{"id":28556,"date":"2016-06-01T18:06:17","date_gmt":"2016-06-01T17:06:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28556"},"modified":"2016-06-01T18:06:17","modified_gmt":"2016-06-01T17:06:17","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-il-caffe-esistenziale-di-stefania-ottavia-carmignano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28556","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Il caff\u00e8 esistenziale&#8221; di Stefania Ottavia Carmignano"},"content":{"rendered":"<p>\u201cMammaaaaaaaa&#8230;!\u201d<\/p>\n<p>\u201cEeeeeeeh..?? Che c\u2019\u00e8?\u201d<\/p>\n<p>\u201cIl caff\u00e9eeeee!\u201d<\/p>\n<p>In questo modo viene quasi sempre annunciata \u201cl\u2019uscita\u201d del caff\u00e8 a casa mia. Bisogna pi\u00f9 che altro urlare dato che casa \u00e8 distribuita su pi\u00f9 piani e mamma sfaccenda di sopra gi\u00e0 dalle prime luci dell\u2019alba, quella che almeno io definisco alba.<\/p>\n<p>Il caff\u00e8 \u00e8 un rito che ho scoperto essere di fondamentale importanza nella mia famiglia, se non addirittura vitale e c\u2019\u00e8 un motivo ben preciso del perch\u00e9 sia cos\u00ec impellente: siamo quattro donne. Del sud poi. Praticamente diventa una riunione in cui i problemi pi\u00f9 tragici, le nostre condizioni esistenziali vengono risolte in quindici minuti.<\/p>\n<p>Non ricordo quand\u2019\u00e8 stata la prima volta che ho provato il caff\u00e8, a scuola lo bevevo perch\u00e9 c\u2019erano i distributori ma quello di casa non mi piaceva. Era troppo complicato a tratti quasi rischioso per me riuscire a berlo senza che mia madre mi guardasse negli occhi e capisse tutto. Quel tutto che per un quindicenne diventa come spogliarsi in piazza. Non comprendevo la necessit\u00e0 di parlare cos\u00ec a lungo e con cos\u00ec tanta profondit\u00e0, in fin dei conti era solo un caff\u00e8. Come pu\u00f2 una tazzina contenere cos\u00ec tante parole? Tutte rigorosamente ineluttabili che muoiono dalla voglia di essere confessate e condivise. Ma le mie arrivarono in ritardo, non volevano uscire. Ero in combutta con me stessa, non mi piaceva il caff\u00e8, non volevo parlare con nessuno. Iniziai a bere il th\u00e8. Quello potevo addirittura portarlo in camera senza parlare. Per\u00f2 quando chiudevo la porta sentivo in lontananza il chiacchiericcio delle mie sorelle con mamma. Bevvi il th\u00e8 per tanto tempo.<\/p>\n<p>Tutto quel tempo lo trascorsi ad ascoltare le loro parole che per me erano lontane, non riuscivo a comprenderle tanto fossero complicate. Non c\u2019era n\u00e9 un capo n\u00e9 una coda. Era un\u2019emorragia di pensieri che loro riuscivano a contenere con semplicit\u00e0. Mentre per me era un\u2019emorragia interna che non potevo frenare, ma in essa riuscivo a racchiudere molto, quel tanto che mi ha fatto vivere e che pian piano mi ha portato a sostituire con temerariet\u00e0 il th\u00e8 al caff\u00e8.<\/p>\n<p>Svariati caff\u00e8 ho bevuto sino ad ora, parecchi sono stati dolci, altri amari. Di altri invece ho dovuto pagarne il prezzo tanto li ho desiderati, tutta colpa di questa disgraziata fiammella che ho nel petto. Se ne sta l\u00ec vergine e fedele pronta a farti agognare, sospirare e struggere. Fortificanti, intensi, ma resta il fatto che li ho pretesi. Sono esageratamente importanti, di questi caff\u00e8 non ho dimenticato neanche una parola. Volevo coglierle tutte e battezzarle nel mio cuore, che con fare leggero e utopistico si entusiasma ogni volta che ne incontra altri altrettanto incontenibili. Accadeva qualcosa di strano, per\u00f2, quando bevevo questi caff\u00e8: l\u2019anomalo desiderio di condividere le mie di parole. Tutte. Ero accelerata, in costante battaglia contro il tempo che gelosamente non me ne concedeva di pi\u00f9 di quelle previste. Infatti poi la mia esigenza l\u2019ho scontata tutta. Ritornavo a bere il th\u00e8.<\/p>\n<p>Con questa fame di curiosit\u00e0 e condivisione che ci accomuna, ho voluto fregare l\u2019inesorabile scorrere dei giorni e delle ore che ci annebbiano i pensieri e i ricordi. Vorrei raccontarli tutti e poter cogliere ogni sensazione o brivido che questi mi hanno suscitato. Un\u2019altra parte di me invece combatte per mantenerli gelosamente custoditi, immortalati in quel tempo che \u00e8 finito ma nel contempo stranamente smisurato. Proprio come una tazzina di caff\u00e8, ben definita ma allo stesso tempo ascolta centinaia di migliaia di parole e le accoglie tutte. La nostra natura fortunatamente \u00e8 un\u2019altra. Noi non riusciamo a contenere pi\u00f9 di quello che ci \u00e8 mentalmente concesso. Se cos\u00ec fosse per\u00f2, non esisterebbe alcuno scrittore.<\/p>\n<p>I caff\u00e8 pi\u00f9 \u201cforti\u201d posso contarli, come quelli in famiglia, avevano ed hanno sempre avuto la giusta intensit\u00e0. Siamo quattro femmine in una incessante fase di produzione di emozioni, problemi e soprattutto drammi che gestiamo con insofferenza, una piccola dose di teatralit\u00e0 per poi arrivare ad una beata consolazione. Certo, come la raggiungi ne devi subito elaborare un\u2019altra per compensare al dramma successivo.<\/p>\n<p>Alle volte bevo il caff\u00e8 con Luce, mia sorella e quel momento \u00e8 privo di parole, perch\u00e9 le piace il silenzio, si trova a ragionare e me ne accorgo quando succede, glielo leggo negli occhi. Sono occhi affollati, i suoi, forse \u00e8 per questo che dice sempre: \u201cIl silenzio \u00e8 una cosa preziosa\u201d. Strano! I caff\u00e8 di Luce hanno sempre racchiuso tante parole, che in alcune circostanze sono state eccessive anche per lei. Capita che ci troviamo io, Luce e mamma a ragionare, ci versiamo il caff\u00e8 e aspettiamo che freddi. Di quell\u2019attesa nessuno pu\u00f2 calcolarne l\u2019intensit\u00e0. Per molto tempo si parlava del problema di Luce al cuore, le faceva male poverina, non ci sono medicine per quando si strappa il cuore. Quel dolore te lo devi tenere fin quando non lo decide lui qual \u00e8 il momento giusto per guarire. Quanti caff\u00e8 amari ha bevuto Luce, alcuni sono stati al fiele; troppo tempo \u00e8 trascorso fin quando non ha trovato il giusto rifugio, era solo ripiego e difesa. Io cercavo di donarle anche il mio fiato, ma i miei tentativi li ho sempre ritenuti miseri. Non ho una buona spalla, sono nata triste e vagabonda. Il malessere di Luce non l\u2019ho mai perdonato, cattivo, ti annichilisce e perdi il sorriso. Solo dopo un tempo immenso e inappagabile, Luce si \u00e8 ritrovata ed io ho riavuto il suo sorriso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 Maria, l\u2019altra sorella.<\/p>\n<p>Ah&#8230;i caff\u00e8 con lei vanno a tentativi, non sempre riescono, nel senso che pu\u00f2 capitare che condividiamo momenti disarmonici. Ovviamente non \u00e8 sempre cos\u00ec. Ma volente o nolente il mio caff\u00e8 e il suo caff\u00e8 sono differenti. Lei, tra noi tre, \u00e8 la pi\u00f9 coraggiosa, continuamente festante; beve tanti caff\u00e8, e lo fa senza pensarci troppo. Nonostante la natura ad alcuni doni allegria, nel proprio intimo si \u00e8 incapaci di esserlo fino in fondo perch\u00e9 subentrano la paura e i pensieri, allora serve qualcuno che lo faccia per te, farti ridere intendo. Cos\u00ec \u00e8 Maria, con se stessa non ci riesce, allora prendiamo il caff\u00e8 e parliamo. Accade sempre nello stesso modo come un rito: io, Maria e mamma; si parla della vita, del lavoro che non c\u2019\u00e8 e di che fine faremo. Il momento che pi\u00f9 gradisco \u00e8 quando fantastichiamo sul nostro futuro, come vorremmo la nostra casa, con giardino o no, se ci vuole l\u2019isola in cucina, i fiori freschi sul tavolo ogni mattina; se vivremo insieme o se a causa dello smarrimento sociale berremo un caff\u00e8 scompagnato, pensando a tutte quelle parole che rimangono stipate, diventano cos\u00ec sole, remote che poi te le scordi tutte. Tante volte Maria ha parlato di andar via, una volta stava per farlo sul serio e io&#8230;per una settimana tutte le volte che entravo in camera pensavo: \u201c E mo\u2019!? Come faccio?\u201d.<\/p>\n<p>Pensavo.<\/p>\n<p>Apparentemente leggero pu\u00f2 apparire il mio sentimento per Maria, a causa dei nostri frequentissimi pasticci verbali, ma se qualcuno lo quantificasse, nulla reggerebbe. Ogni unit\u00e0 di misura risulterebbe ridicola. Vi immaginate se ogni fratello o sorella portasse a pesare l\u2019amore per il suo sangue? Una bestialit\u00e0. Anche se ne conosco tanti a cui basterebbe la capienza di un bicchierino da cordiale.<\/p>\n<p>Che poi sono cos\u00ec disinteressati i bicchieri, loro non raccontano niente, le tazzine invece parlano di tutto gi\u00e0 dai tempi antichi. Secondo una leggenda, si attribuisce la scoperta del caff\u00e8 ad un pastore etiope. Egli si accorse semplicemente di come il suo gregge, mangiando certe bacche rosse, fosse pi\u00f9 attivo. Cos\u00ec le prov\u00f2 anche lui. Solamente pi\u00f9 tardi il caff\u00e8 arriv\u00f2 in Italia precisamente a Venezia. Nondimeno, a Napoli nacque la prima macchina del caff\u00e8, il luogo perfetto dove si combinano matrimoni, si rinsaldano legami e si aggregano un \u201cfottio\u201d di parole.<\/p>\n<p>I caff\u00e8 bevuti nella mia affezionata Puglia ne hanno avute di parole, tutte molto forti e rigorosamente cariche di ricordi, belli ovviamente, non potrebbe essere il contrario, non si pu\u00f2 sciupare un caff\u00e8 per delle notizie spiacevoli. Sono convinta del fatto che non tutti in Italia bevano il caff\u00e8 allo stesso modo, infatti qui dove abitiamo adesso, la gente non \u00e8 cos\u00ec dedita. Al sud invece \u00e8 tutto pi\u00f9 appassionato, specialmente il caff\u00e8, diventa a tutti gli effetti un rituale dal quale pochi possono astenersi perch\u00e9 le parole di certo non lo fanno, loro rimangono fedeli nella testa e trepidanti sulla bocca.<\/p>\n<p>La liturgia del caff\u00e8 prevede che ci si guardi intensamente per poi dare inizio al circuito ininterrotto di parole che transitano da parte a parte. Poi cade il silenzio e i\u00a0 ragionamenti sembrano risolti ma tornano subito dopo perch\u00e9, magari, la nonna ha avuto un\u2019illuminazione su come risolvere il dramma in atto. Mamma che non si capacita di queste disavventure e, dolcemente, decide di affidarsi all\u2019ennesima novena alla Madonna. Diventa a tutti gli effetti un&#8217;opera drammatica. Risate e pianti, saggezza e inesperienza, pensieri e storie. Tutte queste cose girano attorno ad un caff\u00e8, quello\u00a0 della mia terra che ti insegna ad \u201cessere pi\u00f9 vicini\u201d alle cose e alle persone, \u00e8 tutta una questione di radici.<\/p>\n<p>Le radici, si sa, camminano, sono impossibili da fermare, si prendono il loro spazio per crescere. Avanzano e si attorcigliano con altre radici. Un po&#8217; come le persone che ho incontrato. Alcune sono arrivate nella mia realt\u00e0 cos\u00ec, direttamente in faccia; sono state significative perch\u00e9 hanno stimolato la mia voglia di conoscere il pi\u00f9 possibile, di pormi sempre domande, di amare l\u2019arte senza pregiudizi e di accostarmi ad essa senza paura, rimanendo insaziabile. Una di queste persone \u00e8 stata il caro Giorgio. Lui s\u00ec che ne aveva di parole, per la testa, sulla bocca, sulla penna, nelle mani. Anche nel nostro unico caff\u00e8 ne passarono diverse, furono le prime, quelle che escono spontanee e imprudenti. Lui aveva quella fantastica capacit\u00e0 che poche persone hanno di rimanere ad ascoltare la tua vita, i tuoi pensieri, le impressioni, le fisime, le speranze, il tuo cuore. S\u00ec anche quello, non si capacitava di come un cuore possa rimanere solo alla mia et\u00e0. Perch\u00e9 poi si rischia. Mi ricordo di quando parlammo della Traviata, io sostenevo che Violetta morisse di tubercolosi, Giorgio, invece, credeva fosse amore. Disse proprio testuali parole: \u201c No Stefania, Violetta muore d\u2019amore. Tutte muoiono per amore\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019ho capito pi\u00f9 tardi, perch\u00e9 tutti abbiamo lo stesso tipo di memoriale. Con lui la vita, purtroppo, mi ha concesso solo un numero preciso di parole, troppo preciso. Ogni persona che abbia fatto la sua conoscenza ha ancora quel retrogusto amaro di tutte quelle parole che si son rotte, lasciando tutti internamente incompleti. Lui \u00e8 venuto a mancare un giorno di maggio, dicono un mese troppo bello per sposarsi con la morte, ci vuole un certo coraggio.<\/p>\n<p>Esistono in questa montagna di tazzine, migliaia di parole che ho conservato nella memoria, abbandonate nei sensi e nei sentimenti, nei souvenir, nelle rovine, nelle tradizioni e nelle cicatrici. Tutte sono state necessarie ed irrinunciabili in egual misura perch\u00e9 da esse ho appreso l\u2019importanza di ascoltare ed ascoltarsi, un riguardo dal quale non si pu\u00f2 prescindere. Non potrei mai privarmi del sacro piacere della conoscenza che sia umano o culturale. Paradossalmente, mi \u00e8 capitato tempo fa di imbattermi in una bustina di zucchero che mi ha trasmesso entrambe le cose e riportava le parole di Luciano De Crescenzo: \u201c Una volta a Napoli quando uno prendeva un caff\u00e8 al bar, ed era particolarmente allegro, invece di uno ne pagava due. Il secondo era per il cliente successivo. Ogni tanto poi c\u2019era qualcuno che si affacciava al bar e chiedeva sec\u2019era un caff\u00e8 sospeso. Insomma, come dire, era un caff\u00e8 offerto all\u2019umanit\u00e0. Anche io oggi vorrei lasciare un caff\u00e8 sospeso per&#8230;\u201d<\/p>\n<p>Come lui, lascio un \u201ccaff\u00e8 sospeso\u201d ma esistenziale per chi ci sar\u00e0 e per chi vorr\u00e0 esserci.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_28556\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"28556\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cMammaaaaaaaa&#8230;!\u201d \u201cEeeeeeeh..?? 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