{"id":28407,"date":"2016-05-29T21:54:08","date_gmt":"2016-05-29T20:54:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28407"},"modified":"2016-05-29T21:54:08","modified_gmt":"2016-05-29T20:54:08","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-il-ritorno-di-alberto-pesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28407","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Il ritorno&#8221; di Alberto Pesi"},"content":{"rendered":"<p>La mano, bianca ed elegante, rimase aperta a mezz&#8217;aria davanti al pugnale che luccicava sul drappo nero. Osservando l\u2019incertezza del proprio gesto, Penelope cerc\u00f2 una conferma negli occhi della maga, occhi ben disegnati dal rimmel, ma che la attraversavano immobili e sembravano guardare un altro luogo, lontano.<\/p>\n<p>Non erano trascorse due settimane dalla notte nella quale tutto era iniziato. C\u2019era stata una\u00a0 festa con i colleghi della clinica, ciascuno aveva portato la compagna o un amico: non erano in pochi e \u00a0la confusione l\u2019aveva stancata. Troppo alcol, troppo tardi, troppo rumore; al rientro si era coricata accanto al marito ed era stata colta dal sonno senza riuscire a dire buonanotte.<\/p>\n<p>Dorm\u00ec \u00a0senza sogni \u00a0fino all\u2019aurora, finch\u00e9, al chiarore che iniziava ad alzarsi all\u2019orizzonte si mescolarono lampi di immagini confuse che si componevano lentamente e progressivamente. Si vide, separata da s\u00e9 stessa, alzarsi dal letto e camminare. Poi dal silenzio emersero in crescendo le voci squillanti delle amiche: &#8211; Penelope, corri, corri in mansarda che lo abbiamo visto! \u2013 Visto chi? Chiedeva. Da tutte le stanze della casa rimbalzavano echi di grida che la chiamavano. Anche Gianni, suo marito, esclamava eccitato: &#8211; Vieni amore, corri su, vieni, c\u2019\u00e8 tuo padre! &#8211; Mio padre? Che dici? Che dite? Mio padre \u00e8 morto, che volete? Lasciatemi in pace! Aveva ribattuto cos\u00ec ma era salita in fretta. Dalla mansarda era poi uscita sulla terrazza e guardava a bocca aperta intorno, attraverso un vapore teatrale. Le amiche e il marito rispondevano alla sua espressione stravolta insistendo.- Lo abbiamo visto qui, senza la sedia a rotelle, che \u00a0si lamentava. &#8211; Si lamentava orribilmente -, sottoline\u00f2 Gianni &#8211; e cercava te, Penelope. Poi, da un angolo buio, un sibilo e un lampo la fecero voltare: appoggiata con un palmo al muro, curva in avanti, l\u2019ombra di suo padre le tendeva una mano. Un gelo sconosciuto\u00a0 l\u2019attravers\u00f2 e divenne intollerabile quando riconobbe \u00a0la\u00a0 voce che non udiva da cinque anni: &#8211; Penelope, mi hanno ucciso! Ucciso! Come puoi non aver capito? Non hai saputo? Tu devi, tu devi, tu, Penelope devi\u2026poi suoni incoerenti si erano sovrapposti e luci sfrangiate come cirri avevano smontato la scena, finch\u00e9 non distinse pi\u00f9 nulla, prov\u00f2 a gridare ma la voce non le usciva dalla gola. E venne il mattino.<\/p>\n<p>Due giorni dopo, sistemate le urgenze nella clinica di Varese dove era primario, era partita da sola per Lucca. Nella sua citt\u00e0 non tornava da due anni: non la richiamavano in Toscana gli affetti n\u00e9 una casa o amicizie. Coi due fratelli aveva poi un pessimo rapporto, logorato dalle vicende familiari, dalle violenze del padre, violenze che avevano prima spento la madre poi loro tutti e senza il beneficio della solidariet\u00e0 fra vessati a causa del cattivo carattere dei ragazzi, in particolare di Sergio, il fratello pi\u00f9 piccolo.<\/p>\n<p>&#8211; Cosa ti porta a casa Penelope? si chiedeva guidando. &#8211; Un fantasma ti ha parlato e tu gli hai creduto? E perch\u00e9 hai ceduto all\u2019implorare dell\u2019ombra di un uomo che, morto due anni fa, era stato una bestia, un mostro, un costante peso sul cuore dal quale fuggire? E \u00a0del quale essersi liberata era stata la svolta della sua vita: gli anni delle oppressioni, delle violenze psicologiche degli schiaffi dati a lei, dati a sua madre, erano stati curati dal tempo e, finalmente, aveva capito che poteva avere successo, vincere. Essere migliore di come l\u2019aveva dipinta quel padre tiranno. E col successo se ne erano andati i lividi e tutte le indigenze di quel quartiere buio e miserabile del centro storico dove aveva vissuto. Molto volentieri aveva lasciato ai fratelli ogni cosa, in cambio di pochi soldi per terminare gli studi. E in cambio della sua mancata assistenza al vecchio.<\/p>\n<p>Ma l\u2019auto andava veloce e non sapeva rispondersi: perch\u00e9 tornare?\u00a0 In quello strano sogno il padre diceva di essere stato ucciso, ma l\u2019assurda rivelazione non le aveva istillato dubbi: \u00a0non aveva \u00a0assistito al decesso di persona, ma l\u2019arresto cardiaco dell\u2019invalido genitore era certificato da un collega ed era quello che ci si poteva aspettare, dato lo stato di salute. E augurare, si ripeteva con sincerit\u00e0.<\/p>\n<p>Giunse a sera tarda all\u2019hotel prenotato con Booking, come una turista, e non avendo avvertito nessuno del suo arrivo si sorprese nel vedersi recapitare una busta alla reception. Sulla lettera c\u2019era scritto in bella calligrafia \u201cper la dottoressa Penelope Mansi\u201d. La infil\u00f2 in tasca e sal\u00ec in camera. Non sfece la valigia e apr\u00ec subito il messaggio. Una bella calligrafia, un inchiostro blu da stilografica:<\/p>\n<p><em>\u201cSe, come spero, vorr\u00e0 incontrarmi domattina, rester\u00f2 a casa appositamente per lei. Suo padre mi ha contattata e posso riferirle. Se le va bene mi mandi un sms al numero qui sotto, lo legger\u00f2 al risveglio. Buona notte, Lina\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Adesso era molto confusa. Non credendo al paranormale o\u00a0 a scemenze esoteriche di alcun tipo, tutto ci\u00f2 non poteva che essere uno scherzo o un inganno malevolo dei fratelli o di Gianni. Ma il marito non era un tipo scherzoso n\u00e9 poteva aver architettato qualche inganno: si volevano molto bene e non c\u2019era motivo. Quanto ai fratelli, entrambi all\u2019oscuro \u00a0del suo arrivo, come avrebbero potuto\u2026? Era stanca e decise che avrebbe incontrato \u00a0la \u201cmaga\u201d Lina l\u2019indomani, cos\u00ec invi\u00f2 il messaggino e si coric\u00f2.<\/p>\n<p>Al mattino fu svegliata di buon ora dal concierge: l\u2019autrice \u00a0della lettera era al piano di sotto e la aspettava. Non aveva neppure avuto il tempo di riflettere su quanto stava accadendo che si trov\u00f2\u00a0 di fronte alla sconosciuta. Indubbiamente una bella donna ma un po\u2019 piccola e non giovanissima; aveva tuttavia un\u2019espressione gioviale che dava alle sue evidenti zampe di gallina un aspetto simpatico. Indossava un ampio abito di lino molto colorato, una lunga stola e un fazzoletto a legare i capelli ricci. \u00a0Le presentazioni furono brevi e Lina spieg\u00f2 che il padre di Penelope le aveva lasciato un messaggio e aveva saputo che sarebbe arrivata in citt\u00e0 proprio oggi. Penelope chiese se avesse conosciuto il padre anni fa e dove le avesse parlato ma quella disse qualcosa di stravagante: &#8211; Non l\u2019ho conosciuto di persona. Lasci che le spieghi. La donna tir\u00f2 un sospiro, la invit\u00f2 a sedersi sulle poltroncine della hall e si mise le mani fra le ginocchia: &#8211; Diciamo cos\u00ec: \u00a0io tocco le cose e le cose raccontano. Gli oggetti, sa, \u00a0contengono informazioni, messaggi e ricordi, e voci. Questa cosa mi capita spesso, non ci posso contare, voglio dire, non posso farne un mestiere ma se capita\u2026 \u00a0Giorni fa sono passata da via San Giorgio, verso il carcere, non so se ha capito, disse maliziosa. &#8211; Certo che ho capito, abitavo non lontano da l\u00ec. \u00a0Lina annu\u00ec, sorrise e continu\u00f2. &#8211; Dicevo, ero in via san Giorgio e a un certo momento \u00a0ho notato un cartello, un divieto\u2026 di camminare a piedi! Che stranezza, mi son detta, ma poi ho capito: c\u2019erano delle transenne subito dopo quel punto\u00a0 che impedivano di camminare sotto la facciata pericolante di un vecchio palazzo disabitato. Ma ecco, improvvisamente, come costretta, \u00a0ho toccato le pietre del palazzo ed\u00a0 ho sentito vibrare la parete. Questa della vibrazione \u00e8 una cosa che mi capita,\u00a0 a volte, quando sento parlare le cose. Poi, quando mi son voltata, cos\u00ec, verso sinistra, l\u2019ho visto. Tuo padre era su una sedia a rotelle, con un brutto maglione da vecchio e mi guardava sghignazzando malignamente. Dicendo queste parole la donna fece una caricatura esplicativa: torcendosi le mani, con gli incisivi sporgenti e il naso arricciato, rideva da strega: he,he,he.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il cervello, a volte, va in posti strani: in questo caso Penelope non si sofferm\u00f2 sul contenuto\u00a0 di quanto aveva ascoltato ma sul fatto che, improvvisamente, la maghetta era passata al \u201ctu\u201d.<\/p>\n<p>Lina continu\u00f2 il suo racconto. \u2013 Era veramente torvo e\u00a0 non capivo se ridesse amaramente o se fosse arrabbiato. Non doveva essere un bel tipo neanche in vita, dico bene? Poi ha iniziato la sua tiritera: \u00a0-E mi hanno ucciso, e mi hanno ucciso , \u00a0e mi hanno ucciso\u00a0 e gna-gna-gna. Mi aveva rotto, non era il solito spettro educato, che chieda di, capiscimi, di fare \u201cun ponte\u201d fra\u00a0 \u201cloro\u201d e \u201cnoi\u201d. Era arrogante, era imperativo e sembrava pretendere\u00a0 che lo si capisse e lo si ascoltasse. Ora, io non lo avevo simpatico, avevo da fare le mie cose e lui mi era apparso in un momento poco adatto, \u00a0cos\u00ec feci per andarmene. Lui lo deve aver capito e ha lanciato uno di quei gridi l\u00ec, che fanno loro, non so se\u2026. Penelope rimase inespressiva e guard\u00f2 Lina come si guarda uno che abbia appena ruttato a tavola. \u2013 Beh , tipo il tuo grido di tre giorni fa, quando lo hai sognato, e urlavi ma non ti usciva la voce, hai presente? \u00a0Ecco, questa volta la donna aveva colpito duro: come faceva a sapere del suo sogno? Decise di rimanere sul razionale, semplicemente rimand\u00f2 a dopo i suoi dubbi e rote\u00f2 la mano come per dire \u201cprosegui\u201d.\u00a0 Lina termin\u00f2 in breve: -&#8230;e mentre provava a gridare indicava a terra un oggetto lucente che non saprei se fosse gi\u00e0 l\u00ec o se ce lo avesse messo lui. Un lungo coltello, anzi un pugnale. Poi la sua immagine cominci\u00f2 a essere meno definita, come sempre in questi casi, capisci, \u00e8 come non ci fosse pi\u00f9\u2026segnale? Insomma si affievolisce tutto e poi\u2026POF!- scomparso. Che ne dici? Non \u00e8 fortissimo? Ha lasciato un <em>oggetto ponte<\/em>, capisci? Non capita che una volta su un milione. Hai avuto culo dottoressa!<\/p>\n<p>Penelope si svegli\u00f2 dall\u2019intorpidimento che quel profluvio di baggianate le aveva provocato e, non capendo se si trovasse di fronte un\u2019imbrogliona o una demente, chiese in tono interlocutorio:- Ascolti, anzi, ascolta: non ho capito come tu faccia a sapere tutte queste cose di me, se tiri a indovinare o che cosa, ma lasciamo stare. Dimmi, che vuoi dire: che c\u2019entra il pugnale? Mio padre \u00e8 morto d\u2019infarto al miocardio, mica accoltellato. Lina le fece un sorriso accattivante, aveva un bel visetto simpatico, da gatta, e le disse: &#8211; Vieni stasera a casa mia e risolveremo ogni cosa. Si era alzata svelta e, lasciatole un biglietto, era scappata via.<\/p>\n<p>La sera , dopo aver telefonato a Gianni, al quale non raccont\u00f2 niente, non sapendo come riferire in modo razionale e credibile la sequela di\u00a0 stranezze che le erano occorse, si rec\u00f2 all\u2019indirizzo indicatole. Si trov\u00f2 in una piccola piazza dove c\u2019era un unico portone, oltre a quello di un ufficio, e un campanello riportava \u201cLina Simi\u201d. Le fu subito aperto e, fatta una ripida scala in pietra serena, si trov\u00f2 nell\u2019antro della fattucchiera. Viveva sola con un paio di gatti, unica presenza vagamente magica in un appartamento qualsiasi; la fece subito accomodare in un salottino. &#8211; Cara, carissima, mettiti qui comoda al tavolino. Devi fare un\u2019esperienza, adesso, alla quale non tutti sono abituati. E fece l\u2019occhiolino. Poi si diresse ad una mensola e prese qualcosa avvolto in un telo di raso scuro. \u2013 Ecco qui, l\u2019ho raccolto e l\u2019ho portato qui. Tutto per te cara! \u2026<\/p>\n<p>Lina apr\u00ec il grande fazzoletto e scopr\u00ec un \u00a0nero pugnale dalla lama affilata e lucida. Lo lasci\u00f2 con fare teatrale sul tavolino e le disse: &#8211; Ora non pensare a niente, chiudi gli occhi\u2026e guarda. Le parole le penetrarono in testa con dolcezza e si trov\u00f2 a obbedire: abbass\u00f2 le palpebre \u00a0ed in breve fu raggiunta da lampi di colore e immagini confuse che mescolandosi\u00a0 le mostrarono un ambiente \u00a0a lei ben noto. In un salottino male illuminato i fratelli\u00a0 Sergio e Luigi, il pi\u00f9 anziano, stavano in piedi accanto alla carrozzella del padre. Poi i due si guardano, il vecchio dorme, ha le mani in grembo, indossa un brutto maglione. Sergio prende un cuscino: con rabbia e con forza lo preme sul viso del padre. Questi prima agita le ginocchia, poi le spalle e tutto il corpo. Allora Luigi lo blocca mentre il fratello si fa sempre pi\u00f9 frenetico. Dopo poco il capo canuto ricade sulla spalla, senza vita.<\/p>\n<p>Penelope aveva la bocca aperta e le lacrime agli occhi. Quelle figure odiose, orribili, l\u2019avevano spaventata e riempita di pena. Ora il padre abietto le appariva una vittima, un agnello, rispetto ai due fratelli. Poteva essere un\u2019immagine della verit\u00e0? Poteva esserci stato un omicidio. Lina conosceva i dubbi del suo cuore e aveva capito che aveva visto cose per le quali non era preparata. &#8211; Ora cara, non credere a tutto ci\u00f2 che sogni, che immagini. Questo oggetto, questo pugnale, \u00e8 un ponte, una radio, un cellulare diciamo. Se vorrai sapere la verit\u00e0 ti baster\u00e0 prenderlo in mano e, stringendolo, sar\u00e0 lui a dirti cosa \u00e8 stato e cosa sar\u00e0 e cosa dovrai fare.<\/p>\n<p>La mano, bianca ed elegante, rimase aperta a mezz\u2019aria davanti al pugnale che luccicava sul drappo nero. Osservando l\u2019incertezza del proprio gesto, Penelope cerc\u00f2 una conferma negli occhi della maga, occhi ben disegnati dal rimmel ma che la attraversavano immobili e sembravano guardare un altro luogo, lontano.<\/p>\n<p>Dopo due ore era gi\u00e0 sulla sua auto, di ritorno a Varese. Era fuggita allora e fuggiva adesso. Non aveva voluto sapere nulla. Non aveva indagato su\u00a0 Lina, non le interessava conoscerne i poteri esoterici o la capacit\u00e0 di inganno. Non voleva sapere se aveva assistito a magia nera o ai raggiri di un parente che stesse orchestrando chiss\u00e0 che frodi. Non aveva toccato alcun pugnale. Non voleva sapere se fu\u00a0 un cuscino o una ischemia a stroncare il vecchio tiranno. Non aveva importanza. L\u2019importante era che lui fosse finito sotto terra, che lei fosse libera, che si fosse rifatta una vita fenomenale, che dirigesse una clinica di 35 persone, che la sua nuova fiammante BMW la stesse riportando in due ore e cinquantacinque alla sua villa con giardino, in centro storico, con cancello in ferro battuto, con le iniziali sopra uno stemma messo dal Gianni, l\u2019adorabile marito che, di certo, la stava aspettando per un drink.<\/p>\n<p>A trecento chilometri di distanza una allegra signora svolazzava in ampie vesti colorate per i vecchi quartieri di Lucca,\u00a0 fermandosi di tanto in tanto come rivolgendosi a qualcuno, un conoscente o chiss\u00e0 chi, che \u00a0lei sola sembrava vedere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_28407\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"28407\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mano, bianca ed elegante, rimase aperta a mezz&#8217;aria davanti al pugnale che luccicava sul drappo nero. 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