{"id":27641,"date":"2016-05-15T22:10:27","date_gmt":"2016-05-15T21:10:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27641"},"modified":"2016-05-15T22:10:27","modified_gmt":"2016-05-15T21:10:27","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-tuoni-senza-nuvole-di-riccardo-montanaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27641","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Tuoni senza nuvole&#8221; di Riccardo Montanaro"},"content":{"rendered":"<p>Vedo una donna in mezzo ad un campo, raccoglie dei semi dal terreno, e con cura li ripone in un sacco. Ha un fazzoletto bianco annodato intorno alla testa, i suoi movimenti sono lenti, armoniosi, e mi accorgo che ogni tanto mi guarda e mi sorride. Dietro di lei ci sono altre donne, anche loro raccolgono semi, ognuna col suo sacco. Mentre osservo quella moltitudine che si muove indaffarata nel campo, avverto in lontananza un fragore, come se fosse in arrivo un temporale. La donna col fazzoletto bianco d\u00e0 un\u2019 occhiata al cielo e alle sue compagne, poi torna a sorridermi, proseguendo nel suo lavoro. Intanto le nubi avanzano sempre pi\u00f9 minacciose dall\u2019orizzonte, ruggendo e tingendosi di un rosso porpora, fino ad oscurare tutto il cielo. La donna col fazzoletto bianco continua a mostrarmi il suo sorriso sereno, e proprio mentre la osservo chinarsi e prendere fra le dita un piccolo seme, con la coda dell\u2019occhio vedo qualcosa precipitare fulmineamente dall\u2019alto, ed esplodere su una delle raccoglitrici. Non ho il tempo di reagire che un secondo dardo infuocato, con estrema precisione, colpisce un\u2019altra donna. E subito un terzo, e un quarto, finch\u00e9 una pioggia infernale si abbatte sul campo, annientando le donne una dopo l\u2019altra. La donna col fazzoletto bianco \u00e8 ancora illesa, avanza stancamente verso di me con uno sguardo\u00a0 malinconico. Il sacco che ha lasciato diversi metri indietro sta prendendo fuoco, come tutti gli altri sacchi dispersi in quello scenario apocalittico. Qualcosa in quel momento mi dice di alzare la testa, lo faccio a rallentatore, e dal cielo vedo scendere una grande palla di fuoco. Viene gi\u00f9 piano, crepitando, ed io in qualche modo so che sta mirando a lei, alla donna col fazzoletto bianco. Grido per avvertirla, ma dalla bocca non mi esce alcun suono. Lei continua a trascinarsi nella mia direzione, mentre la palla di fuoco si fa sempre pi\u00f9 vicina. La donna si ferma a pochi metri da me, la sfera incendiaria \u00e8 ormai vicinissima ed enorme e allora provo a lanciarmi in suo aiuto, ma il corpo non risponde. Mi basterebbe fare un paio di passi per tirarla via da l\u00ec, ma le mie gambe sono bloccate come colonne di cemento. A fatica riesco a stendere un braccio, ma quel gesto non fa altro che aumentare la distanza che ci separa, cos\u00ec rimango immobile. Io e la donna col fazzoletto bianco siamo uno di fronte all\u2019altra, inermi. Sento che la fine \u00e8 ormai imminente. L\u2019ultima cosa che vedo \u00e8 una lacrima che riga il volto della donna e s\u2019infila nell\u2019angolo della bocca. Poi vengo accecato da un forte bagliore, a cui segue un boato assordante. Mi sveglio di soprassalto e mi ritrovo seduto al centro del letto, con gli occhi sgranati e il cuore che mi batte affannosamente. Vado in cucina, con l\u2019eco dell\u2019esplosione che mi risuona ancora nella testa e metto su il caff\u00e8. Mentre aspetto che salga fisso la corona di fiammelle azzurre sotto la macchinetta. Fuori \u00e8 buio pesto, sorseggio un po&#8217; di caff\u00e8 dalla tazza e contemplo la campagna che mi circonda. Tra qualche ora partir\u00e0 il corteo di manifestanti diretto alla spiaggia. Sono stato invitato anch\u2019io, ma non credo che andr\u00f2. Non amo molto le manifestazioni, non fanno per me le marce, gli slogan, anche se credo nella causa. La prima deflagrazione la sento intorno alle sette. da molto non le sentivo, \u00a0o meglio, da molto ci si \u00e8 fatto il callo. Ormai si mescolano ai rintocchi delle campane, ai motori accesi dei trattori, sono diventati una cosa normale, di routine. All\u2019inizio ricordo che aspettavano il maltempo. Come arrivava un temporale gi\u00f9 a sganciare bombe, camuffate da improbabili tuoni. Poi, quando hanno capito che avevamo capito, smisero di prenderci per scemi e cominciarono a testare le armi con qualsiasi condizione meteorologica. Verso le undici accendo il computer e faccio un giro su internet, trovo un video caricato pochi istanti prima. A malapena riconosco la via che si trova a pochi chilometri da casa mia, quella che faccio sempre d\u2019estate per andare al mare. Una camionetta blu \u00e8 parcheggiata di traverso sull\u2019asfalto, come se fosse arrivata l\u00ec sgommando e inchiodando furiosamente. Un cordone di poliziotti protetto da caschi e scudi e armato di manganelli blocca il passaggio del corteo. Dietro un grande striscione bianco con la scritta in rosso CONTRO LE BASI AZIONE DIRETTA, si sviluppa la folla di manifestanti, non immaginavo fossero cos\u00ec tanti, sono tutti indignati da quella situazione vergognosa. Un ragazzo grida che ci stanno ammazzando tutti, che la gente \u00e8 ammalata di cancro, persino i bambini. Inquadrano una signora molto anziana, la quale, dopo essersi chiusa il cardigan sulla pancia per il freddo, si rivolge ad uno dei poliziotti chiedendo che li lascino passare, che devono raggiungere gli altri alla spiaggia, che loro non stanno facendo niente di male, stanno solo manifestando un punto di vista, un\u2019idea, e gli implora con tutto il suo cuore di non usare quei bastoni. Mentre parla le si spezza pi\u00f9 volte la voce, ogni tanto si gira verso chi le sta di fianco per trovare conferma alle sue parole. Gli uomini in divisa per\u00f2 rimangono fermi impalati, non parlano, e soprattutto non guardano nessuno, si limitano a spostare lo sguardo di lato, verso la fila di eucalipti scossi dal vento che costeggia la strada. Poi intervistano una donna sui settant\u2019anni, racconta del suo lavoro, di come insieme ad altre donne stia portando avanti da anni esperimenti partecipativi ed evolutivi, con l\u2019obiettivo di riportare il controllo dei semi nelle mani di chi coltiva la terra, e di riportare le persone alla terra. Infine esprime la volont\u00e0 di vivere in questo territorio, di viverci nella pace, e in armonia con la natura, d\u2019un tratto s\u2019interrompe e si volta di scatto dall\u2019altra parte, il cameraman sposta la telecamera e si fa largo tra la folla. A terra, in posizione fetale, c\u2019\u00e8 un ragazzo molto giovane, avr\u00e0 venti, venticinque anni. Ha il volto ricoperto di sangue, e con la mano cerca di tamponarsi la tempia. Molti si lanciano in suo soccorso, mentre altri si scagliano contro quel poliziotto che, ancora preso dall\u2019ira, agita convulsamente per aria il suo manganello. Mi vesto ad una velocit\u00e0 sorprendente. Non so perch\u00e9, ma lo sto facendo davvero, e la cosa mi carica di adrenalina. Esco di casa e imbocco la via che scende verso il mare, a passo decisamente sostenuto. Non basta. Inizio a correre. La strada leggermente in discesa mi aiuta, pi\u00f9 corro pi\u00f9 mi sento vivo, utile. Vado avanti cos\u00ec per un bel pezzo, finch\u00e9 inizio ad avvertire una fitta nel fianco, cerco di resistere, ma si fa sempre pi\u00f9 dolorosa e sono costretto a fermarmi. Con una mano premuta sulla milza e il fiato corto mi guardo intorno, e capisco di non essere neanche a met\u00e0 del percorso. Esausto mi trascino per un sentiero che si inoltra fra campi di carciofi e fichi d\u2019india. Lo seguo per un po&#8217;, senza badare ai rami sporgenti dei rovi che mi graffiano i jeans, finch\u00e9 arrivo ai bordi di un prato incolto. L\u00ec, mi accascio morbidamente nell\u2019erba alta. Sento la terra umida che mi preme sul viso, ha un buon odore. Mi volto supino e guardo l\u2019azzurro del cielo. Un elicottero sorvola la zona a bassa quota, aspetto che si allontani, poi, lentamente, chiudo chi occhi, cercando solo di sentire il lieve tepore del sole sulle palpebre. Prima di rientrare a casa mi allungo in paese ed entro in uno dei cinque bar, quello pi\u00f9 frequentato. Ordino una birra in bottiglia ed esco fuori, mischiandomi tra gli avventori \u00a0ammassati sul marciapiede. Un ragazzo con la barba folta e una felpa mimetica di pile, senza rivolgersi a nessuno in particolare, comincia ad inveire contro i manifestanti. Dice che non capiscono un cazzo, che non si rendono conto che se non ci fossero i militari, qui, stavamo tutti morendo di fame. Lui \u00e8 grazie a loro che tira avanti, e se proprio deve crepare, preferisce farlo con la pancia piena. Coglioni, con che vogliono campare, con l\u2019aria pura? Coi fiorellini? Secondo lui invece, finch\u00e9 non si trova un\u2019 alternativa valida, che tanto alternative non ce n\u2019\u00e8, bisogna tenerseli buoni, che almeno loro portano soldi. Quella notte faccio fatica a prendere sonno. Dapprima le scambio per tuoni, in questa zona capita spesso che arrivino perturbazioni improvvise. Ma poi comprendo che in realt\u00e0 si tratta di bombe. Ora le testano anche di notte? Bene. Era gi\u00e0 previsto dal loro programma o vuole essere uno sberleffo, una simpatica risposta alla protesta di quella mattina? Comincio a contarle, come si fa con le pecorelle. E mi addormento in questo modo, immaginando che ci sia la festa di paese, e che le bombe siano i fuochi d\u2019artificio, quelli che sparano al termine della processione, quando la statua della Madonna, portata a spalla dai fedeli, raggiunge la piazza della chiesa in un trionfo di applausi. In principio vedo leggermente sfocato, mi sembra di avere davanti agli occhi una vecchia fotografia color seppia, poi l\u2019immagine si fa nitida e prende vita. C\u2019\u00e8 la donna col fazzoletto bianco che raccoglie i semi in mezzo al campo, dietro di lei le altre donne al lavoro. Sto rifacendo lo stesso sogno dall\u2019inizio. Tutto si ripete con la stessa successione, lei che mi sorride, i primi fragori nel cielo, le bombe che piovono sulle raccoglitrici, i sacchi in fiamme. Solo che questa volta \u00e8 tutto pi\u00f9 veloce. Come quando acceleri un video per portarlo avanti. In un attimo arrivo al punto in cui alzo la testa e vedo la palla infuocata. Sono consapevole di quello che sta per accadere, e so benissimo che se provo a fare un passo non mi sposter\u00f2 di un millimetro, perch\u00e9 quella strana legge dei sogni mi impedir\u00e0 di muovere le gambe. Cos\u00ec chiudo gli occhi e mi sforzo di creare una nuova immagine che sovrappongo a quella del sogno. Visualizzo il momento in cui la lacrima scende sulla guancia della donna, e aspetto fino all\u2019ultimo istante, prima che quella piccola goccia si infili tra le sue labbra, per lanciarmi su di lei. Io e la donna col fazzoletto bianco siamo abbracciati. Il suo volto \u00e8 poggiato al mio petto e posso sentire il suo respiro, calmo e profondo. Riapro gli occhi, e siamo sospesi nel nulla. Una settimana dopo la notte delle bombe la corriera mi lascia in citt\u00e0. Arrivo nei pressi di un caseggiato piuttosto basso. Sul muro \u00e8 attaccato un grosso manifesto: TAVOLA DI PACE, PROPOSTA DI UN PIANO D\u2019AZIONE PACIFICO PER LA LIBERAZIONE DEL TERRITORIO DALLE SERVIT\u00d9 MILITARI. ASSEMBLEA APERTA A TUTTI. Lo stesso titolo che c\u2019\u00e8 sul volantino che ho in tasca. Giro attorno alla scuola cercando l\u2019 ingresso, da una porta a vetri viene fuori un ragazzo, mi saluta e mi invita ad entrare. Percorriamo insieme un lungo corridoio, fino ad un\u2019aula piena di persone. Mi fermo un istante sulla soglia, sorrido, poi faccio un passo ed entro.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_27641\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"27641\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vedo una donna in mezzo ad un campo, raccoglie dei semi dal terreno, e con cura li ripone in un sacco. 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