{"id":28125,"date":"2016-05-24T21:17:29","date_gmt":"2016-05-24T20:17:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28125"},"modified":"2016-05-24T21:17:29","modified_gmt":"2016-05-24T20:17:29","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-come-non-mi-vuoi-di-marta-cabelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28125","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Come non mi vuoi&#8221; di Marta Cabelli"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Ho appena fatto l\u2019amore con uno sconosciuto. E\u2019 ancora di l\u00e0 sotto le mie coperte. Ho il suo odore sulla pelle. Sa di vaniglia e di tabacco, mentre l\u2019orologio sul comodino lampeggia le tre. Si \u00e8 addormentato esausto a gambe larghe. Emette un timido verso con la bocca che assomiglia a una preghiera sussurrata a mezze labbra. Forse se lo conoscessi meglio, si rivelerebbe un cattolico praticante o un luterano predestinato, ma di lui non so nulla, a parte che \u00e8 bello come un\u2019opera d\u2019arte rinascimentale ed ha un alito che assomiglia a un giardino incantato. Alle sei faranno giusto dieci ore che ci conosciamo, ed io ho deciso di andarci a letto dopo mezz\u2019ora che lo avevo visto. Il resto \u00e8 stato solo routine, meccanismi consolidati di approccio e rodati negli anni che mi porto addosso. Una recitazione che mi rende un\u2019attrice non protagonista d\u2019infimo ordine, se sapessero come recito nella stessa maniera qualsiasi copione mi viene proposto. Prima di addormentarsi mi ha sussurrato all\u2019orecchio che io sono la sua donna ideale, un po\u2019 madre e un po\u2019 troia, poi si \u00e8 girato ed ha cominciato a russare istantaneamente, senza neanche darmi il tempo di rispondere. Ma forse \u00e8 meglio cos\u00ec. La verit\u00e0 in certi casi \u2013 \u00e8 questo \u00e8 uno di quelli &#8211; \u00e8 dannatamente pericolosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono le quattro e il vento sta diventando freddo, una luna scontrosa si sta facendo largo tra le nuvole nere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sveglio di soprassalto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono le otto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cerco di svegliarlo dandogli dei colpetti sulla schiena, ma niente. Riprovo pi\u00f9 forte e solo allora sento un grugnito da animale stanato. \u00a0Siamo talmente vicini che non riusciamo a vederci. Il suo odore \u00e8 rimasto invariato. I suoi gesti sono ancora gentili. Lo guardo negli occhi. Ha due stupende pupille color verde bottiglia, mi ricordano \u00a0il mare di Acciaroli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Mi dispiace ma devi andare, <em>lui <\/em>sar\u00e0 qui entro le 10, \u00a0&#8211; gli dico categorica e abbasso lo sguardo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0&#8211; Va bene, come vuoi, ai tuoi ordini. Voglio solo dirti che sono stato benissimo, sei stupenda, fammi sapere quando ci possiamo ancora vedere, \u00a0&#8211; si riveste in fretta. Mi d\u00e0 due bacetti sulle guance e si infila nella porta che sbatte dietro di lui con un rumore metallico di fine corsa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono di nuovo sola, esattamente come ventiquattro ore prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A volte basta un solo giorno per decidere di un\u2019esistenza, e il mio \u00e8 stato quello appena trascorso facendo l\u2019amore con un uomo senza nome.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riassetto la stanza<em>. <\/em>Alla fine regna un ordine sovrano e disumano per me, che sono una disordinata cronica. \u00a0Anche un bambino capirebbe che \u00e8 successo qualcosa, ma va bene cos\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>A<\/em>lle 10 bussa al porta, puntuale come al solito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Ciao amore mio, \u00a0&#8211; mi abbraccia forte. Ha un odore di aeroporto e notte insonne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Come \u00e8 andato il viaggio, hai bisogno di andare in bagno? &#8211; respiro profondamente, inspiro ed espiro. Lui entra, posa le valige, si toglie il giubbino, si guarda attorno, per fortuna non dice niente sull\u2019ordine sovrano, e va in bagno. Piscia con la porta aperta, e io penso che anche questa \u00e8 una nefasta conseguenza dei nostri otto anni di fidanzamento. Del lento susseguirsi delle nostre solite abitudini. Della nostra consumata conoscenza che negli anni ci ha tolto anche il mistero di una porta del bagno chiusa a chiave. Piscia e parla di New York, dell\u2019universit\u00e0, del dottorato, del prof Steward che vuole assolutamente esserci al nostro matrimonio, della gita a Long Island, di una casa ristrutturata, bellissima, favolosa che ha visto e che \u00e8 la casa dei suoi sogni, anzi dei nostri e bla, bla, bla; ma io mi sono fermata a venti parole prima. Alla parola <em>matrimonio, <\/em>che pulsa sulle mie tempie come un martello pneumatico fuori produzione. <em>Ma quando mai noi due abbiamo<\/em> <em>parlato di matrimonio? Forse qualcosa mi \u00e8 sfuggito in queste due settimane che sei stato a New<\/em> <em>York?. <\/em>Questo lo penso ma non lo dico. Sulla mia faccia credo sia stampato un sorriso ebete che chiunque riuscirebbe a decifrare, ma <em>lui <\/em>\u00e8 troppo concentrato sulle sue abluzioni, e non si accorge di nulla. Continua a parlarmi dal bagno mentre ha finito di pisciare. Si lava le mani e, nel silenzio della lavata di denti, ho qualche secondo di tempo per riprendermi dal colpo e pensare a quello che devo dire.<\/p>\n<p>&#8211; Sono contenta per te, tutte belle notizie, l\u2019America ti porta fortuna, vedrai che farai carriera \u2013 potevo fare di meglio ma questo \u00e8 tutto quello che riesco a dire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lui si siede e mi prende la mano: &#8211; Vale, mi sei mancata moltissimo, ti ho tanto desiderato in queste settimane, ho pensato molto a noi due, voglio dire alla nostra storia e credo che sia il momento di fare delle scelte definitive, ho gi\u00e0 pensato a tutto, sar\u00e0 un matrimonio da favola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mano inizia a scendere tra i miei seni passando per il collo, arriva gi\u00f9 sotto le mie cosce e le trova istintivamente chiuse .<\/p>\n<p>A questo punto, a solo a questo punto, si accorge di qualcosa. Sono riuscita a fingere per molto meno di cinque minuti.<\/p>\n<p>&#8211; Cosa c&#8217;\u00e8 amore, va tutto bene?,- penso adesso glielo dico, ora o mai pi\u00f9.<\/p>\n<p>Mi esce una voce strozzata che assomiglia ad un rantolo: &#8211; no, per\u00a0 niente.<\/p>\n<p>Penso di avere\u00a0gli occhi gi\u00e0 gonfi. I miei occhi che credo abbiano gi\u00e0 detto tutto, anche se ho detto solo tre parole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lui si fa serio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tira indietro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi guarda stupito. Sta per dire qualcosa, ma non fa in tempo perch\u00e9 io straripo dai miei argini, dalle mie sponde tenute strette per otto lunghi anni. Non ricordo pi\u00f9 cosa esattamente ho detto. Ricordo solo di aver parlato per dieci lunghi minuti. Il mio primo monologo in otto anni e, fra tante parole quella frase: S<em>ono appena andata a letto con un altro, qui, questa notte, nel<\/em> <em>nostro letto &#8211; <\/em> credo lo abbia ferito a morte pi\u00f9 di una mitragliata nel cuore; perch\u00e9, solo in quel momento, fra tante parole gi\u00e0 dette, solo in quel preciso momento, <em>lui <\/em>lascia cadere le mie mani come petali sfioriti, si veste senza dire una parola, prende le sue cose e, in meno di un minuto, esce di scena, in punta di piedi, come un personaggio secondario di un&#8217;immensa opera teatrale. Se ci fosse stata Vanja avrebbe detto che anche in quell\u2019occasione si \u00e8 dimostrato un gran signore. Lei mi avrebbe picchiato a sangue e lasciata morente nell\u2019appartamento, ma Vanja e Paolo sono sempre stati molto diversi e forse per questo si odiavano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io sono di nuovo sola, esattamente come mezz&#8217;ora prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto si \u00e8 concluso nel giro di mezz\u2019ora. Otto anni &#8211; per la precisione otto anni e cinque mesi &#8211; finiti nel giro di mezz\u2019ora e, fra tutte le cose che gli ho detto, quella che lo ha fatto andar via \u00e8 stata la brutale rivelazione del mio primo tradimento nel giro di otto anni e cinque mesi. Ma questo lo avevo gi\u00e0 previsto e premeditato. In fondo l\u2019ho fatto solo per questo. Scientemente avevo una sola intenzione: trovarmi un movente credibile e convincente e, visto il risultato, credo di averlo trovato, per quanto banale: <em>sono andata a letto con un altro,<\/em> <em>non ti amo pi\u00f9, ti lascio. <\/em>Ma io conosco la mia pericolosa verit\u00e0 e non posso sfuggirle, almeno io. A <em>lui <\/em>l\u2019ho rivelata in parte. Piangendo, con il volto rigato dal nero del rimmel, gli ho detto che non lo amo pi\u00f9, che la nostra storia \u00e8 finita, esaurita, che non \u00e8 colpa di nessuno, che lo cose sono andate cos\u00ec, che siamo cresciuti diversamente e <em>che non \u00e8 colpa di<\/em> <em>nessuno per la miseria <\/em>e bla, bla, bla. Non potevo dirgli che oggi smettevo di farmi scegliere da <em>lui <\/em>e finalmente sceglievo <em>io. <\/em>Che quel tradimento aveva per me solo il senso di mettere un sigillo, concreto, palpabile, reale alla fine della nostra storia che altrimenti non sarebbe mai finita, perch\u00e9 non vi era <em>nessun <\/em>motivo, nessun <em>stramaledetto motivo<\/em>, per farla finire; se non che un giorno di gennaio di almeno un anno prima, mi ero svegliata di buon mattino, nel tepore caldo del piumino danese, e avevo scoperto che non lo amavo pi\u00f9, cos\u00ec come si scopre di avere un molare gonfio o un brufolo sul naso, e che ci avevo messo pi\u00f9 di un anno per lasciarlo. <em>Lui <\/em>era perfetto, buono, dolce, amorevole, rassicurante, con una immensa voglia di amarmi, e queste sue caratteristiche perfette mi facevano cadere ogni volta nella rete, che <em>lui <\/em>inconsapevolmente tesseva. Mentre le mie amiche mi ripetevano: \u201c<em>Uno cos\u00ec<\/em> <em>come fai a lasciarlo? sarebbe una pazzia\u201d. <\/em>Perch\u00e9 qualunque problema avessimo avuto, <em>lui<\/em> avrebbe trovato la soluzione giusta per continuare a stare insieme. L\u2019esatto profilo. La giusta distanza. Il giusto contemperamento. Per questo non riuscivo a dirgli semplicemente \u201c <em>Paolo, ti lascio perch\u00e9 non ti amo pi\u00f9, non so neanche io perch\u00e9, ma so solo che<\/em> <em>non ti amo\u201d. <\/em>Era un anno che ci stavo provando ma <em>lui<\/em>, con la sua personalit\u00e0 onnipotente ed ipnotica, trovava sempre un modo, un sistema per riagganciarmi <em>a lui <\/em>ed io finivo per convincermi che aveva ragione, che bisognava ancora provare, che tutti i nostri problemi si sarebbero risolti, <em>che non era che non l\u2019amavo pi\u00f9 ma che si trattava solo di un<\/em> <em>momento di stanchezza che capita a tutti<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre partorisco questo pensiero, in modo simultaneo, inizio a partorire anche un piccolo, nascente senso di colpa per il mio comportamento. Forse avrei potuto non farlo. Avrei potuto inventarmi tutto una storia di sesso mai avvenuta e creata apposta per lasciarlo o, ancora meglio, avrei potuto dirgli semplicemente la verit\u00e0. Forse, questa volta, avrebbe finalmente capito e mi avrebbe lasciata andare, forse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi vesto in fretta. Raggiungo la chiesa di S. Maria Apparente sul corso Vittorio Emanuele. Due rampe di scale di pietra per una vista stupefacente del mare di Napoli, abitato dalle vele dei laser in regata. Accendo una sigaretta. Una musica dolce\u00a0nelle orecchie.\u00a0\u00a0Ad un tratto <em>s<\/em>ento toccarmi la spalla, una, due, tre volte con insistenza. Mi volto e vedo una vecchia piccola e curva, che cammina ad angolo retto aiutata da un bastone. I capelli tirati in un miserabile chignon. Mi mostra una manina aperta piena di calli. Al dito una fede che col tempo \u00e8 diventata marrone. Stacco l\u2019 ipod e sento che mi sta dicendo, da chiss\u00e0 quanto tempo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Signur\u00ec ci hai qualcosa di soldi? Ma che s\u00ec sorda?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; No, signora, stavo ascoltando musica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Musica ? E dov&#8217;\u00e8 il giradischi ?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;\u00a0E\u2019 questo, signora &#8211; e le mostro l\u2019ipod nano che ho tra le mani. Lei mi guarda con una faccia disgustata, come se le avesse mostrato il peccato originale. Afferra voracemente l\u2019euro che nel frattempo ho preso dal portafogli. Lo mette in tasca e riprende la sua vita ad angolo retto, scendendo cautamente le scale di pietra con il bastone. La seguo con lo sguardo. Giunta all\u2019 ultimo gradino, si aggiusta la gonna, si sistema lo chignon e si volta. Alza lo sguardo su fino alla cima verso di me e mi sorride, a bocca larga. Una bocca solcata da un fiume di rughe e canali. E\u2019 un attimo, poi si rigira e prosegue, non voltandosi pi\u00f9 ed io penso che <em>qualche volta<\/em>, per fortuna, siamo fatti di attimi, di guizzi improvvisi, di decisioni immediate che ci cambiano la vita e ce la liberano per sempre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_28125\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"28125\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho appena fatto l\u2019amore con uno sconosciuto. E\u2019 ancora di l\u00e0 sotto le mie coperte. Ho il suo odore sulla pelle. Sa di vaniglia e di tabacco, mentre l\u2019orologio sul comodino lampeggia le tre. Si \u00e8 addormentato esausto a gambe larghe. Emette un timido verso con la bocca che assomiglia a una preghiera sussurrata a [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_28125\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"28125\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":8723,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[359],"tags":[],"class_list":["post-28125","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2016"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/28125"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/8723"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=28125"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/28125\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":28162,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/28125\/revisions\/28162"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=28125"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=28125"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=28125"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}