{"id":27737,"date":"2016-05-16T09:22:57","date_gmt":"2016-05-16T08:22:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27737"},"modified":"2016-05-17T21:59:00","modified_gmt":"2016-05-17T20:59:00","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-la-casa-nel-bosco-di-stefania-unida","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27737","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;La Casa nel Bosco&#8221; di Stefania Unida"},"content":{"rendered":"<p>Dal vetro del finestrino di quel vecchio autobus osservavo le improvvise crepe di luce che si facevano spazio nel greve manto di nubi. La luce del sole scolorava il verde familiare di quella compatta distesa di alberi che odoravano di polvere come fiori secchi. Tra pini e betulle immersi in quel tetro silenzio, mi resi conto che la mia casa era ancora lontana e tremai. Mi strinsi nel mio cappotto nero e continuai ad osservare sconsolata il cigolante autobus che lento continuava il suo viaggio. Poi mi guardai intorno. Contai velocemente quei pochi che, come me, si erano affidati ai mezzi pubblici per tornare a casa. Tre file avanti stava seduto un uomo di mezza et\u00e0 ed un\u2019anziana signora alla mia sinistra osservava il paesaggio dal finestrino. Dietro l\u2019autista un ragazzo che poteva avere la mia et\u00e0, leggeva un libro.<br \/>\nMi soffermai sullo sguardo dell\u2019uomo: non mi piaceva per niente. Poteva avere sessant\u2019anni, ma non ne ero sicura. Era vestito impeccabilmente, troppo elegante per trovarsi su un autobus in aperta campagna. Il suo viso era colmo di rughe e i suoi occhi profondi erano come due piccoli punti neri in quel pallido viso cos\u00ec enormemente segnato dal tempo. Mi strinsi di pi\u00f9 nella giacca e continuai ad osservarlo con la coda dell\u2019occhio.<br \/>\nEra tardi, i miei occhi quasi cedevano alla stanchezza della sera, quando ad un tratto l\u2019automezzo si ferm\u00f2 in una radura.<\/p>\n<p>\u2013 Signori, dovete scendere \u2013 disse l\u2019autista.<br \/>\n\u2013 Abbiamo un problema. Devo riportare l\u2019autobus alla rimessa. Un collega arriver\u00e0 tra circa due ore. \u2013<\/p>\n<p>Le nostre proteste non servirono a nulla. L\u2019autista fece scendere tutti. Non c\u2019era neanche una panchina dove sedersi. E cos\u00ec mi ritrovai l\u00ec, al vento, lontana da casa e da chiunque conoscessi, in quella radura poco lontana da un paesino desolato di cui non ricordavo il nome, neanche lontanamente simile ad una grande citt\u00e0. Strinsi di pi\u00f9 il cellulare in mano e guardai lo schermo. Sfortunamente la batteria aveva consumato la sua carica completamente. \u201cMaledizione!\u201d pensai. \u201cDannata tecnologia!\u201d Ero sola.<br \/>\nDiedi un\u2019altra furtiva occhiata agli altri passeggeri. D\u2019istinto mi avvicinai al ragazzo.<br \/>\n\u2013 Ciao! Che sventura! Starai qui ad aspettare? \u2013 chiesi.<br \/>\n\u2013 Penso che torner\u00f2 all\u2019autorimessa insieme all\u2019autista \u2013 rispose lui, sollevando leggermente le spalle.<br \/>\n\u2013 Capisco. Io credo che aspetter\u00f2 qui. Magari cercher\u00f2 una taverna nei dintorni dove chiedere informazioni. E comunque scusa! Non mi sono neanche presentata! Mi chiamo Kate, piacere di conoscerti! \u2013<br \/>\n\u2013 Ciao Kate, io sono Mathias. \u2013 disse lui, tendendo la mano destra timidamente verso di me. La stretta di mano, un po\u2019 titubante, lasci\u00f2 spazio ad un sorriso.<br \/>\n\u2013 Mi sa proprio che aspetter\u00f2 con te, se non ti dispiace \u2013 prosegu\u00ec lui.<br \/>\n\u2013 Ah perfetto! \u2013 dissi io.<br \/>\nMathias sembrava un ragazzo gentile.<br \/>\nAveva una folta chioma di capelli neri, crespi, fitti e corti. Il suo viso era rotondo con regolari lineamenti, gli occhi erano neri, grandi, con ciglia lunghe. Il suo naso piccolo e un pochino all\u2019ins\u00f9 rendeva il suo viso un po\u2019 buffo. La bocca e le orecchie erano piccole e sar\u00e0 stato poco pi\u00f9 alto di me. Era di corporatura snella e agile, quasi rassicurante. Indossava una camicia a quadri larghi rossi e neri leggermente aperta sotto da cui si intravedeva una maglia grigia; i pantaloni erano stretti, neri di velluto rigato. Portava degli anfibi neri, alla moda. Mi chiedevo quanti anni potesse avere: non doveva essere molto pi\u00f9 grande di me. Comunque poco importava: avevo trovato un compagno di sventura. Non ero pi\u00f9 sola, se non altro\u2026<br \/>\nCi incamminammo lungo una strada sterrata che portava al villaggio. L\u2019uomo sui sessanta era davanti a noi: s\u2019affrettava con passi lunghi quasi come fosse seguito da qualcosa.<br \/>\n\u2013 Signore scusi! \u2013 grid\u00f2 Mathias. \u2013 Pu\u00f2 darci delle indicazioni? Stiamo cercando una taverna. \u2013<br \/>\nL\u2019uomo si gir\u00f2 a guardarci con fare minaccioso e disse: \u2013 Ci sto andando, se volete potete seguirmi. Io vivo non lontano da qui \u2013 e mentre rispose aveva uno strano ghigno sul viso. In quel momento non pioveva ed i pochi lampioni stradali fendevano un po\u2019 l\u2019oscurit\u00e0 che lentamente iniziava a gravare sulla vicina collina. Ero un po\u2019 spaventata, devo ammetterlo.<br \/>\nSentivo ora su di me lo sguardo di quell\u2019uomo che stava fermo ad attendere un nostro cenno. Solo dopo poco mi resi conto che l\u2019anziana donna, di cui mi ero quasi scordata, aveva anche lei cominciato ad arrancare per quella stradina deserta. Non si era vista nemmeno una macchina da quando l\u2019autobus ci aveva scaricati l\u00ec, in quella radura in mezzo al niente. Quell\u2019uomo non mi ispirava proprio alcuna fiducia. Non mi ci volle molto tempo per prendere una decisione. Chiesi a Mathias di fermarci un secondo prima di procedere con l\u2019uomo.<br \/>\n\u2013 Mathias, perch\u00e9 non chiediamo alla signora dove si sta recando? \u2013<br \/>\nLui mi guard\u00f2 un attimo e poi mi disse: \u2013 Okay, chiedere non costa nulla! \u2013<br \/>\nCon passo deciso, mi avvicinai all\u2019anziana che avanzava piano, curva sotto il peso dell\u2019et\u00e0. I suoi capelli erano grigi e cos\u00ec perfettamente pettinati. Aveva con s\u00e9 una grossa borsa che trascinava a stento. Pensai potessi offrirle il mio aiuto per chiederle delle informazioni. Lei, forse, abitava l\u00ec vicino. La donna not\u00f2 che le andavo incontro, mi rivolse uno sguardo benevolo e mi sorrise.<br \/>\n\u2013 Signora, scusi, posso aiutarla? \u2013 chiesi con dolcezza. Intanto Mathias stava fermo l\u00ec pi\u00f9 avanti dove lo avevo lasciato. L\u2019uomo sbuffando url\u00f2: \u2013 Se volete potete raggiungermi alla taverna quando vi pare. Al prossimo incrocio girate a sinistra e proseguite fino all\u2019insegna: <em><strong>Fox and flowerpot<\/strong><\/em>. Vi saluto \u2013 e si mise in cammino. Registrai quell\u2019informazione e mi voltai verso l\u2019anziana donna.<br \/>\n\u2013 Oh, non preoccuparti cara. Non \u00e8 pesante come sembra. Che tipo quello! \u2013<br \/>\nLa sua voce era un po\u2019 tremante.<br \/>\n\u2013 La prego signora, insisto \u2013 e tesi la mano. Lei invece della borsa, mi prese il braccio senza fare pressione e sorridendo mi disse: \u2013 Se non ti dispiace, mi accompagneresti a casa? Preferirei un po\u2019 di sostegno lungo questa breve camminata. La mia casa non \u00e8 distante e se mi concedi questo piccolo aiuto, ricambier\u00f2 la tua gentilezza offrendoti del cibo. \u2013<br \/>\nIo la guardai imbarazzata. Lei continu\u00f2: \u2013 Preferisci qualcosa da bere? \u2013 Io continuavo a guardarla. \u2013 Oh scusa, non avevo visto che c\u2019\u00e8 anche un tuo amico. B\u00e8 anche lui \u00e8 invitato. \u2013<br \/>\nOkay, mi ero imbattuta nella classica nonna delle favole per bambini.<br \/>\nMathias stava fermo ad osservare cosa accadeva tra me e la signora.<br \/>\nPoi le sorrisi.<br \/>\n\u2013 Mi accontenterei di qualche informazione se non le dispiace. Per caso avrebbe un elenco dei servizi vicini? Un numero radio taxi ad esempio? \u2013<br \/>\nIntanto le ombre sul terreno si erano allungate tremendamente.<br \/>\n\u2013 Certo cara, a casa dovrei avere le informazioni che cerchi su qualche quaderno. \u2013<\/p>\n<p>Si incammin\u00f2 e io la seguii, poi si aggiunse anche Mathias. Stavamo tutti in silenzio. La sua andatura non era di quelle spedite, anzi. Il suo passo da lumaca cominci\u00f2 a logorare i nervi di Mathias che si abbandon\u00f2 a qualche cenno di sdegno. A destra e a sinistra di quella desolata stradina gli alberi si facevano sempre pi\u00f9 fitti. Poi un fulmine squarci\u00f2 il cielo, e poi un altro e un altro ancora: iniziarono a susseguirsi gli uni agli altri con maggiore frequenza. Quel poco di cielo che riuscivo a vedere fra gli alberi era sempre di pi\u00f9 illuminato a giorno. Anche i tuoni erano pi\u00f9 frequenti e mi chiedevo quanto fosse lontana la casa della donna. Mi ricordai dello sconosciuto che avevamo lasciato vicino alla fermata. Poi sentii dei passi lenti, non troppo lontani da me. Istintivamente mi voltai. Un brivido pervase il mio corpo: quell\u2019uomo era l\u00ec!<\/p>\n<p>Ero sicura che quell\u2019uomo stava sorridendo mentre avanzava piano su quella strada deserta, come se ci seguisse a distanza. Rimasi in silenzio, terrorizzata. Non dissi nulla all\u2019anziana donna, ma approfittando del suo passo lento, diedi un colpetto sulla spalla di Mathias per attirare la sua attenzione. Lui si volt\u00f2 di scatto ed io gli feci un cenno come per guardare alle sue spalle. Quando Mathias not\u00f2 l\u2019uomo sobbalz\u00f2 per un istante sgranando gli occhi.<br \/>\n\u2013 Casa mia \u00e8 ora veramente vicina. Per fortuna siamo quasi arrivati. Sta per piovere, avete visto? \u2013 disse la donna.<br \/>\nTutto il tragitto fino a l\u00ec mi aveva innervosito e non so se quella fosse una mia impressione o la vecchia lo facesse di proposito, ma mi parve che il suo passo stesse rallentando ulteriormente mentre quel losco individuo guadagnava terreno. Cercai di convincermi che erano solo paure, che avevo frainteso e che magari quell\u2019uomo era innocuo. Eppure non riuscivo a smettere di pensare a quello strano ghigno nel suo viso.<br \/>\nIl vento continuava a sibilare ed i tuoni erano sempre pi\u00f9 vicini. La camminata proseguiva lenta in uno spettrale silenzio, come una processione oscura al di l\u00e0 dell\u2019alone di luce dei pochi lampioni. Ad un tratto i passi cadenzati dell\u2019uomo interruppero il silenzio. Erano pi\u00f9 vicini, sempre pi\u00f9 vicini. Non osai voltarmi. I battiti del mio cuore erano come i tamburi di una danza sciamanica: veloci, regolari, profondi. Ogni muscolo del mio corpo era teso e stringevo forte il braccio della signora.<br \/>\nIl fragore di un tuono illumin\u00f2 le fronde e poi non udii pi\u00f9 nulla se non il rumore delle prime gocce di pioggia cadere lente sulle foglie secche e sui rami spogli. A quel punto mi voltai e\u2026 nessuno. Non c\u2019era pi\u00f9 nessuno! Quella desolata strada sterrata che avevo percorso colma di paura, adesso era vuota. Dov\u2019era finito l\u2019uomo? Mi guardai intorno e notai che non c\u2019erano strade o diramazioni che intersecassero quella su cui stavamo camminando lente, eppure quell\u2019uomo era sparito. Mathias non si era pi\u00f9 voltato e pareva terrorizzato e stranito.<br \/>\nPoi l\u2019anziana donna ci chiam\u00f2:<br \/>\n\u2013 Eccoci ragazzi siamo arrivati. \u2013<br \/>\nIo mi guardai intorno. Non riuscivo a distinguere bene la casa. Inizialmente vedevo solo un\u2019ombra pi\u00f9 scura in quel cielo nero, poi un altro fulmine la illumin\u00f2 e riuscii a distinguerla. Era bella, abbastanza grande, con un muro di cinta basso, un cancelletto di mattoni, un bel giardino, il tetto era in laminato. La porta si trovava sul lato sinistro e c\u2019era una finestra sulla destra.<br \/>\nAvvicinandomi, gli ulteriori lampi di luce mi permisero di osservare meglio. Mi resi conto che la casa forse un tempo elegante, era ormai parzialmente diroccata: il tempo aveva infatti fatto un lavoro impietoso su quelle mura.<br \/>\nMi sorpresi quando la donna semplicemente abbass\u00f2 la maniglia per entrare.<br \/>\n\u2013 Signora, tiene sempre la porta di casa aperta? \u2013 chiesi.<br \/>\nL\u2019anziana signora scosse le spalle in una risata.<br \/>\n\u2013 Oh cara, sapessi! Non c\u2019\u00e8 proprio nulla in questa vecchia casa da rubare e poi tutti mi conoscono qui. \u2013 disse la donna, guardandomi con difficolt\u00e0, quasi con stranezza, come se lo facesse attraverso una cortina di nebbia. Poi non disse nulla. Si limit\u00f2 a osservarmi per alcuni interminabili istanti.<br \/>\nQuando apr\u00ec la porta e fece un passo io e Mathias la seguimmo un po\u2019 perplessi. La casa era avvolta nella completa oscurit\u00e0. Un odore di umido e muffa mi avvolse. La temperatura non era molto pi\u00f9 calda di quella esterna, anzi era fredda, non mi tolsi neppure la giacca. Almeno non sarei stata sotto la pioggia, sempre che non ci fossero crepe nel tetto!<br \/>\nL\u2019anziana accese una luce ed io potei vedere meglio la casa. A destra e a sinistra c\u2019erano delle stanze: tre in tutto. La seguimmo in un corridoio, osservando i suoi lunghi capelli bianchi che le scendevano sulla schiena. Poi la donna avanz\u00f2 di qualche passo in direzione della contigua cucina. Apr\u00ec un armadio sgangherato, tir\u00f2 lentamente fuori un coltello e un piatto con alcuni sottili biscotti al malto. Afferr\u00f2 un contenitore di marmellata e lo apr\u00ec. Ci invit\u00f2 a sederci sulle due uniche sedie che parevano l\u00ec apposta per noi e nel mentre cominci\u00f2 a mordere un biscotto che gocciolava marmellata.<br \/>\n\u2013 Signora, vive sola? \u2013 chiesi senza pensarci. Mathias stava in silenzio.<br \/>\n\u2013 Si, mia cara. Mio marito \u00e8 morto 8 anni orsono. \u2013<br \/>\n\u2013 Scusi, tanto signora credevo che\u2026- La signora mi interruppe.<br \/>\n\u2013 Non ti scusare! \u2013 disse lei e mi porse un piatto colmo di biscotti.<br \/>\nIo allungai la mano destra ed afferrai uno di quei biscotti. In effetti mi era venuta un po\u2019 di fame. Poi la donna pos\u00f2 il piatto sul tavolo e sorridendo fece un cenno con la mano a Mathias. Lui afferr\u00f2 un biscotto e lo immerse nel vicino barattolo di marmellata. Mentre assoporavo quel biscotto zuccheroso, mi guardai furtivamente intorno e non notai alcuna foto. \u201cStrano\u201d pensai. \u201cLa signora non sembra avere molto parenti!\u201d. Non mi ci soffermai troppo.<br \/>\nMathias pareva impaziente. \u2013 Signora, scusi, avrebbe per caso un elenco telefonico? \u2013 chiese.<br \/>\nLa vecchia fissava il pavimento con occhio stanco. Poi si alz\u00f2 e disse: \u2013 Che sbadata! Ecco cosa dovevo fare! Ora cercher\u00f2 tra questi scaffali. \u2013 ed indic\u00f2 un vecchio mobile polveroso.<br \/>\nMentre si muoveva lentamente, un tuono fortissimo scosse la casa talmente forte che sobbalzammo tutti. Una forte scintilla illumin\u00f2 la stanza e poi il buio: un corto circuito disattiv\u00f2 la corrente. Mathias si alz\u00f2 in piedi di scatto. Io sobbalzai sulla sedia, allungai la mano e toccai la pelle ruvida dell\u2019anziana per un attimo. Poi mi alzai, provai a fare un passo ed inciampai.<br \/>\nI miei occhi intanto cominciavano ad abituarsi all\u2019oscurit\u00e0 e riuscivo lentamente a vedere un insieme di varie ombre. Riuscivo a vedere Mathias che stava ancora in piedi. Fortunatamente fuori vi era un po\u2019 di luminosit\u00e0.<br \/>\n\u2013 Mathias! Le finestre! Dobbiamo aprire le finestre! \u2013<br \/>\nMathias inciampando riusc\u00ec a raggiungere una finestra, scost\u00f2 la pesante tenda scura che la copriva e disse: \u2013 Kate, c\u2019\u00e8 qualcuno fuori! \u2013<br \/>\nMi avvicinai scorgendomi e vidi le folte fronde degli alberi scossi dalla tempesta. Riuscivo ad intravedere in lontananza i lampioni da cui la luce proveniva, ma non vidi nient\u2019altro. Entrambi stavamo l\u00ec alla finestra osservando attentamente il movimento delle fronde degli alberi. Poi io mi voltai. La donna era sparita. Non c\u2019era pi\u00f9, almeno non si trovava pi\u00f9 in quella stanza.<br \/>\n\u2013 Mathias! Dov\u2019\u00e8 la signora? \u2013<br \/>\nMathias si volt\u00f2 verso di me ed incredulo si guard\u00f2 attorno. Con la poca luce che entrava nella stanza, si diresse verso una polverosa credenza ed inizi\u00f2 a cercare ovunque. \u2013 Ci saranno delle candele in questa casa! \u2013<br \/>\n\u201cBella idea\u201d pensai e mi misi a cercare ovunque anche io. Nel cassetto del tavolo trovai un vecchio pacchetto di fiammiferi e quattro candele bianche.<br \/>\n\u2013 Che fortuna! \u2013 sorrisi a Mathias mostrando quel piccolo tesoro. Accesi le candele trovate e ne posizionai due sul tavolo e due sulla credenza.<br \/>\nIl temporale intanto non accennava a calmarsi. Nel cielo crepato dai fulmini scorsi la sagoma di una casa. La donna, quindi, aveva dei vicini.<br \/>\nPresi una delle candele sul tavolo e ne porsi una a Mathias.<br \/>\n\u2013 Dobbiamo cercare la signora! \u2013<br \/>\nCi dirigemmo nel corridoio. Ad un tratto netti cigolii richiamarono la mia attenzione. Provenivano dal piano di sopra. Durarono qualche attimo e poi si esaurirono. Rimasi immobile fissando Mathias.<br \/>\n\u2013 Credevo non ci fosse nessuno in casa! \u2013 dissi.<br \/>\n\u2013 Lo credevo anche io. \u2013 bisbigli\u00f2 Mathias.<br \/>\nEntrambi eravamo pallidi in viso.<br \/>\n\u2013 Vieni \u2013 disse Mathias. Si fece strada nel salottino e passammo davanti alle scale. Entrambi ci affacciammo al piano superiore, ma di esso non si intravedeva nulla. La mia attenzione ritorn\u00f2 al salotto e poi al corridoio. L\u2019arredamento era vecchio e ammuffito: vi era una credenza di vetro praticamente vuota, due poltrone sdrucite, un tavolino basso ed un vecchio divano. Decidemmo di salire al piano superiore e ci facemmo strada con le nostre candele. I cigolii si facevano sempre pi\u00f9 vicini mentre lentamente salivamo gradino per gradino quella rampa di scale. Entrambi stringevamo il corrimano con forza. Giunti al primo piano notammo due stanze: una a destra e una sinistra. Entrambe le porte erano chiuse. Mathias indic\u00e0 la stanza alla sua destra. Io mi avvicinai piano. Giunti alla porta, ci guardammo intorno. Mathias diede un colpo deciso all\u2019uscio, guardando l\u2019interno scuro con non poca apprensione. La porta cigol\u00f2 sui suoi cardini. Non vi era nulla all\u2019interno, a parte un arredamento ancora pi\u00f9 decadente. Mi voltai per uscire dalla stanza e davanti a me in quell\u2019angusto spazio notai una sagoma grossolana. Non sembrava la sagoma dell\u2019anziana signora. Sollevai verso il mio viso la candela per mettere a fuoco meglio: NO! Non poteva essere lui. Mi avvicinai. E anche la sagoma si avvicin\u00f2. Era lui, lo stesso uomo che avevamo visto nella radura, lo stesso uomo che ci aveva detto di andare alla taverna, lo stesso uomo che aveva uno strano ghigno sul viso. Era l\u00ec davanti a me. Mathias era dietro di me. Mi voltai, gli diedi un colpo sulla sua spalla destra, indicando quel losco individuo. Mathias impietrito, si par\u00f2 al mio fianco e rest\u00f2 fermo con la candela in mano.<br \/>\n\u2013 Signore, cosa ci fa in questa casa? \u2013 url\u00f2 Mathias.<br \/>\nL\u2019uomo stette in silenzio e fece un passo in avanti.<br \/>\n\u2013 Perch\u00e8 si trova qui? Abita per caso nella casa qui di fronte? \u2013 chiesi io insistendo.<br \/>\nL\u2019uomo non rispose e fece un altro passo in avanti. Era ormai chiaro che quell\u2019individuo non doveva avere delle buone intenzioni. Pensai che doveva aver fatto del male all\u2019anziana e che sicuramente io e Mathias eravamo le sue prossime vittime. Afferrai Mathias per la camicia ed entrambi indietreggiammo. Chiusi di scatto la porta della stanza. Non c\u2019era alcuna chiave. \u2013 L\u2019armardio! \u2013 Mathias cominci\u00f2 a tirare verso la porta un pesante armadio di legno.<br \/>\nIo nel mentre cercavo di tenere fermamente la maniglia. Riuscimmo a far avanzare l\u2019armadio fino alla porta. Ci sedemmo sul pavimento stremati e sicuri che quell\u2019uomo non sarebbe potuto pi\u00f9 entrare da l\u00ec.<br \/>\nIo avevo un grosso mal di testa, le mie gambe erano pesanti come blocchi di granito. Anche Mathias sembrava distrutto. Restammo in silenzio. L\u2019oscurit\u00e0 era fitta. Nessun suono. Sentivo un senso di disagio, come se dentro di me si fosse accesa una spia rossa di allarme. Qualcosa non quadrava. L\u2019uomo era forse sparito?<br \/>\nRipresi la candela in mano che ormai si era ridotta ad un sottile cumulo di cera. Notai che vi era una porta a destra della finestra. Pensai fosse un armadio a muro. Mathias si alz\u00f2 per constatare cosa fosse quella porta e lentamente la apr\u00ec. Gel\u00f2 quando aprendo si trov\u00f2 davanti la vecchia e l\u2019uomo che sorridevano. Entrambi avevano lo stesso ghigno beffardo.<br \/>\nIl terrore si era impadronito di me. Non riuscivo a pensare. La mia testa inizi\u00f2 a pulsare, mi sforzavo di pensare ma sentivo il cuore esplodermi nel petto, le orecchie fischiavano, le mie mani iniziarono a tremare. Mi avevano forse drogata? Poi mi si annebbi\u00f2 la vista. \u201cI biscotti\u201d pensai. Lentamente sollevai la testa come fosse un macigno. Vidi Mathias accasciato al suolo e quei due, con lo stesso sorriso compiaciuto fermi di fronte a me. Ora aspettavano. Aspettavano che anche io perdessi conoscenza.<\/p>\n<p>Dopo non so quanto tempo fui svegliata da alcuni rumori. Aprii gli occhi. Cercai di mettere a fuoco in quella semi totale oscurit\u00e0. Ero nuda, provai a muovere le gambe e le mani, ma ero legata con dei grossi lacci neri. La stanza era iluminata dalla luce di alcune candele sparse in vari punti, ma non\u00a0riuscivo a distinguere dove mi trovassi. Certamente non ero nella stessa stanza dove persi conoscenza.\u00a0Il puzzo peggiore che avessi mai sentito riempiva l\u2019aria: era l\u2019odore di carne in putrefazione che sembrava giungere da ogni direzione.<br \/>\nLentamente mossi la testa per guardarmi intorno. Notai il cadavere di un cane appeso ad un grosso gancio da macellaio. Lo stomaco dell\u2019animale era aperto in due e dallo squarcio pendevano brandelli di carne misti a una sostanza viscida che pareva miele.<br \/>\nAccanto a me vidi la sagoma dell\u2019anziana donna col torso nudo ingobbita che agitava su un comodino tarlato un piatto contenente una brodaglia unta e rossastra dall\u2019odore orribile. Le sue spalle erano ossute e raggrinzite, i seni erano cadenti e i fianchi erano troppo larghi per quell\u2019esile corpo. Accanto a quel piatto vi era un\u2019ampolla colma di un denso liquido rosso molto scuro che pareva essere sangue.<br \/>\n\u2013 Ci siamo svegliate, finalmente! \u2013 mi disse. Non sembrava pi\u00f9 la nonnina delle favole; i suoi occhi avevano ora una nuova luce, diabolica. Mi illumin\u00f2 il volto con la lunga candela nera che teneva in mano e mi afferr\u00f2 il mento con forza. Notai che la pelle del suo volto somigliava alla corteccia di un vecchio albero. Non riuscii a risponderle ma lei prese il mio brontolio come un cenno di assenso. Non avevo mai percepito sulla terra una tale malvagit\u00e0. Appresi ben presto ci\u00f2 che stava per accadere, ma non avevo le forze per reagire.<\/p>\n<p>\u2013 Ora devi mangiare piccola. Devi rimetterti in forze. Non vorrai fare la fine del tuo amichetto? \u2013 La vecchia mi cacci\u00f2 un cucchiaio di quell\u2019intruglio in bocca. Mi voltai in direzione opposta facendo resistenza e vidi Mathias, o meglio vidi il suo cadavere a terra in una pozza di sangue. Quasi vomitai nel vedere il profondo squarcio nel suo esile collo. Quella mi afferr\u00f2 la testa con forza insospettabile e mi costrinse a finire tutto il piatto. Svenni di nuovo.<br \/>\nLa vecchia torn\u00f2 diverse volte da me per nutrirmi con quel disgustoso intingolo, cacciandomelo in bocca senza alcun ritegno e mormorando alcune parole incomprensibili.<br \/>\nTrascorse un po\u2019 di tempo, ma non saprei dire quanto esattamente. D\u2019un tratto vidi emergere dall\u2019oscurit\u00e0 le sagome di due uomini, che senza dire una parola mi afferrarono per le gambe e per le mani e mi trasportarono di peso fuori da quella stanza e, attraverso un corridoio, gi\u00f9 lungo delle scale di legno marcio, i cui gradini scricchiolavano sinistramente ad ogni passo. Non era la casa della vecchia. Forse mi trovavo nella casa vicina che intravidi dalla finestra della cucina tempo prima. Uno dei due prese una lampada situata in un sostegno nel muro mentre continuava a tenermi con l\u2019altra mano stringendomi i polsi con forza. Essendo illuminato dalla lampada, riuscii a riconoscere i lineamenti del viso dell\u2019uomo: stentavo a crederci, eppure avrei giurato fosse l\u2019autista dell\u2019autobus. \u201cCome poteva essere lui?\u201d<br \/>\nPur sforzandomi, il dolore alle gambe e alle braccia era troppo forte e non potei far altro che abbandonarmi a quella macabra e lenta\u00a0processione.<\/p>\n<p>La vecchia ci seguiva, teneva nella mano sinistra quell\u2019ampolla colma di sangue. Poi apr\u00ec una porta, ma non ci fermammo nel pianerottolo. L\u2019aria umida e nera che usciva da quell\u2019ambiente mi fece rabbrividire, ma la debolezza che pervadeva il mio corpo non mi permise di reagire in alcun modo.<br \/>\nLa vecchia fece strada lungo un\u2019altra scala pi\u00f9 ripida. La temperatura era bassa ed uno strano odore di foglie marce e terra umida mi pervadeva le narici.<br \/>\nScendemmo lentamente per diversi interminabili minuti lungo quella scala irregolare fin quando davanti a me scorsi un fioco bagliore. La scala terminava in un ambiente che sembrava molto ampio, ma non saprei dire con certezza le dimensioni reali. L\u00ec stava radunata una folla di uomini e donne in abiti eleganti. Quando varcammo la soglia contai i presenti: erano\u00a0dodici in tutto, e tutti si girarono nella nostra direzione. I due uomini mi trasportarono in una zona absidale dove le pareti erano state decorate con pitture di figure informi e simboli terrificanti.<br \/>\nL\u00ec al centro, di un fronte ad un grosso tavolato di legno\u00a0che doveva avere la funzione di altare, si ergeva un uomo dall\u2019aspetto inquietante e parato come un blasfemo sacerdote infernale. Indossava una lunga tunica nera con un vistoso cappuccio, che copriva completamente il volto. Poi fece un gesto con la mano. Al suo fianco l\u2019anziana donna reggeva l\u2019ampolla e mi fissava. I due uomini adagiarono con cura il mio corpo sopra quel massiccio tavolato. L\u2019altare era illuminato solo dalla luce di due candele: alla sinistra vi era una candela nera, mentre sulla destra una candela bianca illuminava una possente statua di marmo triplice composta da tre figure di donna: una giovane, una pi\u00f9 adulta e infine una vecchia.<br \/>\nIl sacerdote si rivolse prima al suo pubblico ed inizi\u00f2 a recitare una sorta di litania che veniva ripetuta in coro dai presenti.<\/p>\n<p><em><strong>Hail Proserpine<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong> Hail Proserpine<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong> Hail Mania<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong> Hail Mania<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong> Hail Hecate<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong> Hail Hecate (&#8230;)<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Mentre quella macabra litania proseguiva ritmicamente, l\u2019uomo si gir\u00f2 verso di me, prese l\u2019ampolla dalla mano della vecchia e vers\u00f2 lentamente il denso liquido nel mio addome. Era ancora caldo e mentre lentamente colava verso il basso e tra le mie gambe, le mie narici furono pervase da un forte odore ferroso. Poi la fioca luce della candela illumin\u00f2 il volto dell\u2019uomo e fu allora che riconobbi quei profondi occhi neri: era di nuovo lui. Mi si gel\u00f2 il sangue: quel losco individuo era il sacerdote infernale! Con la poca forza che avevo in corpo, ruotai gli occhi e vidi che teneva in mano un coltello dalla lama ricurva. Lo pass\u00f2 sul mio viso sorridendo malignamente e poi scese verso l\u2019addome. Nel mentre continuava a recitare la litania insieme al suo pubblico.<\/p>\n<p><em><strong>Hail Pan<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong> Hail Pan<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong> Hail Lilith<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong> Hail Lilith<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong> Hail Naamah<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong> Hail Naamah<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong> Hail Sabazios<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong> Hail Sabazios<\/strong><\/em><em><strong> (&#8230;)<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Stava compiendo un rito. Stava compiendo un sacrificio ed io ero la vittima.<br \/>\nPoi afferr\u00f2 quel lungo coltello con entrambe le mani, sollev\u00f2 le braccia sopra di me mirando al ventre e con forza condusse la lama.<br \/>\nSentii il metallo\u00a0affondare nelle mie tenere carni. Sentii un dolore netto, lancinante che mi trafisse il corpo e un fiotto di sangue caldo e viscoso sul mio addome. I suoi occhi mi guardarono con un misto di compiacimento e odio. Sentii il ritmo del mio respiro cambiare e divenire pi\u00f9 profondo e doloroso. Cercavo di trattenere l\u2019aria, mentre la vista si annebbiava e il cuore comiciava a battere pi\u00f9 lentamente. E mentre perdevo i sensi mi abbandonai in quell\u2019altare di legno che ormai era divenuto il mio caldo letto di morte.<\/p>\n<p>E di colpo un profondo respiro. Aprii gli occhi, incredula, terrorizzata, stordita. Il mio cuore correva all\u2019impazzata, le mie mani erano sudate. Mi guardai intorno: sorrisi nel constatare che mi trovavo sullo stesso lento cigolante autobus e che presto sarei giunta a casa. Stentavo a credere che era un incubo, un incubo di morte da cui mi sentivo \u201crisorta\u201d.<\/p>\n<p>Mentre rimettevo insieme i miei pensieri, guardavo dal finestrino osservando le fronde dei pini e delle betulle muoversi al vento. L\u2019autobus rallent\u00f2 piano, poi d\u2019improvviso si ferm\u00f2.<\/p>\n<p>\u2013 Signori, dovete scendere \u2013 disse l\u2019autista.<br \/>\n<strong><em>\u201cSto ancora sognando?\u201d<\/em><\/strong><br \/>\n\u2013 Abbiamo un problema. Devo riportare l\u2019autobus alla rimessa. Un collega arriver\u00e0 tra circa due ore. \u2013<br \/>\n<em><strong>\u201cNo stavolta non sto sognando.\u201d<\/strong><\/em><\/p>\n<p>La vecchia donna alla mia sinistra si volt\u00f2 e mi sorrise. Dal finestrino scorsi la stessa radura, deserta, tetra, poco lontana da un paesino desolato. In un attimo mi ricordai il nome di quel paesino: <em><strong>Clapham Wood<\/strong><\/em>, e un tuono fortissimo squarci\u00f2 il cielo.<\/p>\n<p>Fine<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_27737\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"27737\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal vetro del finestrino di quel vecchio autobus osservavo le improvvise crepe di luce che si facevano spazio nel greve manto di nubi. La luce del sole scolorava il verde familiare di quella compatta distesa di alberi che odoravano di polvere come fiori secchi. Tra pini e betulle immersi in quel tetro silenzio, mi resi [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_27737\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"27737\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":8733,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[359],"tags":[379,381,380],"class_list":["post-27737","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2016","tag-dark-novel","tag-ispirato-a-storia-vera","tag-racconto-dark"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27737"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/8733"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=27737"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27737\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":27844,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27737\/revisions\/27844"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=27737"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=27737"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=27737"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}