{"id":2790,"date":"2010-02-02T12:09:29","date_gmt":"2010-02-02T11:09:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=2790"},"modified":"2010-02-02T12:11:31","modified_gmt":"2010-02-02T11:11:31","slug":"charles-e-maria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=2790","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2010 &#8220;Charles e Maria&#8221; di Sara Piazza"},"content":{"rendered":"<p>Questa mattina mi sono destato di umore vivace. Il tempo \u00e8 buono e credo che potr\u00f2 uscire per una passeggiata. Il freddo degli ultimi giorni ha aumentato il dolore alle ossa: spero che il sole asciughi l\u2019umidit\u00e0 che sento espandersi dentro, fino a tutte le giunture. Forse l\u2019idea della gita in barca potrebbe essere un po\u2019 avventata: si sa che in questa stagione un acquazzone pu\u00f2 sempre prenderci alla sprovvista. Tuttavia non mi sento abbastanza forte, oggi, per affrontare gli occhi di Maria se si dovessero spegnere nella delusione. Correremo insieme questo rischio, perch\u00e9 accontentare lei per me \u00e8 l\u2019unica fonte di ispirazione.<br \/>\nPer troppi pomeriggi il suo piccolo corpo magro \u00e8 stato abbandonato sul divano di casa mia. Sempre seduta in modo compito per non scontentare gli insegnamenti della mamma, la vedevo sprofondare ogni minuto di pi\u00f9 nell\u2019incavo del cuscino. Intanto il blu dell\u2019iride spariva alla mia vista sempre pi\u00f9 spesso, mentre i battiti delle palpebre aumentavano per contrastare il sonno portato dalla noia.<br \/>\nLei reclama una nuova invenzione ogni giorno ma la vecchiaia rallenta i miei pensieri, cos\u00ec riesco ad avere qualche intuizione solo a giorni alterni, e solo se fuori c\u2019\u00e8 abbastanza luce. Funziono come una grossa macchina fotografica, che mette a fuoco se non si ha fretta, e che ha bisogno di un cielo molto chiaro per afferrare qualche immagine.<br \/>\nIeri pioveva, oggi no, quindi oggi \u00e8 il giorno in cui non posso sottrarmi al mio dovere di inventore, cos\u00ec la porter\u00f2 al lago, remer\u00f2 per lei e per le sue sorelline, se vorranno partecipare. Inventer\u00f2 una storia, se mi chiederanno di parlare. Avr\u00e0 come protagonista una bambina di nome Maria, a cui piace molto passeggiare nei prati e curiosare nei suoi sogni. Poi, quando torner\u00f2 a casa questa sera, far\u00f2 dei disegni per lei con le immagini del mio racconto. Li raccoglier\u00f2 tutti in una cartellina e glieli regaler\u00f2 per il suo compleanno. Potrei mettere nella cartellina anche le foto che le ho scattato questo gennaio e che finalmente un mese fa ho stampato, nell\u2019unico giorno in cui il freddo ha dato tregua alla mia schiena; ma non sono sicuro che vederle la renderebbe felice.<br \/>\nMi sono accorto che non era disinvolta come d\u2019abitudine, mentre posava, e cos\u00ec il suo volto solitamente imbronciato in una espressione viva e convincente, in queste immagini appare irrigidito in un sorrisetto sbiadito. Mi chiedo che cosa possa aver raccontato a sua madre, perch\u00e9 la Signora Scott mi ha chiesto di poter vedere le fotografie, cosa davvero insolita visto che in genere le considera affare esclusivamente mio. Dice di non capire questa nuova forma d\u2019arte, e che per lei resta pi\u00f9 interessante un bel ritratto a olio, dove la mano del pittore aggiunge carattere ai personaggi. Quando dice cos\u00ec mi dispiaccio per lei, che pensa di avere una figlia a cui il carattere debba essere aggiunto dalle pennellate di uno sconosciuto. Io invece sono convinto che nessun viso possa raccontare meglio di quello di Maria il mistero di pensieri celati, e che nessun corpo esprima un\u2019eleganza paragonabile alla sua. Per questo motivo l\u2019ultima volta le ho chiesto di togliersi anche le mutandine.<br \/>\nNon faceva freddo nello studio, il caminetto era stato acceso fin dalla mattina. Avevo consumato chiss\u00e0 quanta legna per rendere confortevole la temperatura, perch\u00e9 avevo capito che quello poteva essere il giorno buono per arrivare al fondo della questione. La giornata era limpida e la luce che al mattino era stata bianchissima stava lentamente assumendo i toni giusti, pi\u00f9 caldi, mentre la giornata si avvicinava al tramonto. Avevo aperto bene le tende, fissandole ai lati della vetrata.<br \/>\nL\u2019estate scorsa avevo fatto rimuovere la siepe che ostacolava un po\u2019 i raggi del sole, dai quali voglio che il mio studio sia invaso il pi\u00f9 possibile. La Signora Scott aveva apprezzato molto la mia decisione. Mi aveva detto che in questo modo le era pi\u00f9 facile salutare le sue figlie mentre lei passeggiava in giardino e loro erano nel mio studio a giocare o a posare. La sua buona educazione l\u2019aveva sempre trattenuta dal dirmi che avrebbe preferito che fotografassi le bambine solo in estate e solo in giardino, ma qualche frase preoccupata su un mal di gola spuntato dal niente proprio il giorno dopo una seduta di fotografia mi aveva messo in allerta. Un giorno mi disse \u201cForse stare cos\u00ec tanto ferme in una stanza fredda non \u00e8 una cosa salutare per delle ragazzine\u201d. Allora io avevo quanto prima predisposto tutto in modo che il mio studio sembrasse la continuazione del giardino, e perch\u00e9 la signora Scott potesse sbirciare all\u2019interno comodamente, per verificare di persona che Maria rimaneva ferma solo per pochi secondi durante lo scatto della foto, e che tra una foto e l\u2019altra era libera di giocare per scaldarsi un po\u2019. D\u2019altronde la madre della mia piccola amica era sempre stata invitata da me a partecipare a queste sedute, quindi non capivo da dove scaturisse tutta questa preoccupazione per la temperatura della stanza, che avrebbe potuto sondare di persona ogni volta che avesse voluto.<br \/>\nCos\u00ec le tende aperte e il campo sgombro dalla siepe rendevano perfetta la stanza ad accogliere una luce che avevo aspettato per tutto l\u2019autunno e che adesso l\u2019inverno finalmente mi portava. Chiamai Maria che stava sfogliando un libro nella biblioteca al piano di sopra, pregandola di non farmi attendere troppo, perch\u00e9 avremmo perso il momento migliore. Smorzai le fiamme nel camino, per evitare fastidiosi riverberi e ombre antiestetiche sul corpo della modella. Avevo fatto alcuni schizzi per decidere in anticipo la posizione delle braccia e l\u2019inclinazione della testa, e avevo comprato una nuova poltrona in pelle marrone a cui facevo la corte da mesi, senza riuscire a strappare un centesimo di sconto. Quando Maria scese, aveva la camiciola e i mutandoni, come nelle immagini che avevamo rivisto insieme pochi giorni prima e che avevamo fatto d\u2019estate nel bosco oltre il lago. Le chiesi di sedersi sulla poltrona con le gambe unite e i gomiti sui braccioli. Le mani dovevano stringere il ricciolo di legno che si trovava all\u2019inizio di quei sostegni laterali. Maria teneva la testa troppo alta e la schiena troppo dritta rispetto ai disegni che avevo fatto, allora glieli mostrai per farle capire meglio che cosa avevo in mente. Il talento innato in quella bambina le fece interpretare la posa corretta nell\u2019istante stesso in cui la vide. Insieme alla giusta posizione mi parve di vedere in lei un rapido lampo di sorpresa, mentre studiava le mie carte. Mi chiese allora \u201ccos\u00ec va bene?\u201d ed io le dissi di s\u00ec, anche se l\u2019espressione del suo viso non mi convinceva. Feci comunque una prima foto, con il rischio di sprecare una lastra, perch\u00e9 ritenni che quello fosse l\u2019unico modo per iniziare. Poi lei mi disse che per essere proprio uguale al disegno, non avrebbe dovuto indossare la camiciola. \u201cPosso toglierla?\u201d mi chiese. Le dissi che se non aveva freddo poteva toglierla, e pensai che quello fosse in effetti il modo migliore per realizzare la fotografia che avevo in mente. Le spalle di Maria diventarono pi\u00f9 piccole ma questo non intacc\u00f2 l\u2019armonia delle linee. Si ricordava perfettamente la posizione e se ne reimpadron\u00ec appena si fu seduta nuovamente. La guardavo, identica al mio schizzo, eppure imperfetta. La cosa mi turbava molto perch\u00e9 Maria aveva sempre migliorato le mie idee. Ogni volta che si era messa in posa per me aveva creato la fotografia da sola, andando oltre le mie aspettative. Questa volta invece mi fu chiaro che avrei dovuto impegnarmi di pi\u00f9 se volevo ottenere un risultato soddisfacente. Non sapevo se tale mancanza di spontaneit\u00e0 nel nostro lavoro dipendesse dall\u2019umore di Maria oppure dal fatto che mi sentivo molto pi\u00f9 infervorato per questo progetto che per i precedenti. Pensai che Maria non avesse responsabilit\u00e0 anche se i suoi occhi solitamente selvatici mi sembravano quel giorno placati, come se si fossero rassegnati a qualcosa che non capivo cosa fosse.<br \/>\nLe chiesi di togliere anche i mutandoni, per cercare nella continuit\u00e0 della linea della sua pelle la luce che in quel pomeriggio non riuscivo a trovare sul suo viso. Lei si alz\u00f2 e sfil\u00f2 le trine bianche senza dire niente. Le pieg\u00f2 con cura, come faceva con tutti i suoi abiti, e le appoggi\u00f2 sul tavolino rotondo, vicino alla poltrona, sopra la camiciola. Torn\u00f2 a sedersi sulla pelle marrone e io pensai che il rosa dei fianchi dritti e glabri contrastava tanto su quel colore scuro da far sparire tutte le ombre del corpo e mostrare solo luci abbaglianti. Riaccesi le fiamme del camino per creare qualche sfumatura su quel biancore, e feci la seconda fotografia. Inquadravo solo la poltrona, e Maria.<br \/>\nPoi le chiesi di appoggiare le mani sulle ginocchia, ma di mantenere i gomiti larghi. Spostai il cavalletto e inclusi nell\u2019immagine anche il tavolino con gli abiti piegati. Dopo questa terza fotografia, le dissi di rivestirsi in fretta e andare a sedersi vicino al fuoco, prima che sua madre potesse rimproverarci per un ennesimo mal di gola. Mentre infilava la camiciola lei mi guard\u00f2 riappropriandosi del suo sguardo animale e mi disse che era abbastanza grande per decidere quando restare in casa ammalata. Poi non fece in tempo ad appisolarsi al caldo perch\u00e9 il manico dell\u2019ombrellino di sua madre ticchett\u00f2 sul vetro per richiamarla a s\u00e9.<br \/>\nQualche settimana dopo pensai che probabilmente la piccola doveva aver detto a sua madre che le fotografie di quel giorno, una volta sviluppate, sarebbero state molto belle, perch\u00e9 appunto la Signora Scott continuava a chiedermi quando gliele avrei mostrate, impaziente di iniziare a imparare qualcosa su questa nuova moda nell\u2019espressione artistica. \u201cMia figlia \u00e8 il suo soggetto principale ed io, che l\u2019ho generata, me ne disinteresso. Ci\u00f2 \u00e8 inadeguato.\u201d Mi aveva detto.<br \/>\nIl freddo che segu\u00ec in quei giorni mi imped\u00ec di andare in camera oscura prima della fine di marzo. Il mio ritardo fu tale che la Signora parve di nuovo perdere interesse per l\u2019argomento, fino al punto di condizionare forse anche Maria in questo, che ultimamente mi \u00e8 sembrata molto pi\u00f9 interessata ai miei libri che alle nostre sedute artistiche.<br \/>\nOggi, sul lago, le racconter\u00f2 una storia, poi, a maggio, le regaler\u00f2 i disegni. Se le piaceranno, le chieder\u00f2 se vorr\u00e0 diventare lei l\u2019immagine che sta guardando: a questa mia proposta ha sempre sobbalzato di entusiasmo. Il giorno del suo compleanno scoprir\u00f2 se Maria \u00e8 diventata troppo grande per poter entrare nelle mie foto da folletto.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_2790\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"2790\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa mattina mi sono destato di umore vivace. 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