{"id":27755,"date":"2016-05-18T22:22:26","date_gmt":"2016-05-18T21:22:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27755"},"modified":"2016-05-18T22:22:26","modified_gmt":"2016-05-18T21:22:26","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-metropolitana-di-paola-limatola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27755","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Metropolitana&#8221; di Paola Limatola"},"content":{"rendered":"<p>Seduto sul sedile che gli era stato ceduto dalla signora bionda un po\u2019 in carne, Mario sent\u00ec gli occhi inumidirsi e prov\u00f2 imbarazzo.<\/p>\n<p>Era proprio uno stupido! Commuoversi per una sciocchezza come quella, e davanti a tutti! Diventare vecchi era una vera iattura.<\/p>\n<p>Si guard\u00f2 intorno.<\/p>\n<p>A parte la signora bionda, quando era entrato nel vagone nessuno era sembrato accorgersi del suo passo malfermo e dello sguardo famelico col quale si era aggrappato al corrimano per mantenersi in equilibrio. Adesso, invece, aveva l\u2019impressione che tutti lo fissassero.<\/p>\n<p>Forse non proprio tutti, non la ragazza con la treccia e l\u2019uomo con la ventiquattrore ai piedi, talmente presi dallo schermo dei loro cellulari che non avrebbero alzato lo sguardo nemmeno se nella carrozza fosse entrato un marziano; eppure, gli sembrava che la donna seduta sul sedile di fronte lo stesse squadrando. Non poteva averne la certezza, perch\u00e9 grandi lenti scure nascondevano la direzione del suo sguardo.<\/p>\n<p>Strizz\u00f2 gli occhi, cercando una conferma alla propria percezione: la donna era immobile e appariva concentrata, come se stesse accadendo qualcosa che meritasse una grande attenzione.<\/p>\n<p>Alle proprie spalle Mario aveva solo il finestrino, al di l\u00e0 del quale s\u2019intravedeva il muro di cemento che scorreva insieme ai binari. Escludendo che guardare una parete potesse essere d\u2019interesse per qualcuno, si convinse di essere proprio lui l\u2019oggetto di tanta curiosit\u00e0.<\/p>\n<p>La bocca gli trem\u00f2 leggermente. Le lacrime non volevano proprio fermarsi, se le sentiva ormai sulle guance e doveva provvedere. Tir\u00f2 fuori dalla tasca della giacca un fazzoletto piegato e, senza aprirlo, lo us\u00f2 per tamponarsi il viso. Scost\u00f2 un poco gli occhiali e il cotone lamb\u00ec il bordo inferiore delle palpebre. Prima la destra e poi la sinistra, con gesti misurati per non farsi notare. Che quella donna guardasse pure, se proprio ci teneva: tra qualche fermata si sarebbero separati per sempre e tutto quello che lei avrebbe potuto raccontare erano le lacrime di un uomo senza nome e senza identit\u00e0 in metropolitana. Non gli importava.<\/p>\n<p>Fece un sorriso di gratitudine alla signora che l\u2019aveva fatto sedere e la guard\u00f2 con pi\u00f9 attenzione. Avr\u00e0 circa quarant\u2019anni, pens\u00f2, e si \u00e8 alzata per me. Si guard\u00f2 intorno, per cercare conferme ai suoi pensieri: s\u00ec, c\u2019erano parecchi ragazzi che avrebbero potuto compiere il gesto di far sedere un anziano, come sarebbe stato normale in un paese civile, come lui stesso aveva fatto sugli autobus in giovent\u00f9, ma non si usava pi\u00f9. Ai suoi tempi, alzarsi era un riflesso condizionato, una forma di rispetto che i genitori inculcavano ai figli anche con l\u2019aiuto di qualche gomitata assestata al momento giusto allo scopo di richiamarli al dovere, se mai sull\u2019autobus si fossero distratti e fossero rimasti seduti lasciando in piedi una signora carica di buste o un uomo affaticato. Educati male e viziati, questo pensava dei giovani che osservava quotidianamente, poco abituati a fare attenzione agli altri. Col passare degli anni si sarebbero resi conto anche loro di cosa voleva dire avere dolori dappertutto e sentire i propri piedi lamentarsi: forse allora, guardando gli esponenti delle nuove generazioni immobili e sbracati sui sedili, si sarebbero rammaricati di aver svolto nel peggiore dei modi il loro ruolo di educatori.<\/p>\n<p>Non doveva essere cos\u00ec duro, si rimprover\u00f2. Forse, visto da fuori, non sembrava cos\u00ec malridotto e cos\u00ec bisognoso di attenzione. I capelli bianchi c\u2019erano, questo era vero, sopra una fronte spaziosa e un paio di occhiali spessi poggiati sul naso e sorretti da due orecchie molto solide. La pelle era segnata dal tempo ma non cos\u00ec rovinata da farlo sembrare irrimediabilmente vecchio. Nonostante i dolori, aveva la schiena diritta e due gambe che avevano molto camminato anche se allo sguardo apparivano in buone condizioni.<\/p>\n<p>Quel giorno indossava un paio di pantaloni e una camicia a quadri con sopra una giacca dalle tasche ampie nelle quali, oltre al fazzoletto, teneva il portafoglio e le chiavi di casa. Un portacellulare azzurro da collo gli finiva all\u2019altezza del petto, per essere sempre raggiungibile nel caso un figlio l\u2019avesse cercato. Un apparecchio piccolo con funzioni limitate, telefonate e messaggi da scrivere con dita incerte quando non se ne poteva fare a meno. Nulla a che vedere con quelle cose moderne, non gli sarebbe bastata una vita intera per capire come maneggiarli.<\/p>\n<p>Mario si guard\u00f2 intorno e, di nuovo, sent\u00ec che gli occhi gli prudevano. Altre lacrime\u2026 non era possibile!<\/p>\n<p>Va bene, si era commosso perch\u00e9 aveva incontrato una donna gentile ma doveva proprio smetterla di piangere. Riprese in mano il fazzoletto e asciug\u00f2 le gocce di sale che avevano appena lasciato le ciglia.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 che avrebbe detto sua moglie! Clara l\u2019avrebbe preso in giro, ne era sicuro. Loro due scherzavano sempre, l\u2019avevano fatto fino all\u2019ultimo, proprio come quando avevano vent\u2019anni. La loro storia era cominciata con il sorriso e con il sorriso era finita. \u201cSei sempre il mio bel ragazzo\u201d, gli aveva detto prima di entrare in sala operatoria per l\u2019intervento che se l\u2019era portata via. Se lo sentivano, tutte e due, che sarebbe finita quel giorno. Anche se i dottori avevano spiegato che i rischi dell\u2019intervento erano elevati, Clara non aveva avuto dubbi. Non era vita, quella, doveva provarci. Prima di andarsene lo aveva guardato diritto negli occhi e gli aveva fatto una carezza che era il riassunto della loro vita insieme: forte e dolce nello stesso tempo.<\/p>\n<p>Se Mario chiudeva gli occhi, anche adesso, seduto in metropolitana, poteva sentirla. Come se Clara, dopo i giorni interminabili che avevano scandito i suoi quattro anni di vedovanza, fosse ancora l\u00ec a fargli coraggio e a sostenerlo.<\/p>\n<p>Riapr\u00ec gli occhi e cerc\u00f2 di fermare il senso di vuoto che gli aveva afferrato lo stomaco. Perch\u00e9 non riusciva a rassegnarsi? Si sforzava di portare avanti una vita monca, si aggrappava alle cose belle che aveva. Molti non avevano pi\u00f9 neanche quelle o non le avevano mai avute. Figli, nipoti, qualche amico per fare due chiacchiere, un libro, un film in televisione, una bella giornata di primavera. Doveva bastargli. Aveva i suoi ricordi, quelli non poteva toccarglieli nessuno, ed era gi\u00e0 molto.<\/p>\n<p>Si guard\u00f2 intorno: uomini e donne in transito avevano quasi riempito il vagone. Scrut\u00f2 i visi, trovando in ciascuno segni di crucci e debolezze o anche, pi\u00f9 raramente, di felicit\u00e0. Una ruga, una piega amara delle labbra, un guizzo degli occhi, caviglie gonfie e palpebre pesanti di sonno non consumato. Tutti, anche i pi\u00f9 giovani, avevano in viso i segni inequivocabili che lasciava la vita con il suo scorrere.<\/p>\n<p>La signora bionda gli fece un cenno di saluto mentre si avvicinava alla porta, preparandosi a scendere alla fermata successiva: senza emettere suono, le labbra di Mario composero la parola \u201cgrazie\u201d. Lei scosse la testa, come a dire che non aveva fatto niente d\u2019importante e che non c\u2019era bisogno di ringraziare, e poi scese.<\/p>\n<p>Altroch\u00e9, pens\u00f2 Mario: mi hai visto, altroch\u00e9 se \u00e8 importante. Se lo facessero tutti, se tutti vedessero, invece di limitarsi a guardare, il mondo sarebbe diverso.<\/p>\n<p>Subito si rimprover\u00f2: quanta banalit\u00e0! La vita \u00e8 imperfetta, fare il moralista non era da lui. Essere concentrati su se stessi \u00e8 una cosa assolutamente normale. Il fatto di aver ceduto ai pi\u00f9 anziani il posto in autobus non lo rendeva migliore degli altri. Quante volte avrebbe potuto essere pi\u00f9 attento e pi\u00f9 comprensivo, avrebbe potuto tendere una mano, e non l\u2019aveva fatto? Sicuramente moltissime e non ne era stato neanche consapevole. Non era umanamente possibile tenere conto di tutto.<\/p>\n<p>Pure, ogni tanto capitava di avere l\u2019occasione di fare qualcosa di grande, di accogliere gli altri nella propria mente e nel proprio cuore e di scaldarli, anche per un solo minuto. Quando accadeva, ci si sentiva migliori.<\/p>\n<p>La voce di Clara gli fu nelle orecchie: \u201cStai invecchiando proprio male, ragazzo. Davvero! Non me lo sarei aspettata da uno come te. Esci, fatti una passeggiata, guarda i colori e goditi il sole. Comprati una vaschetta di fragole e mangiale anche per me. Smettila di piangerti addosso. Invita a pranzo i tuoi nipoti per domenica e mettiti in cucina. Insomma! Vivi e falla finita con tutte queste sciocche malinconie!\u201d<\/p>\n<p>Mario, improvvisamente, sorrise. Aveva ragione lei, come al solito, e bastavano due parole per rimetterlo al suo posto. S\u00ec sent\u00ec di nuovo pieno di energie e decise che sarebbe sceso alla fermata successiva per andare a comprare un cestino di fragole: le avrebbe sciacquate alla fontanella e le avrebbe mangiate al sole, seduto su una panchina.<\/p>\n<p>Si alz\u00f2 con un po\u2019 di fatica per mettersi davanti alla porta e fiss\u00f2 la signora con gli occhiali scuri, sorridendole: se si era intrufolata nelle lacrime di un anziano, l\u2019offerta di un lampo di serenit\u00e0 avrebbe potuto aiutarla a rimettere a posto le cose. Nel suo mondo, evidentemente, gli uomini non piangevano in pubblico. Mario pens\u00f2 di doverla rassicurare e, in un certo senso, di doverla risarcire per il fuori programma che le aveva offerto.<\/p>\n<p>Si fece largo tra i passeggeri e guadagn\u00f2 una buona posizione, non voleva rischiare che qualcuno, nella fretta di entrare, gli facesse perdere la fermata.<\/p>\n<p>Inaspettatamente, una mano lo tocc\u00f2 sulla spalla.<\/p>\n<p>\u00abMi scusi\u2026 Lei \u00e8 il padre di Antonio?\u00bb<\/p>\n<p>Saldamente aggrappato al corrimano, volse leggermente il capo nella direzione della voce. La signora con gli occhiali da sole era in piedi dietro di lui e lo guardava negli occhi. Si senti confuso e non riusc\u00ec a rispondere. In quel momento non avrebbe saputo dire quale fosse il nome del figlio, tanta era la sorpresa.<\/p>\n<p>\u00abVenga, l\u2019aiuto a scendere.\u00bb<\/p>\n<p>La donna l\u2019afferr\u00f2 per il braccio, lo sorresse e lo condusse fino alla scala mobile.<\/p>\n<p>\u00abMi scusi per gli occhiali, ho una brutta congiuntivite. Sono Patrizia, si ricorda di me?\u00bb<\/p>\n<p>Mario annu\u00ec convinto. Salirono, lui davanti e lei dietro, e mentre andavano verso la luce si accorse di non sapere ancora come si chiamasse il figlio.<\/p>\n<p><em>Forse non voglio saperlo<\/em>, pens\u00f2, <em>non adesso<\/em>.<\/p>\n<p>\u00abLe andrebbe di mangiare delle fragole con me? Stavo giusto andando al mercato a comprarle. E\u2019 una bella giornata, potremmo sederci su una panchina e mangiarle insieme. Se ha tempo\u2026\u00bb<\/p>\n<p>Patrizia annu\u00ec. Lav\u00f2 le fragole che Mario volle pagare a tutti i costi si sedettero sulla panchina.<\/p>\n<p>La donna gli raccont\u00f2 di Antonio, della loro comitiva, degli scherzi che facevano a scuola e di come poi, ciascuno di loro, fosse cresciuto e avesse preso la propria strada. Anche lei si era sposata e aveva una figlia.<\/p>\n<p>Mario l\u2019ascoltava attento, pronunciando ogni tanto una parola per confermare un giudizio o un\u2019opinione.<\/p>\n<p>Le fragole avevano un sapore speciale e lui non avrebbe proprio voluto rovinarlo.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_27755\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"27755\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Seduto sul sedile che gli era stato ceduto dalla signora bionda un po\u2019 in carne, Mario sent\u00ec gli occhi inumidirsi e prov\u00f2 imbarazzo. 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