{"id":28216,"date":"2016-05-26T11:35:58","date_gmt":"2016-05-26T10:35:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28216"},"modified":"2016-05-26T11:35:58","modified_gmt":"2016-05-26T10:35:58","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-domus-di-sara-vallefuoco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28216","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Domus&#8221; di Sara Vallefuoco"},"content":{"rendered":"<p>Nel 1957, durante i lavori di costruzione della strada litoranea tra Terracina e Gaeta, venne alla luce un\u2019intera villa romana appartenuta all\u2019imperatore Tiberio, che la us\u00f2 fino a quando, atterrito da una frana che per poco non lo ammazz\u00f2, gli prefer\u00ec una nuova dimora sull\u2019isola di Capri. La villa di Tiberio \u00e8 una serie mirabile di diversi edifici e ambienti affacciati verso il mare, pensati intorno a un cortile porticato. Tra questi, anche un impianto termale, una fornace e un forno per cuocere il pane. C\u2019\u00e8 un posto nella zona da cui si pu\u00f2 ammirare la villa di Tiberio nella sua interezza. E\u2019 a sua volta un\u2019altra villa, moderna, costruita da un imprenditore dell\u2019hinterland romano, poi svenduta dopo il fallimento della sua impresa. E\u2019 stato Tommaso a portarmi l\u00ec la prima volta, davanti al cancello di quella che era stata la villa di suo padre. La vista era da mozzare il fiato. Ogni ambiente della villa romana si offriva chiaro e distinto in tutta la sua razionalit\u00e0 e abilit\u00e0 di progettazione. Sembrava un modello di perfezione cui era stato tolto il tetto per consentire una visione migliore. Di fatto, un meraviglioso relitto. Ricordo che pensai proprio questo. Togliere un tetto a una casa \u00e8 renderla inadatta alla vita.<\/p>\n<p>&#8211; Non vedi come si \u00e8 ridotto tuo padre? E\u2019 incredibile come si possa diventare. Era un cos\u00ec bel ragazzo, mi disse la zia dopo un lungo silenzio.<\/p>\n<p>&#8211; Far\u00e0 settant\u2019anni a ottobre, zia Dolores. Non mi sembra se li porti cos\u00ec male, risposi divertita.<\/p>\n<p>&#8211; No, non se li porta male. Passa solo intere giornate a invecchiare, ecco tutto.<\/p>\n<p>Da quando zia Dolores aveva iniziato la sua vita <em>singolare<\/em> (come diceva lei, e come avevamo finito per dire tutti), non si poteva lasciarla per troppo tempo da sola, perci\u00f2 mi ero offerta di tenerle compagnia nel dopopranzo per far riposare i miei genitori.<\/p>\n<p>Per essere l\u2019inizio di aprile, era piuttosto caldo. Avevo sommato qualche giorno di permesso dal lavoro ed ero tornata nella casa di famiglia, una vecchia casa colonica tra Gaeta e Sperlonga a un solo piano, con un cortile ampio, un pozzo, due costruzioni minori dove mio nonno ricoverava attrezzi e animali, e un forno in muratura per cuocere pane e focacce. Allora vivevo centocinquanta chilometri pi\u00f9 a nord, disegnavo oggetti di design per una ditta laziale, ed ero il tipo di ragazza che riteneva le rose galleggianti imprescindibili in un matrimonio. Ero partita per il paese con l\u2019idea di pianificare il mio banchetto di nozze, perci\u00f2 non mi pesava affatto trascorrere un paio d\u2019ore con zia Dolores sotto il grande tiglio di casa. Avevo tutto il tempo che volevo per pensare alla distribuzione dei tavoli, ricoperti con tovaglie avorio ricamate nello stile locale, attualizzato dal colore tono su tono. Al centro di ogni tavolo, ciotole colme d\u2019acqua con dentro delicate rose bianche galleggianti. Tuttavia, nel momento in cui mia zia aveva cominciato a criticare la vecchiaia di mio padre, molte delle certezze cui mi ero aggrappata si erano gi\u00e0 incrinate. Sono gli scherzi della memoria adulta, che si ostina a trasfigurare i luoghi dell\u2019infanzia continuando a guardarli con gli occhi di un bambino. Il cortile che mi ero immaginata punteggiato di nuvole avorio era molto pi\u00f9 piccolo, insufficiente, e irregolare, e rustico. La ghiaia lasciava intravedere il terreno polveroso in molti punti, e le radici degli alberi pi\u00f9 alti creavano curiosi intrecci su cui qualsiasi tavolo, perfino il nostro tavolino da caff\u00e8, avrebbe traballato.<\/p>\n<p>&#8211; Cos\u2019\u00e8 questa palla di vetro che tua madre ha messo sul tavolino?<\/p>\n<p>&#8211; Un portacandele, zia. Mamma si allena per quando arriveranno gli ospiti. Questa sera ci metter\u00e0 dentro una candelina e vedremo che luce far\u00e0.<\/p>\n<p>&#8211; Perch\u00e9? Prevede che morir\u00e0 qualcuno?<\/p>\n<p>Avevamo sempre riso di tutto, io e la zia. Quando mia madre ci aveva raccontato di voler aprire un bed and breakfast dopo il mio matrimonio rimettendo a nuovo la vecchia stalla, zia Dolores aveva commentato che le sembrava un ottimo affare. C\u2019\u00e8 molta gente che quando va in vacanza non sa dove lasciare gli animali.<\/p>\n<p>&#8211; La zia Dolores non \u00e8 pi\u00f9 lei da molto tempo, ci teneva a spiegarmi mia madre pressoch\u00e9 ogni giorno. \u2013 Non credere a una parola di quello che ti dice.<\/p>\n<p>&#8211; Leda cara, tua sorella dice stranezze da quando \u00e8 nata. Ma \u00e8 solo perch\u00e9 ha sempre visto pi\u00f9 in l\u00e0 di tutti. E forse avremmo fatto bene ad ascoltarla di tanto in tanto, ribatteva mio padre.<\/p>\n<p>Negli anni passati zia Dolores tornava spesso dai miei a dare il suo parere non richiesto. Era lei, o meglio le sue idee, la principale causa di frizione tra mia madre e mio padre, dato che il marito, a quanto io mi ricordi, finiva sempre per dare torto alla moglie. Negli ultimi anni le sue visite erano diventate sempre pi\u00f9 rare.<\/p>\n<p>&#8211; Ti piace stare qui, zia Dolores? Voglio dire: ti manca un po\u2019 la tua casa di Roma?<\/p>\n<p>&#8211; Roma \u00e8 dietro l\u2019angolo. E poi tanto ci torno domani.<\/p>\n<p>&#8211; Domani no, zia. Domani non puoi. Domani arriva Tommaso. Lo devi conoscere.<\/p>\n<p>Tommaso e io ci saremmo dovuti sposare il 10 di luglio. Era stata di sua madre, l\u2019idea di organizzare il matrimonio qui, alle pendici dei Monti Aurunci. Sua madre adora questa costa. Sperlonga soprattutto, e la sua villa affacciata sull\u2019altra, mirabile villa di Tiberio. Era qui che trascorreva le vacanze estive con suo marito e i bambini quando la fabbrica di infissi prosperava e ogni famiglia dei dintorni contava almeno un membro che ci lavorava come operaio o dipendente. Poi, negli ultimi anni, il fallimento. Il pap\u00e0 di Tommaso non resse a tanto. Lo trovarono impiccato a una corda in uno dei suoi capannoni di Frascati. Conobbi Tommaso proprio in quei giorni terribili. Non mi vanto particolarmente di essermi voluta infilare nella sofferenza altrui. Gli lasciai un biglietto di condoglianze nella buca delle lettere. Quando venne a ringraziarmi di persona gli offrii un caff\u00e8 e i miei migliori sorrisi.<\/p>\n<p>&#8211; Ma davvero gli hai aperto in pigiama!<\/p>\n<p>Zia Dolores adorava ascoltare quella scena. A volte avevo la sensazione che dimenticasse a bella posta le cose del passato per il gusto di sentirsi raccontare tutto daccapo, per bere di nuovo alle sorgenti della giovent\u00f9. Mentre le descrivevo per l\u2019ennesima volta il mio primo incontro con Tommaso, nella sua testa c\u2019era forse un altro caff\u00e8, un altro pigiama, altre parole, altri sorrisi che le premeva rievocare. Degli amori giovanili di zia Dolores sapevo poco. Mia madre filtrava sempre i suoi racconti, una cosa simile a quando da ragazzina mi metteva la mano sugli occhi davanti ai ragazzi che si baciavano in piazzetta. Era come se l\u2019amore altrui fosse una malattia grave che avrebbe potuto contagiarmi, data la mia povert\u00e0 di difese immunitarie.<\/p>\n<p>&#8211; Questa palla di vetro non piace nemmeno a me, zia. Piuttosto, dei piccoli porta lampada di carta colorata. Lo diremo alla mamma. Magari di un verde mela, un tono delicato che richiami le foglie del tiglio.<\/p>\n<p>&#8211; Un tiglio non \u00e8 un melo. Ma del resto una stalla non \u00e8 un albergo, mi rispose a scoppio ritardato zia Dolores. E poi si assop\u00ec.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Considerai che, se davvero mia madre aveva mai avuto la seria intenzione di affittare camere mettendo a nuovo le stalle, sarebbe stato il caso di farlo prima del matrimonio. Una struttura di mattoni appena smaltata e ripulita sarebbe stata di sicuro un fondale migliore che una serie di vecchie assi di legno scurito dal tempo, che fungevano da ricovero per qualsivoglia attrezzo mio padre era capace di reperire in giro. Avrei dovuto chiarire queste cose con lei, prima dell\u2019arrivo di Tommaso. Quanto a mio padre, aveva rimediato negli ultimi mesi una quantit\u00e0 impressionante di sedie e tavolini pieghevoli, che giacevano accatastati appena dietro il muro di casa. Quel legno scadente pi\u00f9 adatto a una trattoria che a un banchetto di nozze non sarebbe arrivato al 10 di luglio sotto il vento secco e il sole cocente, motivo per cui mio padre aveva coscienziosamente coperto il tutto con una cerata verde oliva. Affondai i miei pensieri in un respiro profondo, e in quel momento arriv\u00f2 mio padre con il primo caff\u00e8 del pomeriggio.<\/p>\n<p>&#8211; Pensavo dormissi, Dolores. A tutti i modi, c\u2019\u00e8 caff\u00e8 anche per te.<\/p>\n<p>&#8211; Come si \u00e8 fatto vecchio, Toni. Ogni giorno che passa, sempre pi\u00f9 vecchio.<\/p>\n<p>L\u2019indomani arriv\u00f2 Tommaso. Al mattino andammo in giro per la zona. Fu allora che mi port\u00f2 in cima alla collina, davanti a un cancello imponente, che una volta era stato di un verde cupo ma brillante, e che ora mostrava vari cedimenti alla ruggine. Mi mostr\u00f2 attraverso quelle sbarre la casa che era stata di suo padre e della sua famiglia, e mi promise che un giorno l\u2019avrebbe riacquistata, per sua madre, per sua sorella, per tutti. Anche per me. Cos\u00ec disse. Non c\u2019era gioia o esaltazione nelle sue parole. Piuttosto, pensai, una brama di espiazione. Quella villa era il tentativo di porre fine a un lungo rimorso. Di non esserci stato, di non essere stato attento abbastanza, forse. Tutti pensieri che trovavo perfettamente normali per chi aveva subito una perdita in un modo cos\u00ec doloroso.<\/p>\n<p>Tornammo che era gi\u00e0 ora di pranzo. Feci gli onori di casa. Tommaso mi fece notare cauto che nessun tavolo sarebbe potuto stare in equilibrio su quelle radici, e che le tovaglie color avorio di cui gli avevo parlato non si intonavano con il colore della casa rattoppato di un rosa ingrigito dal tempo. E la vecchia stalla? Dove avevo pensato di nasconderla? La sua espressione seria e fintamente divertita mi faceva credere che non aveva mai pensato potessero esistere case diverse da quella di suo padre e di Tiberio.<\/p>\n<p>Mia madre trov\u00f2 Tommaso bello ed elegante, e si preoccup\u00f2 oltremisura della polvere di ghiaia e della terra che ombravano le sue scarpe di pelle lucida. Aveva allestito un pranzo solo di poco inferiore a quello di nozze, con evidente scopo dimostrativo. Aveva sentito dire che i ristoranti offrono sempre agli sposi un pranzo gratuito per provare il menu scelto. Tommaso si lasci\u00f2 andare a molti complimenti, non avendo affatto compreso che quello sarebbe stato il nostro menu di nozze. Sono sicura che il coniglio alla cacciatora non rientrava nei suoi programmi, ma non ho avuto mai modo di chiederglielo.<\/p>\n<p>Zia Dolores sembrava a tratti molto stanca, ma piuttosto presente. Ci fece compagnia a suo modo. Ci raccont\u00f2 della festa di fidanzamento dei miei genitori durante la quale mio padre aveva portato a mio nonno una mucca in regalo. Disse anche che mia madre per non sfigurare si era agghindata come un vitello alla fiera. Risero tutti molto. Poco prima del dolce la zia si assop\u00ec. Mia madre entr\u00f2 in cucina lasciandoci soli, Tommaso, mio padre, la zia addormentata ed io, sotto l\u2019ombra protettiva del tiglio. Quando la zia si svegli\u00f2, il suo umore era cambiato. Le capitava, dopo un breve sonno, di perdere l\u2019orientamento come quando ci si sveglia da un sogno troppo coinvolgente.<\/p>\n<p>&#8211; Non lo sposer\u00f2. Non ti sposer\u00f2, Toni, per niente al mondo.<\/p>\n<p>&#8211; Non sei tu che devi sposarti, Dolores, scherz\u00f2 mio padre. &#8211; Sono Cristina e Tommaso.<\/p>\n<p>Solo allora la zia parve riconoscere chi c\u2019era con lei.<\/p>\n<p>&#8211; Ti ricordi Toni? Quando andavamo al fiume a fare l\u2019amore, passavamo un sacco di tempo a fare progetti. Io volevo andare a Roma, per studiare. Volevo diventare una scrittrice. Bada bene che avevo fatto a malapena la sesta elementare. Anche Toni voleva andare a Roma per vedere il papa. Al che, io gli dicevo \u2018Scappiamo insieme, Toni\u2019. Era bello, Toni. Aveva la pelle liscia, i muscoli alle braccia, e un viso dolce.<\/p>\n<p>Cominciavo a essere a disagio. Mi alzai dalla sedia di scatto, sperando che il rumore interrompesse quel vaneggiamento. Cominciai a tirare via i piatti sporchi. Mio padre le diceva \u2018Dolores, basta, non sai quello che dici.\u2019 Le aveva preso la mano e gliela stringeva forte, forse un po\u2019 troppo forte. Pensai che le stesse facendo male.<\/p>\n<p>&#8211; Un giorno Toni venne qui, sotto il tiglio. \u2018Sono venuto a parlarti con il permesso di mio padre\u2019, mi disse. Immaginai che fosse l\u00ec per dirmi che saremmo partiti per Roma la sera stessa. E invece mi disse: \u2018Dolores, mi vuoi sposare?\u2019 Gli risi in faccia. Figurati se volevo sposarlo! Figurati se volevo restare con lui a mangiare fave per tutta la vita. Si arrabbi\u00f2. Si arrabbi\u00f2 moltissimo.<\/p>\n<p>Tommaso era confuso. Giocava con il tovagliolo pur di non alzare lo sguardo. Era il nome a confonderlo, ovviamente. Non era sicuro di poter assecondare i ricordi amorosi della zia, dato che lo sposo rifiutato si chiamava Toni come il suo futuro suocero.<\/p>\n<p>&#8211; Quella sera nostro padre fece il grande annuncio. \u2018Quanto \u00e8 vero che mi chiamo Giuseppe, in questa casa ci sar\u00e0 un matrimonio!\u2019, disse. Era contento morto. Una moglie e tre figlie femmine: non vedeva l\u2019ora di mettersi un maschio in casa.<\/p>\n<p>&#8211; Dolores, adesso basta, intervenne mio padre duro. Sbatt\u00e9 un pugno sul tavolo. Tommaso sobbalz\u00f2. La zia Dolores non diede segno di essersene accorta. Io invece sarei voluta scomparire. Lasciai la catasta di piatti al centro del tavolo e mi mossi verso di lei.<\/p>\n<p>&#8211; Zia, non agitarti, non ti fa bene, le dissi massaggiandole le spalle. Provai a distrarla con domande stupide, le chiesi se aveva troppo caldo, o se non sentisse troppa aria, se voleva che le prestassi i miei occhiali da sole. Lei mi rispondeva no, senza guardarmi. Fissava un punto lontano, e quando riprese a parlare lo fece come qualcuno che descrive una scena davanti ai suoi occhi. Credo fosse allora che mia madre usc\u00ec di casa con la teglia del tiramis\u00f9 tra le mani. Ne aveva preparati due, uno con la ricetta classica, savoiardi e mascarpone, e un altro con la ricetta light, come aveva imparato a dire dai programmi di cucina di Raiuno, ricotta e pavesini.<\/p>\n<p>&#8211; Ero pronta a smettere di mangiare e di bere pur di non sposarmi. Ma quando mio padre alz\u00f2 il bicchiere e disse: \u2018Toni ha chiesto in sposa la nostra Leda, e io ho detto di s\u00ec\u2019 pensai: Bastardo di un Toni, vendicarsi chiedendo la mano di mia sorella. Leda si teneva una mano sulla bocca. Povera stupida. Disse di s\u00ec con un gridolino da cucciolo di cane. E tutti facemmo festa.<\/p>\n<p>In una frazione di secondo accadde tutto. Mio padre, accortosi della presenza di mia madre, colp\u00ec mia zia al volto. La perfetta dimostrazione di un manrovescio. Dal naso le usc\u00ec un rivolo di sangue. Fu la scena pi\u00f9 crudele e pi\u00f9 feroce cui abbia mai assistito. Tommaso balz\u00f2 in piedi. Fece per soccorrere la zia. Dovette scansare mio padre di peso. Schiacci\u00f2 con le sue belle scarpe di cuoio un pasticcio di cocci di ceramica, di savoiardi \u2013 o forse erano pavesini &#8211; e di crema mezzo gialla e mezzo marrone. Mia madre alle nostre spalle si teneva una mano sulla bocca, come la sera dell\u2019annuncio del suo matrimonio. Non avevo dubbi che quella storia fosse vera. Era la prima volta che vedevo mio padre alzare le mani. Menava i cani con il giornale per addestrarli, e questa era tutta la violenza di cui lo avevo visto capace nella mia vita. Non avevo dubbi che mia madre non ne sapesse niente. Mi chiedevo quanto avesse sentito esattamente. Rinsavii sentendo la voce di Tommaso che mi gridava di bagnare un tovagliolo con l\u2019acqua.<\/p>\n<p>Ho dei ricordi confusi su quello che successe dopo. Vidi mio padre salire sulla sua vecchia 127 verde e andare via. Nelle notti successive mi parve di sentire rumori nel capanno degli attrezzi, e pensai che avrebbe cercato un ricovero l\u00ec. Mi ero sbagliata. Lo aspettai invano per giorni. Venni poi a sapere dalla gente del paese che si trovava da un suo fratello a Minturno, o almeno quella era la voce che si era premurato di mettere in giro.<\/p>\n<p>Tommaso torn\u00f2 a Roma da solo: data la situazione, convenimmo che non era il caso che mi allontanassi.<\/p>\n<p>Mia madre non parl\u00f2 pi\u00f9 per un tempo infinito. Se ne fossi stata capace, l\u2019avrei presa per le spalle e l\u2019avrei scrollata come un albero di noci. Al mattino metteva una sedia in cortile, ci si sedeva sopra e l\u00ec restava fino a sera. Mi occupai io di mia zia. Aveva un brutto ematoma. Zia Dolores parlava per tutte e tre, a sprazzi. Non torn\u00f2 pi\u00f9 sull\u2019argomento. Era come se mio padre glielo avesse ricacciato in gola con la forza. Aveva trovato altri cardini per i suoi pensieri sempre pi\u00f9 spezzettati. Mi chiedeva in continuazione se era tutto pronto per il banchetto di nozze. Quando era in presenza di mia madre, ripeteva sempre e solo una frase: \u2018Led\u00f9, tutto torna a posto, Led\u00f9.\u2019 Poi si metteva a piagnucolare. Quanto a me, mi sentivo preda di una febbre continua. Era caldo, ma avevo sempre i brividi. Mi ricordo che ero ossessionata dall\u2019idea che mia madre e mia zia non si lavassero abbastanza. Nessuna delle due pareva molto intenzionata a farlo, per motivi diversi, e spendevo la maggior parte delle mie energie a convincerle. Mi sembrava che l\u2019acqua e il sapone a poco a poco ci avrebbero ripulito tutti.<\/p>\n<p>Avvisai al lavoro, sarei stata in ritardo con la consegna del nuovo progetto. Mi fecero capire che questo avrebbe pesato sul rinnovo del mio contratto, in scadenza ad agosto. Tommaso chiamava tutti i giorni, ogni mattina, dall\u2019ufficio. Anche lui aveva trovato un cardine per i suoi pensieri. Voleva che denunciassi mio padre. Mi ripeteva che era un delinquente, capace di colpire una vecchia demente e chiss\u00e0 di cos\u2019altro, negli anni in cui ero stata lontana a disegnare lampade. Ricordo che mi destabilizzava molto il modo in cui aveva aggettivato tutta la mia famiglia. Mi chiesi chi ero io per lui. Forse una povera stupida come mia madre. In un\u2019ultima telefonata si rifer\u00ec a mio padre come il responsabile dello sfascio della mia famiglia. Fu allora che dissi l\u2019indicibile. Dissi che come paladino della giustizia non era poi un granch\u00e9. Dissi che la sua sete di giustizia puzzava tanto di coscienza sporca. Dissi infine che chi \u00e8 violento verso se stesso \u00e8 in grado di sfasciare una famiglia come e pi\u00f9 di chi \u00e8 violento verso gli altri. Poi, non sopportando il peso delle mie stesse parole, riagganciai.<\/p>\n<p>Non feci in tempo a piangere che apparve mia madre. Si era finalmente cambiata vestito. Aveva indosso uno dei suoi abiti a fiori sgargianti incrociati sul davanti. Si era rimboccata le maniche, aveva tirato fuori una testa d\u2019aglio, una padella, l\u2019oliera, una scatola di pelati. Era decisa a fare il sugo, evidentemente. Respirai l\u2019odore del soffritto cercando di cacciare indietro le lacrime. Zia Dolores era seduta su una sedia accanto al tavolo, in quello che era diventato, nei giorni bui che stavamo vivendo, il suo solito angolo. D\u2019un tratto mia madre si gir\u00f2 verso di me, e indicando sua sorella con il cucchiaio di legno sentenzi\u00f2:<\/p>\n<p>&#8211; Lei non c\u2019entra niente. Non \u00e8 colpa sua.<\/p>\n<p>Ecco dunque cos\u2019era quel suo mutismo ostinato e irritante. Il giudice era chiuso in camera di consiglio. Aveva ripassato dentro di s\u00e9 i motivi dell\u2019accusa e quelli della difesa. Aveva ripercorso pi\u00f9 di quarant\u2019anni di matrimonio, pi\u00f9 i pochi mesi di fidanzamento. Aveva riascoltato i mille e pi\u00f9 dialoghi che dovevano essere intercorsi tra lei, sua sorella e mio padre. E infine, aveva deliberato. Mia zia era innocente. Il colpevole, come si premur\u00f2 di dire pi\u00f9 e pi\u00f9 volte al vicinato, aveva dovuto soccorrere il fratello in seria difficolt\u00e0 con i suoi campi e i suoi animali a Minturno.<\/p>\n<p>Tempo dopo, circa un anno fa, zia Dolores mor\u00ec di infarto. La sorte le aveva risparmiato la parte peggiore della sua malattia, che comunque fece in tempo a renderla quasi del tutto invalida e molto assente nei pensieri.<\/p>\n<p>Allestimmo una camera ardente all\u2019ingresso. Era quasi l\u2019ora di pranzo quando vidi, sotto l\u2019arco di accesso al cortile, mio padre. Aveva il cappello di paglia in mano e un bottone nero appuntato su una giacca non sua. Ero andata pi\u00f9 di una volta a cercarlo da mio zio. Non aveva mai tolto le mani dalla terra per parlarmi. Si era limitato a dirmi che non poteva tornare. Non poteva, punto e basta. Ecco un altro che deve espiare fino a farsi male, pensai. Quando mia madre lo vide \u2013 stava parlando con una cugina di secondo grado venuta per le condoglianze e per il rosario \u2013 entr\u00f2 in casa e gli prepar\u00f2 un caff\u00e8.<\/p>\n<p>Con le vecchie case coloniche la cosa migliore da fare \u00e8 togliere ogni velleit\u00e0 di giovent\u00f9 e ogni traccia di immodestia. E\u2019 imprescindibile essere onesti. Sotto l\u2019intonaco rosa risalente alla mia infanzia sono emerse pietre ancora belle da lasciare a vista. Le stalle alla fine sono rimaste stalle, ma qualche animale ben curato \u00e8 un\u2019ottima attrattiva per i bambini. Il forno in muratura continua a sfornare pizze e focacce. L\u2019unica soluzione per non far rovesciare i tavolini instabili \u00e8 stata quella di sceglierli pesanti, in ferro battuto. Li usiamo per la colazione del mattino e per gli aperitivi. Qualcuno vuole anche cenarci, la domenica e le altre sere di festa in cui offriamo un semplice buffet freddo. In tal caso, aggiungiamo volentieri un piccolo portacandele. Dopotutto, sembra essere tornato il tetto, sopra questa casa.<\/p>\n<p>Stamattina sono andata a fare una passeggiata, da sola. Ho preso la macchina e mi sono addentrata verso i monti Aurunci. Sono salita fino alla villa disabitata per ammirare un\u2019ultima volta da l\u00ec la domus di Tiberio, e il mare. Sar\u00e0 difficile che io possa tornarci ancora. In paese corre voce che il figlio del precedente proprietario, quello che si \u00e8 impiccato, l\u2019abbia ricomprata. Pare che i lavori di ristrutturazione siano imminenti, e che dalla prossima estate Tommaso, fresco di nozze, torner\u00e0 a villeggiare l\u00ec con sua moglie, sua madre e tutta la sua famiglia. Dopotutto, aveva avuto ragione la zia. Come ebbe a dire mio padre, lei vedeva pi\u00f9 in l\u00e0. Suo malgrado, le piaceva stare sempre pi\u00f9 in alto di tutti noi; da l\u00ec non poteva fare a meno di osservare le case scoperchiate, per poi perdere lo sguardo fin oltre il mare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_28216\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"28216\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1957, durante i lavori di costruzione della strada litoranea tra Terracina e Gaeta, venne alla luce un\u2019intera villa romana appartenuta all\u2019imperatore Tiberio, che la us\u00f2 fino a quando, atterrito da una frana che per poco non lo ammazz\u00f2, gli prefer\u00ec una nuova dimora sull\u2019isola di Capri. La villa di Tiberio \u00e8 una serie mirabile [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_28216\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"28216\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":8869,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[359],"tags":[],"class_list":["post-28216","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2016"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/28216"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/8869"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=28216"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/28216\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":28254,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/28216\/revisions\/28254"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=28216"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=28216"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=28216"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}