{"id":28531,"date":"2016-06-01T11:55:11","date_gmt":"2016-06-01T10:55:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28531"},"modified":"2016-06-01T11:55:11","modified_gmt":"2016-06-01T10:55:11","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-mosca-cieca-di-barbara-langella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28531","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Mosca cieca&#8221; di Barbara Langella"},"content":{"rendered":"<p>Arriv\u00f2 in stazione che non erano ancora le sette. Al binario cinque ogni mezz\u2019ora partiva il treno che prendeva per arrivare in ufficio, mentre di fronte, al sei, all\u2019incirca negli stessi orari, quello su cui sarebbe salita quel giorno per andare nella direzione opposta.<br \/>\nPos\u00f2 lo sguardo sulla striscia di cemento tra i due binari e cerc\u00f2 uno spazio dove sedersi su una delle due panchine di marmo. In mezzo, tra la prima e la seconda, il cartellone con l\u2019orario degli arrivi e delle partenze e i tre cestini della raccolta differenziata.<br \/>\nQuella mattina lui non sarebbe stato a casa. Era il momento giusto per recuperare i vestiti che negli ultimi sei mesi aveva lasciato da lui, in quello spazio nell\u2019armadio che a poco a poco era aumentato fino a diventare met\u00e0; e per svuotare la mensola pi\u00f9 bassa dell\u2019armadietto sopra il lavandino, dove erano rimasti la crema per il viso, lo spazzolino e gli assorbenti.<br \/>\nAveva anche il tempo per ripulire l\u2019appartamento dai segni della loro convivenza.<br \/>\n\u201cResta stasera, non tornare a casa tua.\u201d<br \/>\n\u201cD\u2019accordo, stasera resto.\u201d<br \/>\nDitate leggere a contorno delle maniglie delle porte, capelli in qualche angolo del pavimento, yogurt nel frigorifero vicino alla sua marmellata. Chiss\u00e0 quanto tempo ci sarebbe voluto per fare tutto se fosse stata l\u00ec per mesi, o anni. Di quante cose si sarebbe dovuta occupare, molte di pi\u00f9 di quelle che adesso sarebbe state in una borsa o esaurite in un paio d\u2019ore di lavoro. Meglio cos\u00ec, dopotutto.<br \/>\nInfil\u00f2 gli auricolari nelle orecchie. Si lasci\u00f2 cadere sulla panchina, e chiuse gli occhi. Inspir\u00f2 lentamente e poi si ferm\u00f2 qualche secondo prima di mandare via l\u2019aria. L\u2019arrivo del treno la colse di sorpresa, si alz\u00f2 in fretta e si prepar\u00f2 a salire, fermandosi di fronte alle porte pi\u00f9 vicine. Mentre guardava i ragazzi scendere a gruppetti dal treno con lo zaino in spalle, si domand\u00f2 perch\u00e9 non ci fosse una sola ragazzina con i capelli corti. Li portavano lunghi, mossi o dritti, legati in una coda alta o tutti in avanti a coprire le spalle.<br \/>\nSal\u00ec sul treno e poi su per i gradini fino al piano superiore. Una volta in cima, occup\u00f2 l\u2019unico sedile di tutto il vagone che non ne aveva uno di fronte e allung\u00f2 le gambe. Prese il cellulare e diede un\u2019occhiata veloce all\u2019app che aveva gi\u00e0 impostato sul percorso che avrebbe dovuto fare, trenta minuti e quattro fermate prima di arrivare a destinazione. Il treno viaggiava in orario. Mise una sveglia dopo venticinque minuti per essere sicura di scendere al momento giusto.<br \/>\nAlz\u00f2 ancora il volume e chiuse gli occhi, spinse gli auricolari ancora pi\u00f9 in dentro e appoggi\u00f2 la testa sul vetro che divideva i sedili dalle scale.<br \/>\n\u201cAllora me ne vado\u201d, gli aveva detto.<br \/>\n\u201cSei stata tu a decidere\u201d, ed era uscito dalla porta di casa senza mettersi nemmeno una giacca. L\u2019aveva chiamato per tutta la sera, ma lui non aveva mai risposto. Cos\u00ec alla fine, se n\u2019era andata anche lei, aspettando una settimana per tornare a prendere la sua roba.<br \/>\nIn quei giorni si era sforzata di ritrovare l\u2019odore della casa. Un appartamento al terzo piano senza ascensore, in cui lui viveva da anni, ancora prima di conoscerla. Insistere per\u00f2 era stato inutile, sapeva che lo avrebbe ritrovato solo facendovi ritorno, da sola, come capitava le sere in cui rientrava prima di lui. Si metteva a letto, e dormiva appena. \u201cVieni, mettimi una mano sulla pancia\u201d, gli diceva quando sentiva sollevarsi le coperte. \u201cLascia la luce accesa, non sopporto che sia tutto buio\u201d e si addormentava con l\u2019odore familiare di loro due sulle lenzuola.<br \/>\nApr\u00ec gli occhi alla prima fermata. Non si era accorta fino a quel momento che i due posti a fianco erano occupati da un uomo e una donna, seduti uno di fronte all\u2019altra. Lui riempiva il suo spazio in modo composto e ordinato. Lei aveva un sorriso lento che le scopriva i denti grandi e regolari. In quei posti angusti alla fine del vagone, stretti di lato dai finestrini che si incurvavamo verso di loro e con i sedili uno di fronte all\u2019altro divisi da una manciata di centimetri, si erano spartiti lo spazio alternando le gambe e evitando in modo quasi innaturale che le loro ginocchia si toccassero.<br \/>\n&#8220;Dove sei a Natale? &#8221;<br \/>\n&#8220;A casa dei miei,\u201d e si era tirata su gli occhiali sul naso senza smettere di guardarlo, con la testa appena piegata verso il mento e le ciglia all\u2019ins\u00f9.<br \/>\nUna frenata subito dopo la partenza interruppe le loro voci. La mano di lui si aggrapp\u00f2 alla gamba di lei per evitare di spostare tutto il corpo in avanti e invadere lo spazio che li divideva. Una questione di pochi secondi, il tempo di incrociare gli occhi ad una distanza che era diventata ancora pi\u00f9 piccola, tutti e due sorridere appena, lui rimettere la mano in grembo, lei aggiustarsi di nuovo gli occhiali sul naso e infine ricominciare a parlare.<br \/>\nGuard\u00f2 oltre la coppia, fuori dal finestrino. Il treno stava ripartendo. Persone e oggetti sul binario cominciavano a muoversi. I bar della stazione sembravano tutti uguali. Riconobbe per\u00f2 la sagoma familiare di quella casa rosa a due piani che stava subito dopo la prima fermata del suo percorso di tutti i giorni. Aveva sbagliato treno.<br \/>\nCome era potuto succedere? Ricordava che a un certo punto, prima di salire, aveva chiuso gli occhi. Era successo qualcosa, come se qualcuno dall\u2019esterno fosse intervenuto a invertire la posizione degli oggetti, il binario cinque con il sei, la prima panchina con la seconda, gli arrivi con le partenze. E i cestini sempre in mezzo. Da piccola, giocava spesso a mosca cieca e aspettava con ansia il suo turno per essere bendata. L\u2019avrebbero fatta girare su se stessa, e poi fermare in un punto che non avrebbe potuto scegliere, ma solo indovinare, sperando di aver avuto la giusta intuizione. E chiss\u00e0 poi se sarebbe bastato allungare le braccia per evitare di sbattere contro qualcosa. E quanto ci avrebbe messo a ritrovare l\u2019equilibrio. Non era giocare quello. Odiava mosca cieca.<br \/>\nRitorn\u00f2 alla loro ultima discussione.<br \/>\n\u201cMi sembra di doverti chiedere sempre il permesso per ogni cosa che lascio o prendo. Questa non \u00e8 casa mia. Perch\u00e9 mi chiedi di rimanere?\u201d<br \/>\n\u201cPerch\u00e9 sono contento che tu lo faccia. E perch\u00e9 spero che lo sia anche tu.\u201d<br \/>\n\u201cNon abbastanza contento da smettere di chiedermelo tutte le volte.\u201d<br \/>\nLui non aveva replicato. E non le era restato che portare il ragionamento fino alla fine.<br \/>\n\u201cAllora me ne vado\u201d.<br \/>\nSi sistem\u00f2 pi\u00f9 in su sullo schienale, e si gir\u00f2 dalla parte opposta. Vicino a lei, nel corridoio davanti alla fila di fianco alla sua, un\u2019altra coppia, un uomo e una donna stavano occupando i posti vicino all\u2019altro finestrino. L\u2019uomo si sedette per primo prendendo il posto nella direzione del treno e la sua compagna si sistem\u00f2 di fronte, con le gambe accavallate e lo sguardo fisso a terra. Lui inizi\u00f2 a voltarsi da una parte e dall\u2019altra: brevi occhiate veloci, pi\u00f9 per controllare se era osservato che per osservare a sua volta. Di fronte, lei si alz\u00f2 all\u2019improvviso e, con il viso senza espressione, gli appoggi\u00f2 la borsa sulle ginocchia. Si tolse il cappotto e lo infil\u00f2 nel vano sopra la sua testa. Con lo stesso gesto veloce, riprese la borsa, si sedette e poi, frugando con una mano all\u2019interno, recuper\u00f2 il cellulare. Lui invece, piegandosi di lato, lo estrasse dalla tasca dei jeans.<br \/>\nLi osserv\u00f2 ancora per alcuni secondi, entrambi con la testa abbassata sullo schermo del proprio telefono. Dalla parte opposta, l\u2019altra coppia continuava a parlare sorridendosi.<br \/>\nAbbass\u00f2 la testa. Non ricordava pi\u00f9 quei quattro volti, ma solo i posti che stavano occupando, eppure li aveva avuti negli occhi fino a qualche istante prima. Ne aveva guardati i gesti, pensando che fossero all\u2019inizio e alla fine di qualcosa. Sent\u00ec di oscillare tra quei due estremi, senza sapere dove si sarebbe trovata quando si fosse fermata.<br \/>\nSi tir\u00f2 su i capelli con le mani e li imprigion\u00f2 tra la testa e il sedile in un groviglio scomposto. Ripens\u00f2 all\u2019elenco che aveva scritto la notte del litigio per sostenere la decisione di troncare la loro storia &#8211; lui \u00e8 disordinato, non sa cucinare, non mi chiama mai per primo; aggiunse mentalmente che non avrebbe mai permesso che gli lasciasse la borsa sulla gambe senza nemmeno chiederglielo, che non le aveva domandato con chi sarebbe stata a Natale, e non le aveva mai detto niente a proposito dei capelli &#8211; chiss\u00e0 se gli piacevano corti o lunghi.<br \/>\nLe girava la testa. Prese il cellulare e tolse la sveglia che aveva impostato. Non si allung\u00f2 per controllare dal finestrino dove era arrivata. Quel treno avrebbe fatto avanti e indietro per tutto il giorno, e in un punto del percorso, alla fine, sarebbe scesa.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_28531\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"28531\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Arriv\u00f2 in stazione che non erano ancora le sette. 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