{"id":28448,"date":"2016-06-02T22:55:42","date_gmt":"2016-06-02T21:55:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28448"},"modified":"2016-06-02T22:55:42","modified_gmt":"2016-06-02T21:55:42","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-a-cavallo-nel-cielo-di-piera-giordano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28448","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;A cavallo nel cielo&#8221; di Piera Giordano"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Lucida Sans Unicode', sans-serif;\">Non avrei potuto immaginare una morte migliore per me. L&#8217;incontro con un cavallo. \u00c8 stato il destino a regalarmelo. Il destino supera la fantasia. Non sempre. Talvolta s\u00ec.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Lucida Sans Unicode', sans-serif;\">I cavalli c&#8217;entrano con la mia esistenza. Anche se non so dire quando fu il primo momento in cui vidi un cavallo. Una volta alla radio un&#8217;esperta parlava di come si formava la memoria. And\u00f2 sul personale. Raccont\u00f2 il suo primo ricordo: succhiava il latte dalla tetta di sua madre. Strabiliante!<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Lucida Sans Unicode', sans-serif;\">Il mio primo ricordo invece \u00e8 un cavallino di pezza. Era di tela ecru, con la coda e la criniera di fili di lana variopinta. Il muso a quadretti bianchi e rossi, le orecchie a fiorellini gialli e blu su sfondo azzurro. Le zampe di una stoffa a fantasia rosa. Fu un amore a prima vista, immortalato da una foto nel giorno del mio secondo compleanno. Nonostante fosse la fine di novembre, portavo i pantaloni corti, una maglietta scura. Avevo gli occhi spauriti. Tenevo il cavallino per la coda a penzoloni. Mi accompagn\u00f2 in parecchi viaggi. La domenica quando si andava a pranzo dai nonni. D&#8217;estate quando si partiva per le vacanze che passavamo in un campeggio di Albenga. Poi spar\u00ec. Non solo gli uomini, anche le cose svanivano misteriosamente. Un giorno il cavallino non c&#8217;era pi\u00f9. \u201c\u00c8 finito in cielo\u201d, mi disse la mamma. Cos\u00ec fu anche per il nonno, poco tempo dopo.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Lucida Sans Unicode', sans-serif;\">Il cavallo \u00e8 un animale magnifico. Energia, vento, prateria, libert\u00e0, decisione. Il cavallo \u00e8 un eroe. Anche se ci sono cavalli schiavizzati come quelli che vedi a Roma a fianco del Colosseo, costretti a trainare la carrozzella per il giro turistico di americani e giapponesi.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Lucida Sans Unicode', sans-serif;\">Il mio secondo cavallo fu a dondolo. Di peluche. Marrone. Le briglie rosse. Salivo in groppa, gli accarezzavo la criniera. E via&#8230; Quante battaglie tra cow-boy e apache. Poi l&#8217;album di figurine. Sulla copertina c&#8217;era l&#8217;immagine di Joey che, in sella, salutava con il braccio sinistro mentre teneva strette le briglie con la mano destra. Furia era maestoso. Il pelo luccicante. Le zampe anteriori impennate verso il cielo. Insieme, al galoppo, sostenemmo molti combattimenti contro Giuseppe che faceva i turni di notte e la signorina Giordanetti, insegnante di francese, che nel pomeriggio doveva correggere i compiti e preparare le lezioni. Noi bambini del condominio Ippocastano (si chiamava cos\u00ec per un ippocastano che era cresciuto in cortile) non potevamo andare a giocare di sotto. Facevamo troppo baccano. Giuseppe e la signorina Giordanetti avevano bisogno di silenzio. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Lucida Sans Unicode', sans-serif;\">La mia famiglia era modesta. I miei erano operai. Per loro era inconcepibile un figlio cavallerizzo. Per\u00f2 a sedici anni riuscii ad avere un cavallo vero. Non era proprio mio, ma del padrone del maneggio che stava fuori dal paese, a un quarto d&#8217;ora di bici. L&#8217;accordo era pulire i box, spalare lo sterco, strigliare i cavalli, pettinare la criniera, dare loro fieno e acqua. In cambio potevo cavalcare Cielo, il mio preferito. Aveva gli occhi saggi di chi sa come vanno le cose. Appoggiavo il viso sul suo muso. Sentivo il respiro caldo e le narici umide che palpitavano. Andavo in passeggiata con lui, al tramonto, nella luce rossa, attraversando i prati. Allora si allargava una pace immensa nel mio petto. Ero felice. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Lucida Sans Unicode', sans-serif;\">Nel frattempo mi diplomai. Perito industriale. Mentre cercavo lavoro, presi la patente D. Finii a fare l&#8217;autista di pullman. Fu un caso fortunato. Inviai la domanda d&#8217;assunzione proprio in un periodo in cui mancavano conducenti e la societ\u00e0 stava ampliando il servizio. Accettai. Volevo lavorare. Sposarmi. Vivere con Elisabetta che amavo. Ero innamorato. Per sempre ci eravamo detti. Ero felice. Fare l&#8217;amore con lei era come attraversare la campagna con Cielo.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Lucida Sans Unicode', sans-serif;\">Il lavoro mi occupava tanto. E poi c&#8217;era Elisabetta. Cos\u00ec non potei pi\u00f9 andare al maneggio. Alle quattro e mezzo del mattino guidavo gi\u00e0 il pullman. Lo portavo da Castelnuovo Nigra, un paesino di mezza montagna, a Torino. Trasportavo i soliti pendolari, operai della Fiat. Quelli che come me facevano il primo turno. Mettevo in sottofondo i Pink Floyd. Immaginavo di cavalcare Cielo. Dietro, Elisabetta si stringeva a me. Diceva che ero rimasto ancora un po&#8217; bambino. Per questo le piacevo. Le facevo tenerezza. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Lucida Sans Unicode', sans-serif;\">Ieri \u00e8 stata una sorpresa. Ero sulla Pedemontana. Guidavo l&#8217;autobus. Sopra gli operai del turno del mattino. Ho visto arrivare un cavallo. Assomigliava a Cielo. Ho frenato di colpo, senza pensare. Il cavallo galoppava sicuro verso di me. Si \u00e8 schiantato contro il pullman, sfondando il parabrezza. Ha aspettato che montassi in sella e siamo volati via. \u201cIl solito bambino\u201d, avrebbe detto Elisabetta. La corriera \u00e8 sbandata ed \u00e8 finita fuori strada, lungo una scarpata. Si \u00e8 fermata in un campo di granturco. Alcuni operai sono rimasti feriti. Una cosa da niente. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Lucida Sans Unicode', sans-serif;\">Ho pensato alla frase di mia madre: \u201c\u00c8 andato in cielo\u201d. Alla disperazione di Elisabetta. Tutto \u00e8 diventato misteriosamente leggero. Le cose, gli animali, gli uomini svaniscono, ma poi ritornano trasformati. Ritornano&#8230; ho pensato<\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_28448\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"28448\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non avrei potuto immaginare una morte migliore per me. 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