{"id":28068,"date":"2016-05-23T19:04:03","date_gmt":"2016-05-23T18:04:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28068"},"modified":"2016-05-23T19:04:03","modified_gmt":"2016-05-23T18:04:03","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-lo-scolapasta-rosso-e-limmagine-di-se-di-fiorella-malchiodi-albedi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=28068","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Lo scolapasta rosso e l&#8217;immagine di s\u00e9&#8221; di Fiorella Malchiodi Albedi"},"content":{"rendered":"<p>Lo scolapasta rosso di dimensioni eccessive, che entra sempre con difficolt\u00e0 negli armadi della cucina, mi ricorda che tendiamo a essere troppo indulgenti verso noi stessi, e che nel guardarci nel nostro specchio interiore dovremmo essere pi\u00f9 obiettivi. Ad esempio, se mi chiedessero se penso di essere generosa, direi di s\u00ec, che sono generosa, come tutti. Mentirei: in realt\u00e0 penso di essere parecchio generosa, comunque pi\u00f9 della media, ma questo ovviamente \u00e8 una cosa che non si dice. E in fondo, non \u00e8 neanche tanto vera, come lo scolapasta rosso, con la sua rotonda invadenza, non smette di dimostrare. Ma questi oggetti di plastica non si rompono mai? Avr\u00e0 ormai pi\u00f9 di trent\u2019anni, per quanto tempo ancora dovr\u00e0 ricordarmi il mio peccato? Certo un peccato veniale, ma quanto mi disturba ripensarci!<\/p>\n<p>L\u2019ho comprato a Parigi, in un mercatino, durante un soggiorno di studio. Perch\u00e9 l\u2019abbia cercato di quelle dimensioni veramente insolite, del tutto irragionevoli anche considerando le ristrettezze del mio alloggio, \u00e8 un mistero che non si chiarir\u00e0 mai. Alla fine di quel periodo, mentre preparavo i bagagli per tornarmene a Roma, una mia amica, che invece doveva rimanere ancora per qualche mese, lo not\u00f2 sul tavolo, difficile non notarlo, in attesa del suo turno di impacchettamento. Mi disse:<\/p>\n<p>&#8211; Non \u00e8 che potresti lasciarmelo? Mi farebbe proprio comodo.<\/p>\n<p>&#8211; Ma certo, &#8211; avrei dovuto dirle &#8211; anzi, mi fai un favore, \u00e8 cos\u00ec ingombrante, e con tutte le cose che devo riportare indietro\u2026<\/p>\n<p>E invece, senza neanche un attimo di esitazione, le ho risposto:<\/p>\n<p>&#8211; Guarda, mi dispiace, ma non posso: ne ho proprio bisogno a Roma.<\/p>\n<p>\u201cNe ho proprio bisogno a Roma\u201d\u2026 e per fare cosa? Per cucinare due chili di pasta per volta? Programmavo cene per trenta persone? E neanche quando poi ho davvero dovuto faticare per infilarlo nella valigia ho avuto un ripensamento. Tranquilla, io e il mio inutile scolapasta extralarge. E cos\u00ec l\u2019oggetto \u00e8 arrivato a casa, e poi mi ha seguito nei vari traslochi, indistruttibile, a perpetua memoria del fatto che poi, d\u2019istinto, cos\u00ec generosa non \u00e8 proprio che sia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Essere generosi a volte \u00e8 impegnativo, ed uno dovrebbe averlo ben chiaro in mente, prima di imbarcarsi in imprese di cui non \u00e8 all\u2019altezza.<\/p>\n<p>Diana era un\u2019amica conosciuta in Caritas. Non raccontava molto della sua vita, ma sapevamo che aveva avuto diverse disavventure, compreso un periodo in carcere. Lavorava in una frutteria gestita da una specie di aguzzino, che le imponeva un orario impossibile, dalle 6 del mattino alle 9 di sera, e l\u2019unico giorno libero veniva a cucinare alla mensa della Caritas. Era di una vitalit\u00e0 e un\u2019allegria inesauribili, sopravvissute chiss\u00e0 come a tutte le sue peripezie. Arrivava con le sue mise di maglina sintetica, aderenti e scollatissime, e si metteva a preparare succulenti rag\u00f9 per gli ospiti, con la suora che le stava dietro passo passo, controllando che non usasse troppo condimento, o che eccedesse con il parmigiano sulla pasta. Lei diceva<\/p>\n<p>&#8211; Solo quello che ce vo\u2019, sor\u00e8, &#8211; e come quella si girava, rovesciava l\u2019intera formaggera sugli spaghetti. Il giorno in cui cucinava Diana c\u2019era sempre una coda pi\u00f9 lunga, a ponte Casilino.<\/p>\n<p>A un certo punto ci annunci\u00f2 che con i soldi messi da parte sarebbe riuscita a dare l\u2019anticipo per una casa. Era entusiasta, avrebbe cominciato subito a cercarla, ma dai suoi non voleva proprio rimanere, qualcuno di noi poteva ospitarla, nel frattempo? Io subito mi offrii. Che problema c\u2019era?<\/p>\n<p>&#8211; Sar\u00e0 per un periodo brevissimo. &#8211; disse lei.<\/p>\n<p>&#8211; Resta quanto vuoi, &#8211; rispose la donna generosa, cio\u00e8 io.<\/p>\n<p>E cos\u00ec cominci\u00f2 la nostra convivenza. Era veramente un tipo singolare, con modi di fare cos\u00ec diretti da rasentare la sgarberia, e un romanesco crudo, che ti buttava in faccia con ostentazione, e pareva volesse dire: \u201cSiccome non parli in dialetto, pensi d\u2019essere migliore di me?\u201d<\/p>\n<p>Erano buffe le reazioni dei miei amici di fronte a quel personaggio cos\u00ec insolito, che non lesinava sfott\u00f2 a quel gruppo di laureati con il posto fisso, che avevano avuto una vita tanto pi\u00f9 facile della sua. Ma nonostante le asperit\u00e0 del carattere, e i comportamenti sfrontati, risult\u00f2 simpatica a tutti, per via dell\u2019allegria contagiosa e dell\u2019umorismo amaro. E\u2019 rimasta storica una sua frase, di commento ad una delle lamentazioni di un mio amico, che si lagnava non so pi\u00f9 se dei colleghi, o del lavoro.<\/p>\n<p>&#8211; A\u2019 Marco, &#8211; gli aveva detto con il suo accento colorito &#8211; ma c\u2019hai la salute, c\u2019hai \u2018na casa, ch\u2019hai \u2018n lavoro, ch\u2019hai pure \u2018na donna: ma quanto v\u00f2i sta\u2019 bbene?<\/p>\n<p>Tutti tacemmo: la saggezza di quella domanda e la consapevolezza di quanto spesso ci dimenticassimo di essere dei privilegiati ci aveva raggelato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La ricerca e l\u2019acquisto della casa, naturalmente, impiegarono molto pi\u00f9 tempo del previsto e cominciai a rimpiangere di aver dimostrato tanta disponibilit\u00e0, perch\u00e9 la coabitazione cominciava a pesarmi. Mi immedesimavo in Henry Miller in Paradiso perduto, ma il precedente letterario non mi era di grande consolazione. Avevo sopravvalutato la mia generosit\u00e0, giudicandola senza limiti, che invece esistevano, e si stavano rapidamente raggiungendo. Alla fine la casa fu comprata, ma c\u2019era da arredarla, e certo lei di soldi, dopo la grossa spesa, non ne aveva. E cos\u00ec mi offrii di prestarle la somma necessaria per gli acquisti indispensabili, e di farle da garante presso una fiduciaria che le permettesse di prendere a rate il resto del mobilio. Ma era generosit\u00e0 o desiderio di riprendermi la mia solitudine? La risposta era abbastanza ovvia. Cos\u00ec alla fine trasloc\u00f2, ma nemmeno questo mi affranc\u00f2 dalla dipendenza da lei: non pagava le rate dei mobili, e neanche mi avvertiva, cos\u00ec quando alla fine ricevevo i solleciti, erano gravati dagli interessi per la mora. La cosa mi mandava in bestia.<\/p>\n<p>&#8211; Almeno avvisami se non paghi la rata!<\/p>\n<p>Ma non c\u2019erano proteste, per quanto animose, che le facessero cambiare atteggiamento. Si giustificava dicendo che ogni volta era sicura di farcela, e invece, all\u2019ultimo, i soldi se ne erano andati per qualche spesa urgente, e sempre presa da problemi di ogni tipo si era dimenticata di avvertirmi.<\/p>\n<p>Ben presto fui talmente esasperata, che decisi di saldare il resto del debito con la finanziaria, tanto comunque avrei finito per pagarle tutte io, le rate, almeno avrei evitato le spese di mora e l\u2019arrabbiatura a scadenza mensile!<\/p>\n<p>Alla fine fui molto dura con lei, le dissi che aveva dato fondo a tutta la mia pazienza, che si era approfittata di me, e altre spiacevolezze del genere. Non ci siamo pi\u00f9 sentite per anni. Poi qualche tempo fa mi ha richiamato. E\u2019 stata una grande gioia. Entrambe avevamo ormai cancellato il ricordo dei torti o delle cattiverie che ci eravamo inflitte reciprocamente. Io ricordavo l\u2019amica con cui avevo condiviso tante serate allegre e alla quale dar\u00f2 eterna riconoscenza per aver salvato il mio ficus benjamin, tuttora in ottima salute, e lei l\u2019amica che le aveva dato la possibilit\u00e0 di comprarsi e arredarsi la casa. Abbiamo fatto una lunga chiacchierata, ci siamo salutate promettendoci di rimanere in contatto, ma nessuna delle due ha pi\u00f9 chiamato l\u2019altra. Se della conclusione di un\u2019amicizia si \u00e8 trattato, per\u00f2, almeno \u00e8 finita bene. E quel sottile fastidio di non essere stata all\u2019altezza dello standard di generosit\u00e0 che mi attribuivo si \u00e8 molto attenuato, anche se non \u00e8 scomparso del tutto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma non c\u2019\u00e8 niente da fare, la nostra abilit\u00e0 nel taroccare le carte \u00e8 ormai sperimentata. E anche tutte queste chiacchiere sono proprio la dimostrazione che verso di me, anche in questo caso, ho avuto un occhio di particolare riguardo. Cosa ho tirato fuori, per dimostrare i miei torti, il mancato regalo di uno scolapasta e l\u2019irritazione per un\u2019amica davvero troppo invadente? Sono sciocchezze, alla fin fine, possibile che siano queste tutte le mie colpe? Certo che no; ma i peccati reali, quelli bruciano troppo, e li tengo ben nascosti, agli occhi degli altri, come ai miei.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_28068\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"28068\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scolapasta rosso di dimensioni eccessive, che entra sempre con difficolt\u00e0 negli armadi della cucina, mi ricorda che tendiamo a essere troppo indulgenti verso noi stessi, e che nel guardarci nel nostro specchio interiore dovremmo essere pi\u00f9 obiettivi. 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