{"id":27782,"date":"2016-05-19T21:36:49","date_gmt":"2016-05-19T20:36:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27782"},"modified":"2016-05-19T21:36:49","modified_gmt":"2016-05-19T20:36:49","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-un-ragazzo-sfortunato-di-sonia-matteodo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27782","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Un ragazzo sfortunato&#8221; di Sonia Matteodo"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Era solo un ragazzino quando gli offrirono la prima canna. <\/span><\/span><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>\u00c8 solo un gioco<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">, gli dissero. <\/span><\/span><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>Avanti, non fare la mammoletta<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">. Loro erano i ragazzi grandi. Di quelli che o te li fai amici, o te le prendi. E lui di prendersele anche fuori casa non ne aveva proprio voglia.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Quel giorno avrebbe dovuto andare al catechismo. Di l\u00ec a poco tutti i ragazzi del paese avrebbero fatto la Cresima, ma lui a Dio non sapeva se crederci oppure no. E non gliene importava un bel niente. In fondo, se fosse esistito, non gli avrebbe preso suo pap\u00e0 cos\u00ec presto. No, Dio non esisteva. Era meglio ascoltare chi della vita sapeva davvero qualcosa, piuttosto che dar retta alle fandonie di preti e suore. E loro, i ragazzi grandi, della vita se ne intendevano. Si facevano rispettare. E per Carlo questo bastava.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Quella prima canna fu il suo ingresso nella vita adulta. Ma pure quel giorno il patrigno gliele suon\u00f2. Un altro bicchiere di whisky e gliele suon\u00f2 di nuovo. Tra tutte quelle botte, non riusciva a pensare ad altro. Nemmeno il dolore riusciva a distoglierlo. Quella cartina. Chiss\u00e0 che cosa avranno pensato i suoi amici di lui. Finalmente lo avrebbero considerato uno di loro. Un vero duro. E un vero duro non si fa spaventare di fronte a nulla. Che sar\u00e0 mai marinare una volta la scuola? Lo fece il giorno dopo lo spinello. E il giorno seguente e il giorno dopo ancora. Tanto loro, i professori, non sapevano far altro che dar giudizi a destra e manca, ma mai una volta che gli avessero chiesto di sua madre e delle ore piccole che faceva per portare a casa due soldi. La scuola era solo per i figli delle famiglie per bene. Non per uno come lui.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Come quella sua compagna di classe, tutta casa e chiesa, che gli faceva ribollire il sangue ogni volta che piangeva per un voto basso. Lei, vestita sempre cos\u00ec bene, con la mamma che la veniva a prendere puntuale dopo la scuola. La sua, invece, a quell&#8217;ora dormiva ancora e lui la strada fino a casa doveva farsela a piedi. Da solo.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Fu proprio uno di quei giorni di botte e solitudine che picchi\u00f2 Giulia. Non sapeva nemmeno perch\u00e8. Lo fece e basta. Quella mattina\u00a0era saltato sui banchi durante l&#8217;ultima ora. I compagni lo avevano applaudito come un eroe e il professore di arte lo aveva mandato dal preside, tra le risate e gli sguardi altezzosi di Giulia e delle sue amiche. <\/span><\/span><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>Se continui cos\u00ec, rischi l&#8217;espulsione,<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> gli aveva detto. E la campanella suon\u00f2 la fine della scuola.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Uscendo, era stato trascinato per le scale da una fiumana di ragazzini eccitati. A quel punto la vide. Camminava tranquilla e un po&#8217; curva, sotto il peso dello zaino pieno di libri. Era solo qualche metro dietro di lui. Fece ancora qualche passo e sulla porta d&#8217;entrata si ferm\u00f2, l&#8217;aspett\u00f2 e quando gli fu accanto l&#8217;afferr\u00f2 per il braccio, la trascin\u00f2 fuori a forza e con tutta la rabbia che aveva in corpo la colp\u00ec prima in faccia, facendole cadere in terra gli occhiali, e poi sulla schiena. <\/span><\/span><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>Cos\u00ec impari a ridermi dietro, <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">le url\u00f2 contro, mentre le sue mani non ne volevano sapere di fermarsi.<\/span><\/span><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i> Corri dalla mamma, ora! Corri!<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Guardava Giulia, ma non la vedeva veramente. Quello che vedeva in realt\u00e0 era se stesso. Un povero vigliacco pieno di lividi che sapeva prendersela solo con chi era pi\u00f9 debole di lui. Ma almeno aveva sfogato il suo odio per il mondo. Non avrebbe dovuto pi\u00f9 trattenersi e avere paura. Un Carlo diverso era comparso quel giorno. Un ragazzo che avrebbe continuato a picchiare i pi\u00f9 piccoli e pi\u00f9 fortunati.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Ora tre anni sono passati, tra pere e pasticche. Prima ogni tanto, ora quasi tutti i giorni. Non ne pu\u00f2 fare a meno. Sua madre l&#8217;ha buttato fuori di casa. <\/span><\/span><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>Non ti riconosco pi\u00f9. Non sei mio figlio.<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> Gli aveva urlato, sbattendogli la porta in faccia. \u00c9 la vigilia di Natale e Carlo non sa dove andare. Prende il primo treno che parte per Torino. Le persone lo fissano. Alcuni arricciano il naso perch\u00e8 puzza. Alla stazione Porta Nuova vaga come un cane randagio tra i binari. Alla gente che passa chiede due euro per comprarsi un panino. \u00c9 un giorno ormai che non mangia. Nessuno lo guarda, nessuno sembra badare a lui. Tutti corrono con le borse piene di regali e hanno troppa fretta di prendere il treno.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">\u00c9 ormai sera e Carlo ha freddo. Un ultimo buco ancora. Non gli resta che quello. Si addormenta accanto ai bagni della stazione.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Cos\u00ec ti trovarono la mattina di Natale, in fin di vita, con la bocca aperta e la siringa appesa al braccio.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Lo lessi sul giornale locale. Sapevo che avevi preso una brutta strada, ma non fino a questo punto.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Cambria,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Io, Giulia, la compagna secchiona e tu lo studente svogliato. Io, quella per bene. Tu, solo un ragazzo sfortunato.<\/span><\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_27782\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"27782\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era solo un ragazzino quando gli offrirono la prima canna. \u00c8 solo un gioco, gli dissero. 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