting settimanale per ribaltare i suoi sales pericolosamente in ritardo sugli obiettivi del terzo quarter. Poi alle 18 una sessione di 70 minuti alla BodyVip col nuovo personal Herculano da Silva e infine alle 20 un momento business\/leisure allo Spazio Hangar Design, dove lo aspettava l\u2019evento di WoboGodoDigiMedia, l\u2019editrice all digital del Bigetti, suo vecchio amico a cui fra l\u2019altro aveva in animo di proporre una partnership veramente dirompente. Per quell\u2019incontro serale si era preparato un\u2019irresistibile selling proposition, ma ora, al volante del Road Killer nero di 5 metri e 60 con cui stava scannando in Melchiorre Gioia diretto al primo appuntamento, non c\u2019era verso di metterla a fuoco: lo distraevano le continue notifiche di matching che gli piovevano sullo smartphone, con gentili suoni orientali, da Pantegana.com, la app di dating per fare ons con donne brutte, di cui per motivi commerciali era stato early adopter, hard user e top ambassador, causa ed alibi di una vergognosa schiavit\u00f9.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>\u201cQuesto\u201d pens\u00f2 Orto quasi sciogliendosi. E guardando con fastidio oltre la finestra dell\u2019ufficio il grigiore nefasto dei tetti di Semolinia, mand\u00f2 in stampa la pagina Linkedin. Lo sfolgorante job title della vacancy era \u2018head of digital happyness\u2019 e a lanciare una call cos\u00ec disruptive, cos\u00ec challenging, infrangendo ogni vetusta convenzione di senso, era WebRocket, una go-to-web agency la cui elettrizzante mission era, se aveva ben tradotto il company profile, cambiare i paradigmi, contaminare le culture professionali, smaterializzare i processi, trasformare aziende in \u2018lovebrands\u2019. Fra i requirements \u2013 27 voci una pi\u00f9 demanding dell\u2019altra, una specie di SuperIo persecutorio in forma di elenco puntato che lo minacciava dall\u2019alto di un trono con occhi divampanti e mento virile, ma vellicava il suo amore per le sfide impossibili \u2013 lo avevano colpito la disponibilit\u00e0 a lavorare \u2018around the clock\u2019, la capacit\u00e0 di seguire un progetto \u2018womb to tomb\u2019 e l\u2019attitudine ad essere naturalmente \u2018eye-to-eye\u2019 con la brand equity del cliente. Ma pi\u00f9 del job title parossistico ai limiti del dadaismo, pi\u00f9 del fervore evangelizzatore del company profile, pi\u00f9 dell\u2019estremismo sfidante dei requirements, a mandarlo in visibilio, spingendolo a precipitarsi a fare l\u2019application, era stata la fantasmagorica location della dot.com: WebRocket infatti era in 47SkySpace, 900 metri di co-working disseminato di startup digitali al 47\u00b0 piano dell\u2019Isozaki Building in CityLife, lass\u00f9, nel cloud, dove lo spirito rovente della creativit\u00e0 si slancia nel cielo cristallino dell\u2019innovazione, e si muovono freneticamente su decine di progetti eserciti di jeans skinny, frangette, occhiali grossi, ciuffi spettinati e camice optical abbottonate fino al mento. L\u2019eden.\u00a0<!--more--><\/p>\n<p>Erano le 20.45, il planning della giornata era stato quasi rispettato e il Fiz, che aveva scaricato tensione facendosi massacrare per oltre un\u2019ora sulla panca da Herculano, diede un\u2019occhiata distratta all\u2019invito su cartoncino glossy, sul quale era pinzato un braccialetto di gomma bianca con chip, imprescindibile vip-area pass.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Wobo<\/strong><strong>Godo<\/strong><strong>DigiMedia<\/strong><strong> Experience<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Upfront e Party<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">25 maggio 2016<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Spazio Hangar Design 71<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Fulvio Testi 71, Milano\u00a0<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">8 p.m. Registrazione ospiti<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">8.30 p.m. Fusion finger food by Germando Chef<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">9.30 p.m. Upfront<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">10.30 p.m. till late Djset by Romiro De La Vigne\u00a0<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>*Vip area: Open bar by Milano Lounge (white bangles only)\u00a0<\/em><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Dress code: young urban creative<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>La ghiaietta del park dell\u2019Hangar scricchiolava con suono allegro sotto gli pneumatici oversize del suo 6 metri, mentre lui si guardava attorno alla ricerca di un posto. Ma l\u2019enorme piazzale dell\u2019ex fabbrica di aerei era overbooked: non ci entrava pi\u00f9 uno spillo. \u201cDov\u2019\u00e8 che la appendo?\u201d ripeteva fra s\u00e9 sempre pi\u00f9 spazientito. Alla fine trov\u00f2 un cumulo di terra alto un metro in fondo all\u2019immensa spianata polverosa e diede potenza alle 4 ruote motrici. Solo un Road Killer poteva garantirgli certe prestazioni, pens\u00f2 sorridendo mentre scendeva calandosi dal finestrino. Rassettandosi il vestito, guard\u00f2 con attenzione le ordinate file di auto parcheggiate sulla ghiaia dell\u2019Hangar. \u201cUeil\u00e0.. niente niente male\u2026\u201d. Erano migliaia. E continuavano ad arrivarne. Quella sera, dentro, doveva esserci l\u2019intera business community mar\/com e adv, tutto il digital, i centri media, la case di produzione, i top spender, e una miriade di millenials e di giovani graziose fanciulle alla ricerca della propria chance: fashion blogger, creative free lance, video maker a partita Iva, web designer, video reporter, conduttrici wannabe. E vippame di vario calibro, as usual.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Immaginando se stesso seduto a gambe incrociate su un tatami al 47\u00b0 piano dell\u2019Isozaki intento a sprigionare mentorship e good vibes su un staff di giovani creativi alle prese con la campagna di digital pr worldwide di un lovebrand, Orto si diresse trasognato verso la stampante piazzata all\u2019estremit\u00e0 opposta del lungo e angusto corridoio degli Uffici Centrali Unificati. Mentre avanzava, non vedeva le piastrelline color crema sul pavimento, la sequenza di neon giallini, la teoria di grosse e pesanti porte di legno verniciate di bianco nel 1953, n\u00e9, incastonate su ogni porta, le solenni targhe di metallo con lunghe iscrizioni in corsivo voluttuoso: \u2018Direzione Erariale, Servizio Annona ed Economato, Ufficio Protocollo Contratti\u201d. Vedeva solo l\u2019immensa lieve luminosit\u00e0 degli open space dell\u2019Isozaki. A riscuoterlo bruscamente dalle sue fantasie di evasione fu il clangore di ferriera della stampante, dal cui ventre rovente eruttava convulsamente un torrente in piena di fogli A4, che straripavano sul pavimento accatastandosi in immensi cumuli. Impossibile per Orto ritrovare la sua pagina Linkedin stampata. Ed era tutta colpa di Ignazio Sella, il suo attempato collega di scrivania all\u2019ufficio \u2018Relazioni con le Amministrazioni Rurali e con gli Uffici Distaccati Sotto-circondariali di Terza Classe\u2019, una mansione di latta che solo la smodata ambizione di Orto, unita a una creativit\u00e0 di sopravvivenza, gli consentiva di tramutare alchenicamente, senza esitazioni morali, nell\u2019oro sfavillante del job title Linkedin \u2018Head of Global Communication &amp; Government Relations\u2019. Audacia che non sfiorava invece Sella, uomo senza curiosit\u00e0 e senza ambizione, refrattario a qualsiasi possibile innovazione. Ancora una volta, aveva lanciato in stampa IL file. Trattavasi del file di word su cui lavorava ininterrottamente dal 1997, non avendo mai neanche sospettato l\u2019esistenza del comando \u2018Salva con nome\u2019. IL file di Sella, 12.740 pagine, conteneva la qualunque: testi di comunicati ufficiali esecutivi da diramare agli Uffici Distaccati, lettere diplomatiche per i Direttori di Sotto Divisione, discorsi ufficiali dei Secondi Capi di Servizi e di qualche Primo Capo di Servizio, bozze di delibere di Giunta Esecutiva, determinazioni dirigenziali di primo, secondo e terzo grado, appunti sparsi, liste di proscrizione compilate con zelante acribia per il Partito, messaggi romantici per colleghe ormai defunte da anni. Una vertiginosa stratificazione archeologica della vita dell\u2019Ente, per il cui possesso archivisti e filologi avrebbero potuto uccidere.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>In cinque anni di lavoro disumano, in cui non aveva fatto distinzione fra il giorno e la notte, fra i luned\u00ec e le domeniche, il Bigetti, un ex YouTuber di 34 anni che sembrava averne vissuti 48 ma ne dimostrava 23, aveva messo su un colosso da 180 videotestate online verticali che coprivano tutti i target immaginabili, con alcuni digital leader come EstinzioneUmana.it (pet lovers), Carestia.com (vegan friends), Sbiottate.net (teens esplorative) e Dentiera.tv (video divertenti nelle Rsa). Si era arricchito a dismisura anche grazie a un imbattibile business model: il contratto \u2018JobForFame\u2019 remunerava le prestazioni di redattori e contributors non in banale denaro, ma in ben pi\u00f9 ambita \u2018viewability\u2019, ovvero in minuti di apparizioni in video di Wobo: per esempio un mese di segreteria di redazione o di editing digitale valeva 1 minuto di presenza su un video di Bullismo.com, testata con una reach del 91% sul target \u2018tweens disadattati\u2019, dove era normale raggiungere views a 6 zeri.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Ma al Bigetti il denaro non bastava pi\u00f9: voleva il successo. E quella sera avrebbe celebrato il suo trionfo. Non solo nella business community mar\/com, digital e adv, dove ormai era blandito e temuto, ma oltre, sulla ribalta scintillante dell\u2019economia e dello showbiz nazionale. L\u2019obiettivo dell\u2019upfront night di Wobo non era quindi soltanto impressionare definitivamente i clienti pubblicitari e seppellire le residue velleit\u00e0 dei competitor, ormai boccheggianti dopo essere stati implacabilmente vampirizzati di inserzioni, non era solo sancire il pi\u00f9 brutale takeover dell\u2019azienda sul mercato, promuovendone l\u2019immagine da semplice leader ad over the top. No, il Bigetti voleva uscire dal suo mondo di nerd e marchettari digitali, che sentiva ormai angusto, e scalare il ranking dei grandi imprenditori nazionali e globali, voleva le prime pagine dei quotidiani, s\u00ec quelli di carta tanto vituperati, voleva entrare nei titoli dei tg della sera, s\u00ec quelli generalisti che negli anni della sua scalata aveva paragonato al Medioevo, al Male e alla Morte.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Il progetto di cui il Fiz voleva parlare al Bigetti era una partnership fra WoboGodoDigiMedia, che ormai si stava mangiando tutto il mercato, e la WebbaWabbaAdvertising, di cui lui era Head of Sales e Vp Marketing: poich\u00e9 Webba aveva un\u2019expertise unica nella vendita di formati speciali a clienti premium, che Wobo non aveva mai saputo o voluto costruire nonostante la propria raggiunta egemonia, era naturale collaborare in una logica win win. Gli scocciava un po\u2019 fare la prima mossa, che in affari \u00e8 spesso segno di debolezza, ma dopo mesi di annusamenti reciproci col Bigetti, suo vecchio amico dai tempi dello Iumc, era arrivata l\u2019ora dello showdown, come quando a scuola a un certo punto le occhiate languide con la compagna carina non bastano pi\u00f9 e tutti e due si lasciano andare al primo selvaggio limone, desiderato e sognato sin dal primo giorno.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Col suo braccialetto bianco, quindi, entr\u00f2 in Area Vip alla ricerca del padrone di casa, che trov\u00f2 subito, appoggiato al bancone del bar: fra una corona di sgamati executive, trepidi assistenti e incantevoli junior pr, il Bigetti stringeva mani a tutti con larghi sorrisi e mimica partecipe, enfatizzata dal volume altissimo della musica. Vide l\u2019amico e con una strizzata d\u2019occhio complice gli fece intendere che l\u2019avrebbe raggiunto non appena fosse riuscito a liberarsi da giornalisti, adulatori e wannabe. Il Fiz ordin\u00f2 un drink all\u2019open bar e si accomod\u00f2 in attesa nell\u2019ultimo angolo di divanetto rimasto libero, innaffiando l\u2019invidia col black russian. \u201cCarissimo!\u201d escalm\u00f2 il Bigetti materializzandosi dopo neanche dieci minuti. \u201cE cos\u00ec hai fatto il botto, eh? Bravo\u201d. \u201cCos\u00ec dicono, Fiz, ma lasciali parlare gli invidiosi, qui si lavora giorno e notte. I risultati arrivano col sacrificio, lavorando 24\/7\u201d, il che gli diede modo di picchiettare il quadrante di un Patek Philippe da 6k. Il successo lo aveva reso tracotante, ma business as usual, il Fiz illustr\u00f2 la sua proposta, col dovuto entusiasmo. L\u2019altro lo guard\u00f2 sardonico e strafottente: \u201cArrivi un po\u2019 tardi amico, ho il pacchetto di controllo di Webba, guarda qui, deal fatto proprio oggi\u201d. Era un contratto di vendita. Firmato dal Grassani, founder e socio di maggioranza della societ\u00e0 col 75%, a cui il Bigetti aveva riconosciuto un prezzo fuori misura. \u201cSai \u2013 spieg\u00f2 il nuovo padrone toccandogli il braccio \u2013 il Grassani \u00e8 vecchio, si era stancato. Ha figli, nipoti, i soldi li ha fatti, e da questa sera ne ha pi\u00f9 di quanti ne abbia mai avuti prima. Ora tocca a noi. Abbiamo idee, forza. E ho gi\u00e0 uno strepitoso direttore vendite. Ma parliamo del nostro futuro! Forse sai che qualche settimana fa ho lanciato un nuova start up, un\u2019iniziativa ancora molto piccola, ma promettente, dove voglio sperimentare nuove figure professionali, uno spazio per chi cerca avventure sfidanti che proiettino la remunerazione nel futuro\u201d. Il Fiz taceva, pallido, disorientato, cercando una way out. Ma non ne aveva. Game over. Ecco arrivato il primo grande turning point della sua vita. Nessuno gli aveva mai spiegato come ci si sente. E come se ne esce.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Mentre il tecnico riparava la stampante, che non aveva superato il forte stress del grande File, Orto, tornato alla sua scrivania, getto un&#8217;occhiata all&#8217;anziano Sella, che serio e compunto imbeveva il timbro nell&#8217;inchiostro per protocollare una minuta, e poi apr\u00ec il documento Excel\u00a0con l&#8217;elenco delle\u00a0application fatte nell&#8217;anno solare ormai terminato. Erano state 132, e\u00a0la colonna &#8216;follow up&#8217; era desolatamente bianca: zero chiamate, zero e-mail, nessun feedback, neanche una gelida risposta automatica. Fu preso da scoramento. Decise di sospendere la ricerca di un nuovo lavoro, del suo turning point che sbloccasse una vita incagliata. Anche l\u2019entusiasmo pi\u00f9 acceso non resiste all\u2019accanirsi degli insuccessi. Fu in quel momento che ricevette una chiamata. Il Fiz! Incredibile! Erano 3 anni che non lo sentiva, da quando aveva lasciato Milano per Semolinia ed era sprofondato nello spleen della societ\u00e0 semolinica, un popolo di et\u00e0 media spropositata composto esclusivamente da dipendenti pubblici di estrema sinistra sociopatici gravi, le cui attivit\u00e0 preferite, sostitutive del lavoro, erano lamentarsi di tutto, sminuire chiunque, criticare le persone positive col fine di demotivarle, guardare tutto e tutti con sospetto e fastidio, odiare il successo degli altri, temere in modo fobico la socialit\u00e0 esplorativa non allontanandosi mai dalla cerchia di amicizie stabilita nei primi 11 anni di vita, evitare ogni forma di nightlife spegnendo le luci della citt\u00e0 alle sette di sera, boicottare l\u2019impresa privata con ogni arma di vessazione burocratica disponibile, vestirsi con agghiacciante trasandatezza come forma di protesta passiva-aggressiva, tenere il muso e usare espressioni il pi\u00f9 possibile plebee per marcare con compiacimento la propria veracit\u00e0 popolare. Rispose quindi con gioia, certo di essere investito da una ventata di vitalit\u00e0 e di managerial-dinamismo padano un po\u2019 spaccone, ma l\u2019aspettativa and\u00f2 imprevedibilmente delusa. Il vecchio amico era tutt\u2019altro che spumeggiante, anche se non sembrava aver voglia di dilungarsi in confidenze personali. \u201cQuando torni a Milano?\u201d, gli chiese senza troppi preamboli nonostante il lungo intervallo trascorso dal loro ultimo contatto. \u201cCi provo da un anno, ma \u00e8 impossibile\u201d. \u201cNon buttarti gi\u00f9. C\u2019\u00e8 una nuova startup a Milano, si chiama WebRocket, \u00e8 un piccolo spin off di WoboGodo, si dedicheranno a progetti speciali di digital adv. Cercano figure nuove, ad esempio un head of digital happyness e se non sai che mestiere \u00e8 non farti troppe domande perch\u00e9 domani ti chiameranno per un colloquio. Questa \u00e8 la tua giornata fortunata amico, il tuo grande turning point\u201d.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_28648\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"28648\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli appuntamenti di lavoro schedulati in giornata dal Fiz erano tre, alle 10 un centro media, alle 12 un cliente toiletries da 300k e alle 15 lo staff meeting settimanale per ribaltare i suoi sales pericolosamente in ritardo sugli obiettivi del terzo quarter. 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