{"id":27470,"date":"2016-05-09T23:39:35","date_gmt":"2016-05-09T22:39:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27470"},"modified":"2016-05-09T23:39:35","modified_gmt":"2016-05-09T22:39:35","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-pietro-di-vincenza-davino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27470","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Pietro&#8221; di Vincenza Davino"},"content":{"rendered":"<p>Compresso nel suo cuscino Pietro chiudeva gli occhi, li stringeva forte quegli occhietti di un colore azzurro. Li congiungeva con un vigore e una rabbia prepotente quella mattina, digrignando i denti come per addentare una mela. Un gesto che ripeteva di continuo, lo faceva spesso durante la giornata negli ultimi tempi. Le folte ciglia si intrecciavano e quasi si annodavano per non rivedere quelle immagini, ancora vive, pulsanti. Ma la volont\u00e0 del suo pensiero era pi\u00f9 prepotente di quella pressione. Nonostante insistesse con tutte le sue forze per dimenticare la scena impressa come un calco nella sua testa, la ruvida paura ritornava, lasciandolo privo di difese.<\/p>\n<p>In quel cuscino strizzato sulle orecchie, morbido e lindo, le possenti urla e gli inauditi strattoni si accartocciavano, tutto sembrava diluirsi lentamente.<\/p>\n<p>Il cuscino lo proteggeva dal buio ostinato di ore interminabili.<\/p>\n<p>Quel cuscino, per\u00f2, era uno strumento che gli permetteva di abbattere un fondale increspato di paure, di ansie senza tregua.<\/p>\n<p>Immagini che purtroppo si presentavano senza chiedere permesso, fiondavano nella sua testa, mescolandosi tra le fibre del suo corpicino.<\/p>\n<p>E rivedeva tutto quanto, proprio tutto Pietro.<\/p>\n<p>Fotogrammi mescolati e disordinati si presentavano in ogni momento della giornata, niente era stato rimosso e in quei ricordi scavava in fondo, grattava con le unghie per scorticare la crosta che avrebbe potuto appannare ogni cosa.<\/p>\n<p>E lo faceva con una perizia ordinata quel lavorio meticoloso, quasi da non sembrare un bambino di otto anni. Cos\u00ec piccolo Pietro, cos\u00ec grande il suo cuore.<\/p>\n<p>Il freddo pungente del buio e piccoli brividi sulla pelle gli coprivano il corpo come una coperta di tessuto ruvido. Il cedevole ricordo stentava ad allontanarsi, prepotente s\u2019incollava nella sua testa e la stanza rifletteva ogni sua paura.<\/p>\n<p>Erano gi\u00e0 trascorse quattro settimane da quel giorno e continuava a comportarsi in modo curioso sia a casa che a scuola.<\/p>\n<p>Non apriva pi\u00f9 bocca, Pietro. Proprio lui che quando attaccava a parlare nessuno poteva fermarlo.<\/p>\n<p>Pietro era sempre stato un fulmine con le parole, fuoriuscivano libere come nubi sfilacciate, sbrindellate dalla falce.<\/p>\n<p>A scuola era un portento, la sua allegria contagiava i compagni che lo cercavano per ogni attivit\u00e0. Talvolta, il suo silenzio nascondeva un\u2019improvvisa esplosione di allegria. Sonnecchiava dietro una copiosa compagine di tranquillit\u00e0 e si divertiva a rimbalzare d\u2019un tratto con una battuta o scherzi di ogni genere.<\/p>\n<p>Sempre allegro e giocherellone, Pietro.<\/p>\n<p>Ma la sua sfrenata vivacit\u00e0 fu pagata amara e a duro prezzo.<\/p>\n<p>Quella mattina Pietro era particolarmente frenetico, non stava fermo un minuto, come un coniglio indiscreto che annusa un futuro oltre la gabbia.<\/p>\n<p>Era il suo compleanno, la sua festa. Normale fosse pi\u00f9 eccitato del solito.<\/p>\n<p>Tra un po\u2019 a scuola la mamma avrebbe portato la torta di cioccolato, tutta ricoperta d\u2019azzurro, azzurro Napoli, quella della sua squadra del cuore.<\/p>\n<p>Dai corridoi che costeggiavano il cortile c\u2019era un pullulare di vita: grappoli di creature in erba e bambini pi\u00f9 grandi giocano insieme.<\/p>\n<p>Uno spettacolo di voci e suoni, una festa di colori e sorrisi.<\/p>\n<p>E sulle distese effervescenti di parole e visi di bimbi allegri, Pietro raggiunse il centro del cortile insieme ai suoi compagni. Era felice, il sangue ossigenato, il cuore palpitava nella testa, ingrossato.<\/p>\n<p>Il sole si adagiava a riscaldare la giornata e tutti i bambini erano in ricreazione all\u2019aperto. Chi giocava a rincorrersi, chi sfrecciava come un siluro per nascondersi e non farsi trovare.<\/p>\n<p>Pietro e il suo gruppetto aveva intonato un coro di canzoni, che di solito si cantavano allo stadio. Non gridavano, non potevano osare, ma allegramente si divertivano a fare le prove per la domenica. Sottovoce, senza dare fastidio.<\/p>\n<p>La maestra Mariagrazia quella mattina lo aveva gi\u00e0 rimproverato pi\u00f9 del solito. Era meglio abbassare la voce.<\/p>\n<p>Ma i cori dei bambini proseguivano senza sosta, erano un crescendo, le voci erano aumentate di qualche tono, nulla di pi\u00f9.<\/p>\n<p>La maestra, dal viso arcigno, si avvicin\u00f2 a Pietro, lo stratton\u00f2 con forza verso il corridoio. Era sua la colpa di quel frastuono incontrollabile.<\/p>\n<p>La voce sottile e stridente della donna si deposit\u00f2 e prese un corpo rotondo, piuttosto cupo. La paura raggiunse Pietro che cominci\u00f2 a insaccare la testa nelle spalle. I suoi occhietti somigliavano a cristalli nel folto di una foschia fatta di urla e spintoni. La voce di quella donna soffocante gli risaliva dalla pancia.<\/p>\n<p>Inghiottiva la paura, Pietro.<\/p>\n<p>Il suo respiro sembrava polvere di vetro, il suo cuore un tamburo battente.<\/p>\n<p>Nelle urla della maestra che lo spingeva come un sacco di patate via dai suoi compagni di gioco e studio, Pietro si lasciava andare e avanzare tra la leggera brezza di primavera che divorava ogni altro rumore.<\/p>\n<p>Fu trascinato in uno sgabuzzino che la maestra chiamava \u201cstanzino del maiale\u201d.<\/p>\n<p>Era solita intimorire i bambini che non obbedivano, che si mostravano riottosi e indisciplinati. Pietro era stato minacciato pi\u00f9 volte di andare l\u00ec.<\/p>\n<p>Quella donna impazzita rimase fissa a guardarlo, con gli occhi abbacinati dalla rabbia pi\u00f9 intensa, a scrutare il suo sguardo affannato e fermo.<\/p>\n<p>Era il giorno del suo compleanno, compiva solo otto anni Pietro. Colpevole la sua vivacit\u00e0, la sua esuberanza.<\/p>\n<p>Quella mattina gli occhi di Pietro sembravano paludi che trattenevano il pianto. Era un ometto, diceva la sua mamma, e non si piange per niente. Ma tutto ci\u00f2 non era il niente ma la cattiveria prepotente di una donna che si spargeva come fumo, che ingollava senza riserve la tenera corteccia e il cuoricino di un bambino.<\/p>\n<p>E le lacrime di Pietro cominciarono a colare libere, scivolarono all\u2019interno e poi riuscirono a trovare un varco sulla sua pelle. E pianse. Tanto.<\/p>\n<p>Si ritrov\u00f2 solo in quello stanzino, al buio. La paura imbavagli\u00f2 i suoi gesti, la sua voce, il suo respiro. Rimase nell\u2019anonimo angolino, rannicchiato in posizione fetale, aggredito dentro.<\/p>\n<p>Il buio e la paura insieme, tutto cominciava a essere inerme. Sentiva solo le voci dei suoi compagni dilatate e sporche.<\/p>\n<p>Si immaginava il sole che prima si adagiava in cortile e lo vedeva sfiorargli le guance, il viso e le mani all\u2019aria. Se lo immaginava Pietro il sole pi\u00f9 di ogni altra cosa al mondo.<\/p>\n<p>Tra il buio fitto e pesto di quello stanzino c\u2019era solo un coro insaccato di voci di bimbi, sospese tra l\u2019aria dolce e greve. Voleva correre fuori e gridare a tutti di tacere, sarebbero stati puniti anche loro.<\/p>\n<p>\u201cZitti, zitti\u201d diceva tra i denti stretti, \u201cstate zitti, per favore\u201d. Come li implorava, Pietro. Con gli occhi impauriti e lucidi chiedeva ascolto. A Pietro mancava il fiato, per\u00f2. La sua vocina si chiuse dentro, solo gli occhi buoni della sua mamma riusciva a vedere. Ci riusciva nel buio, chiss\u00e0 come faceva, Pietro.<\/p>\n<p>Vedeva la mamma arrivare con la sua torta, con quel suo solito sorriso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Impugniamo noi adulti sgorbi<\/p>\n<p>che lasciano segni e solchi<\/p>\n<p>sul legno tenero dei bimbi.<\/p>\n<p>Se solo facessimo parlare<\/p>\n<p>una nube come mamma<\/p>\n<p>e una goccia come figlia,<\/p>\n<p>se solo permettessimo alle parole<\/p>\n<p>di colare nei nostri sterili cuori,<\/p>\n<p>in quei pensieri compromessi,<\/p>\n<p>di incollarsi a occhietti spaventati,<\/p>\n<p>paludi di pianto,<\/p>\n<p>quelle acerbe e tenere lacrime<\/p>\n<p>scivolerebbero indietro<\/p>\n<p>via, lontano sulla pelle<\/p>\n<p>che buca il vento.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_27470\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"27470\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Compresso nel suo cuscino Pietro chiudeva gli occhi, li stringeva forte quegli occhietti di un colore azzurro. 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