{"id":27506,"date":"2016-05-11T18:20:52","date_gmt":"2016-05-11T17:20:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27506"},"modified":"2016-05-11T18:20:52","modified_gmt":"2016-05-11T17:20:52","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-la-terza-classe-di-daniele-miglietti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27506","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;La terza classe&#8221; di Daniele Miglietti"},"content":{"rendered":"<p>Dacch\u00e9 erano partiti dal porto di Napoli, la prora, rivolta ad Ovest, s\u2019era pi\u00f9 volte imbattuta nell\u2019appassionato e tragico dramma del sole che naufraga, siderale, nello specchio dell\u2019acqua.<\/p>\n<p>C\u2019era chi sosteneva che s\u2019era gi\u00e0 sull\u2019oceano, chi invece affermava che ad affacciarsi dalla poppa e ad avere occhi abbastanza buoni si sarebbe potuta scorgere ancora la costa Italiana.<\/p>\n<p>Alle domande il personale di bordo scuoteva seccatamente il capo, lasciando intendere che, in mare aperto, un passeggero di terza classe godeva degli stessi diritti che vantava sulla terraferma, se non di non meno. Forse se avessero avuto del denaro avrebbero potuto comprare quell\u2019informazione. Ma, in fondo, a cosa sarebbe servito? Non era forse questo il motivo per cui si erano imbarcati? Si diceva che l\u00ec, dov\u2019erano diretti, anche quelli come loro si sarebbero lasciati alle spalle la miseria, l\u2019ignoranza e la malattia: quei fantasmi che a casa li stavano divorando.<\/p>\n<p>L\u2019unica cosa di cui s\u2019era certi era quello sciamare incessante d\u2019anime tra le centinaia di sporche cuccette del piroscafo Ermanno, stipati cos\u00ec com\u2019erano l\u2019uno contro l\u2019altro appena sul filo dell\u2019acqua. E in mezzo a quella distesa di disperati che ficcanasavano qua e l\u00e0, tossivano, o che, semplicemente, iniziavano a impazzire, le teste contro le paratie, c\u2019erano quell\u2019uomo e quel bambino. Loro due, che, appena un mese prima, se gli aveste chiesto di portarvi al mare, vi avrebbero accompagnato al torrente dietro la loro spelonca, allo stesso rivolo dal quale attingeva loro madre per dissetare i propri figli, le sue due vacche cieche, e quella vecchia gallina che avrebbero presto mangiato perch\u00e9 troppo vecchia per covare. Ma la mamma era stata trovata in fondo ad un burrone, un cestino di strame intrecciato colmo di <em>vavusi <\/em>ancora stretto in pungo, e le vacche erano state vendute sulla piazza per pagare la traversata.<\/p>\n<p>\u2013 Raccontami ancora di mamma, di quando non ero nato,<em> \u2013 <\/em>ripeteva Giacomino.<\/p>\n<p>\u2013Riposa ora, \u2013 rispondeva risoluto Riccardo<\/p>\n<p>Dalla cuccetta sottostante si udiva la lotta sfrenata dei bastoni e delle spade, e il grande tintinnare di coppe colme d\u2019oro. Erano i lucani che giocavano a carte.<\/p>\n<p>Riccardo si sporse dalla cuccetta: \u2013 Per favore, <em>u criaturu <\/em>dorme. <em>Tena \u2018a freve.<\/em><\/p>\n<p>\u2013 Biat a ta figlj. E chi dorm\u2019 <em>cu stu mar\u2019 <\/em>aggitat\u2019? \u2013 gli fecero coro loro.<\/p>\n<p>Riccardo<em>, <\/em>per l\u2019ennesima volta, dacch\u00e9 erano partiti, ripet\u00e9: \u2013 Non \u00e8 mio figlio,<em> \u00e8 fratima.<\/em><\/p>\n<p>Giacomino e Riccardo erano rispettivamente l\u2019ultimo e il primo dei fratelli, in quella giovane Italia del 1899 nel quale la mortalit\u00e0 media stava a sei anni e mezzo.<\/p>\n<p>Giacomino si trovava alla sua ottava primavera e, seppur gi\u00e0 da tempo la vita lo avesse edotto alla crudelt\u00e0 della sopravvivenza, erano ancora visibili nei suoi piccoli occhi neri quel moto di vitalit\u00e0 che contraddistingueva i suoi coetanei; scintillio destinato a scemare col tempo e a scomparire lungo le guance, come lacrime tamponate. A dividere Riccardo e Giacomino vi era una lunga serie di fratelli, nati lungo l\u2019arco di diciassette anni, tutti morti al nascere o comunque ancora bambini. Ma la morte di un bambino, nella Calabria rurale del tempo, era cosa assai meno grave della morte di una capra. Una capra dava latte, un bambino grattacapi<em>.<\/em><\/p>\n<p><em>\u2013\u00a0<\/em>E Ges\u00f9 Bambino\u2026 C\u2019\u00e8 anche all\u2019America <em>\u2018u bumminiellu? \u2013 <\/em>domand\u00f2 Giacomino.<\/p>\n<p>\u2013 C\u2019\u00e8 anche all\u2019America \u2013 fece il fratello.<\/p>\n<p>\u2013\u00a0Sai, gli ho regalato <em>\u2018u strummolo\u2026<\/em><\/p>\n<p><i>\u2013\u00a0<\/i>A chi hai regalato <em>\u2018u strummolo, Giacomi\u2019?<\/em><\/p>\n<p><em>\u2013\u00a0<\/em>Al bambin Ges\u00f9, quando eravamo al porto\u2026 \u2013 Giacomino delirava.<\/p>\n<p>\u2013 Ma che dici, <em>Giacomi\u2019? \u2018U strummolo <\/em>\u00e8 qua \u2013 Riccardo si cav\u00f2 dalla tasca della giacca la trottola e la mostr\u00f2 al fratello \u2013 Lo vedi? L\u2019ho io!<\/p>\n<p>Giacomino non rispose, aveva gli occhi chiusi. S\u2019era addormentato.<\/p>\n<p>Riccardo tocc\u00f2 la fronte del fratello. Era umida e calda come il coperchio della <em>cassarola <\/em>di loro madre, quando con uno straccio lo sollevava e con una forchetta infilzava una patata per controllare se era cotta.<\/p>\n<p>\u2013 Piove fuori?<\/p>\n<p>\u2013\u00a0E che ne sappiamo noi? \u2013 risposero i lucani. \u2013 Guarda dall\u2019obl\u00f2.<\/p>\n<p>Riccardo pigi\u00f2 il suo naso abbronzato contro il vetro, ma sebbene la luna fosse piena, era impossibile capirlo. Di lampi non ce n\u2019erano. Tese l\u2019orecchio, ma in mezzo al baccano dei passeggeri, al ronzare dei motori, e allo sciabordio delle acque era impossibile sentire se fuori ci fossero tuoni, la sua pi\u00f9 grande paura. Ogni tanto il fragore di un\u2019onda che si scagliava contro lo scafo lo faceva sobbalzare.<\/p>\n<p>Riccardo cav\u00f2 dalla tasca dei calzoni il sigaro e il suo pensiero ritorn\u00f2 al Porto di Napoli, dove li avevano fatti aspettare per cinque giorni prima dell\u2019imbarco. Li avevano lasciati l\u00ec, affamati, a dormire all\u2019addiaccio ghiacciato e ad ustionarsi al sole. La piet\u00e0 dei Napoletani li aveva sorretti. Uomini che, vedendo quella distesa fatta di scheletri umani e valigie di cartone, di tanto in tanto giungevano con pezzi di pane, incitandoli a dividerseli da buoni cristiani. Ma quel pane finiva sempre nelle mani dei pi\u00f9 forti, e poco rimaneva alle donne, ai giovani e ai bambini come Riccardo e Giacomino. Poi, finalmente, giunse il giorno in cui era stata issata la passerella di terza classe, tra il molo e il piroscafo. I due fratelli si erano pazientemente messi in fila, ad attendere il fatidico passo. Allora Riccardo si era sentito strattonato per la collottola, ed era pronto a ricevere qualche legnata, come gi\u00e0 era successo le poche volte che aveva osato farsi valere per un pezzo di quel fatidico cibo. \u2013 Non ho niente! \u2013 s\u2019era subito difeso. Ma giratosi, stagliato contro di lui, aveva trovato un uomo dai baffi folti e ben curati, finemente arricciati come zampe d\u2019insetto. In mano stringeva un bastone di canna, e le sue scarpe erano protette da un paio di ghette candide. Sul capo sfoggiava un lucido cappello al cui confronto la coppola di Riccardo pareva un cencio gettato l\u00ec per caso. I due si erano brevemente guardati negli occhi; lo sguardo di Riccardo era basso e stanco. \u2013 Tieni, \u2013 aveva detto l\u2019uomo a Riccardo mettendogli qualcosa in mano. \u2013 Per il viaggio. Ne troverai degli altri uguali in America. Viene da Cuba, \u2013 Riccardo aveva osservato il grosso sigaro nel palmo della sua mano con aria interrogativa. \u2013 Gi\u00e0. Tieni anche questi, \u2013 aveva allora fatto il signorotto, mettendogli in mano una scatola di fiammiferi \u2013 Be\u2019, buon viaggio allora. E buona fortuna, amico mio! \u2013 Riccardo non gli aveva risposto.<\/p>\n<p>Ora quel sigaro, donatogli da quel gentiluomo, appariva al suo naso e al suo tatto cos\u00ec accattivante e profumato che un bisogno irresistibile lo aveva assalito. Era il desiderio del benessere, il bisogno universale, umano e brutale della normalit\u00e0; era la voglia di sottrarsi a quel budello angusto di dialetti che lo circondava, al mormorio incessante dei motori che lo spazientiva, alla congerie di aliti afflitti e pesanti di attese appena sussurrate che impregnava quel dormitorio galleggiante.<\/p>\n<p>Riccardo decise cos\u00ec di salire sopraccoperta, poich\u00e9, se avesse acceso il sigaro l\u00ec, il suo odore avrebbe certamente destato l\u2019attenzione di qualche manigoldo pronto a sottrarglielo. Fu cos\u00ec che abbandon\u00f2 la cuccetta e il piccolo Giacomino, ormai profondamente addormentato.<\/p>\n<p>N\u00e9 vento n\u00e9 onde aggredivano ora la carena dell\u2019Ermanno, e il ponte principale era livido, imbevuto com\u2019era della luce della luna. I banchi di denso vapore che esalava il fumaiolo, in alto, appena a tergo del ponte di comando, si mescolavano come spiaggia alle nubi. L\u2019odore del mare impregnava piacevolmente i legni, i metalli, e le carni.<\/p>\n<p>Subito immersi i capelli caprini nel gelo della notte, Riccardo ud\u00ec provenire da babordo un urlo belluino: \u2013 <em>Fije mi! Fije mi\u2019! <\/em>\u2013. Due marinai circondavano una donna in lacrime, inginocchiata di fronte a quello che a Riccardo sembr\u00f2 un piccolo fardello avvolto in una stuoia grezza.<\/p>\n<p>Riccardo avvicinatosi a quelle persone, vide che quella avvolta nella stoffa era una piccola figura umana: un bambino. All\u2019altezza del collo gli era stato legato un grosso peso di piombo.<\/p>\n<p>\u2013\u00a0Oddio, il figlio mio!<em> Oddij je fije mi!<\/em> \u2013 la giovane donna marsicana piangeva.<\/p>\n<p>\u2013\u00a0Che accadde? \u2013 domand\u00f2 Riccardo a uno dei due marinai presenti.<\/p>\n<p>\u2013\u00a0Una malattia?<\/p>\n<p>\u2013\u00a0S\u00ec. Un ceppo a bordo, probabilmente. \u2013 spieg\u00f2 l\u2019uomo.<\/p>\n<p>\u2013\u00a0E si muore?<\/p>\n<p>\u2013\u00a0Per la maggiore i bambini.<\/p>\n<p>Riccardo trem\u00f2 al pensiero del fratello febbricitante in quella cuccetta sporca. La donna continuava a disperarsi.<\/p>\n<p>\u2013\u00a0E ora?<\/p>\n<p>\u2013\u00a0Lo buttiamo in mare.<\/p>\n<p>\u2013\u00a0In mare? \u2013 rabbrivid\u00ec Riccardo.<\/p>\n<p>\u2013 \u00c8 la procedura. \u00c8 il terzo da quando siamo partiti.<\/p>\n<p>Riccardo cap\u00ec che quel mare non conosceva riguardi per le normali cerimonie funebri. Vide le labbra della marsicana baciare attraverso la canapa la leggera testa infagottata del bambino. Vide i marinai issare il piccolo cadavere, e sporgersi dalla balaustra. Vide il corpo cadere violentemente, trascinato brutalmente da quel peso di piombo, in mare, in un tonfo. L\u2019ud\u00ec. L\u2019ultimo urlo di una madre che aveva perso un figlio durante quel viaggio intrapreso con cieca fiducia.<\/p>\n<p>I quattro restarono ritti a babordo, con gli occhi verso il basso, in attesa che quel corpicino impacchettato s\u2019inabissasse, per sempre.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non accadde.<\/p>\n<p>\u2013\u00a0Non affonda! \u2013 esclam\u00f2 il marinaio.<\/p>\n<p>La giovane madre si aggrapp\u00f2 alla ringhiera con una forza improbabile e cerc\u00f2 di sbalzarsi: \u2013 <em>Fije mi! \u2013. <\/em>I due marinai la presero di peso: \u2013 Si calmi! \u2013 la donna si lasci\u00f2 andare tra le loro braccia. Era svenuta.<\/p>\n<p>La salma del bambino prese a fluttuare tra le onde, avvolta in quel telo bianco, reso brillante dalla luna.<\/p>\n<p>\u2013\u00a0Dev\u2019essersi slegata la fune, \u2013 fece uno dei due marinai \u2013 e il piombo dev\u2019essere andato gi\u00f9.<\/p>\n<p>\u2013\u00a0Dev\u2019essere senz\u2019altro questo, \u2013 fu d\u2019accordo il collega \u2013 Altrimenti \u00e8 inspiegabile.<\/p>\n<p>Le onde nere e quel bambino dal volto che Riccardo non avrebbe mai conosciuto, una delle tante mummie del mare che, mentre uomini e donne cercavano di raggiungere la terra sconosciuta, la terra del lavoro, delle opportunit\u00e0, del riscatto sociale, l\u2019oceano cattur\u00f2 quei decenni. Un abisso che conobbe vicende di speranza; di fede abbandonata. Di tragedie lasciate alle spalle da coloro che a quei viaggi sopravvissero, ma che poi, col sangue e col sudore, avrebbero scoperto che quell\u2019America da cartolina non esisteva. Frotte di migranti che si sarebbero improvvisati arrotini lungo le strade di Manhattan, che si sarebbero rovinati gli occhi cucendo guanti a Down Neck, o che si sarebbero spezzati la schiena gettando binari e fissando traversine per le ferrovie transcontinentali americane, insieme a negri e cinesi. Questo era il sogno americano per chi di americano non aveva nulla.<\/p>\n<p>\u2013Riportiamola sottocoperta, \u2013 disse un marinaio all\u2019altro, accennando alla marsicana. \u2013 Lei rimane qui?\u00a0Ma Riccardo fece: \u2013 Scendo anch\u2019io, \u2013 e del sigaro non fu pi\u00f9 interessato.<\/p>\n<p>Il corpo del bambino, intanto, andava alla deriva, lentamente, bianco e sempre pi\u00f9 piccolo, come una barchetta di carta sospinta dal vento, nel buio della notte.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_27506\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"27506\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dacch\u00e9 erano partiti dal porto di Napoli, la prora, rivolta ad Ovest, s\u2019era pi\u00f9 volte imbattuta nell\u2019appassionato e tragico dramma del sole che naufraga, siderale, nello specchio dell\u2019acqua. 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