{"id":27410,"date":"2016-05-07T18:57:42","date_gmt":"2016-05-07T17:57:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27410"},"modified":"2016-05-07T18:57:42","modified_gmt":"2016-05-07T17:57:42","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-lettera-dallinghilterra-di-luca-ferrero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27410","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Lettera dall&#8217;Inghilterra&#8221; di Luca Ferrero"},"content":{"rendered":"<p>Hertfordshire, novembre 2015<\/p>\n<p>Cara Lizzy,<\/p>\n<p>ti scrivo mentre aspetto una pinta di birra in un locale fatiscente, ma a suo modo affascinante, in una strada di campagna appena fuori dal centro abitato di Hertford, capoluogo della contea dell\u2019Hertfordshire, a trenta chilometri da Londra.<\/p>\n<p>Proprio cos\u00ec amore mio, ho deciso di fare ci\u00f2 che per decenni ha continuato a solleticare la mia fantasia: certamente ti ricordi delle serate passate a parlare di questa storia, io, te, Julian, i ragazzi della redazione, voglio dire a parlare di Mark Hollis, anzi di <em>Mark Hollis e il suo ritiro dal mondo della musica<\/em>, e certamente ricordi anche quella valanga di mail che avevo ricevuto dopo aver scritto quell\u2019articolo in cui definivo Hollis <em>timido genio sottovalutato in grado di portare i Talk Talk al vertice estremo dell\u2019arte musicale<\/em> (Pitchfork, 12\/2\/2009).<\/p>\n<p>Mi hai lasciato, Lizzy. Mi hai lasciato solo in quel tugurio di cinquanta metri quadrati. Solo con quel neo terrificante che avevi scoperto sulla mia schiena, solo con i miei alunni rompicoglioni e indifferenti, solo con le mie recensioni di Pitchfork (<em>l\u2019unico lavoro di cui ti sia mai importato qualcosa<\/em>). Mi guardavi con quegli occhi pietosi e dicevi <em>ci siete solo tu e le tue recensioni, tu e i tuoi prodotti intellettuali<\/em>, e sapevo che avevi ragione, soprattutto su questa storia dei prodotti intellettuali, a volte mi meravigliavo di come sapessi centrare il nocciolo di una questione in poche, pochissime parole.<\/p>\n<p>Quella sera, dopo che te ne sei andata, come una specie di zombie sono uscito di casa, sono sceso in strada, c\u2019era un vento caldo e secco e quell\u2019odore di asfalto che c\u2019\u00e8 sempre d\u2019estate in citt\u00e0 e che mi ricorda le nostre prime serate, quando indossavi quel tuo giubbottino di pelle nera che avevi messo anche al concerto di Nick Cave e che profumava di <em>possibilit\u00e0 meravigliose<\/em>. Circondato dal traffico ho guardato in alto e ho visto un enorme stormo di uccelli neri vorticare proprio l\u00ec sopra per poi perdersi lontano, e mentre seguivo lo stormo stringendo un poco gli occhi ho iniziato a canticchiare il ritornello di una delle canzoni pi\u00f9 datate dei Talk Talk, <em>Renee<\/em>.\u00a0Dopo aver fatto il giro dell\u2019isolato sono rientrato di nuovo a casa, inebetito, e mi sono messo a cercare su internet informazioni sugli ultimi anni di Hollis, per lo meno dalla pubblicazione di Laughing Stock, quel <em>distillato scarno e prezioso del mistero che si annida nell\u2019 arte pi\u00f9 autentica<\/em> (Pitchfork, 21\/12\/2007).\u00a0Ti ricordi <em>New Grass<\/em>, io e te al buio, quando ci prendeva la malinconia?<\/p>\n<p>Comunque, niente. Hollis dal 1998 era praticamente scomparso. E allora mi \u00e8 venuta in mente la tua insistenza nel dire che dovevo smettere ad un certo punto di fare recensioni, di fare cio\u00e8 il cosiddetto <em>critico musicale<\/em>, e che dovevo fare qualcosa di pi\u00f9 legato alla realt\u00e0, e avevi pensato alle interviste, ma io come al solito non ti avevo ascoltato, avevo continuato a dare al mondo i miei giudizi infiocchettati di metafore, iperboli e pedanterie varie.<\/p>\n<p>Ho passato la notte sul divano, vestito, in parte piagnucolando.<\/p>\n<p>Nel giro di una settimana ho fatto tutte le ricerche possibili. Ho messo un pannello di sughero sul muro di fronte alla porta di ingresso, e l\u2019ho riempito di notizie, stralci di interviste, mappe, fotografie. Ho focalizzato la mia attenzione su un paio di societ\u00e0 che portavano il nome della moglie di Mark, Felicity, confluite nella <em>Hollis Songs ltd<\/em>, il cui attuale indirizzo \u00e8 il 61 di Birch Green, un sobborgo campestre di Hertford.<\/p>\n<p>Mi \u00e8 sembrato chiaro allora che l\u2019unico modo per incontrare Hollis era venire a cercarlo qui nell\u2019Hertfordshire. Ho chiesto una settimana di ferie per la prima met\u00e0 di novembre, ho comprato il volo per Londra e il tragitto in treno da Charing Cross a Hertford Central, biglietti di sola andata, e il giorno della partenza (l\u2019altro ieri) ho cancellato il tuo numero dalla rubrica del telefono.<\/p>\n<p>Il treno \u00e8 arrivato a Hertford alle tre del pomeriggio, il cielo era sereno e ventilato. Mi sono fatto portare da un taxi ad un bed and breakfast che dista si e no centocinquanta metri dal 61 di Birch Green (villette, praticelli, bambini in bicicletta). Poi sono andato verso quella che doveva essere senza dubbio la casa di Hollis.<\/p>\n<p>La <em>casa di Hollis<\/em> \u00e8 l\u2019ultima della strada, a fianco di un prato incolto confinante con un bosco. \u00c8 una casa prefabbricata, piccola, bianca, con un cancello in ferro battuto e un misero vialetto di accesso coperto di ghiaia. Per almeno due ore, cio\u00e8 il tempo che sono rimasto l\u00ec su una panchina a cinquanta metri dalla casa prima di tornare al bed and breakfast per la cena, non c\u2019\u00e8 stato alcun segno di vita. Pi\u00f9 tardi ho chiesto alla ragazza della reception, in verit\u00e0 una signora sulla cinquantina con l\u2019apparecchio per i denti, se sapeva qualcosa di un certo Mark Hollis, ma lei mi ha risposto che non l\u2019aveva mai sentito nominare e che al 61 di Birch Green non vedeva mai un cane.<\/p>\n<p>Anche il giorno successivo, cio\u00e8 ieri, nessun risultato. Mentre passeggiavo sui marciapiedi che fiancheggiavano i prati e gli steccati, approfittando del tempo clemente, con le mani in tasca e il giornale sotto il braccio, pensavo al fatto che nella mia vita mi sono sentito a mio agio sempre e soltanto in due situazioni: (uno) <em>immerso nella natura<\/em>, e (due) ai suoi antipodi, e cio\u00e8 nel cosiddetto <em>mondo dell\u2019arte<\/em>. Di tutto ci\u00f2 che sta nel mezzo non mi \u00e8 mai importato un granch\u00e9. D\u2019altra parte, pensavo, non \u00e8 da considerarsi anche la pi\u00f9 astratta, pura e sublime delle produzioni artistiche nient\u2019altro che un prodotto della natura? Cristallo di neve dello spirito?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Stamattina ho notato subito la Subaru grigia sul vialetto della <em>casa di Hollis<\/em>, cos\u00ec mi sono seduto sulla panchina, indeciso se andare a suonare alla porta o aspettare che uscisse qualcuno. Dopo circa un\u2019ora ho visto una figura spuntare dal prato a fianco della casa. Stava spingendo qualcosa con entrambe le mani, e andava verso il cancello dell\u2019abitazione con un\u2019andatura zoppicante. Quando \u00e8 stata pi\u00f9 vicina ho riconosciuto la figura alta e dinoccolata di Mark Hollis, che spingeva una carriola su cui era posato un fascio voluminoso di rami secchi. Aveva l\u2019aria molto stanca. Si \u00e8 fermato davanti al cancello, si \u00e8 chinato e ha iniziato a togliere delle erbacce che crescevano l\u00ec vicino. Portava dei grossi guanti da lavoro di cuoio. Poi dal bosco \u00e8 sopraggiunta un\u2019altra figura, una donna sulla sessantina con i capelli lunghi avvolti in una treccia e un kway di due taglie pi\u00f9 grande della sua. Mark si \u00e8 tolto i guanti, li ha dati alla donna, ha tolto i rami secchi dalla carriola e se li \u00e8 messi sotto il braccio. Nessuno dei due ha detto una parola, lui ha aperto il cancello e a quel punto si \u00e8 girato verso di me. I nostri sguardi si sono incrociati per un paio di secondi, durante i quali Mark ha tirato su con il naso rumorosamente, poi si \u00e8 voltato ed \u00e8 entrato in casa.<\/p>\n<p>Felicity ha preso il suo posto nell\u2019estirpare le erbacce, e a me, improvvisamente, l\u2019idea di fare un\u2019intervista a Mark Hollis non interessava pi\u00f9.<\/p>\n<p>Ho osservato per un momento il prato di fianco alla casa, l\u2019erba ondeggiava impercettibilmente (<em>la brughiera inglese<\/em>, ho pensato). Poi mi sono alzato e ho camminato per venti minuti senza una meta precisa, fino a qui, in questa birreria senza pretese su una strada provinciale in mezzo ai campi. Ho ordinato una birra e mi sono messo a scrivere.<\/p>\n<p>La porta del locale si \u00e8 aperta ed \u00e8 entrato un gruppo di gente anziana, coppie di vecchietti sorridenti con le macchine fotografiche a tracolla, le giacche a vento, lo zainetto di marca tedesca, che chiedevano se si poteva mangiare qualcosa. Fuori dalla birreria intravedevo la coda di un gigantesco autobus in attesa.<\/p>\n<p>Sin dal primo istante in cui mi sono impegnato in questo progetto, Lizzy, nel progetto su <em>Mark Hollis e il mistero dell\u2019arte<\/em>, il mio unico desiderio non \u00e8 stato altro che quello di poterti avere di nuovo accanto. Di nuovo la tua vita a fianco della mia.<\/p>\n<p>La tua vita, Lizzy, di cui non mi \u00e8 mai importato nulla.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_27410\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"27410\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Hertfordshire, novembre 2015 Cara Lizzy, ti scrivo mentre aspetto una pinta di birra in un locale fatiscente, ma a suo modo affascinante, in una strada di campagna appena fuori dal centro abitato di Hertford, capoluogo della contea dell\u2019Hertfordshire, a trenta chilometri da Londra. 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