{"id":27969,"date":"2016-05-21T21:22:46","date_gmt":"2016-05-21T20:22:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27969"},"modified":"2016-05-21T21:22:46","modified_gmt":"2016-05-21T20:22:46","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-oltre-gli-occhi-di-silvia-ruggeri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27969","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Oltre gli occhi&#8221; di Silvia Ruggeri"},"content":{"rendered":"<p>Suona ogni mattina. Sempre alla stessa ora, da anni.<br \/>\nMetto la sveglia due ore prima di iniziare a lavorare. Ho le mie abitudini e mi piace prendermela con calma.<br \/>\nIl primo caff\u00e8, la prima sigaretta, le prime notizie al Tg e la prima doccia della giornata.<br \/>\nDopo circa un\u2019ora e mezza di lenti preparativi esco di casa, ogni mattina alle 7.30.<br \/>\nLa macchina parcheggiata al solito posto, la fermata al tabaccaio per il secondo caff\u00e8 e la seconda sigaretta, i 10 km di strada per arrivare a lavoro.<br \/>\nA volte penso che quei chilometri sono infiniti. Sono troppi per sopportare i miei pensieri, la mia malinconia, la pesantezza dei miei stati d\u2019animo. Anche il cd che ascolto \u00e8 sempre lo stesso da un po\u2019\u2026 le prime tre canzoni mi piacciono, quindi ogni volta lo faccio ripartire dall\u2019inizio e alla fine del tragitto spengo la macchina quando il display<br \/>\ndell\u2019autoradio indica la settima traccia. E\u2019 cos\u00ec da un paio di mesi.<\/p>\n<p>Non sono una persona molto socievole, ho solo un amico da quando andavo al liceo. Da quando si \u00e8 sposato ed \u00e8 diventato padre lo vedo molto raramente. Non mi \u00e8 mai piaciuto stare in mezzo a troppa gente, trovarmi in posti affollati, sentirmi pervaso da rumori, suoni e luci. Mi sarebbe piaciuto fare l\u2019impiegato, magari in un grande ufficio, in modo da confondermi senza necessariamente distinguermi in nessun modo. Mi sarebbe bastata una piccola stanzetta, anche in fondo al corridoio e senza grandi pretese.<br \/>\nNon sono mai stato ambizioso. Ho sempre pensato che il lavoro rientri nei doveri di un uomo ed \u00e8 una rarit\u00e0 che questo possa coincidere con il piacere, con una reale passione. Il lavoro che faccio da 15 anni non l\u2019ho scelto, non ho mai desiderato farlo. Penso che sia un impiego come un altro, d\u00e0 uno stipendio e mi \u00e8 stato insegnato da mio padre.<br \/>\nQuesta \u00e8 stata la sua eredit\u00e0, insieme alla casa in cui vivevamo insieme prima che lui se ne andasse, stroncato da un infarto. Quando mi ha proposto di seguire il suo stesso percorso lavorativo ero molto scettico ma era bastato un buono stipendio per convincermi. Ero dubbioso perch\u00e9 pensavo fosse un lavoro molto faticoso fisicamente ma ero un giovane con forti braccia e pesanti muscoli. Mi sono adattato subito, senza grandi difficolt\u00e0. Le procedure da seguire sono sempre le stesse e la mia giornata \u00e8 scandita da momenti precisi. Questo aiuterebbe chiunque, soprattutto un tipo come me.<\/p>\n<p>Parcheggio l\u2019auto nell\u2019area dipendenti.<br \/>\nMi sento inquieto pi\u00f9 del solito, come se avessi qualcosa allo stomaco che mi fa respirare in malo modo. L\u2019aria fuori \u00e8 fredda, umida. La nebbia avvolge l\u2019enorme entrata lasciando tutto poco nitido e tenebroso. Ormai mi sono abituato alla poca luce, dentro ci sono pochissime finestre perch\u00e9 la gioia, la spontaneit\u00e0, la libert\u00e0 non vivono qui\u2026inizio a convincermi che sia meglio non ci siano finestre. Non sopporto lavorare sentendomi in questo modo.<br \/>\nPrima di timbrare fumo l\u2019ennesima sigaretta.<br \/>\nVado a cambiarmi ed indossare la divisa da lavoro prima di incominciare con le mie attivit\u00e0. Inizio facendo un giro di osservazione entrando nelle aree in cui sono posizionate tutte le celle. C\u2019\u00e8 sempre un pessimo odore, nonostante si cerchi di pulire il pi\u00f9 possibile. Queste zone non sono mai silenziose e i rumori si intrecciano come nodi in gola.<br \/>\nChi vive l\u00ec non ama vivere l\u00ec, l\u2019ho sempre capito. E\u2019 impossibile non pensarci trovandosi a contatto con cos\u00ec tanti occhi, ogni giorno, da 15 anni. Durante questa fase di perlustrazione emergono problemi di salute dei detenuti o altri aspetti che vanno risolti urgentemente.<br \/>\nIo mi occupo prevalentemente di monitorare e coordinare questo settore. Le mie attivit\u00e0 sono scandite nel tempo precisamente. Ogni azione viene svolta ad un orario preciso e secondo uno schema preciso. Mi occupo anche del sostentamento, fornendo ad ognuno il cibo, le terapie e l\u2019acqua. Quest\u2019area \u00e8 molto grande, circa 3000mq, e piena di celle: molto piccole se ospitano solo uno o leggermente pi\u00f9 grandi se ne ospitano un numero superiore.<br \/>\nOltre questo settore si estende una zona piena di macchinari per la produzione che coinvolge i detenuti. Ho libero accesso anche a questo spazio ma non ci entro quasi mai. Lascio che se ne occupino i miei colleghi\u2026ad ognuno il suo compito. Non mi mancano certo le cose da fare e difficilmente ho il tempo per fermarmi o riposare un attimo.<br \/>\nDopo l\u2019osservazione e la fase del sostentamento, entro in ogni singola cella per accertarmi delle condizioni psico-fisiche di ognuno. Spesso sono precarie e necessitano dell\u2019intervento del medico reperibile.<br \/>\nE\u2019 capitato che l\u2019unica cosa da fare fosse accertarne la morte.<br \/>\nLa reclusione \u00e8 una condizione di vita pessima, credo che a chiunque tolga la dignit\u00e0 costringendo a vivere in condizioni per cui non valga la pena vivere. In questo caso per\u00f2 la ritengo necessaria.<\/p>\n<p>Quella mattina ho eseguito tutto secondo i protocolli. Ho anche fatto accedere e sistemato nuovi ospiti nelle loro stanzette. Ho compilato moduli, osservato e raccolto le indicazioni di cui avevo bisogno perch\u00e9 tutto fosse in regola. La mia attenzione ad un certo punto si focalizza su un nuovo arrivato. In tanti anni di lavoro ne ho visti tanti che giungono da noi inquieti, stressati, terrorizzati, abbattuti e frustrati ma lui mi colpisce particolarmente. La cosa che mi attira subito di solito \u00e8 lo sguardo, non lo evito mai. Spesso sono loro ad evitarlo e questo mi d\u00e0 forza, animando in me una sorta di egoismo e superiorit\u00e0.<br \/>\nLo osservo per un po\u2019, continuando a fare il mio lavoro. Era l\u2019unico, in mezzo ad altri tre, che continuava a dare le spalle. Gli altri erano rivolti verso le sbarre ma lui \u00e8 rimasto tutto il tempo voltato dall\u2019altra parte. Era giovane e ho pensato che avesse qualche problema di salute. Dopo circa tre ore, entro in cella cercando di capire come mai stesse assumendo questo comportamento ma non rispondeva a nessun tipo di richiamo, neanche a quelli pi\u00f9 violenti.<br \/>\nIl medico dopo una visita non ha rilevato niente di anomalo. Ho deciso di sistemarlo in una cella singola. Cos\u00ec ho fatto e lui ha continuato a tenere il volto rivolto verso il grigio muro di cemento.<br \/>\nErano quasi le 16, la giornata di lavoro era giunta al termine.<br \/>\nPosizionato frontale a lui, l\u2019ho guardato a lungo ma ad un certo punto me ne sono andato.<br \/>\nTornando a casa ci ho pensato per\u00f2 era troppa la voglia di staccare con questi pensieri. Mi sono fermato a prendere una pizza, quattro birre e davanti alla partita di calcio mi sono addormentato profondamente.<\/p>\n<p>Ogni giorno faccio pi\u00f9 o meno le stesse cose, in modo meccanico, abituale. Arrivo al parcheggio con le note della traccia numero 7.<br \/>\nMi sento stanco come se non riposassi da molto tempo. Guardandomi sullo specchietto retrovisore ho pensato che il mio sguardo inizia ad invecchiare, gli occhi incominciano a voler guardare oltre quei movimenti meccanici ed abituali. Mi rendo conto che la fatica che sento oggi non \u00e8 fisica. Timbro il cartellino, mi cambio e inizio il giro di osservazione.<br \/>\nLo incomincio da l\u00ec, dalla cella n\u00b048. Con stupore vedo che non si \u00e8 spostato di un centimetro, \u00e8 rimasto immobile e fermo per 16 ore. Rientro in cella e mi siedo frontale a lui. Rimango dentro a lungo, mi aveva contagiato con la sua<br \/>\nimmobilit\u00e0. La sua testa si alza leggermente e i suoi occhi incrociano i miei per qualche secondo. A quel punto sono riuscito a capire, ad immedesimarmi in quello stato d\u2019animo. Provo a parlare con lui. Gli altri non si comportavano cos\u00ec perch\u00e9 ancora stavano cercando in tutti i modi di reagire alla prigionia. Chi piangeva disperato, chi tirava calci alle grate, chi urlava, chi lo aveva accettato come condizione dell\u2019esistenza, chi emetteva forti segnali di stress, chi si lasciava morire\u2026 Pi\u00f9 lo guardavo e pi\u00f9 rivedevo me stesso dentro ai suoi occhi languidi. Lui si trovava in un totale stato di rassegnazione, quella per cui non vale la pena vivere. Tutta la postura del suo corpo, nella sua totale estraneit\u00e0 e immobilit\u00e0, comunica al resto del mondo la piena rinuncia a trovare pace e la totale sofferenza dell\u2019anima. E\u2019 come se sapesse che non pu\u00f2 pi\u00f9 fare nulla per cambiare quella situazione. Tra poco verr\u00e0 preso insieme ad altri per andare nell&#8217;altro settore e non potr\u00e0 farci nulla. Se altri dimostrano di averlo accettato, lui no. Si \u00e8 solo adattato al pensiero della morte. Ho pensato che io sono come lui. Mi sono adattato ad una vita che non mi appartiene. Ho sempre desiderato fare solo un lavoro tranquillo\u2026quanto vorrei adesso una piccola stanzetta piena di scartoffie in fondo ad un lungo corridoio!<br \/>\nDevo prendermi una pausa.<br \/>\nMi sento soffocare. Esco fuori per una o pi\u00f9 sigarette, circondato da una nebbia fitta. Non riesco a smettere di pensare alla sopportazione. Io l\u2019ho fatto per anni. Ho lasciato che altri scegliessero per me rendendomi una persona ordinaria. E poi c\u2019\u00e8 lui\u2026come posso non pensare a lui, ai suoi occhi e a tutto ci\u00f2 che mi ha comunicato. Per 15 lunghi anni non ho visto niente, non ho capito niente. Tutto cos\u00ec meccanico e abituale, come se stessi lavorando con oggetti e non con soggetti. Sapevo che non era cos\u00ec ma ho pensato sempre che loro fossero nati per uno scopo preciso. Io ho solo accontentato mio padre, ho avuto uno stipendio per 15 anni e non avrei mai immaginato che\u2026<br \/>\nDevo rientrare, mi richiamano dentro. E\u2019 il momento del trasporto nell\u2019altra area. Il collega mi dice di accompagnare i detenuti delle celle dal numero 41 al numero 60. Inizio con i primi cinque\u2026 dopo circa 40 minuti \u00e8 il momento di portare i successivi. Con lui ho fatto molta fatica, non voleva muoversi. Ho dovuto sollecitarlo in malo modo. Camminava insieme agli altri con la testa bassa e molto lentamente. Era magro e profondamente depresso. Il mio collega li porta via ma prima di andarmene lo guardo ancora una volta. Con un movimento veloce della testa si gira e incrocia il mio sguardo. Rimaniamo cos\u00ec per circa 10 secondi ma uno strattone lo fa allontanare. Torno di l\u00e0 con il pensiero che in quei pochi secondi lui ha lottato per l\u2019ultima volta, trovando la forza di guardare la persona che non lo ha fatto sentire inesistente e gli ha prestato attenzione. Un ultimo grido silenzioso di aiuto.<br \/>\nHo realizzato in quel momento che io mi sono sentito invisibile per anni, proprio come lui.<br \/>\nHo visto tanto di me in quel detenuto. Come \u00e8 possibile?<br \/>\nSono stanco. Per la prima volta in tanti anni decido di tornarmene a casa prima. Mi fermo a prendere delle birre prima di rientrare a casa.<\/p>\n<p>Il mattino dopo alle 7 sono gi\u00e0 fuori casa.<br \/>\nLe troppe domande e la estenuante ricerca di risposte non mi hanno fatto chiudere occhio. Non avevo messo in discussione solo la mia esistenza ma anche quella degli altri\u2026 quella di colui che mi aveva permesso di comprendere lo stato d\u2019animo altrui. Se prima pensavo che tutto \u00e8 gi\u00e0 scritto, che ad una strada, qualunque essa sia, siamo destinati, ora ho messo in dubbio ogni certezza.<br \/>\nParcheggio ed entro subito, senza fumare. Mi cambio ed inizio, come ogni giorno, il giro di osservazione. Alle ore 8.30 sono seduto nell\u2019ufficio del mio capo e presento la lettera di dimissione. A lui non spiego la reale motivazione del mio gesto ma gli infiocchetto un discorso uscito al momento e che neanche ricordo. Cerca di convincermi, visti i rapporti di amicizia che aveva con mio padre, ma capisce poco dopo che sono fermo ed immobile sulla mia posizione.<br \/>\nDurante la fase di perlustrazione delle celle non ho potuto evitare di andare oltre ai loro occhi. Mi sono accorto che iniziavo a proteggermi evitando di guardarli e che, anche se si incrociavano con i miei, la sensazione che sentivo non era pi\u00f9 quella di superiorit\u00e0. Era terrore, sofferenza e ricerca di piet\u00e0. Mi sono sentito un codardo bastardo perch\u00e9 ormai sapevo e non potevo nascondermi. Non ero pi\u00f9 lo stesso di prima. Lui e i suoi occhi mi avevano cambiato.<\/p>\n<p>Esco da quel posto alle 10 del mattino, con tutta la giornata davanti ed una pagina bianca su cui scrivere la mia vita. Ho pensato che anche loro avrebbero meritato la spontaneit\u00e0 e la sensazione nuova di libert\u00e0. Mi sono reso conto che non era cos\u00ec necessario come pensavo sfruttare la vita di un altro essere vivente, senza colpe, nato con uno scopo preciso e senza nessuna possibilit\u00e0 di cambiamento. Oggi penso che sarebbe meglio ci fossero tante finestre di vetro trasparente. Quello che so per certo \u00e8 che io non avrei pi\u00f9 potuto mettere piede l\u00ec dentro. Uscendo dal parcheggio vedo arrivare un altro camion con un altro carico. Dalle grate intravedo gli occhi di molti di loro, spaesati ed impauriti. Con i grossi musi cercano di captare qualche segnale che li orienti e che gli faccia capire dove si trovano.<br \/>\nCon la mia auto inizio ad accelerare, tenendo i finestrini abbassati per prendere aria.<\/p>\n<p>Guardo lo specchietto retrovisore e mi lascio alle spalle la scritta \u201cAllevamento Bovini\u201d.<br \/>\nAccendo una sigaretta, inizio ad urlare, il cd riparte dalla traccia numero 7.<br \/>\nPremo OFF.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_27969\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"27969\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Suona ogni mattina. 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