{"id":27697,"date":"2016-05-16T22:41:01","date_gmt":"2016-05-16T21:41:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27697"},"modified":"2016-05-16T22:41:01","modified_gmt":"2016-05-16T21:41:01","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-conversazioni-col-tarlo-di-maria-laura-mura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27697","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Conversazioni col tarlo&#8221; di Maria Laura Mura"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La campana risuon\u00f2 tre volte, poi arriv\u00f2 il silenzio. La ragazza che abitava davanti casa si era trasferita; non potevo neanche pi\u00f9 sbirciare da dietro le tende, n\u00e9 potevo pi\u00f9 sentire quegli urletti di piacere ogni qual volta arrivava un uomo, n\u00e9 quelli di rabbia ogni qual volta non si faceva pi\u00f9 vedere. La sua vita non era di certo entusiasmante, ma per qualche motivo mi attirava, e dire che lei non era neanche bella, ma vista da lontano, come tutto del resto, mi pareva interessante. La sua sagoma si muoveva in quell\u2019appartamento spoglio, spoglio come le mie giornate in quel periodo. Mi divertivo a spiarla, a prenderla in giro tra me e me, quando sentivo odori non molto gradevoli provenire dalla sua cucina, e mi chiedevo cosa sarebbe accaduto un giorno se l\u2019avessi salutata anche solo con un cenno, ma fino ad ora non ne trovavo il coraggio. Chiuso nel mio appartamento prestavo ascolto solo al mio cervello baritono, passeggiavo su e gi\u00f9 per la mia stanza piena di scartoffie, fogli arrotolati, lettere scritte e mai spedite, quadri di poco valore e calendari che ricordavano un tempo mai vissuto, memori di giorni spenti e sempre uguali. Ogni giorno mi riproponevo di buttare tutto, ma poi non lo facevo mai, del resto cosa sarebbe cambiato? Nel disordine ritrovavo pensieri e parole non dette, pallidamente ricercavo qualcosa di cui ignoravo il significato, vagavo senza mai muovermi e creavo figure vacue col fumo delle mie sigarette scadenti. Ah, il catrame non aveva cementificato solo i miei polmoni, ma tutti i miei organi vitali, le mie aspettative, le mie speranze! L\u2019unica cosa che dava colore alla mia vita era la mia vicina, ma oramai anche lei se ne era andata. Che fare? Stetti per due ore sdraiato sulla mia brandina a fissare la macchia di muffa sul soffitto e molto probabilmente mi addormentai, quando fui svegliato dal rumore del camioncino della spazzatura. Allora mi affacciai per vedere gli omini della notte che ripetevano meccanicamente ogni sera quello stesso movimento, e io ingenuamente mi compiacevo di aver dato loro lavoro con i miei rifiuti, se avessi avuto l\u2019ardire di buttare anche quei fogli sbiaditi e quei calendari, forse avrebbero alzato il capo e mi avrebbero sorriso, mi sarebbero stati riconoscenti. <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ritornai sul mio letto e li salutai col pensiero, dando loro appuntamento alla sera seguente. Poi come ogni sera, prima di andare a dormire, mi fumai una sigaretta e tentai di scarabocchiare qualcosa su un foglio, che immancabilmente venne appallottolato e gettato via. Spensi la luce e, inappetente di fare, iniziai a rigirarmi nel letto sinch\u00e9 non mi addormentai. Dovevo dormire di gusto perch\u00e9 quando mi svegliai non capii se ci\u00f2 che mi accadeva fosse o meno reale. Udii, infatti, un sibilo che chiamava il mio nome. Inizialmente pensai che fosse la radio dei vicini, ma poi capii che le onde, medie o corte che fossero, provenivano dal mio appartamento. Di riflesso misi la testa sotto il cuscino cercando di ricordare cosa avessi mangiato di cos\u00ec tanto pesante a cena e l\u00ec mi resi conto di non aver proprio toccato cibo, allora pensai che fosse la fame a farmi sentire ci\u00f2, ma non appena il mio pensiero si fu adagiato su questa convinzione, risentii nuovamente quella voce appena accennata. <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Cercai di urlare, ma niente, la voce non usciva e il mio corpo tremante fotografava il mio stato d\u2019animo. \u201cChi \u00e8?\u201d dissi. In risposta mi arriv\u00f2 una risata appena accennata, allora portai la mia mano destra fuori dal letto e accesi la luce della mia vecchia bajour. Non vidi niente, ma nonostante ci\u00f2 non mi tranquillizzai, eppure tutto era silente e immobile, cos\u2019era stato allora? Stetti un po\u2019 a vegliare e poi assicuratomi che non ci fosse nessuno con me, oltre la mia ombra, spensi la luce e mi riaddormentai. La mattina seguente, feci un\u2019abbondante colazione, mi lavai con acqua calda e accesi la radio, sintonizzandola sulla stazione locale, dove di solito trasmettevano vecchie canzonette. Bene, era tutto nella normalit\u00e0.\u00a0<\/span><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">Portai il mio flaccido corpo fuori dalla mia dimora e scesi le scale guardando dietro di me a ogni gradino fatto. Uscito per strada accesi l\u2019ultima sigaretta del mio pacchetto e andai in primo luogo a comprarmene un altro, ma stavolta mi dissi: \u201cNe prender\u00f2 una qualit\u00e0 migliore\u201d, richiamando al pensiero l\u2019episodio della notte ormai trascorsa. Cos\u00ec feci, e la vecchia del tabacchi dovette spostare la sua mano, che tanto sicura s\u2019era andata a posare sul pacchetto che chiedevo ormai da anni, per sospenderla a mezz\u2019aria e con aria interrogativa e sorpresa chiedermi: \u201cPrego?\u201d. Io lievemente scocciato ripetei il nome delle mie nuove compagne e pagatele uscii. Stavo per tornare a casa quando decisi di passeggiare sul lungo viale che la costeggiava. Perso tra la folla mi pentii subito di aver avuto quella malsana idea e iniziai a sbuffare e ad accendere una sigaretta dopo l\u2019altra, e fu cos\u00ec che mi feci trascinare dai miei pensieri sino a ritrovarmi in un quartiere isolato, a me ignoto. \u201cStrano\u201d pensai \u201canni che sto qui e non avevo mai visto questa zona\u201d. Iniziai cos\u00ec la mia perlustrazione, quando mi imbattei in quella sagoma che da anni avevo spiato da lontano: s\u2019era trasferita a soli pochi isolati dal mio! Mi avvicinai a lei con fare goffo e chiesi timidamente un accendino, conscio del fatto che la signorina in questione fumava pi\u00f9 di un camino! Come previsto, sfoder\u00f2 dalla tasca della giacca un accendino e sbadatamente mi diede da accendere, ma a discapito delle mie previsioni <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u2013<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"> ed ecco perch\u00e9 son lieto di non giocare d\u2019azzardo o investire in borsa <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u2013<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"> mi rivolse la parola. Fui cos\u00ec stupito della cosa che non capii nulla di quello che mi disse e fui costretto a far cenno di s\u00ec col capo, sicch\u00e9 lei mi sorrise e mi disse: \u201cEra ora!\u201d. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\">\u201c<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma di cosa?\u201d mi chiesi io. Lei forse intu\u00ec o forse no, ed esclam\u00f2 di nuovo, ma io preso dall\u2019agitazione feci per andarmene dicendo semplicemente: \u201cA presto\u201d. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Lei interdetta mi guard\u00f2 e con aria canzonatoria mi salut\u00f2 appena, dandomi subito le spalle. Ma cosa mi era venuto in mente? Arrabbiato con me stesso per il mio fare impacciato, rifeci la strada a ritroso. Chiesi l\u2019ora a un passante e appresi cos\u00ec che era gi\u00e0 ora di pranzo. Entrai in una trattoria e ordinai un piatto di pasta e fagioli e del vino, scadente s\u2019intende, d\u2019altronde la mia misera pensione di maestro non mi permetteva granch\u00e9. A dirla tutta, erano decenni che non mangiavo fuori casa e che mi trovavo in un posto dove ci fosse cos\u00ec tanta gente, quasi mi sentivo a disagio e iniziavo a chiedermi se avessi fatto bene ad entrare. Arrivarono vino e pane e con essi altri pensieri. Alla vista di quel vino, ricordai l\u2019uscita con la donna che divenne la mia amante, tanti e tanti anni or sono. Ma il mio ricordo fu subito bloccato dall\u2019arrivo della pasta, che mi ricordava il perch\u00e9 ero entrato l\u00ec: avevo una fame mostruosa e non volevo stare solo. Mangiai lentamente, di gusto, feci piccoli sorsi di vino e \u201cmangiai con gli occhi\u201d la vita reale, da cui avevo digiunato per troppo tempo, decisi cos\u00ec di ordinare anche il caff\u00e8 e un dolce. Pensai che era stata una gran cosa entrare in quella trattoria, e quando me ne trovai fuori fui pervaso da un senso di malinconia, decisi allora di tornare a far visita alla ragazza, lasciata ore prima in quella via insieme a un grosso punto interrogativo e a tanti punti di sospensione. Stavolta camminai di buona lena e con spirito diverso: per la prima volta, dopo tanto, andavo in un posto perch\u00e9 l\u00e0 vi avrei trovato qualcuno, e infatti il caso mi assistette. La vidi mentre andava a gettare il sacchetto dell\u2019immondizia, e allora sorrisi pensando che anche lei, come me, collaborava a dare lavoro agli omini che la notte la portavano via. Mi avvicinai a lei e feci per levarmi il cappello, come per omaggiarla, quando mi resi conto di non averne assolutamente uno, forse non lo portavo dai tempi delle mie scuole superiori: non avevo iniziato bene. La ragazza mi guard\u00f2 cos\u00ec male, che pensai di darmela a gambe, ma il vino che avevo in corpo mi fece aprir bocca e sentii io stesso che stavo emettendo delle parole sensate. A quel punto lei allung\u00f2 la mano e stringendola alla mia mi rivel\u00f2 il suo nome: Maria. La ragazza aveva finalmente un nome, e pensare che per tutti quegli anni avevo immaginato si chiamasse Ada, chiss\u00e0 perch\u00e9 poi. Dopo che mi presentai a lei, mi resi conto di averle detto un nome che non era affatto il mio, ma non potevo di certo dirle: \u201cMi scusi, in realt\u00e0 non sono Alberto, sono Arturo\u201d, mi avrebbe preso per matto, e non avrebbe avuto tutti i torti. Alberto era il nome del padrone della trattoria in cui ero appena stato e non so per quale strano motivo in quel momento mi ero identificato in lui, era persino pi\u00f9 vecchio di me. A questo punto i giochi erano fatti; avevo deciso: da quel giorno mi sarei chiamato Alberto. E cos\u00ec fu.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Scambiai con lei pochi convenevoli e a scapito di ogni previsione mi ritrovai a cena da lei. Chiacchierammo cos\u00ec tanto che mi sentii la bocca impastata e tutti i miei anni addosso, lei invece sembrava non stancarsi e trovava sempre di che dire, a guardarla bene era davvero bruttina ma la sua gestualit\u00e0 e il suo modo di porsi la rendevano terribilmente attraente. Scoprii allora che Maria era anche lei una maestra, che aveva la passione per l\u2019arte e che passava i sabato pomeriggio per mostre e musei, magari a vedere anche per tre volte la stessa esposizione. In realt\u00e0, a parer mio, non ne capiva un granch\u00e9, ma forse questo me la faceva piacere ancor di pi\u00f9. Aveva una risata contagiosa e un vizio tremendo: si schioccava in continuazione la schiena, cosa che mi infastidii cos\u00ec tanto che a un certo punto le urlai di smetterla; ma dopo, sentendomi fortemente in imbarazzo, decisi di congedarmi e lei non fece niente per trattenermi. La ringraziai e le augurai una buona notte, ma si vedeva che lei mi augurava tutto fuorch\u00e9 una notte serena. Tornai pian pianino a casa e forse allungai di proposito il tragitto. Tanta era la rabbia e la malinconia che mi pervadevano che mi ritrovai a vomitare per strada come un ubriacone, ma l\u2019unica sbronza che stavo smaltendo era data dal mio modo di essere: ero diventato un animale agreste. Volevo tornare da Maria per chiederle scusa, ma pensai che si era fatto molto tardi e che avrei rischiato di infastidirla di pi\u00f9, cos\u00ec arrivai alla conclusione che lo avrei fatto il giorno seguente magari con un mazzo di fiori. Con questo pensiero nella testa mi avviai finalmente verso casa, ma quando misi la mano in tasca feci una brutta scoperta: avevo perso le chiavi! Iniziai a maledirmi e a dar calci al portone, ma un mio inquilino si affacci\u00f2 trovando degli epiteti ancora pi\u00f9 pesanti che fecero s\u00ec che mi sentissi uno sciocco. Mi allontanai da casa e passai il resto della notte sveglio, a vagare senza meta e a chiedermi per quale motivo non ci fosse neanche un tabacchi aperto. La mattina si fece attendere e quando arriv\u00f2 lo fece pesantemente. Per prima cosa, accadde che un passante mi segnal\u00f2 a un vigile, evidentemente lo turb\u00f2 il mio fagotto di carne ammucchiato su una panchina, sicch\u00e9 mi trovai appena sveglio a dover spiegare come e perch\u00e9 mi trovassi in quella situazione a un uomo basso, tarchiato e dalla voce roca: risveglio traumatico che condizion\u00f2 il resto della giornata. Dopo esser riuscito a formulare un qualcosa che fosse il pi\u00f9 somigliante possibile ad un discorso, andai sotto casa dove disgraziatamente incontrai l\u2019uomo che durante la notte mi aveva apostrofato in modi tutt\u2019altro che lusinghieri e che non ci pens\u00f2 due volte a rincarare la dose non appena ebbe capito chi fossi, a nulla valsero le mie scuse e giustificazioni. Stanco di sentirmi sempre messo sul banco degli imputati mi recai nella trattoria, dove avevo mangiato il giorno prima, e l\u00ec accanto alla ciambella e al caff\u00e8 mi venne servito il mio mazzo di chiavi, che evidentemente mi era scivolato la volta precedente al momento di estrarre il portafoglio per pagare, mangiai con molto pi\u00f9 appetito! Con la pancia e la tasca piena me ne andai verso casa, quando mi imbattei in Maria. Aspettava me? Era qui perch\u00e9 forse ce l\u2019aveva su con me? Oddio, che fare? Sfoggiai il mio sorriso migliore e, cercando di sembrare il pi\u00f9 possibile sicuro di me, la salutai cordialmente. Maria ricambi\u00f2 e mi chiese se poteva salire, io istintivamente risposi di s\u00ec, ma un attimo dopo mi pentii della risposta data, pensando alle condizioni del mio appartamento; al che iniziai a dirle vergognosamente che doveva scusarmi se avrebbe trovato la casa in quello stato, ma lei mi fece cenno di tacere e mettendosi a ridere mi disse: \u201cAlberto, non eri il solo a passare il tempo alla finestra!\u201d, io arrossii e vanamente cercai di giustificarmi, ma lei stavolta trov\u00f2 un altro modo per zittirmi. In un attimo mi ritrovai sul mio letto con Maria, che come un animale inizi\u00f2 a spogliarmi e a sussurrarmi parole indicibili all\u2019orecchio. Io, Arturo Pacecani, ero a letto con una ragazza di trent\u2019anni pi\u00f9 giovane di me! Quella donna era una strega: mi aveva trasmesso la sua bestialit\u00e0 e per la prima volta dopo vent\u2019anni mi ero sentito giovane. Il suo alito caldo sul collo, i nostri corpi che si strofinavano, il piacere che provavamo mi avevano fatto dimenticare tutto il resto. Ci addormentammo abbracciati, ma al risveglio lei non c\u2019era pi\u00f9, se ne era andata. Che avevo fatto? Perch\u00e9 non era ancora qui con me? Iniziai a piangere come un ragazzino, poi mi rivestii e andai a casa sua, ma Maria non c\u2019era o almeno cos\u00ec mi fece credere. Rimasi sotto casa sua per cinque ore, ma di lei neanche l\u2019ombra, arrabbiato e confuso tornai nel mio appartamento dove fumai un pacchetto di sigarette e bevvi del cognac, tra lacrime e vituperi contro Maria e me stesso. Esausto andai a dormire, quando nel mezzo del mio sonno mi svegliai per via dello stesso sibilo di due notti prima, spaventato accesi subito la luce e come la volta passata non vidi nessuno. Tirai un sospiro di sollievo e pensai che stavolta il carnefice della mia mente fosse l\u2019alcool, e mi ripromisi di non bere pi\u00f9. Spensi la luce e mi rimisi a dormire, quando ecco che la strana voce si ripresent\u00f2, stanco di ci\u00f2 urlai contro ignoti di abbassare il volume della radio e mi voltai sull\u2019altro fianco sperando di riuscire ad addormentarmi. Ma neanche riuscii a finire di compiere questo movimento che mi sentii chiamare per nome, al che spaurito accesi la luce e mi iniziai a guardare attorno: i miei occhi, rossi dal pianto, diventarono due sentinelle. Ecco che sentii nuovamente pronunciare il mio nome e per la paura svenni, il mattino seguente mi risvegliai con un terribile mal di testa. Trascorsi la giornata a letto a fissare il soffitto e a sognare una sigaretta, avevo finito il pacchetto e non avevo la forza di andare a comprarne uno nuovo. La giornata pass\u00f2 cos\u00ec e non appena si fece buio iniziai ad aver paura, se con Maria mi ero sentito un ventenne ora mi sembrava di avere nuovamente sei anni, tutto raggomitolato sotto le coperte impaurito dal buio. Accesi la radio per distrarmi e per tenermi sveglio, ma la stanchezza mi gett\u00f2 tra le braccia di Morfeo. La notte pass\u00f2 tranquilla, al mattino pensai che sicuramente era stato tutto frutto della mia immaginazione e risi di me. Mi alzai dal letto e dopo essermi lavato e aver mangiato un pezzo di pane duro pi\u00f9 del marmo, scesi a comprare le mie amate sigarette. \u201cArturo Pacecani ha paura del buio? Arturo \u00e8 tornato alla vita!\u201d. Furono queste le parole che a fine giornata sentii nella mia stanza e che non mi permisero di dormire per un\u2019intera settimana. Nel quartiere si sparse la voce che fossi diventato pazzo, questa notizia arriv\u00f2 persino a Maria, tanto che venne di persona a sincerarsene. Quando la vidi in camera la trovai ancora pi\u00f9 brutta e le dedicai una serie di parole che nel complesso non dovettero suonare proprio come un complimento, ed infatti Maria si arrabbi\u00f2 e si occup\u00f2 di dire in citt\u00e0 che non c\u2019erano dubbi: ero matto da legare! Nel giro di un mese mi ripresi e ritornai alla mia vita normale, ma ero ancora pi\u00f9 solo di prima. Avvenne per\u00f2 una cosa singolare: una mattina sentii nuovamente quella voce, ma stavolta la sentenza fu diversa. Neanche le diedi modo di arrivare a fine frase che mi ritrovai a correre per strada come una furia, nella foga mi dimenticai di essere completamente nudo per cui venni arrestato e messo sotto sorveglianza medica. Il che da una parte fu un bene: mi permise di dormire tranquillamente per svariato tempo, ma tornato a casa la vocina si fece sentire ancora pi\u00f9 insistentemente. Spazientito, decisi di risponderle e dissi: \u201cUna volta per tutte, dimmi chi sei e facciamola finita!\u201d, di tutta risposta la voce si rese silente. Il giorno appresso in casa mia un sacerdote benediva la casa. Ma non appena l\u2019acqua santa and\u00f2 sul mio armadio si sent\u00ec un urlo di rimprovero, che fece balzare il sacerdote fuori dalla porta di casa. Richiesi allora chi fosse l\u2019impertinente che alloggiava da tempo in camera mia e dove si trovasse nascosto, fui immediatamente interrotto dal mio interlocutore misterioso che esord\u00ec in questo modo: \u201cIo non sono affatto impertinente, \u00e8 da tempo che cerco di parlare con te ma tu, ogni qual volta prendo parola, urli e ti comporti in modo strano. Non vedo il motivo di tanta agitazione, del resto sono io che mi ritrovo a essere svegliato dall\u2019acqua, mica tu!\u201d. A quel punto chiedo nuovamente: \u201cInsomma si pu\u00f2 sapere dove sei? Esci fuori, bast\u2026\u201d. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\">\u201c<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Bada bene a come parli, Arturo!! Io non ti ho mai insultato e dire che di motivi ne avrei avuto, per anni ho dovuto fumare passivamente a causa tua, ho dovuto assistere al tuo accoppiamento con la maestrina e mi tocca vivere tra cumuli di carte e oggetti inutili!\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Urla disumane coprirono la mia e la voce dell\u2019individuo a me invisibile, era accorsa tutta la citt\u00e0 alla notizia che persino il prete aveva avvertito quella presenza. Io non ero pi\u00f9 pazzo! In prima fila, c\u2019era la signora del tabacchi che con altre anziane signore pregavano a squarciagola e mi chiedevano scusa se fino ad allora mi avevano trattato come un matto, tutti avevano qualcosa da dire ed un\u2019interpretazione da dare. Ma io volevo che mi lasciassero solo con la vocetta, che per poco non s\u2019era rivelata, ma come fare? Escogitai cos\u00ec di avere un malore e poich\u00e9 il medico mi consigli\u00f2 di stare in assoluto riposo, tutti furono costretti ad andarsene, tutti fuorch\u00e9 una persona: Maria, che per mettere a posto la sua coscienza si propose di restare a vegliarmi durante la notte. Non appena il popolo urlante se ne fu andato mi scagliai contro Maria, ma la voce non grad\u00ec e s\u2019intromise: \u201cAlberto, non esagerare!\u201d. A questa frase Maria svenne e dorm\u00ec per tutta la notte. Al che ringraziai la voce e chiesi ancora chi fosse, ma non ricevetti risposta alcuna: forse, anche lei era affaticata dalle emozioni del giorno e si era finalmente addormentata, per cui ne approfittai anch\u2019io per farmi un riposino. Il giorno dopo, casa mia era invasa nuovamente dalla gente che spinta dalla curiosit\u00e0 chiedeva di entrare, ma che volevano? Maria raccont\u00f2 di aver sentito lei stessa quella voce, a cui per\u00f2 attribu\u00ec altre parole: disse che le aveva predetto una vita felice e non so quali altri accadimenti, insomma ment\u00ec spudoratamente. Fu in quest\u2019occasione poi, che apprese il mio vero nome e fu grazie al fatto che disse che la vocina mi aveva chiamato Alberto che le sue parole perdettero credibilit\u00e0 e la gente la derise. Il che and\u00f2 tutto a mio favore, perch\u00e9 nel giro di poco le persone si dimenticarono dell\u2019accaduto, prese da altre chiacchiere malevole su un nuovo malcapitato mio concittadino.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Finalmente rimasi da solo in casa mia.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Per una settimana chiamai e stuzzicai la vocina in ogni modo, ma quella niente. Stufo, iniziai anch\u2019io a dimenticarla, fino al primo giorno del nuovo anno, quando appeso il nuovo calendario udii: \u201cE gli altri cosa li conservi a fare?\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Io sbarrai gli occhi e, dopo aver augurato buon anno anche a questa strana entit\u00e0, ricevetti la risposta che da tempo attendevo: \u201cSono nel tuo armadio!\u201d. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\">\u201c<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel mio armadio? Ma che razza di storia \u00e8 questa? Basta esci allo scoperto, ne ho le tasche piene\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">E fu allora che la voce non trov\u00f2 un volto, ma diede una svolta alla mia triste e anonima vita.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\">\u201c<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Non penso che tu avrai mai la possibilit\u00e0 di vedermi o di farmi chiss\u00e0 cosa\u201d rispose \u201cperch\u00e9 io sono un tarlo!\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">A quel punto non sapevo pi\u00f9 se ridere o piangere, era mai possibile che la mia fantasia non fosse mia alleata in nessun tipo di arte, ma mi fosse nemica nella vita reale?!<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Cosa si rispondeva a un tarlo: \u201cPiacere\u201d?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma piacere di cosa? Stetti per un po\u2019 in silenzio, quando lui mi precedette dicendomi: \u201cSono un tarlo s\u00ec, e allora? Son forse io la creatura pi\u00f9 terribile che tu abbia mai incontrato? Son forse io il tuo tarlo pi\u00f9 grande?\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ebbene, a quelle parole qualcosa in me mut\u00f2 e dai miei occhi iniziarono a zampillare delle lacrime, che ebbero il potere di dissetare la mia mente e il mio animo. Il mio fascio di nervi si rilass\u00f2 e diede vita ad una composizione astratta, che non avrebbe mai trovato una cornice, perch\u00e9 mai pi\u00f9 mi sarei dovuto sentire vincolato a qualcosa e soprattutto ai mie pensieri. Iniziai a ridere e a spogliarmi, ma poi ricordandomi di non esser solo in quella stanza, mi coprii di vergogna come una vergine.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Non considerai neanche per un istante l\u2019ipotesi che fossi un pazzo, ma abbracciai con sollievo l\u2019idea di aver trovato un confidente, diverso dalla mia ombra. Con lui non potevo appellarmi alla proverbiale frase \u201cl\u2019abito non fa il monaco\u201d, non potevo guardarlo dritto negli occhi e sapere quale pensiero vi si nascondesse, non potevo fare molte cose ma ero sicuro che molte ne avrebbe fatte lui per me. E infatti: \u201cInnanzitutto\u201d esclam\u00f2 \u201cpenso sia arrivato il momento di liberarti di tutto questo vecchiume che ti circonda. Questa casa \u00e8 la prova che ti manca il coraggio di fare molte cose&#8230; Per una buona volta, fatti delle domande e trova le risposte!\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">A quelle parole sussultai e iniziai a deriderlo: \u201cSei forse un oracolo?\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La giusta punizione arriv\u00f2 con il suo silenzio.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La notte, pensai e ripensai alle sue parole e mi sentii ribollire dentro il sangue: che ne poteva sapere lui della mia vita, che ne poteva sapere della vita?! Ma perch\u00e9 ovunque andassi ero destinato ad incontrare persone che credevano di aver forgiato la loro lingua a Delfi?! Che male avevo fatto, cosa potevo fare per liberarmi della sicurezza altrui e per acquisirne una mia? Mi sarei aperto la calotta e avrei banchettato con i brutti pensieri pur di non essere ossessionato da loro. Non c\u2019era n\u00e9 trama n\u00e9 intreccio, non c\u2019era corpo poetico nella mia vita, c\u2019erano solo momenti allitteranti che perpetuavano il mio stato d\u2019animo. Avevo il cuore vestito di condensa e non c\u2019era nessuna finestra da aprire per rinfrescarne le pareti. Sentivo che il mio essere da tempo si era corroso e con esso ogni mia volont\u00e0. Ma quella strana e aliena conversazione aveva innescato qualcosa e sentivo che il mio orologio interiore iniziava nuovamente a ticchettare\u2026 Forse anche il buffo esserino che abitava abusivamente nel mio armadio ne sent\u00ec il ticchettio perch\u00e9 riprese a parlarmi: \u201cOra dormi, e vedrai che domani ti sar\u00e0 ancora tutto meno chiaro\u201d. A quelle parole non mi sentii certo rinfrancato, ma ne sorrisi e chiusi gli occhi. Era arrivato il giorno seguente ed effettivamente non capivo pi\u00f9 nulla di quello che era accaduto il giorno prima, figuriamoci di quello che mi era, o piuttosto, non mi era accaduto in una vita. Le parole con le idee, i ricordi, i dubbi e le paranoie, iniziarono a fare una staffetta e al posto di portare una qualche risposta portarono un ulteriore interrogatorio: e se esistesse la reincarnazione?? Allora s\u00ec che mi sarei sentito imbrigliato in me stesso, non avrei dovuto risolvere una ma bens\u00ec migliaia di guerre con la mia vita. Oddio che fare?! Iniziai a capire che non potevo capire, cos\u00ec pensai di ricreare tutto, a partire dal linguaggio: i neologismi sarebbero stati il ceppo del focolare! Le mie mani presero ad agitarsi e il mio corpo ospit\u00f2 dei funamboli, che si esibivano in spettacolari acrobazie cerebrali. Iniziai a muovere il collo come se fosse quello di uno struzzo, mi accostai alla mia vecchia radio, l\u2019accesi e ne alzai il volume al massimo, come si fa col gas, come se dovessi accelerare il processo di ebollizione. Iniziai a danzare, accompagnato dalla musica completamente nuova, prodotta dal mio corpo con le sue ossa addormentate che si svegliavano dal loro lungo torpore. Per la prima volta sentii davvero la musica perch\u00e9 io ero musica. Mi muovevo goffamente ma non cercavo di coordinare i miei movimenti, ero stufo dell\u2019ordine: volevo iniziare a sbagliare dal mio corpo, e chi se ne frega se il nuovo dirimpettaio ne avrebbe riso, io ero felice di aver presentato alla mia bocca un sorriso. Ero felice e non sapevo neanche perch\u00e9, afferrai per un attimo il tempo e gli strizzai l\u2019occhiolino. Al posto del cuore avevo un grammofono e al posto dei piedi avevo\u2026 I PIEDI: me lo ricordarono i vecchietti che abitavano al piano di sotto, a cui avevo fatto ripetere parole tutt\u2019altro che nuove!!<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma io non fui scoraggiato, ripresi a <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>sdanzare<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"> contento. E urlavo la parola <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>sdanzare<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"> come si pu\u00f2 urlare la parola basta, e poi ancora e, ancora, muovermi senza coordinazione fino a vomitare il vecchio che c\u2019era in me. Preso da questa energia, mi vestii senza pensare all\u2019accostamento dei colori e scesi in strada per fumarmi l\u2019aria dei polmoni altrui. Io ero nuovo, nuovo, nuovo, nuovo, nuovo, nuovooooooo!!!!!! Fiero di essere diverso proclamavo la mia indipendenza dall\u2019indipendenza e a dire di tutti vaneggiavo, loro poveri mortali non volevano capire e sapere che dietro questa metamorfosi non c\u2019era che senso e sensazione. Dovevo trovarmi un\u2019occupazione: comperai il giornale per trovare quello che faceva a caso mio. Ovviamente non lo trovai subito, ci vollero settimane o forse mesi. Non importava: il tempo non era pi\u00f9 un problema, del resto cosa lo era?? Il problema risiedeva in me, era creato da me e non mi andava di risolvere quello che mi veniva imposto da uno che non ero io. Finch\u00e9 un giorno trovai ci\u00f2 che stavo cercando da una vita, o almeno da questa di cui avevo memoria. Era l\u2019ultimo dell\u2019ultima pagina, l\u2019ultimo dei miei pensieri, l\u2019ultimo insomma.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">L\u2019offerta chiedeva di proporre offerte. Annotai il numero sulla mia cravatta nuova e chiamai, stranamente lo trovai libero e fui assunto seduta stante. Potevo svolgere la mia nuova occupazione dalla sedia spagliata di casa mia, ma nonostante ci\u00f2 mi comperai degli abiti nuovi per non sfigurare di fronte a me stesso. Acquistai poi un grande specchio, perch\u00e9 capii che lo specchio non era un oggetto per la casa ma per me: mi restituiva la mia figura cos\u00ec com<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u2019<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">era, cosicch\u00e9 una volta uscito dalla porta di casa potevo dedicarmi a guardare il prossimo! Decisi di dare un tocco alla mia persona, stravagante per gli altri, giusto e appropriato per il mio gusto. Infilai il mio orologio, tramite il cinturino, nell\u2019asola della giacca; misi dei lacci color verde acido alle mie scarpe e rasai completamente la mia testa: abito, scarpe e testa dovevano essere i pi\u00f9 lucenti del paese! Dopo aver portato a termine tutti questi propositi iniziai a buttarmi sul lavoro: la mia creativit\u00e0 non era pi\u00f9 miope! Non pensai a cosa scrivere, scrissi e basta. L\u2019offerta cos\u00ec diceva: \u201c<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Sdanzatore professionista cerca partner per esibizioni saltuarie. Massima seriet\u00e0<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u201d. Certo, poteva suonare un po\u2019 ambigua ma di certo era scritta in modo corretto e conciso. Come un\u2019artista di fronte alla sua prima opera ne rimasi sbalordito. Strinsi tra loro le mie mani per congratularmi con me stesso. Quella ancora seguente cos\u00ec citava: \u201c<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Offresi ampia stanza nella citt\u00e0 delle illusioni<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u201d. Ora, sfinito mi stesi sul letto e offrii a me stesso un\u2019occasione per dormire. Il tarlo riprese la parola, ma io non potei che sentirne l\u2019eco, ero troppo stanco per offrire la mia attenzione. Dopo qualche ora, mi destai preso dalla voglia di fare l\u2019amore e risposi io stesso alla mia offerta, dopodich\u00e9 stetti in silenzio con la speranza di sentire quella voce, che per\u00f2 per quella sera non si fece sentire. Conversai con me stesso e decisi che il giorno dopo avrei offerto al tarlo un\u2019altra possibilit\u00e0, al tarlo e a Maria, o forse a me stesso. Ingurgitai tutto quello che trovai in dispensa e rigurgitai tutto l\u2019indomani.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\" align=\"JUSTIFY\"><em>Maria Laura Mura<\/em><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_27697\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"27697\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La campana risuon\u00f2 tre volte, poi arriv\u00f2 il silenzio. La ragazza che abitava davanti casa si era trasferita; non potevo neanche pi\u00f9 sbirciare da dietro le tende, n\u00e9 potevo pi\u00f9 sentire quegli urletti di piacere ogni qual volta arrivava un uomo, n\u00e9 quelli di rabbia ogni qual volta non si faceva pi\u00f9 vedere. La sua [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_27697\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"27697\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":8721,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[359],"tags":[],"class_list":["post-27697","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2016"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27697"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/8721"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=27697"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27697\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":27806,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27697\/revisions\/27806"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=27697"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=27697"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=27697"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}