{"id":27763,"date":"2016-05-18T11:26:33","date_gmt":"2016-05-18T10:26:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27763"},"modified":"2016-05-27T11:13:32","modified_gmt":"2016-05-27T10:13:32","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-lontano-da-casa-di-adam-melanenko","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27763","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Lontano da casa&#8221; di Adam Melanenko"},"content":{"rendered":"<p>Oggi era il primo giorno nella nuova scuola in questo paese dal cielo sempre coperto, che mi getta addosso continuamente una pioggia fredda.<\/p>\n<p>Sono arrivato in ritardo e bagnato fradicio. Non sapevo dove andare, ho incontrato una donna, che stava asciugando l&#8217;atrio con uno straccio. L&#8217;ho fissata per un po&#8217;, sperando che mi aiutasse. Mi parlava in questa lingua stonata che non comprendo e il pensiero che ancora lungo tempo dovr\u00f2 udire la gente balbettare senza capire mi ha fatto traboccare di rabbia.<\/p>\n<p>Mi hanno accompagnato al di l\u00e0 di una porta, dove era la mia classe. Una classe? Con le pareti colorate, i cartelloni appesi sui muri, un enorme lampadario, che buttava la luce su strani tavoli, staccati dalle sedie? Non \u00e8 cos\u00ec un&#8217;aula di scuola: deve essere seria, senza distrazioni, con i muri bianchi e vuoti, grosse finestre, scaffali riempiti di libri, lavagne nere&#8230; un posto dove lavorare. Come dice la mia maestra, nel mio paese, anche se fuori cominciano a bombardare, i nostri occhi non devono mai lasciare la lavagna.<\/p>\n<p>Mi hanno fatto sedere a quel banco e a quella sedia, a cui sono stato assegnato e dove vivr\u00f2 per tutte queste buie mattine, finch\u00e9 non potr\u00f2 ritornare a casa mia.<\/p>\n<p>L&#8217;insegnante ha fatto un discorso, il cui senso doveva essere pi\u00f9 o meno questo: c&#8217;\u00e8 un alunno nuovo, non parla la lingua, siate comprensivi nei suoi confronti. Hanno cominciato a farmi domande in inglese, per essere gentili e coinvolgermi nella lezione. Ho pensato: &#8220;Fico, ora dir\u00f2 qualcosa&#8221;. Appena ho provato ad aprire bocca, si \u00e8 bloccato tutto dentro, nella lingua. Se avessi detto anche una sola parola, sarei scoppiato a piangere. Serrare le labbra era l&#8217;unico modo di trattenere le lacrime e non fare questa brutta figura, mostrando agli altri quanto ero debole in quel momento.<\/p>\n<p>Quando hanno visto che non parlavo, dopo un po&#8217; per fortuna si sono dimenticati di me. Sentivo dei ragazzi dietro le mie spalle che ridevano. Di che cosa ridevano? Magari proprio di me, di questo straniero sbarcato nella loro terra e incapace di legare due frasi nella lingua per loro cos\u00ec elementare.<\/p>\n<p>Quando \u00e8 suonata la campana, ho capito che era ricreazione, perch\u00e9 tutti correvano fuori, fuggendo dalla classe e lasciandomi solo con il mio panino. Non mi andava di mangiare, non so perch\u00e9, quindi l&#8217;ho rimesso dentro. Mi sono appoggiato con la testa sulle braccia incrociate sul banco gelato e ho finalmente fatto uscire tutte le lacrime che erano rimaste imprigionate prima. Avevo il terrore che sarebbero state assai di pi\u00f9, un vero diluvio. In realt\u00e0 mi bagnavano appena gli occhi, ma avevano un sapore diverso da tutte le lacrime della mia vita: erano amare e per ogni goccia che scendeva mi sembrava di perdere per sempre una parte dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Non mi ricordo il resto della giornata: sono entrati e usciti dalla classe molti insegnanti, che hanno cercato di interagire con me per un po&#8217; e poi hanno rinunciato. Suppongo che abbiano fatto varie materie, forse storia, sicuramente matematica, ma per me non cambiava niente: non capivo, nessuna materia.<\/p>\n<p>Sono arrivato a casa, ho pranzato, mia madre mi ha chiesto com&#8217;era andata e ho detto che tutto era andato a meraviglia, anche se non era vero.<\/p>\n<p>Non mi andava di discutere proprio con lei, che ha scelto questo posto per me, non il primo giorno. Avevo voglia di stare da solo e di dormire, andare in letargo per un lungo periodo e risvegliarmi sul mio letto morbido, tiepido, che conosce le forme del mio corpo anche meglio di me.<\/p>\n<p>Penso che almeno una volta nella vita abbiate compiuto un viaggio, un viaggio lontano dalla vostra terra, dalla vostra casa, lasciando alle spalle tutto ci\u00f2 che vi circonda, tutto ci\u00f2 che ormai \u00e8 diventato una parte di voi: dall&#8217;altalena sulla collina al di l\u00e0 del fiume alla riva del mare fino dove tramonta il sole, dalle calde spiagge alle gelide montagne, dalle persone familiari alla gente sconosciuta, ma comunque sempre vicina. Vi siete mai chiesti come sarebbe la vita senza queste piccole cose che messe insieme costituiscono la vostra identit\u00e0? Quando sei lontano dalla tua patria, ogni cosa, anche la pi\u00f9 scontata, ti pu\u00f2 spaventare: dalla lingua ignota ai taglienti sguardi circostanti, dall&#8217;aria estranea al clima differente. Tuttavia, se viaggi per un breve tempo, dentro di te sai perfettamente che questo incubo non durer\u00e0 in eterno, che questo \u00e8 solo un periodo di esplorazione. Il pensiero di poter tornare, che sar\u00e0 sempre con te, dovunque tu vada, anche nei momenti pi\u00f9 brutti, a volte ti aiuta a continuare ad andare avanti. Ma se un giorno dovessi restare qui, in questo mondo sconosciuto, cosa sentiresti? Quando l&#8217;ignoto resta ignoto? Credo che \u00e8 proprio questa la domanda che si pongono le persone che fuggono dal proprio paese per motivi non dipendenti dalla propria volont\u00e0. \u00a0Vorrei lasciare a voi la risposta: sareste mai disposti ad abbandonare cos\u00ec tanto di voi stessi?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_27763\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"27763\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi era il primo giorno nella nuova scuola in questo paese dal cielo sempre coperto, che mi getta addosso continuamente una pioggia fredda. 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