{"id":28517,"date":"2016-05-31T22:31:46","date_gmt":"2016-05-31T21:31:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28517"},"modified":"2016-05-31T22:40:08","modified_gmt":"2016-05-31T21:40:08","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-portami-con-te-di-sonia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28517","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Portami con te&#8221; di Sonia Farsa"},"content":{"rendered":"<p>Lo portavi con te. Sempre. Ti accompagnava fedelmente nell\u2019incedere deciso e fiero, celando il tuo sguardo rivolto in basso e tenendo alla larga il timore che avevi di disturbare con la tua sola ombra.<\/p>\n<p>Ti rasserenava l\u2019umore quando ti incupivi e a me concedevi appena poche frasi lapidarie e velate, quasi che parlare ti costasse dolore fisico: le labbra, che quasi mai sapevano trovar posa, vinte dall\u2019urgenza frenetica dei tuoi pensieri, imparavano invece a essere asciutte e quiete. Ti rivedo ancora incrociare le gambe, sistemare il violino e, la tesa calata a non lasciar nudi il volto e lo sguardo pieno di lacrime, abbandonare le mani a ricamare il loro concerto, mentre tu vai via a legare la tristezza, l\u2019amarezza e la delusione alle note che si librano nell\u2019aria intorno perch\u00e9 si disperdano insieme nel vento. Era questa l\u2019unica medicina capace di liberarti dalla cappa che ti oscurava l\u2019anima. Alla fine del rito eri pi\u00f9 leggera e non mi dovevi alcuna spiegazione, perch\u00e9 gi\u00e0 sapevo. Che ti fossi confidata o non, mi bastava un\u2019occhiata per intuire con cosa stavi combattendo dentro: in tutto il tempo insieme ho colto ogni minima sfumatura sul tuo viso. Nel frattempo ti eri protetta nel rifugio sicuro, l\u2019amato cappello che neanche per un attimo \u00e8 stato un semplice copricapo, ma sempre il tuo segno di distinzione, un prolungamento del tuo essere. E come tale l\u2019hai curato, tanto che al ritorno a casa, chiusa la porta, non lo posavi dove volevi perch\u00e9, dicevi, dovevano essere lui e il soffio del fato a scegliere ogni volta il nuovo nido. Cos\u00ec, chiusi gli occhi, lo lanciavi come a liberarlo e ritornavi a seguirlo solo per vederlo planare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abTi porter\u00f2 con me!\u00bb.<\/p>\n<p>Quante volte te l\u2019ho sentito pronunciare negli ultimi anni, mentre creavi vento e frenesia, sfrecciando per casa alla ricerca del bagaglio a mano da viaggiatrice \u201cmordi e fuggi\u201d!<\/p>\n<p>\u00abUn giorno di questi preparer\u00f2 un\u2019altra sacca e ti sfiancher\u00f2 di parole, promesso, eh, tanto che riuscir\u00f2 nell\u2019epocale impresa di schiodarti da questa citt\u00e0, dal tuo lavoro e dalle tue innumerevoli e variegate corteggiatrici! Loro piangeranno disperate e singhiozzeranno distrutte, ma non moriranno per sette giorni di astinenza dal loro sciupafemmine e tu finalmente respirerai aria pura, la tua mente ti ringrazier\u00e0 di concederle una momentanea pausa dalla produzione a catena di bugie a marchio D.O.C., Dubbie, ma Originali e Credibili!\u00bb. E gi\u00f9 via a discettare a fiotti sulle sciocche frequentazioni che costellano la mia poco profonda vita privata. Mi confezionavi un lungo monologo, di cui mi concedevi abbonamento gratuito, senza chiederti, neanche una volta, se mai avessi voluto o gradito consigli del genere. Partivi in quarta e senza alcun freno, eppure, in fondo, a me piaceva ascoltarti: era un piacere infantile, come quando i bambini si tranquillizzano per incanto al suono della voce materna che narra storie e canta motivetti, senza comprenderne per\u00f2 il significato. Allo stesso modo, con finta attenzione, sentivo il tintinnio delle tue parole, senza ascoltare i tuoi discorsi. Mi piaceva la tua voce. Mi calmava. Mi faceva sentire a casa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019hanno portato qui.<\/p>\n<p>Il cappello ha finalmente dischiuso le sue ali.<\/p>\n<p>\u00c8 arrivato oggi con quel che mi resta di te: ha l\u2019aria abbattuta e spaurita da uccellino che ha perso lo sprone della mamma e non sa pi\u00f9 come alzarsi in volo. Il tuo cappello grigio cenere \u00e8 atterrato per riposare in quello che fino a ieri ha creduto il suo ultimo volo a smaltire la tua assenza e il suo abbandono: \u00e8 qui, di fronte a me, accucciato sulla valigia che chiss\u00e0 se mai avresti avuto il coraggio di posare in un angolo. Non volevi proprio gettarla via: ripetevi sempre, a sua difesa, che era la spugna del tuo vagabondare, sporcata dalla terra di luoghi vicini o lontani, ma tutti sconosciuti, affascinanti, indimenticabili. Amavi follemente il tuo lavoro: era la tua passione, il tuo innamorato. Nonostante ti prendesse tempo ed energie, nonostante ti sballottasse intorno al globo, l\u2019emozione di sentire sulla faccia il mare di sabbia sahariana e il poter descrivere il sole di mezzanotte ai lettori lasciando loro intuire la pelle d\u2019oca attraverso la tua penna erano un elisir di fugace, immensa felicit\u00e0. Il senso del tuo stare al mondo.<\/p>\n<p>L\u2019ultima volta che ho visto te e il fido cappello eri giusto in partenza per far sognare con la tua penna i lettori inchiodati, come me, alle loro terre, sprovvisti, s\u00ec, delle ali da viaggiatori incalliti, ma non di curiosit\u00e0 e voglia di evadere, anche se solo per qualche attimo nelle loro giornate logoranti e frenetiche, fra le bellezze naturali e architettoniche del mondo. Eri sulla porta e mi hai lanciato l\u2019occhiolino dell\u2019arrivederci\u2026 non potevamo ancora sapere che sarebbe stato un altro saluto, definitivo, inappellabile. Un addio.<\/p>\n<p>Scusami se non ti ho lasciato andar via, non quando dovevi: avrei potuto urlare allora il tuo addio e non permettere che con il silenzio si espandesse intorno a noi fino al botto che ti ha dissolto. In un istante la casa si \u00e8 svuotata della tua presenza ed \u00e8 stato come scoprirmi sordo al risveglio: ho camminato per ore su tutte le piastrelle di ogni stanza, con l\u2019ansia che accelerava i miei passi, cercando a vuoto la raffica di parole delle tue ansie da racconto o il violino che ha suonato i tuoi silenzi.<\/p>\n<p>Ho continuato a sentirti negli ultimi tre mesi e, per tutto il tempo, non ho voluto arrendermi alla realt\u00e0. Non sono voluto andare oltre. C\u2019eri ed eri tu, anche se ogni cosa, se tutto di te si era sbiadito. Il silenzio, franato su di te e sul nostro stare insieme, \u00e8 di colpo rimasto orfano della sua melodia malinconica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo porterai con te.<\/p>\n<p>Fra un po\u2019 il cappello spiegher\u00e0 le ali. Adesso sono con lui sul ponte dove la nonna portava te e me, bambini, a far decollare gli aeroplanini di carta cos\u00ec che raccontassero al cielo quei desideri di cui non si vuol parlare a nessuno. Io ne ho espressi a valanga nei mesi scorsi, per\u00f2 so gi\u00e0 che l\u2019ultimo nato non trover\u00e0 orecchie: non puoi tornare indietro da dove sei. Lascer\u00f2, come te, che sia lui, complice il destino, a tracciare il proprio cammino. Qui, ha portato a termine i suoi compiti, fino alla fine, fino al momento della tua morte in un assurdo incidente di un\u2019assurda giornata, tre mesi fa. A oggi non ero affatto pronto ad accettare la tua scomparsa. L\u2019ho fatto in questi ultimi ottantasette giorni, nell\u2019attesa che una parte di te venisse a darmi quell\u2019addio che ci \u00e8 stato rubato, e ora, mentre guardo anche il tuo cappello volar via da me, gli sussurro: grazie! Grazie di averci fatto restare ancora un po\u2019 insieme! I miei occhi lo seguono cavalcare, assecondandolo, il soffio del vento e so gi\u00e0 dove la corrente lo porter\u00e0. Lo porter\u00e0 da te. In qualche posto del mondo in cui hai lasciato una traccia, dove la tua presenza \u00e8 ancora viva, calda, avvolgente. Dalle mie corde vibra il suono di un desiderio: vorrei che il cappello mi portasse con lui, perch\u00e9 avrei voluto che tu mi portassi con te. Non c\u2019\u00e8 addio che tenga tra noi, non pu\u00f2 esserci.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>PORTAMI CON TE!<\/p>\n<p>Non so dove puoi essere ora, dove ci si rallegra del tuo essere, non so come sei adesso, non so che fai, so che non sei pi\u00f9 carne, ossa e sangue, so che non posso unirmi a te, ma so che ci sei, sento che ci sei. E allora ti ripeto: \u201cportami con te!\u201d. Lasciami essere parte di te, di nuovo. Come quando, minuscoli e buffi, dividevamo il ventre della mamma. Lascia che io non ti perda completamente. Lascia che ti percepisca accanto a me, a lavoro. Lascia che ti riconosca nel buio darmi la buonanotte. Lascia che senta il tuo abbraccio nelle notti faticose, strette tra ansie e delusioni. Lascia che possa dirti sempre ti voglio bene e mai che mi manchi.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_28517\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"28517\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo portavi con te. 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