{"id":28233,"date":"2016-05-26T11:45:55","date_gmt":"2016-05-26T10:45:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28233"},"modified":"2016-05-26T11:45:55","modified_gmt":"2016-05-26T10:45:55","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-tatiana-di-giovanni-fiorentino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28233","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Tatiana&#8221; di Giovanni Fiorentino"},"content":{"rendered":"<p>Ovviamente, nulla di tutto quanto accadde poi avrebbe mai potuto essere immaginato se, quella sera, alla fine del turno, Vincenzo Lo Conte da Ariano, 56 anni, conducente di autobus delle linee urbane della citt\u00e0 di Avellino, regolarmente maritato con Esterina Leone da San Sossio Baronia, un paese che al deposito tutti dicevano \u201cl\u2019ho sentito, s\u00ec, ma dove sta?\u201d, dicevamo: Vincenzo Lo Conte, autista con la passione di niente se non del lavoro e del silenzio, devoto di Padre Pio da Pietrelcina, del quale da anni era intento a realizzare un busto in legno nella sua cantina, non avesse incrociato al rifornimento mezzi il collega Luigi Preziosi, Gino per gli amici, uno con il quale &#8211; s\u00ec e no \u2013 egli aveva preso due caff\u00e8 in trent\u2019anni e scambiato &#8211; s\u00ec e no &#8211; due parole nello stesso tempo, che appena lo vide mut\u00f2 rapidamente la sua espressione, fissandolo con due occhi disorbitati come se avesse visto una madonna pellegrina in transito vicino alla pompa del gasolio, lui che per la madonna, quella madonna, aveva girovagato senza esito da almeno tre quarti d\u2019ora, tra una macchina che partiva e l\u2019altra che rientrava.<\/p>\n<p>&lt;&lt;Enzino, io solo a te non avevo pensato&gt;&gt; disse Preziosi con voce bassa e risoluta, allargando le braccia e accennando un sorriso sornione.<\/p>\n<p>&lt;&lt;Mi dovevi pensare? E chi te l\u2019ha chiesto?&gt;&gt; rispose Vincenzo Lo Conte con lo stesso tono, non dando alcun peso al tentativo di confidenza del collega.<\/p>\n<p>&lt;&lt;Enzo, non ti voglio chiedere mica di cambiare la tua linea per sempre. E\u2019 una vita intera che ti fai i tuoi turni, le tue ferie, il tuo santissimo percorso, le tue ore benedette e te ne torni a casa. Lo sappiamo tutti, qui pure le marmitte lo sanno. Per\u00f2 una volta, una sola volta, un favore me lo puoi fare&gt;&gt;, riprese Preziosi con l\u2019aria di chi ha l\u2019urgenza di calare le sue carte sul tavolo. &lt;&lt;Me lo devi fare&gt;&gt;, concluse perentorio, con un sussulto di coraggio, passando in fretta la mano prima che l\u2019altro proseguisse per la sua strada.<\/p>\n<p>Vincenzo Lo Conte, detto Enzo, si ferm\u00f2 davanti al collega e rimase immobile e assente per pochi secondi, poi d\u2019improvviso sembr\u00f2 cercare qualcosa nella mente, con l\u2019aria di uno che fruga in un baule pesante e misterioso, ma soprattutto aperto di rado. Guardando nel vuoto, con la punta delle dita si stir\u00f2 la pelle della fronte, sulla quale svettava un ciuffo di capelli color oro, unico vezzo apparente in una vita per il resto anonima e circolare. Prese a respirare profondamente e nascose una mano nel borsello nero che portava sempre con s\u00e9. Attraverso i suoi occhi chiari e stretti, al centro di una testa piccola ancorata saldamente su un corpo basso e smilzo, Vincenzo Lo Conte osserv\u00f2 con aria affilata la sagoma che gli si era parata di fronte. Avvert\u00ec come se, ad un certo punto della sua perfetta esistenza, qualcuno, ovverosia Luigi Preziosi detto Gino, autista anziano della linea 1 Atripalda-Mercogliano, avesse voluto provare a metterne in discussione l\u2019ordine preciso e invariabile che essa stessa ormai s\u2019era data, da sola, con un rigore mai scalfito da chicchessia o da alcunch\u00e9. Tuttavia non si scompose, umett\u00f2 con perizia le labbra sottili, ed ebbe a tratti la vaga sensazione che qualcosa stesse per accadere.<\/p>\n<p>&lt;&lt;Dimmi&gt;&gt;, replic\u00f2.<\/p>\n<p>La notizia del cambio di linea tra Vincenzo Lo Conte e Luigi Preziosi fece subito il giro del deposito: non che la cosa avesse una importanza particolare per il servizio, questo \u00e8 certo, ma a nessuno sfugg\u00ec la circostanza che, cosa mai accaduta a memoria d\u2019uomo, il primo si fosse inopinatamente \u2013 \u00e8 il caso di dirlo &#8211; reso disponibile a rinunciare per un paio di settimane al giro ed agli orari del suo storico turno sulla sua linea Piazza Libert\u00e0-Cretazzo per cimentarsi con la linea 1.<\/p>\n<p>Molti ironizzarono sulla improvvisa disponibilit\u00e0 di Enzo. &lt;&lt;Stanotte trema&gt;&gt;, sentenzi\u00f2 definitivamente il pur mite Imbimbo dal pulpito della manutenzione, non senza il dovuto sarcasmo accompagnato da un gesto scaramantico. L\u2019ispettore Genovese, una volta appresa la novit\u00e0, accese una sigaretta carica di sospiri e, seduto davanti allo spaccio aziendale, esib\u00ec a lungo di fronte a tutti uno sguardo interrogativo e ondeggiante tra i cerchi del fumo, come se al deposito ognuno aspettasse da lui la versione ufficiale dei fatti \u2013 cosa, naturalmente, non vera, in quanto al deposito, con tutto quello che si pu\u00f2 dire, ognuno prova a pensare da s\u00e9; qualcun\u2019altro malign\u00f2, invero, su un\u2019intesa segreta tra Lo Conte e Gino Preziosi, che aveva in realt\u00e0 come obiettivo le ferie di agosto, accordo che sarebbe stato stretto, naturalmente, alle spalle degli ignari colleghi; altri, i pi\u00f9, insinuarono che ultimamente Vincenzo avesse un\u2019aria misteriosa pi\u00f9 del solito, che prima o poi c\u2019era da aspettarselo e che in fondo il suo gesto, \u201cestremo\u201d &#8211; cos\u00ec lo aveva definito il collega-filosofo Egidio Colucci, della linea Piazza Kennedy-Pozzo del Sale, era pur sempre da apprezzare; pochi, meno disposti al tormento e al pettegolezzo, dissero che alcuni comportamenti sul lavoro vanno presi per quello che sono e guai a giudicare (&lt;&lt;chi di voi \u00e8 senza peccato\u2026&gt;&gt; si spinse fino al largo il capodeposito Maurizio Pelosi).<\/p>\n<p>Tra Vincenzo Lo Conte ed Esterina Leone le cose non erano pi\u00f9 quelle di un tempo, ammesso che un tempo le cose fossero state, come dire, quelle che dovevano essere. Col passare degli anni la loro unione era sbiadita, come il bianco e nero della foto del loro matrimonio sopra al com\u00f2 della camera da letto, immagine sacra che troneggiava accanto a quella inossidabile dei genitori di lei.<\/p>\n<p>Esterina, casalinga con la passione di niente se non della pulizia, della cucina e del mangiare, pi\u00f9 grande &#8211; in ogni senso &#8211; di Vincenzo, di et\u00e0 di un paio d\u2019anni, di statura di qualche spanna, un corpo da matrona fin da quando ne aveva sedici, aveva sposato l\u2019esile autista in seconde nozze, dacch\u00e9 un infarto le aveva sottratto il primo marito dopo soli pochi mesi di vita coniugale (la fine dello stimato geometra Sabatino Riccio, in verit\u00e0, era rimasta avvolta nel mistero, ma molti erano propensi a credere, per pi\u00f9 circostanze e dettagli che qui non serve riportare, ch\u2019egli avesse esalato l\u2019ultimo respiro a tarda ora, mentre il suo corpo esultava in uno straordinario atto d\u2019amore e sotto il peso delle grosse tette della moglie, la quale per\u00f2, nel frattempo, si era addormentata sul pover\u2019uomo).<\/p>\n<p>I due figli maschi di Vincenzo ed Esterina si erano sistemati, per fortuna, in qualche maniera e da qualche parte, comunque fuori di casa, e loro due avevano preso a vivere da allora una vita ancor pi\u00f9 ordinaria e ordinata di quella fino a quel punto vissuta, senza altre attese ed aspettative, un\u2019esistenza che sembrava ormai non aver pi\u00f9 molto da aggiungere alle loro vite oltre che alla vita stessa. Solo qualche intaglio in pi\u00f9 con lo scalpello sul volto burbero di Padre Pio in cantina. Poche e rituali le parole tra loro, in genere la sera a cena davanti alla tv, rari i gesti d\u2019affetto, l\u2019intimit\u00e0 scomparsa definitivamente. L\u2019ultimo momento non calcolato e prevedibile, tra di loro, sembrava essere quello congelato da una polaroid ingiallita che faceva da segnalibro in un Vangelo dimenticato tra le bollette e qualche catalogo: c\u2019\u00e8 lei vestita a festa che accarezza la chioma di Vincenzo in giacca e cravatta e lui, con la faccia da scemo, che fa finta di scappare.<\/p>\n<p>Nell\u2019austero e modesto appartamento al primo piano di una viuzza interna del Rione San Tommaso di Avellino, solo la voce di un telegiornale locale all\u2019ora di cena scandiva un qualche sentimento del tempo, altrimenti marmoreo e pulito, come le stanze continuamente rassettate dall\u2019infaticabile Esterina.<\/p>\n<p>Le istruzioni per l\u2019uso della Linea 1 non tardarono ad arrivare. Preziosi fece di tutto affinch\u00e9 il taciturno collega, c\u00f2lto da un\u2019enigmatica ed improvvisa disponibilit\u00e0 verso il resto del mondo, non avesse a patire oltremisura il sacrificio umano che si apprestava a compiere, il cambio di orari, di ritmo e \u2013 pi\u00f9 di ogni altra cosa &#8211;\u00a0 di passeggeri. Furono quindi fornite a Vincenzo Lo Conte, che come sempre ascolt\u00f2 senza prestare attenzione, anzi biascicando qualche oscura parola tra s\u00e9 e s\u00e9, le avvertenze sulla fermata personalizzata per il ragionier Picariello a via Roma, sia all\u2019andata che e al ritorno, le rassicurazioni sulla salute mentale dell\u2019anziano Modestino Valente (&lt;&lt;sale a Cappella Baratta, sbraita ad alta voce contro il sindaco o un malcapitato qualsiasi e scende alla fermata dopo sbattendo i pugni contro la porta, tre volte in tre ore: tu fai finta di niente&gt;&gt;), la descrizione dei petulanti coniugi Taccone, che gli studenti a bordo avevano ribattezzato Tes\u00f2-Amo\u2019, che sembra non abbiano mai considerato seriamente il precetto di non parlare al conducente, l\u2019imitazione della voce della vecchia nobildonna Genoveffa Salvi in Carulli, che a via Nappi chieder\u00e0 ogni volta \u2013 come in effetti non manc\u00f2 di accadere &#8211; di scendere dalle porte anteriori perch\u00e9, a detta sua, dalle porte centrali scendono tutti, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Di Tatiana, per\u00f2, Preziosi non fece alcun cenno.<\/p>\n<p>Alle ore 10:05 del mattino del primo mercoled\u00ec di servizio sulla nuova linea, Vincenzo Lo Conte detto Enzo, in sostituzione del collega Preziosi provvisoriamente assegnato ad altra linea per motivi personali, effettu\u00f2 con puntualit\u00e0 la fermata Torelli in direzione Avellino. Voltatosi verso le porte appena aperte, osserv\u00f2 di fronte a s\u00e9 un paio di persone che salivano a bordo e, in attesa di riprendere il percorso, fu attratto dai movimenti lenti e aggraziati di una di esse: carnagione olivastra, occhi larghi e scuri, lunghi capelli castani che confondevano un viso docile ma dai lineamenti precisi. Il suo corpo giovane, magro, non alto, avvolto in un vestito attillato sotto un cappottino nero appena sbottonato, restava in perfetto equilibrio sui lunghi stivali dagli alti tacchi. Al polso un braccialetto in cuoio, con una scritta. Lo Conte attese che entrambi i nuovi entrati si sedessero, si schiar\u00ec la voce con tre colpi secchi di tosse come se dovesse dire qualcosa a qualcuno, e ripart\u00ec.<\/p>\n<p>Il giorno successivo, alla stessa ora, quella strana creatura che, entrando nell\u2019autobus la mattina prima, era riuscita a far breccia negli occhi di Enzo, ricomparve alla fermata e, con le stesse eleganti movenze, i suoi tacchi, il suo bracciale, il suo sguardo, sal\u00ec i pochi scalini per andare a sedersi proprio alle spalle del posto di guida: al suo passaggio, una folata di profumo si pos\u00f2 sul collo del conducente e lo abbracci\u00f2 con leggerezza mentre egli, con una mano distratta tra i capelli, provava a dare forma e direzione alla chioma giallognola che oscillava sulla sua testa. Dopo circa un quarto d\u2019ora di viaggio, durante il quale Vincenzo Lo Conte non smise di cercare ogni motivo per lanciare pi\u00f9 di un\u2019occhiata dietro di s\u00e9, giunti a via Pianodardine, vide nello specchio retrovisore il riflesso di quella figura in piedi al centro dell\u2019autobus e ormai pronta per scendere, cosa che infatti fece appena le porte furono aperte all\u2019unica fermata lungo Via Maddalena.<\/p>\n<p>Enzo tard\u00f2 volutamente a ravviare la marcia e si smarr\u00ec per alcuni secondi in quel profilo elegante, diretto con aria assorta verso una vecchia palazzina, non distante da dove s\u2019era fermato, isolata e apparentemente disabitata.<\/p>\n<p>Nei giorni che seguirono, gli orari, il percorso e la scena non mutarono. Una mattina, trovandosi in anticipo sulla tabella di marcia del turno delle dieci, Vincenzo Lo Conte rallent\u00f2 la velocit\u00e0 verso Avellino temendo di non riuscire ad incrociare quella persona dalla quale egli si accorse, con sorpresa, di attendersi uno sguardo e della quale, con una certa ansia, sperava di decifrarne gli occhi e sentirne vicina, sia pure per un poco, la presenza.<\/p>\n<p>Alla fine dell\u2019ultima giornata di lavoro sulla linea 1, rinvenne per caso a terra e sotto il suo sedile, il piccolo bracciale che egli aveva gi\u00e0 visto e che ben conosceva. La scritta \u201cTatiana\u201d, incisa su quella striscia di pelle leggermente usurata, lo attravers\u00f2 senza preavviso, come un coltello infuocato nella sua carne: chiuse gli occhi, pass\u00f2 fugacemente il bracciale sotto il naso come per divorarne in segreto tutti gli odori e infine lo ripose con cura nel suo borsello.<\/p>\n<p>Al deposito, gli osservatori dello spaccio aziendale, tra gli altri, avevano notato un certo cambiamento in quell\u2019autista normalmente opaco, silenzioso e riservato: pi\u00f9 di ogni altra cosa, i pantaloni di jeans, che egli aveva ormai da molto tempo dismessi, la cura rinnovata per la pettinatura e la peluria sul viso finalmente rasa, furono oggetto di qualche colorito commento tra un caff\u00e8 e l\u2019altro. Esterina, a casa, non diede particolare importanza a piccoli segnali che pure non manc\u00f2 di notare, neanche quando il marito le comunic\u00f2 una sera di aver deciso di rinunciare alla consueta passeggiata del dopocena per il rione preferendo invece fare un giro in macchina &lt;&lt;per cambiare aria&gt;&gt;, e rincasando dopo qualche ora, mentre lei gi\u00e0 dormiva profondamente.<\/p>\n<p>Il giorno che Vincenzo Lo Conte riprese servizio sulla linea Avellino-Cretazzo, quasi tutti i passeggeri salutarono il suo ritorno come un segno di ripristinata normalit\u00e0: il collega Preziosi, anch\u2019egli rimessosi al timone della linea 1, quella mattina lo aveva ringraziato davanti a tutto il deposito per il cambio concesso e lui, abbassando la testa,\u00a0 si era schernito dicendo &lt;&lt;dovere&gt;&gt;, cacciandosi una mano in tasca e affondando l\u2019altra nel borsello. Durante la guida, per tutta la mattinata, pens\u00f2 a sua moglie, alla casa e a nient\u2019altro. Non vide l\u2019ora di fare rientro. Il pomeriggio lo pass\u00f2, come spesso accadeva, nella cantinetta al piano seminterrato, provando ad aggiustare una vecchia radio e continuando il lavoro minuzioso sul busto in legno di Padre Pio da Pietrelcina.<\/p>\n<p>Quando la sera si sedette a tavola, osserv\u00f2 con tenerezza sua moglie di spalle mentre alla cucina versava la pastina calda nei due piatti. La donna si volt\u00f2 con un movimento goffo e impacciato, serv\u00ec il marito, poi pos\u00f2 il piatto per s\u00e9 e si sedette. Nessuno dei due si sforz\u00f2 di parlare all\u2019altro, come sempre accadeva. Entrambi presero a mangiare mentre il telegiornale locale seguitava a fornire dettagli sulla notizia del giorno, il ritrovamento in una vecchia casa in periferia del corpo senza vita, segnato da numerose ferite inferte con uno scalpello, di Julio Almeida Dos Santos, transessuale di 24 anni, conosciuto nell\u2019ambiente col nome di Tatiana.<\/p>\n<p>Esterina Leone, d\u2019un tratto, si ferm\u00f2 tenendo il cucchiaio a mezz\u2019aria, la bocca chiusa e masticando qualcosa nella testa: guard\u00f2 il marito aspettando ch\u2019egli parlasse. Vincenzo Lo Conte avvert\u00ec l\u2019attesa vigile della moglie, sollev\u00f2 lentamente il capo dal piatto, la guard\u00f2 negli occhi e disse: &lt;&lt;Manca di sale&gt;&gt;.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_28233\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"28233\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 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