{"id":28271,"date":"2016-05-26T22:06:40","date_gmt":"2016-05-26T21:06:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28271"},"modified":"2016-05-26T22:06:40","modified_gmt":"2016-05-26T21:06:40","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-play-fastforward-play-pausa-di-lie-larousse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28271","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Play-fastforward-play. pausa&#8221; di Li\u00e9 Larousse"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: large;\">Ti lasci alle spalle la porta chiusa a chiave del tuo pulito perfetto studio medico.\u00a0<\/span><span style=\"font-size: large;\">Lasci dietro di te i saluti rispettosi di tutto il reparto, quelli ossequiosi delle infermiere, disciplinati degli specializzandi, ligi della caposala indispettita dal tuo fare altezzoso ma onesto, invidiosi dei colleghi scalpitanti perch\u00e9 sei prossimo alla pensione. Allinei entrambi i piedi sullo zerbino d&#8217;ingresso dell&#8217;ospedale, lasciandoti il viavai di ammalati e familiari disperati alle spalle. Hai l&#8217;ombrello con te, il manico di legno sempre accomodato sul tuo avambraccio, tutti i mesi dell&#8217;anno tranne dal quindici di luglio al dieci di agosto perch\u00e9 non piove mai in quei ventisette giorni. Apri e chiudi. Apri e chiudi. Apri. E chiudi l&#8217;ombrello con met\u00e0 del tuo corpo nell&#8217;automobile che ha quattro anni e odora ancora di pelle nuova. Accendi la radio FM, traffico in diretta ventiquattro ore su ventiquattro. Metti in moto. Il tragitto \u00e8 ben studiato. Lo stesso di sempre. Pochi semafori a farti attendere, nessun insulso panorama d&#8217;ammirare fuori dai finestrini, nulla che ti disturbi. Parcheggi lateralmente all&#8217;ingresso della tua abitazione. Esci dall&#8217;auto che ha smesso di piovere. Afferri l&#8217;ombrello. Apri e chiudi, apri e chiudi. Apri. Lo chiudi con il click del bottoncino metallizzato. Entri finalmente in casa. Questa \u00e8 la sera del chiudere il battente con la doppia mandata sopra, pi\u00f9 altre due sotto. Fragranza di detersivo e candeggina, inspiri profondamente. Ti spogli del cappotto e della sciarpa che riponi nel mobile d&#8217;ingresso, disponi la giacca sulla stampella di legno, allenti la cravatta, sbottoni il primo e il secondo bottone della camicia, togli la cintura dai passanti dei pantaloni, arrotolandola attorno la mano la riponi nel cassetto, allenti i lacci dei mocassini sfilandoli dai piedi e li sistemi parallelamente tra quelli blu primaverili e quelli neri lucido invernali. Sei scalzo. Sul tavolo accanto al mobile posi le chiavi dell&#8217;auto, l\u00ec un astuccio sottile ti attende, tiri fuori un termometro. Hai la febbre. Hai sempre la febbre. La signora Miriam ti ha lasciato la cena calda apparecchiata a capo tavola nella sala da pranzo. Il cibo \u00e8 servito all&#8217;interno del portavivande d&#8217;argento. Ti siedi e osservi l&#8217;orologio ovale al centro della parete spoglia, le lancette sono immobili. La mancanza del ticchettio ti rallegra. Questa \u00e8 la sera che decidi di non mangiare. Attendi. Calcoli questa attesa nella mente con lo sguardo fisso all\u2019orologio, il suo tempo \u00e8 di sette minuti. Tempo che impiegheresti per tagliuzzare inforchettare masticare passare la stoffa del tovagliolo sulle labbra sorseggiare vino e deglutire la cena. Tempo che conti scorre immobile e, allo scadere dei sette minuti, come a pasto terminato, ti alzi da tavola e vai in bagno per fare pip\u00ec. Sei in piedi davanti al water, la tua immagine di riflesso nell&#8217;acqua ondeggia in attesa. Questa \u00e8 la sera che decidi di non fare pip\u00ec. Indietreggi abbandonando la tua immagine con pochi e concentrati passi che ti dirigono davanti ad una porta. La tua porta. Ascolti il pulsare della febbre in corsa rimbombarti nelle orecchie per poi defluire acqua dalle tempie. Prendi il portafogli di pelle nero dalla tasca laterale dei pantaloni. Apri chiudi, apri chiudi. Lo apri,<\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\"> sfogli svelto gli scomparti, quello doppio per i documenti, quello lungo per la carta moneta, quello per il libretto degli assegni. Da sotto una tasca nascosta estrai una corta chiave. Con un clap della mano destra chiudi il portafogli riponendolo in tasca, con un click della mano sinistra fai ruotare una volta la chiave nella toppa, alla terza oltrepassi l&#8217;uscio e un odore acre ti investe. Apri chiudi. Apri chiudi. Apri. Chiudi lasciandoti tutto e tutti alle tue spalle.<br \/>\nNotte.<br \/>\nAlba.<br \/>\nE\u2019 giorno.<br \/>\nMalconcia ed ingrigita dalla vecchiaia, la signora Miriam riparata dal picchiettare della pioggia da un ombrellino a fiori, alle ore otto e trenta di mattina \u00e8 come ogni giorno, ma mai di domenica, dinanzi l&#8217;abitazione dove presta servizio come domestica. La casa \u00e8 abitata da un uomo, solo, un Dottore assai rinomato in citt\u00e0, stimato da tutti, tanto da sentirsi fiera e grata del ruolo che ricopre. Con i denti morde il laccio di corda a chiudere l&#8217;ombrellino che lascia cadere nel portaombrelli.<br \/>\n&#8211; Ma che strano!- Prorompe. &#8211; Il Dottore deve essersi scordato l\u2019ombrello.<br \/>\nDa sotto l&#8217;ascella acciuffa il suo borsellino, tira la lampo, scova un cerchio di metallo con due chiavi, una lunga tubolare con un dente di metallo e una piatta con la testa tonda e un intaglio sulla punta. Inserisce quella lunga e la gira nella serratura per tre volte, ma diversamente dal solito la porta d&#8217;ingresso non si apre.<br \/>\n&#8211; Questa poi.<br \/>\nDal mazzo la chiave piatta che non ha mai usato oscilla, allora Miriam osserva meglio la soglia, un piccolo foro \u00e8 a due palmi pi\u00f9 sotto. Come se stesse trafugando uno tesoro introduce la chiave con la testa tonda adagio.<br \/>\nUna mandata, ancora un&#8217;altra. Aperta.<br \/>\n&#8211; Dottore siete in casa?<br \/>\nIl cuore picchia duro quando chiude la porta lentamente dietro di s\u00e9. E&#8217; buio in casa e il silenzio che aleggia gela l&#8217;aria. Miriam \u00e8 abituata a lavorare in solitudine, eppure, si stringe lo scialle al petto con un nodo, inspira, dondolante sulle gambe mal ferme allunga la mano al primo interruttore. Il pulsante scivola su e gi\u00f9 al contatto dei suoi polpastrelli isterici ma la luce non si accende.<br \/>\n&#8211; Sono Miriam, Dottore siete in casa?<br \/>\nAgitata cambia interruttore. Buio. Miriam conosce la casa a memoria e sa che in cucina, nell&#8217;ultimo cassetto della dispensa, ci sono due candele, e anche la finestra che quotidianamente apre per prima si trova l\u00ec. Armata di coraggio si dirige in cucina camminando lenta. Un tuono da fuori rompe il silenzio qui in casa.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Miriam grida terrorizzata colpendosi il petto con le mani. Corre in cucina. Le dita veloci premono un altro interruttore, ma nulla, la casa \u00e8 ancora al buio. Si appresta ad aprire la finestra, poi la serranda. La serranda \u00e8 sigillata con del nastro, nervosa cerca delle forbici ma ripensando alle candele si tuffa alla loro ricerca. Rovista nell&#8217;ultimo cassetto, ne acciuffa una, un fragore come di vetri rotti proveniente dalle sue spalle la fa sussultare. Tremolante si avvicina ai fornelli, gira la manopola ad accendere il gas ma la fiamma non parte, niente funziona in quella casa, ora.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">&#8211; Devo cercare un fiammifero.- Mormora, ma non ricorda di averne mai visti. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Le gambe si fanno molli, del sudore freddo sotto gli occhi l&#8217;accalda di paura.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">&#8211; Devo andare ad aprire la finestra in sala da pranzo.- Si dice infischiandosene dei fischi nelle sue orecchie. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Con la candela spenta stretta in pugno come fosse un&#8217;arma cammina tenendo la schiena contro la parete. Nella sala tutto \u00e8 come lo ha lasciato lei stessa la sera prima. Istintivamente alza il coprivivande. La cena \u00e8 ancora l\u00ec. Nulla \u00e8 stato toccato. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Per la prima volta in tanti anni di servizio il Dottore non aveva cenato, forse non era rientrato affatto, riflette. Ma allora cosa ci fa l&#8217;ombrello nel portaombrelli? Possibile l&#8217;abbia dimenticato? Impossibile \u00e8 il tredici di giugno, per di pi\u00f9 piove. Un sospetto le ferma il cuore.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">&#8211; Mica sono cos\u00ec rintronata, no no, oggi \u00e8 sabato.- Dice a se stessa.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Lo scompiglio del parlare sola, con le mani agitate in aria, le fa scivolare lo scialle dalle spalle. Il leggero struscio di stoffa contro il suo largo corpo la impaurisce facendole immediatamente dimenticare la preoccupazione di aver probabilmente confuso i giorni. Si affretta ad aprire la finestra, tira a s\u00e9 il gancio della serranda ma niente, anche questa \u00e8 sigillata. In bagno, pensa, anche l\u00ec c&#8217;\u00e8 una finestra. Miriam si sente oppressa da quel buio che non riesce ad illuminare. Aguzza la vista nella penombra, stringe forte a s\u00e9 la candela, avverte forme invisibili d&#8217;aria ghiacciata camminarle affianco, un groppo alla gola le sussulta un pianto senza lacrime. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">La porta del bagno \u00e8 chiusa. Bussa.<br \/>\n&#8211; Dottore? Dottore siete l\u00ec dentro?<br \/>\nNessuna risposta. Cauta spinge in basso la maniglia e fa per entrare.<br \/>\n&#8211; Dottore siete qui?<br \/>\nVuoto. Apre la finestra. Serranda sigillata. Esce disperata nel corridoio. Il buio \u00e8 schiarito un poco dalla luce esterna che trapela dalle fessure rettangolari delle serrande di legno e disegna piccole strade, grigie e strette, oblique alle pareti. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Miriam ispeziona la casa, \u00e8 tutta qui, cucina, sala da pranzo, bagno.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Eppure.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Sgomenta fissa la stanza che ormai aveva dimenticato abitasse anch&#8217;essa quella casa.<br \/>\n&#8211; Dottore?- Sussurra con un filo di voce &#8211; Ma che state ancora dormendo?<br \/>\nDall&#8217;interno della stanza non la raggiunge alcun suono. Con le braccia tese in avanti si avvicina alla porta facendo attenzione a non fare rumore, ci preme l&#8217;orecchio contro alla ricerca di suoni nascosti. Ricorda come fosse ieri le parole del Dottore, l&#8217;ordine imposto di non occuparsi mai di quella camera, \u201cTant&#8217;\u00e8 che sar\u00e0 sempre chiusa a chiave\u201d. Ma ora \u00e8 diverso, il Dottore potrebbe essere in pericolo.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Sussulta.<br \/>\n&#8211; Dottore siete l\u00ec?- Chiede con la voce tremante.<br \/>\nMiriam bussa. Toc. Toc. Toc. Ma non ottiene nessuna risposta, allora preme sulla maniglia per accertarsi che sia chiusa a chiave. Immediatamente ritrae la mano sentendo un peso contrapporsi al suo. Spaventata cade a terra perdendo la candela dalle mani. Terrorizzata cerca di alzarsi senza riuscirci, le gambe sono come paralizzate, si aggrappa nuovamente alla maniglia, un lampo di luce sbuca dalla fessura della toppa attirando la sua attenzione. In ginocchio avvicina il volto verso la cornice della maniglia puntando l&#8217;occhio destro alla ricerca di quel bagliore.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Si concentra cercando di controllare il tremolio che l&#8217;attanaglia. Inaspettatamente ode un fruscio, poi un guizzo d&#8217;aria sgorga dalla serratura. Un puzzo acido. Ritrae il naso, aggrotta il labbro, strizza gli occhi. Appena si riprende strizza ben bene l&#8217;occhio sinistro portando il destro spalancato sulla toppa. Il luccichio di qualcosa di metallico s&#8217;avvicina rapido. Lei cerca di capire di cosa si tratti e in quello stesso istante un fuoco liquido le travolge i sensi, le urla le si strozzano in gola.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Il manico di un bisturi sbuca dall\u2019occhio, o da ci\u00f2 che ne rimane. Un fiume di sangue caldo le inonda la schiena. Con la bocca divaricata e l&#8217;orbita dell&#8217;occhio spappolata Miriam \u00e8 in preda al dolore, la lingua agonizza un pianto tremolante che sfocia muto ad incontrare il suono delle campane fuori in strada.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\"><span lang=\"en-GB\">Don. Don. Don. Don. Don. Don. Don. Don. Don.<br \/>\nDon.<br \/>\n<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Don.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Don.<br \/>\nNove rintocchi.<br \/>\nPi\u00f9 altri tre mezzi rintocchi.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Sono le ore Nove e quarantacinque.<br \/>\nApri e chiudi. Apri e chiudi il pugno contro la porta che per\u00f2 non s&#8217;apre, allora prendi la rincorsa e con un calcio a piede piatto lanciato dall&#8217;interno della stanza spalanchi la porta con tutto il peso del corpo di Miriam intenta a sorreggersi la testa dalle guance. &#8211; Smettila di urlare vecchia! &#8211; Le ordini.<br \/>\n&#8211; Ai\u2026uta\u2026mi ti pre\u2026go.- Tartaglia lei.<br \/>\nLe punti la pianta arrossata del piede sulla spalla sinistra scalciandola lontano dall&#8217;arnese che abbandona il cranio all&#8217;inverso. Le sua lancinanti grida ti fanno tappare le orecchie .<br \/>\n&#8211; Zitta, devi stare zitta.<br \/>\nIl volto di Miriam \u00e8 lacerato, straziato da brandelli di carne scomposti.<br \/>\n&#8211; Ai\u2026uta\u2026mi.<br \/>\nInfuriato l&#8217;afferri per i capelli trascinandola nella tua stanza. Sull&#8217;uscio un disegno astratto insudicia il bianco pavimento del corridoio.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">&#8211; Ecco, sei contenta? &#8211; Le urli.<br \/>\nCon l&#8217;occhio intatto Miriam osserva sfocate immagini, le pare di vedere un mucchio di lenzuola fradice. Inspira a fatica. Alle narici il puzzo d&#8217;acido di prima \u00e8 ora lezzo d&#8217;urina e muffa. La moquette si strofina contro la sua ferita aperta. Miriam prova a parlare ma la sua voce \u00e8 un fiume di saliva e sangue. Fili elettrici scoperti sono sparsi ovunque, resti di fotografie sono attaccate sul soffitto ondeggiando colpite dal vento. Sente il punzecchiare di vetri rotti sotto la schiena. Punta la poca vista all&#8217;uomo che l&#8217;osserva dall&#8217;alto, \u00e8 completamente nudo. Lo riconosce, e Dottore. Ha le braccia e il petto muscolosi, sodo il ventre e le gambe, il pisello ciondola, e, tutto il corpo \u00e8 massacrato da tagli e cicatrici. Alcuni sono ancora sanguinanti. Dottore con uno scatto si piega sulle ginocchia, col sedere ad un palmo da terra ma senza sedersi, come fanno i bambini quando trovano qualcosa, abbraccia una scatola nera, qualcosa tipo una grande radio dondolando avanti e indietro con gli occhi puntati sul televisore. Il corpo di Miriam viene percosso da freddi gelidi brividi.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\"><span lang=\"en-GB\">Don. Don. Don. Don. Don. Don. Don. Don. Don. Don.<br \/>\n<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Dieci rintocchi.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Infastidito dal tremolio dei suoi denti ti strusci sugli stinchi avvicinandoti a lei.<br \/>\n&#8211; Shhh!- Le dici, imponendole la testa in direzione del televisore. Torni a stringere il tuo videoregistratore, premi su un piccolo tasto quadrato. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">PLAY. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Miriam terrorizzata non osa muoversi. Una serie di righe ronzano mostrandosi come il volo di una mosca. Poco dopo, l&#8217;immagine si fa pi\u00f9 nitida, ed osservi un uomo entrare in una stanza. Miriam non riesce a mettere a fuoco la scena ma ascolta una voce parlare.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">&#8211; <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>Ci siamo morsi la lingua oggi? Ti ho portato un bel regalo, lo vuoi vedere?<br \/>\n<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">La figura di un bambino inginocchiato che dice di no con un movimento convulso della testa la disorienta.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">&#8211; <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>Quale bambino maleducato non accetta un dono per lui?<br \/>\n<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Miriam strizza l&#8217;occhio buono il pi\u00f9 che pu\u00f2 per studiare meglio quel bambino, ma i dolori che la pervadono e lo sbiadito dei colori del filmato la confondono, la voce dell&#8217;uomo incalza: &#8211; <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>Perch\u00e9 non sei venuto a messa questa mattina?<br \/>\n<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Nel video il bambino fissa il pavimento restando in silenzio.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">&#8211; <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>Per questa domenica non importa perch\u00e9 come vedi, io non manco ai nostri appuntamenti.<br \/>\n<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Miriam ascolta con disperato affanno il roco della voce di quell&#8217;uomo mentre le sembra si stia svestendo.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">&#8211; <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>Hai messo il profumo che ti ho regalato l&#8217;ultima volta<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Incalza l&#8217;uomo nel video avvicinando la bocca al collo del bambino, che , strattonato dalla presa di una mano sconosciuta, di una probabile seconda persona presente nella stanza, con uno scatto di stizza si alza in piedi mostrandosi completamente nudo. Miriam sconvolta sente il cuore rompersi nel petto, vuole chiudere gli occhi, girare il volto altrove invece continua a fissare lo schermo. L&#8217;inquadratura si stringe sul corpo latte del bambino, poi sulle sue mani piccole che scappano dai fianchi spogli a tapparsi la bocca, ai capelli tagliati corti sull&#8217;orecchio, fino a fermarsi sugli occhi gonfi di sfida tra le lacrime e il naso che s&#8217;arriccia in un ghigno mostruoso. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Si lascia sfuggire un&#8217;innocente grido, Miriam, osservandolo che le sembra sia rivolto a lei quello sguardo maligno. Poi il sonoro di uno schiaffo lanciato nel video rompe l&#8217;aria. Miriam \u00e8 terrorizzata di una paura ignota come se non le appartenesse, vorrebbe far sparire l&#8217;uomo adulto nudo da questa stanza, il bambino nudo in quella di stanza, lei stessa vorrebbe volare via da qui, morire ora, ma quel po&#8217; di vita che ancora le spetta si ribella all&#8217;inquietudine della sua mente, e la voce fioca le scappa fuori.<br \/>\n&#8211; S\u2026 s \u2026sei tu?<br \/>\nLe parole sono condite da gorgogli di sangue che non riesce a deglutire senza strozzarsi.<br \/>\n&#8211; Sei tu dim\u2026dim\u2026<br \/>\nDon. Don. Don. Don. Don. Don. Don. Don. Don. Don.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Don.<br \/>\nDieci rintocchi pi\u00f9 uno.<br \/>\nTi inginocchi a lei, sul suo ventre le raccogli le mani in preghiera come fai con i morti in ospedale<br \/>\n&#8211; Non era con te che avevo un appuntamento oggi. Come ti sei permessa di entrare in casa mia? Come ti sei permessa, come ti sei permessa, come ti sei permessa?- Ripeti la nenia tornando assorto alla visione dei tuoi ricordi mentre premi il tasto FAST FORWARD e lo stritolio del nastro che si avvolge inacidisce il puzzo nella stanza. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">PLAY. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Miriam \u00e8 moribonda, dal televisore immagini confuse raccontano respiri sommessi scandire la scena finale che risuona nella stanza al ritmo con la melodia di un bisturi che sottile taglia la carne . Guarda il soffitto tingersi di un colore oscuro, Miriam. Morente cerca il senso di quel tutto iniziato qualche piovosa ora prima fino a quell&#8217;istante, ma come fosse gi\u00e0 un ricordo lontano non lo trova. Angosciata non riesce a credere a nulla, non vede pi\u00f9 nulla, assordata dal panico non pu\u00f2 credere che quel folle uomo nudo e assassino ai suoi piedi sia il suo rispettabile Dottore.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Don. Don. Don. Don. Don. Don. Don. Don. Don. Don.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Don.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">La melodia perpetua ricorda a Miriam che giorno sia quello.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">&#8211; Do\u2026me\u2026nica.- Esala rispondendo ai suoi pensieri con l&#8217;ultimo alito di s\u00e9.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Don.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">PAUSA.<br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">Dieci rintocchi pi\u00f9 due.<br \/>\nOre dieci e trenta.<br \/>\nDai vetri rotti della finestra di quella lurida stanza entra solenne il suono delle campane che chiamano messa. Questa \u00e8 l\u2019ora della messa dei bambini, e guardi la morte portarsi via in questo giorno santo un altro essere oltre te. Hai la fronte nuovamente bagnata dalla febbre. Poggi le tue labbra all&#8217;orecchio ormai sordo di Miriam bisbigliandole il canto che uomini prima di te ti hanno insegnato<br \/>\n&#8211; E&#8217; Domenica oggi, pertanto, verr\u00e0 la tua morte e tu sarai ancora l\u00ec, in ginocchio davanti la mia mensa, nudo e scalzo, sotto l&#8217;ombra dell&#8217;altissimo inchiodato alla tua croce.<br \/>\nAmen.<\/span><\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_28271\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"28271\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ti lasci alle spalle la porta chiusa a chiave del tuo pulito perfetto studio medico.\u00a0Lasci dietro di te i saluti rispettosi di tutto il reparto, quelli ossequiosi delle infermiere, disciplinati degli specializzandi, ligi della caposala indispettita dal tuo fare altezzoso ma onesto, invidiosi dei colleghi scalpitanti perch\u00e9 sei prossimo alla pensione. Allinei entrambi i piedi [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_28271\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"28271\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":8886,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[359],"tags":[],"class_list":["post-28271","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2016"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/28271"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/8886"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=28271"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/28271\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":28306,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/28271\/revisions\/28306"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=28271"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=28271"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=28271"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}