{"id":27696,"date":"2016-05-16T22:49:09","date_gmt":"2016-05-16T21:49:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27696"},"modified":"2016-05-16T22:49:09","modified_gmt":"2016-05-16T21:49:09","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-lascensore-sociale-di-marco-speciale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27696","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;L&#8217;ascensore sociale&#8221; di Marco Speciale"},"content":{"rendered":"<p>Il microonde, quello che aveva salvato dal pignoramento, aveva la porta spalancata e aspettava intristito l\u2019inizio del rito serale. Un cartoccio di rosticceria avrebbe sfrigolato per un minuto e mezzo. Mille funzioni e possibilit\u00e0 per altrettanti led da albero di natale: tutto affondato in un due novembre culinario. Trascorsi i novanta secondi, Carlo avrebbe iniziato a sbocconcellare con rapide prese dei polpastrelli; poi, diminuito il calore, avrebbe attinto a piene mani con un abbrutimento senza limiti. Un\u2019altra cena cos\u00ec.<\/p>\n<p>La televisione celebrava in sottofondo gli stanchi riti di un talk politico, quelle puntate con un sottosegretario, due giornalisti, un gruppo di cassintegrati, un intellettuale decotto pronto su qualsiasi argomento. Un professore universitario che, distolto lo sguardo dalle scollature delle studentesse, avrebbe dato il suo parere di studioso. Fu proprio lui che colp\u00ec Carlo con un\u2019espressione. Si era a pochi giorni dall\u2019approvazione della Finanziaria e i sociologismi erano tornati alla ribalta delle telecamere.<\/p>\n<p>&#8211; \u00a0Queste politiche a chi giovano? Chi sale<em> sull\u2019ascensore sociale? <\/em><\/p>\n<p>Carlo Massari era stato socio di un famoso studio di architettura. Carlo aveva avuto una moglie bella e impeccabile in ogni occasione. Carlo aveva avuto due figli, bravi a scuola e straordinari nel dressage. Carlo aveva avuto una casa da visitare col monopattino.<\/p>\n<p>Poi si era messo a <em>pippare<\/em>, alla grande. Infinite strisce che sommate in lunghezza avrebbero avvolto lo Stivale in un bianco abbraccio. E anzich\u00e9 salire ancora pi\u00f9 in alto era precipitato. Era disceso rapidamente dal suo attico, sede di raffinati ed esclusivi party, per approdare al pianterreno di\u00a0 un monolocale al Giambellino, periferia popolare, la Milano che non conta. In un paio d\u2019anni. Il tasto rosso dello stop sembrava essersi guastato.<\/p>\n<p>La moglie se n\u2019era andata con i figli. Al ritorno da una nottata di cui \u00a0ricordava solo specchi impolverati e corpi nudi senza volto, Carlo aveva trovato la casa spogliata di molto, di quasi tutto. Gran signora davvero, con quel\u00a0 suo sottile humor che, anni prima, lo aveva fatto innamorare. Gli aveva fatto trovare sul tavolo il barattolo della farina e un biglietto d\u2019addio: <em>se vuoi sniffati anche questa. <\/em>Con generosit\u00e0 gli aveva lasciato anche cinquecentomila euro di mutuo.<\/p>\n<p>Allo studio lo liquidarono con disonore: inaffidabile. Con la buonuscita riusc\u00ec a ripianare certi impegni con le finanziarie. Conto in banca chiuso per\u00f2, <em>ci dispiace dottore.<\/em> Aveva evitato gli usurai ma non i pignoramenti e la vendita all\u2019asta della casa. Ne era uscito vivo, ma senza lavoro e prigioniero in trenta degradanti metri.<\/p>\n<p>Per fortuna aveva incontrato Mario.<\/p>\n<p>L\u2019aveva visto in uno di quei locali alla moda dalla rispettabilit\u00e0 limitata:\u00a0 specchiata onest\u00e0 tranne che nei \u00a0bagni. Era uno di quei personaggi sempre a proprio agio, la parlantina sciolta, qualche tipa vistosa sempre appiccicata, beveva poco e il meglio. Divertente, a giudicare dalle mille risate che, a ogni suo racconto, si faceva il\u00a0 crocchio che lo circondava. Elegante, con quegli abiti da vetrina chic e quel taglio scalato con brizzolatura ad arte.<\/p>\n<p>Una sera si era avvicinato con la scusa di offrirgli da bere. Carlo si preparava all\u2019ennesima tentata vendita in odor di truffa: auto sportive senza libretto, zirconi spacciati per diamanti, gioielli in puro oro del Giappone, investimenti sicuri in titoli falsificati. Un caravanserraglio di merce affidabile quanto le signorine che giravano fra i tavoli.<\/p>\n<p>Cercava invece un socio, un socio per la sua pluriennale attivit\u00e0. Il suo partner si era dileguato, finito con la faccia in un fosso o a sfogliare tramonti in gattabuia o forse <em>non gli piacevano gli addii.<\/em><\/p>\n<p>Un lavoro semplice e poco impegnativo: al massimo un paio di appuntamenti al giorno. Lui agiva sul territorio, muovendosi con astuzia fra bar, banche, poste, mercati rionali, supermercati. E individuava le vittime: donne sole, meglio se vedove, le zitelle erano pi\u00f9 sospettose.<\/p>\n<p>&#8211; \u00a0E non saltare subito alle conclusioni perch\u00e9 non \u00e8 la solita roba da disperati.<\/p>\n<p>Poi sarebbe venuta la parte di Carlo. Doveva entrare in casa con un falso tesserino dell\u2019azienda del gas. Un controllo sul contatore: non era pi\u00f9 a norma, andava cambiato a spese dell\u2019utente. C\u2019era per\u00f2 una via d\u2019uscita: se i consumi annui rientravano in una certa soglia il tutto non avrebbe comportato spese. L\u2019anziana sarebbe andata in cerca dei bollettini e qui veniva il compito pi\u00f9 delicato per Carlo. Non si trattava per\u00f2 di quelle cose da balordi da quattro soldi, non avrebbe dovuto rubare niente: doveva solo fare il calco delle chiavi. Perch\u00e9 le chiavi, si sa, sono sempre nella toppa o appese nei paraggi. L\u2019incontro si sarebbe concluso con grande gioia della vittima: il costo sarebbe stato a carico dell\u2019azienda, gratis.<\/p>\n<p>Passata qualche settimana, quando la visita era ormai caduta nel dimenticatoio, Mario avrebbe agito con tutta calma, lasciando una finestra aperta con due o tre colpi di cacciavite vicino alla maniglia, giusto per simulare lo scasso.<\/p>\n<p>Invisibili, imprendibili, sperimentato, sicuro: peccato non poterne richiedere il brevetto.<\/p>\n<p>Poi, come per prevenire le titubanze di Carlo:<\/p>\n<p>&#8211; \u00a0Tutta la <em>neve<\/em> che vuoi e mille euro al mese.<\/p>\n<p>Carlo, che ondeggiava pericolosamente sul filo teso fra nulla e nulla, si aggrapp\u00f2 volentieri alla mano di Mario e gliela strinse.<\/p>\n<p>Ed era pi\u00f9 di un anno che funzionava. Carlo acquisiva giorno dopo giorno un\u2019assoluta disinvoltura: entrava in quelle case sconosciute e improvvisava al meglio. I sentimenti di quelle poverette non lo riguardavano: la loro patetica preoccupazione prima, il loro sollievo poi. In fondo, lo salutavano tutte col sorriso sulle labbra. La disperazione di quelle donne, scoperto il furto dei ricordi di una vita, non gli destava alcun rimorso. Non c\u2019era spazio per i pi\u00f9 deboli: <em>mors tua vita mea.<\/em> Il mondo aveva una sola regola: sopravvivere.<\/p>\n<p>Certo, Carlo sapeva di essere caduto in basso, ma la discesa sembrava essersi arrestata. Doveva risalire verso quelle altezze che assicuravano una diversa vista sul mondo. Ogni giorno lo sperava. Ma quando il nero sipario della notte si ripiegava ai bordi della scena si ritrovava prigioniero della solita cinica commedia.<\/p>\n<p>Il cartellone prevedeva per quel giorno via Negroli 4, terzo piano: Tofana, signora Tofana. Tutto stava filando liscio pi\u00f9 del solito: forse per la <em>pista<\/em> che si era fatto da poco o forse per l\u2019arrendevolezza dell\u2019anziana. La casa era simile a tutte le altre: dopo un ingressino, una sala con tele dozzinali di paesaggi alle pareti, divani di velluto riparati da lenzuola, vetrinette colme di ninnoli e tazzine di Limoges. Un odore di naftalina, proveniente dagli armadi della camera, che si diffondeva in tutti gli ambienti: era in atto una resa dei conti definitiva con le tarme. Quegli appartamenti erano una sofferenza per Carlo, era pur sempre un architetto.<\/p>\n<p>&#8211; \u00a0Vuole accomodarsi sul divano?<\/p>\n<p>La signora Tofana sembrava un tipo accudente, tanto valeva accontentarla: prima regola, mai contraddire.<\/p>\n<p>&#8211; \u00a0Le faccio una tisana, \u00e8 una mia ricetta, le piacer\u00e0.<\/p>\n<p>Era proprio simpatica, magra come il giunco che non vorresti mai spezzare. Poi i calchi erano gi\u00e0 in tasca, ci si poteva riposare un po\u2019. Tanto non c\u2019era pericolo che Carlo desse spazio ai sentimentalismi: <em>mors tua vita mea.<\/em> Aveva quindi sorseggiato la mitica tisana, amara da bruciare il palato, e ora si preparava ad andare: l\u2019attendeva la signora Monti. Stranamente per\u00f2, per quanto si sforzasse, non ne ricordava pi\u00f9 l\u2019indirizzo.<\/p>\n<p>&#8211; \u00a0Grazie signora Tofana, buona giornata.<\/p>\n<p>Ma le gambe non rispondevano. Un calore bruciante gli aveva invaso i polmoni e, per quanto si agitasse, non riusciva pi\u00f9 a respirare, la bocca bloccata come in uno sbadiglio interrotto. Mentre la signora andava al telefono e alzava la cornetta per chiamare, la sua vita se ne stava andando.<\/p>\n<p>&#8211; \u00a0Ne ho qui un altro, vieni a darmi una mano?<\/p>\n<p>Cos\u00ec Carlo Massari aveva fatto un ultimo viaggio in ascensore. Anzich\u00e9 risalire, aveva continuato la discesa dal suo attico fino a delle anonime cantine. <em>Meno uno<\/em>, gettato in un grande congelatore.<\/p>\n<p>Sottoterra.<\/p>\n<p>Insieme al vecchio socio di Mario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_27696\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"27696\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il microonde, quello che aveva salvato dal pignoramento, aveva la porta spalancata e aspettava intristito l\u2019inizio del rito serale. 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