{"id":28082,"date":"2016-05-22T22:05:44","date_gmt":"2016-05-22T21:05:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28082"},"modified":"2016-05-22T22:05:44","modified_gmt":"2016-05-22T21:05:44","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-diario-di-una-donna-vedova-e-nonna-di-nella-ginatempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28082","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Diario di una donna vedova e nonna&#8221; di Nella Ginatempo"},"content":{"rendered":"<p>IN PRINCIPIO ERA IL MARE<\/p>\n<p>In principio era il mare. Calmo come solo il mare sa esserlo quando \u00e8 totalmente completamente calmo. Il grande specchio celeste cattura anche le nuvole, le riflette in una luce bianca fosforescente.<br \/>\nMa quella mattina neanche una nuvola. L&#8217;azzurro lancinante del cielo era totale. Totale come l&#8217;abbraccio dell&#8217;uomo che le sorrideva. Lei lo guardava felice e rideva a quel gesto un po&#8217; scherzoso un po&#8217; appassionato che lui faceva allargando le braccia a 180 gradi.<br \/>\n\u201c Mi ami tanto ? \u201c \u201c No tanto, tutto !\u201d rispondeva con la luce dei bianchi denti e dei verdi occhi, aprendo le braccia come per abbracciare il mondo. Il mondo era lui. L\u00e0 sull&#8217;isola spariva anche il ricordo della citt\u00e0 con le sue macchine.<br \/>\nLa donna felice entrava in acqua, dimenticava le considerazioni dello specchio, la cellulite, la pelle stanca, i segni della mezza et\u00e0. L&#8217;acqua come una coperta di sorriso la ricopriva fino agli occhi e lei guardava, guardava. Come un bambino lui faceva le capriole e i tuffi nell&#8217;acqua venendole vicino e rubandole baci e carezze. Aveva imparato a nuotare grazie a lei, dopo molti anni di diffidenza verso il mare, ma aveva poi scoperto la sua vera dimensione acquatica e adesso l&#8217;acqua era il suo elemento.<br \/>\nNel celeste del mare i suoi spruzzi di schiuma sembravano i salti di un delfino.<br \/>\nTutto attorno a loro era immoto. Al mattino presto quella baia era solitaria, completamente immersa nei suoni della natura. Lo strid\u00eco dei gabbiani, lo sciaqu\u00eco dell&#8217;acqua sulla riva, ogni tanto un leggero refolo di vento che muoveva le canne sulla linea di sabbia. Alle loro voci rispondeva un&#8217;eco leggera, la baia fatta a conca rifletteva alcuni suoni. E il sole era clemente, ancora mite e tiepido a quell&#8217;ora di settembre.<br \/>\nButtiamo via i costumi, fammi sentire la tua pelle. Si avvicinava con gli occhi ridenti. Ecco faceva il gesto, quella carezza lunga dai capelli ai fianchi che significava intimit\u00e0. Il contatto pelle a pelle dentro l&#8217;acqua le dava una vertigine di gioia. La donna felice chiudeva gli occhi per sentire intera quell&#8217;emozione, per non distrarsi neanche con la bellezza che beveva con lo sguardo.<br \/>\nSi, entro dentro di te, tu entri dentro di me, siamo aderenti. No, \u00e8 troppo poco dire aderenti, siamo un&#8217;unica pelle. La donna non avverte il confine con cui finisce la sua pelle e inizia quella di lui.<br \/>\nAmore, la parola tante volte pronunciata e spesso abusata e logora, improvvisamente si riempie di acqua, di profumo marino, di pelle calda e morbida , di muscoli intrecciati, di vertigine di gioia.<br \/>\nPoi nuotano insieme allacciati, lui a pancia sotto rema con le braccia, lei aggrappata alla schiena di lui, si fa spazio tra le sue gambe, appoggia il viso sulle sue natiche, stringe le braccia alla sua pancia e poi rema con le gambe. Una strana creatura marina fa schiuma nell&#8217;acqua, solca il mare calmo con la sua sc\u00eca : sono la donna felice e il suo uomo, nuotano come un unico corpo, non sanno pi\u00f9 di essere due.<br \/>\n\u201cMi ami tanto ?&#8217;\u201d \u201c No tanto, tutto !!\u201d. Quando escono dall&#8217;acqua con un p\u00f2 di brividi di piacere e di freddo, il sole \u00e8 gi\u00e0 alto nel cielo. Lui scuote i suoi capelli neri come ali di corvo. Lui sorride al mondo, al tempo, a lei. Sembra l&#8217;eternit\u00e0.<\/p>\n<p>BLACK OUT<\/p>\n<p>Invece no. Improvvisamente l&#8217;uomo \u00e8 volato via. L&#8217;isola scompare.<br \/>\nQuanto tempo \u00e8 passato ?<br \/>\nLo scenario della donna felice e del suo uomo nel mare celeste \u00e8 una pellicola improvvisamente bruciata dentro il proiettore. Adesso il cielo \u00e8 nero, \u00e8 morto anche il mare. La morte ha divorato ogni suono, ogni colore. Tutto \u00e8 buio e silenzio.<\/p>\n<p>LA PICCOLA LUCE CHE TRAPELA DOPO LE ALTE TENEBRE DI BUIO<\/p>\n<p>E&#8217; il titolo di un grande quadro che mi hai lasciato, tra le tue tante care cose. Si vede un grande buio con un uomo nudo che protende le mani verso una fonte di luce e accanto a lui una donna incinta sdraiata con una macchia di capelli rossi e la pancia illuminata. Un quadro profetico, rivelatore. Quando mi soffermo a guardarlo mi commuovo e piango.<\/p>\n<p>Adesso sono qui, su questo scuro pianeta, in questa citt\u00e0 rumorosa, piena di folla e di cose, incombenze, pressioni, \u201cle torme delle cure\u201d, direbbe Foscolo. Sono qui perch\u00e8 ho deciso di vivere. Qualcuno ha riacceso la luce in cima al pozzo in cui ero caduta. Era il vagito di una bambina, erano pianti e carezze dei figli , ero io che mi sono arrampicata piano piano sulle pareti del pozzo.<br \/>\nAdesso sono qui a fare le cotolette, a comprare vestitini poco pi\u00f9 grandi della mia mano, a portare i pacchi della spesa, rispondere agli squilli del telefono, andare all&#8217;ufficio postale. Sono ancora viva ?<br \/>\nSe mi guardo allo specchio non riconosco la donna felice del mare. Le spalle sono curve, quella altera andatura di una volta non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. I fianchi si sono allargati e gli occhi, soprattutto gli occhi sono diversi. \u201cI tuoi occhi ridono\u201d mi dicevi. Oggi non c&#8217;\u00e8 quella luce, ci sono le occhiaie, le palpebre gonfie, le rughe e il fondo ineliminabile di tristezza che mi accompagna nel presente.<br \/>\nMa il telefono squilla ! Muoviti, devi venire ! Io devo uscire, dice la giovane mamma, ti lascio la bambina qui a casa, vieni presto. Forse \u00e8 proprio questo squillo di telefono che mi riscuote dal silenzio che ho dentro, \u00e8 quella creatura di cui sono nonna che reclama i diritti della vita, che reclama il mio ritorno alla sopravvivenza, al genere umano su questa terra.<\/p>\n<p>DIARIO DI UNA NONNA<\/p>\n<p>Prima di tutto respirare piano. Sono cos\u00ec affannata quando arrivo di corsa che la bambina lo sente. Subito corruccia la fronte e la boccuccia e devo essere brava e veloce a fare un bel respiro, \u201c darmi una calmata\u201ddirebbe mio figlio e poi sorridere. Ma siamo alle solite: la bambina ha le antenne, un sorriso finto \u00e8 un sorriso finto, non funziona, non comunica quell&#8217;emozione che lei si aspetta da me.<\/p>\n<p>Secondo punto: rallentare i ritmi. Se voglio che prenda sonno devo farle capire che non ho fretta, non guardo l&#8217;orologio, non sono nervosa.<br \/>\n\u201cMa sono le undici, non faccio a tempo per l&#8217;ufficio postale !\u201d \u201cAnzi \u00e8 quasi l&#8217;una mi chiude il supermercato \u201c\u201dAh, cavolo, ho dimenticato di chiamare l&#8217;idraulico!\u201d: ecco tutti pensieri legati al ritmo della citt\u00e0. Non va, non va, ho capito una cosa in questi mesi : quando entro dalla porta di casa e mi avvolge il profumo di neonata, entro in un&#8217;altra dimensione. Una dimensione in cui il tempo \u00e8 scandito dai sorrisi o dagli strilletti di una creatura che rappresenta il mondo. Perci\u00f2 lasciamo dietro la porta TIME IS MONEY e abbassiamo i giri. Del resto, se prima non si addormenta, \u00e8 inutile pensare di farmi un caff\u00e8 o di fare una telefonata o di andare in bagno. Piange disperatamente se solo la allontano dalle braccia. E quindi bisogna rilassarsi e accoglierla interamente. Devo essere come il mare calmo al mattino.<br \/>\nLasciare le ansie fuori dalla porta di casa e poi cominciare a muovermi lentamente. Ieri la cullavo con fretta, con imperio e lei stava rigida nelle mie braccia. Altro che rilassarsi, pianto, pianto e pianto. Mi guardava perplessa e sembrava un fumetto \u201cTu non sei la mia mamma\u201d. E&#8217; vero sono un pallido sostituto della tetta materna. Ho solo la voce, le braccia e un misero biberon. Devo lavorare su di me, \u00e8 questo il punto: devo essere il mare calmo del mattino.<\/p>\n<p>Oggi ha imparato a fare i suoni gutturali: io le parlo, le spiego che la mamma torna presto, che il latte glielo do con la tettarella di gomma, le chiedo se ha freddo, se ha caldo, se \u00e8 comoda nella culla per dormire. Ma sono patetica: l&#8217;unica cosa che capisce non \u00e8 la parola ma il suono della mia voce. Si rassicura solo quando abbasso la voce e faccio le cantilene. Ma poi ho scoperto che funziona imitare il suo linguaggio. Cos\u00ec comincio a fare EGGUU oppure EGGLEE EGGLEE, oppure GHE&#8217; GHE&#8217;. Incredibile, mi risponde ! Che mag\u00eca ! Cominciamo un duetto, sembriamo due colombine.<\/p>\n<p>Adesso piange. La avvolgo nella copertina, forse ha freddo. Le ho dato un intero biberon di latte che ha succhiato avidamente, ma poi continua a piangere. Allora vieni che ti cambio, forse sei sporca e bagnata. Odori indelebili di latte, di carne neonata, di cacca e pip\u00ec con mischiato profumo di crema per neonati. Si calma, le piace essere spogliata, agitare le gambette sul fasciatoio, essere toccata, lavata e pulita. La pelle libera dai vestiti le d\u00e0 una bella sensazione e momentaneamente ha l&#8217;aria soddisfatta. Eccola rivestita nella culletta, eccola pronta per il sonno.<br \/>\nMa niente ! Piange e piange. Faccio ricorso ai miei ricordi di mamma, in fondo certe emozioni non si appannano mai. Chiedo mentalmente aiuto alla mamma che ero, s.o.s., forse non sono brava come nonna. Niente da fare, si fa tutta rossa, bisogna sempre tenerla in braccio. La prendo e la stringo sulla mia spalla. Ecco che avvicina la faccina alla mia guancia. Ecco un miracoloso contatto pelle a pelle ! Ecco, ecco cosa cercava per calmarsi. E&#8217; questo il sostituto della tetta. La stringo al mio volto e finalmente si addormenta guancia a guancia con me.<\/p>\n<p>Ma succede qualcosa. Mentre dorme sulla mia spalla due lacrime mi rigano il volto. Si, la commozione, il ricordo&#8230; Quanto tempo \u00e8 che non ricevo una carezza ?<br \/>\nQuanto tempo \u00e8 passato dal contatto pelle a pelle cos\u00ec intimo totale profondo che avevo con te. Era un contatto totale, tu dicevi \u201cuna fusione\u201d. Sento ancora il tuo odore, direi il tuo aroma, a distanza di anni. E quella carezza totale dalla cima dei capelli alle dita dei piedi, sentivo tutto il tuo corpo, la tua pelle cos\u00ec calda, solida e avvolgente, eri aderente, a volte non distinguevo pi\u00f9 la mia pelle dalla tua.<br \/>\nIl contatto pelle a pelle ! L&#8217;ho avuto si questo dono. Forse tutti lo riceviamo dalla madre, dal primo seno, dal primo latte. Ma io l&#8217;ho avuto moltiplicato da te, ho avuto il paradiso degli umani!<br \/>\nQuel contatto miracoloso che \u00e8 forse frutto della nostalg\u00eca del ventre materno, quel contatto senza parole che ci fa fondere con un&#8217;altra creatura. Forse trasmigra questa sensazione dalla madre all&#8217;amore adulto.<br \/>\nE io disperatamente lo cercavo ancora, quando non c&#8217;eri gi\u00e0 pi\u00f9. Lo cercavo nel buio, nel letto, nella casa, lo pensavo ormai per sempre perduto.<br \/>\nPoi \u00e8 venuta una creatura, nata da mio figlio, mi ha riportato sensazioni antiche, il ricordo della pelle, della carezza.<br \/>\nL&#8217;amore pu\u00f2 trasmigrare ancora ? Pu\u00f2 trasformarsi in tenerezza che ti scioglie ? Posso ancora sentirlo e darlo questo amore sotto forma di nen\u00ece e carezze ?<br \/>\nCome un&#8217;eco che viene da lontano, da un corpo oggi vecchio e stanco ma che \u00e8 stato amato.<\/p>\n<p>RITORNO AL MARE<\/p>\n<p>Sono scappata via dalla citt\u00e0., dalle sue spire, dai suoi rumori.<br \/>\nAvevo un gran desiderio di mare, di mare, del nostro mare. Ed ora sono qui, davanti alla distesa celeste, di nuovo qui dopo tanto tempo, di nuovo seduta sulla spiaggia a guardare.<br \/>\nE&#8217; incredibile, tutto \u00e8 come allora. Il mare \u00e8 fedele a se stesso come sempre, calmo al mattino presto, profumato di vita, accogliente. E&#8217; incredibile, mi sembra di avere abitato qui sempre, sempre. Mi sembra di essere rimasta sempre qui su questa spiaggia con te accanto<br \/>\nMa tu non ci sei, abbraccio solo l&#8217;aria con dentro il tuo ricordo. Ma ora, sai, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 dentro di me quell&#8217;urlo nero di dolore che mi straziava. Ora che la vita \u00e8 rinata nel mio mondo, ora che ho tra le braccia una creatura, mi sembra di sentire dentro altri suoni, una dolcezza nuova. Forse per questo ho avuto ancora voglia di tornare qui sull&#8217;isola, dove \u00e8 pi\u00f9 vivo il tuo ricordo, il cui dolore oggi mi \u00e8 caro.<br \/>\nSto accarezzando la visione di te come se fossi qui e sto accrezzando la bambina e me stessa e il mare. Mi guardo attorno e la spiaggia \u00e8 piena di cespugli di violacciocche selvatiche. Una macchia viola grandissima che sorride sulla linea di spiaggia. Mi avvicino attratta dal colore che ti piaceva tanto. Raccolgo un fiore, solo uno per non sciupare la pianta. Immergermi no, non posso ancora, \u00e8 ancora inverno. Ma ti lancio un fiore, un fiore sull&#8217;acqua come per dirti addio. Lo vedo galleggiare lontano, portato dalla corrente.<\/p>\n<p>NELLA GINATEMPO, Roma<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_28082\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"28082\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IN PRINCIPIO ERA IL MARE In principio era il mare. 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